Filosofia Oltre il Confine perché la mente ragionante deve incontrare il suo limite per poter gettare uno sguardo su ciò che è Oltre Nel superamento del confine del noto nuovi orizzonti di senso si schiudono laddove nessuna parola può dire né raccontare di Ciò che è visto
Ho dei diritti anch’io come ragno aggrappato qua sulla parete? Perché la mia progenie comparve su questa Terra prima di voi felice e indisturbata nella convivenza con gli altri esseri. L’uomo, se ben ricordo, comparve solo il sesto Giorno. Come ultimo ospite di questo mondo si mostrò subito giovane e dinamico, intraprendente e sfrontato ma segnato da immaturità e bramosia oltre ogni limite, due cose che non possono stare insieme se non come le facce di uno stesso egoismo cieco che non appartiene alla logica del vivente, foriero quindi di squilibri e guai per tutti e in ogni dove. Tessendo paziente i miei fili io insegno, parlo così al mondo. La mia tela è una rete che tutto avvolge, tutto collega, con i suoi mille riflessi e la sua leggerezza impalpabile. Ma devo anche dire… In realtà con gli esseri umani non va sempre così. Quando l’uomo impara ad avere senza possedere, ad agire senza reclamare meriti, a sentirsi parte della Grande Ruota dell’Esistenza allora accade il miracolo, cioè la cosa più banale ed ovvia: riconosce che ciò che esiste ha il diritto di esistere per il semplice fatto che esiste e capisce che quel diritto non è lui che può concederlo a chi da sempre lo possiede. Quindi come semplice ragno consapevole dei suoi diritti continuo a tessere la mia tela. È la mia saggezza pazientemente coltivata, con grande cura ricamata e con amore offerta al mondo. 23 giugno 2022
-Cosa vuol dire essere diversi? -Vuol dire essere o avere quello che gli altri non sono o non hanno. -Fammi un esempio per favore. -Per esempio un modo di ragionare e di comportarsi o una qualità. -Anche un aspetto esteriore? -Certo, a volte anche quello può essere significativo. -Ma qual è il valore della diversità? -E’ nel fatto che tu stai mostrando agli altri quello che non hanno o non sono. -Quindi noi dobbiamo ringraziare colui che è diverso perché ci sta mostrando qualcosa… -Ci sta completando con quello che noi non abbiamo ma potremmo avere, con quello che noi non siamo ma potremmo essere. -Manifesta quindi le nostre potenzialità… -Sì, ci dice letteralmente quello di cui siamo mancanti o carenti, quello che non abbiamo neanche pensato di poter avere o essere. -Quindi nell’altra persona noi possiamo vederci come in uno specchio. -Sì, e non solo nelle persone, anche nelle cose, negli eventi, in ciò che accade. Lo specchio ci rimanda spesso la parte migliore di noi di cui non siamo consapevoli e che ancora è dormiente. E naturalmente devi essere tu innanzitutto capace di leggere la realtà e apprezzarla nella sua diversità e farla tua integrandola nel tuo essere. -Quindi la diversità ci permette di conoscere meglio noi stessi… -Noi siamo già portatori di un’infinità di diversità tutte da scoprire che poi sono la vera fonte della creatività. La differenza origina sempre interesse, curiosità e conoscenza. -È vero, dove tutto è uniforme e piatto, nulla accade di interessante o piacevole… -È una cosa così ovvia, ma pochi riescono a vederla con chiarezza e con semplicità. -Ma se è così, perché allora la diversità è considerato un problema? -Chiediti da chi è considerato un problema e vedrai immediatamente che colui che non vuole conoscere sé stesso subito condanna il diverso e in questo modo condanna quella parte di sé che vuole venire alla luce e chiede di manifestarsi. -Una bella contraddizione… -L’essere umano è contraddittorio proprio perché è pieno di diversità che creano attriti e conflitti quando non si compongono in