
61 L’Homo faber
L’uomo è un essere che produce, è Homo faber.
Come afferma il filosofo Pico della Mirandola
nella sua famosa Orazione, manifesto dell’Umanesimo,
la capacità di “fare” rappresenta la dignità dell’uomo,
è il segno inequivocabile della sua identità e libertà.
Nella storia del pensiero molti filosofi hanno