un’armonia superiore. La diversità, che è un fatto del tutto naturale e ovvio, nella realtà è ovunque, diventa un problema quando si associa all’idea di superiorità e inferiorità, allora diventa una micidiale fonte di dolore e di disprezzo, radice di conflitti che possono perpetuarsi per secoli attraverso le generazioni, avvelenando le società e creando un clima di lotta dove l’uomo-lupo può scatenarsi. -È così difficile da capire? -Un bambino lo sa immediatamente, perché ama la diversità e la varietà e si diverte un mondo a inseguire farfalle di ogni colore. Anche un adulto può capirlo se riesce a vedere la realtà ancora con gli occhi di quel piccolo. -In effetti, mi viene da pensare: un abete è superiore ad una quercia? Una mela è superiore ad un’ arancia? Il numero 3 è superiore al numero 2 ed è inferiore al numero 4? -Su questo non c’è bisogno di complicate spiegazioni, se qualcuno vuol fare a meno del numero 3 o della quercia o dell’arancia faccia pure, ma dovrà rendersi conto di vivere in un mondo più impoverito, meno ricco di colori e sapori. -Questa idea di superiorità è solo degli umani, mi sembra… -Sì, nasce dalle loro ego e dalle loro paure e dalla necessità di definirsi per capire la propria identità, ma una identità che non si confronta con la diversità è qualcosa di povero e instabile. La differenza non deve spaventare perché ci spinge a completarci e mostrando nuove possibilità ci fa vedere quello che neppure noi sapevamo di noi stessi. -E la Natura cosa dice a proposito? -La Natura sa benissimo che nel Cosmo non esiste alcunché di superiore o inferiore se non in senso relativo e momentaneo, ma anche che una qualità può essere positiva e negativa a seconda delle situazioni, quindi non buona o cattiva in assoluto. -Fammi anche qui un esempio per favore. -L’albero possente dal grande fusto sembra superiore a quelle esili canne che noi vediamo muoversi al vento, flessibili e apparentemente indifese… Ma Il possente albero sarà il primo a schiantarsi quando arriverà la tempesta e il vento spazzerà la pianura. Invece i piccoli arbusti che si piegano al vento sopravvivranno intatti… -Ma allora, perché noi uomini ci facciamo ingannare dalle apparenze? -L’uomo si fa ingannare dalle apparenze perché di solito vive di apparenze, il suo stesso io è solamente una costruzione, una realtà superficiale, un epifenomeno che per stare in piedi ed autoproclamarsi deve continuamente confrontarsi, paragonarsi e competere. -…E da qui la condanna della diversità… -Da qui quella maschera di paura e di oblio che l’umanità deve ancora scrollarsi di dosso. -Dopo questo dialogo con te ho imparato cose che non sapevo o non pensavo di sapere e io stesso ora mi sento diverso. Penso di aver capito meglio il valore e il senso della diversità proprio incontrandola in questo confronto con te… -È perché abbiamo accettato entrambi di entrare in relazione non malgrado, ma grazie alle nostre diversità. Tutti ne abbiamo guadagnato. Non è così difficile, ti pare? 28 giugno 2022
È un paradosso che si parli di paradossi perché il paradosso è la più grande sfida alla logica, una contraddizione che nessuno può spiegare né accettare ma che si pone di fronte a noi come un fatto irrefutabile sconvolgendo le vecchie geometrie del pensiero… Para-doxa ovvero andare contro il conosciuto per frequentare nuovi territori del linguaggio dove spuntano sorprendenti e arditi racconti del mondo, perché la realtà non può essere contenuta in nessun sillogismo. Ciò che vìola e scuote la logica dell’animale ragionante non si oppone alla vita bensì la afferma ad un livello più alto. Nella visione panoramica tutto si fa più completo e chiaro, i tasselli dell’enigmatica figura cominciano ad andare al loro posto collegandosi secondo oscuri percorsi e irragionevoli ragioni. Para-doxa. Quando non è via della banalità e dell’equivoco può diventare ingresso nel recinto del sacro dove non ci sono vane opinioni né deliranti discussioni sul dettaglio perché tutto è contenuto e ogni particolare corrisponde. La corta visione vede sempre l’errore, la contraddizione vive incessantemente nel giudizio, separando ragioni e torti e perdendo l’intero per strada col suo procedere obliquo. Ma improvvisamente un paradosso si presenta irridente e obbliga ad vedere quella contraddizione che continua a essere nonostante gli sforzi per negarla. L’incoerenza si fa improvvisamente intrigante, seducente e se c’è Il coraggio di seguirla nel suo impervio sentiero si fa rivelazione del significato più nascosto delle cose… -Arrivai primo ed ultimo!- proclamò l’unico concorrente in gara… -Mai dovete credermi!- disse il Mentitore… paradossi che sono solo giochi verbali, ingegnosi equilibrismi del logos umano, astuti espedienti per non muoversi in avanti e continuare a girare in tondo… I veri Paradossi si librano più in alto, oltre le parole ingannevoli, là dove irrompe la vita con tutta la sua potenza dionisiaca e ogni contraddizione è accettata come sorgente viva dell’essere… Ed ecco allora: il tempo inscritto nell’eternità dove nulla trascorre e l’uomo come ente mortale radicato in quella eternità e il mostrarsi delle cose nel loro celarsi e il bene che solo nell’intreccio col male può risplendere e la verità dei segni che insieme dicono e non dicono e il dentro e il fuori che appaiono come un’unica direzione e la freccia che raggiunge il bersaglio senza muoversi e la vita e la morte che si abbracciano nel circolo degli eventi… In una consapevolezza più ampia cadono i muri, i confini sfumano e i colori si mescolano. Il Vero appare solo fuori dalla gabbia di un logos che ha perso la sua originaria vitalità e ora stancamente ripete sé stesso. 29 giugno 2022
Secondo il Pitagorico l’anima torna a casa e si rimette in viaggio un’infinità di volte nelle sfere del Cosmo. Ebbra di vita e desiderosa di esperienze si tuffa in un ciclo continuo di esistenze passando per le più svariate forme e luoghi, intrecciando innumerevoli storie all’interno della più grande storia del mondo. Caduta nel corpo per la spinta del Desiderio l’anima cerca poi il riscatto e la risalita quando il dolore della separazione si fa troppo grande. Allora affiorano ricordi di un lontanissimo passato, di una eterea luminosa identità senza corpo e un’acuta nostalgia si impadronisce di lei. Il ricordo è sempre un richiamo, ma questo Ricordo supera ogni altro per la straordinaria potenza e profondità. Ora il corpo e le sue fuggevoli sensazioni non sono più oggetto di brama e sazia di questa vita l’anima si risveglia a sé stessa, il suo occhio si volge di nuovo verso l’alto imperscrutabile, oltre la gabbia dei quattro elementi. Così Psiche dallo sguardo velato dispiega le ali sopra le ombre del mondo sensibile e torna al primo raggio della Ruota eterna dove tutto da sempre comincia e ricomincia… Un viaggio senza fine… Ma attraverso le innumerevoli vite tante cose l’anima ha raccolto e compreso: …che nulla si perde di ciò che è stato, non un sospiro, non un anelito svanirà nella memoria …che gli amici e compagni di viaggio persi saranno sempre ritrovati e gli amori rinasceranno sempre più vivi e indistruttibili …che tutte le forme e situazioni umane saranno vissute perché il conto finale sia saldato e pari a zero …che non ci sarà giudizio per chi errore avrà commesso perché tutti sbagliano e imparano attraverso l’errore …che non c’è mai fretta nell’eternità perché ogni cosa arriva sempre e nel giusto momento …che anche il corpo non va disprezzato perché è veicolo e amico fedele nel viaggio della vita …che il cammino dell’anima non avrà mai termine perché non c’è punto di inizio o di fine nella sacra geometria del Grande Circolo… 30 giugno 2022
Con la lira fra le mani, davanti alla morte, Socrate divenne musico. Mai prima di allora egli aveva sfiorato le corde per disegnare le melodie concesse ai mortali. Il dialogare l’aveva trascinato per le vie e le piazze di Atene e di quello aveva fatto la sua missione di vita, Quella delle parole fu la prima musica da lui interpretata anche se da pochi ascoltata. Poi la condanna a morte e il carcere, perché per la Mediocrità non è concepibile di volare così alto. La parola che sfugge ai limiti e al controllo del gregge deve essere ricondotta a mansueto belato e colui che la proferisce deve essere ricacciato nel silenzio. Ma per Socrate che la prigionia dell’anima nel corpo già conosceva ora tra le mura del carcere altre parole erano possibili: quelle degli impalpabili suoni che ammaliano gli uomini e a volte li trasportano sulle più alte vette dell’intuizione. Il tempo era poco per apprendere lo strumento che richiedeva lunga pratica e impegno assiduo. E i discepoli costernati gli chiedevano il motivo di tanta dedizione nel pizzicare quelle corde per addomesticarle all’idea mentre Thanatos si avvicinava a grandi passi, scanditi dal suono dell’erba mortale pestata nella tazza. Ma il maestro, senza scomporsi, rispondeva ai discepoli e amici: “ Nessun giorno va sprecato!” Il senso di queste parole era trasparente per coloro che, pur velati dal pianto dell’addio, sapevano ascoltare anche nel momento della tragedia: “C’è sempre un tempo utile per imparare qualcosa e questo momento è il migliore per rendermi amica la lira! La morte non è un problema se la si incontra cantando! Dioniso ci insegnò a celebrarla nel buio della notte con danze orgiastiche e parole e grida che vogliono salire al Mondo superno per convincere gli dei che anche noi mortali siamo dei…” Questo sembrava di udire… La musica dunque come nuovo gradino della scala e Socrate che divenne musico in quel breve tempo, pensando solo a come quelle corde potessero essere pizzicate per cavarne dolci suoni e melodie fino ad allora mai sentite. E fu il più grande insegnamento di Socrate: dopo una vita offerta alle parole viene il momento di abbandonare il dialogare, che sempre rimane nel recinto dell’intelletto, per mostrare con il gesto e con l’esempio come si possa attraverso le note di una lira elevare l’animo umano e mostrare ciò che oltrepassa la parola… Davanti alla morte fu come per quell’uomo che fuggiva e aggrappato lungo un dirupo scosceso, prima di cadere fra le braccia di Thanatos, coglieva una fragola che spuntava lì accanto per assaggiarne il dolce sapore, godendo di quell’attimo che diveniva eterno. Non poté la cicuta imporre il silenzio alla lira di Socrate perché il canto di quel risvegliato vive immortale e ancora risuona negli echi dei secoli come supremo insegnamento per tutti coloro che sanno vivere nel momento: “Nulla del tempo va sprecato, amico mio, suona la lira della tua anima!” 1 luglio 2022
Furono le Figlie del Sole a condurre te in quel luogo indescrivibile dove la dea Dike, tanto amata e temuta, attende imperturbabile coloro che osano affrontare l’ultimo viaggio concesso ai vivi, quello destinato ad estinguere ogni desiderio del mondo… Il carro si muoveva sulle ruote sibilanti, spinto dalle giovani cavalle verso una nuova nascita negli orizzonti dell’interiorità. Era l’anima a tenere saldamente le redini del gioco, perché l’instabile cocchio poteva rovesciarsi in ogni momento ed è in quella rovinosa caduta che per molti si conclude la ricerca. Sensazioni, sentimenti e pensieri devono trovare la loro armonia, devono tendere allo stesso fine per non disarcionare l’auriga mentre il viaggio procede nelle più impervie regioni della coscienza. Ti trovasti così al cospetto della dea Giustizia, sulla Grande Porta che divide Giorno e Notte e da cui indietro non si torna se non trasformati. Benevola appariva la dea, che tese la mano e con poche, scarne parole tolse il velo all’Assoluto mostrandoti l’Essere nella sua ben rotonda verità. L’anima conosce già questo mistero, ma quel cumulo di desideri che noi chiamiamo mondo offusca la sua vista e la precipita nella dimenticanza. Solo dopo infinite esperienze ed errori la strada di casa viene ritrovata, ma il cammino si fa molto arduo sulla via del ritorno. Vecchie abitudini spingono spesso il carro ad impantanarsi e solo un’indomita volontà mantiene saldo l’intento. Questa fu la tua storia: guidato dalla ragione unita al desiderio, volgendoti con ferreo proposito al mistero dell’essere, superasti gli ostacoli dell’ingannevole realtà dei sensi, quel mondo fatto di variopinte forme e rimbombanti suoni che gli umani incanta, trascina e avvince alla Ruota del Tempo. Quella fu la visione che cercavi oltre il velo: puro essere che non muta, unico, ingenerato, imperituro, sfera luminosa che racchiude ogni perfezione. Cammino che mille volte ancora altri hanno percorso sulle tracce dello Straniero di Elea e tanti ha ricondotto a casa. 4 luglio 2022
Nulla mi può toccare, nessuno mi può offendere se non creo una distanza fra me e quel qualcuno. Perché solo quando c’è una distanza che separa ci sono colui che offende e colui che è offeso. Nella non-distinzione il centro del mio essere rimane sempre nella sua condizione originaria, intatto e puro, indisturbato e silente. Ogni offesa scivola via sulla superficie, rimbalza su sé stessa e ritorna là dove si scagliò il dardo. Chi crede davvero che ci sia un bersaglio colpevole vive una sua personale allucinazione, non ha capito che si può colpire solo sé stessi creando una distanza illusoria tra carnefice e vittima, nel crudele rito tribale dell’autoaffermazione. Nulla ti può toccare, nessuno ti può offendere. Se non partecipi al gioco della vittima, se ti mantieni nel tuo centro imperturbato, se sei capace di azione senza macchia, se riesci a rimanere nell’unità del momento allora c’è solo ciò che accade al di là di torti o ragioni dove tutti i conti tornano, alla fine, sulla grande Bilancia della Memoria. 29 luglio 2022
In quel buio e freddo carcere di Atene, ai confini del mondo dei vivi, si vide davvero quella scena incredibile che Il prigioniero aveva già vissuto nel preveggente sguardo della sua immaginazione. Le Leggi con ciglio severo erano lì di fronte e scandivano con dure parole un monito che l’uomo aveva già sentito: “Non puoi tradirci o Socrate, non puoi violare le Leggi della città che ti hanno dato la vita e sono state per te una culla e la palestra che ti ha fatto uomo!”… Egli ben conosceva la risposta dovuta come cittadino della comunità. Ma questa volta la parola affiorò diversa e prese corpo con un sentimento chiaro e nuovo: “Non possono leggi umane costringere il mio pensiero oltre i limiti della sua libertà! Non posso tradire me stesso nel nome di ciò che è comune, perché non è nei molti che si può trovare il vero. Noi nasciamo e cresciamo in una famiglia che è la culla, ma abbiamo il sacro dovere di abbandonare il nido e spiccare il volo quando è il momento. E questo non è legge umana, ma legge divina che nessuno può scrivere o modificare perché precede tutte le umane convenzioni che sempre rimangono confinate nella doxa… Quindi se io Socrate non fuggirò dal carcere non sarà per accondiscendenza alle leggi, sarà per agire in accordo con il mio sentire là dove mi sento e sono libero!”.
Perché al suo ritorno Il figliol prodigo fu perdonato? Perché per lui si imbandì la tavola della più grande festa? Perché fu abbracciato da suo padre nella più pura gioia? Eppure aveva sperperato, dissipato e sprecato, godendosi la vita senza pensare al domani e a nessuno. Come la cicala aveva cantato oltre ogni cura per il dopo e ora tornava nella vecchia casa dalla sua famiglia alla quale non aveva più dedicato un pensiero. E da qui la gelosia dei fratelli e le loro lamentele: loro avevano lavorato e si erano sacrificati, loro avevano curato i propri cari ed erano pieni di meriti… Ma il padre vedeva qualcosa nell’anima del figlio ritornato. Capiva che gli esseri umani sono tutti diversi e ciascuno ha un compito e un destino: essere uno degli infiniti modi della vita umana, come lo sono le onde per il mare. Percorrendo il mondo con animo intrepido e innocente Il figlio aveva mostrato che l’esistenza non deve essere per forza un fardello o una pena, che può invece essere gioia, gioco e godimento se la si affronta senza paura e che pensare a sé stessi a volte può essere la più grande forma di altruismo. Chi ha imparato a vivere con leggerezza è pronto a tornare nel mondo che aveva abbandonato. ma con animo leggero e senza macchia. Per lui ora nulla sarà più una sofferenza, un cruccio o una fonte di frustrazione. E nella sua indipendenza conquistata saprà aiutare mostrando che la libertà è in quel passo che ti allontana dagli altri per riavvicinarti a te stesso. Perché solo in questo modo si cresce: strappandosi dalla famiglia, camminando controcorrente, accettando i rischi del viaggio, rinunciando alla protezione del nido, destando scandalo nel pensare il diverso, mettendosi alla prova per tornare trasformati… “Ora conosco me stesso, ho capito i miei limiti, ora so come affrontare il mondo…” Come Siddharta che scavalcò la cinta del suo regno per conoscere il mondo là fuori nella sua verità, e vide poi l’ultima Realtà nella sua essenza nel momento dell’illuminazione divenendo il Buddha… Ora Il figliol prodigo potrà tornare alle attività quotidiane, alle gioie e ai dolori che tutti gli uomini conoscono. Ma tutto ora sarà una meditazione, una preghiera, ed egli saprà ripagare della fiducia accordata. Il viaggio si è trasformato in una morte e rinascita, è stato l’uscire dall’Eden per perdersi e ritrovarsi in una nuova conquistata libertà che solo chi ha attraversato il travaglio della separazione può conoscere nella luce di una più alta consapevolezza. 26 luglio 2022
Un gioco vecchio come il mondo: si chiama ‘Noi e Loro’. È il gioco mortale che infiniti lutti ha prodotto nella storia. Noi e Loro: senza alcuna pietà il giudizio lapidario condanna, divide e prepara lo scontro, senza spazio per dialogo e compassione. Il “Noi” si pone come l’incarnazione del giusto, del vero, del buono, “Loro” sono solamente un nemico da ridurre al silenzio. E questo senza il moto di un dubbio o di una esitazione o di una remora per ciò che si è fatto o si farà all’altro. Nel virus della separazione si annida tutta la violenza dell’uomo. Dividendo buoni e cattivi con zelante spietatezza il Noi pretende di riscrivere la storia del mondo nell’esaltata santificazione di sé, pronunciandosi sui supremi valori che la spada dovrà affermare. Qui c’è il più grande inganno che gli esseri umani possono infliggere a sé stessi: ogni comprensione dell’altro è persa e con ciò è smarrita la comprensione di sé. Noi e Loro: gioco malato ma divertente per chi fa parte del Noi e nel cieco fanatismo di un credere senza conoscere vede la voce dissonante solo come un nemico da abbattere. Noi e Loro: dualismo che diventa distruttività quando è dominato dalle dinamiche di separazione della mente individuale e collettiva, violenza che cerca di nascondere il terrore di essere smascherati nella propria nullità. Ma se guardiamo oltre i limiti dell’umano… Nella Natura c’è solo il Noi che comprende tutti i Loro e dà ad ogni diversità una voce nel grande concerto dell’esistenza. Ma ecco ora: Un altro gioco vecchio come il mondo: si chiama ‘Loro e Noi’. È il gioco divino che infinite benedizioni ha prodotto nella storia. Loro e Noi: senza disprezzo, senza giudizi di condanna è la via fiorita che getta ponti e prepara l’incontro tra diversi. Nello spazio del dialogo e della condivisione Il Giusto, il Vero e il Buono sono il fine di una ricerca che richiede la voce di tutti senza esclusioni, perché i valori supremi non sono mai di una sola parte. Solo nell’alleanza delle intelligenze e dei cuori può manifestarsi quella forza che costruisce e crea, che la Natura ci mostra in azione ovunque, che i grandi geni dell’umanità ci hanno sempre insegnato. 30 luglio 2022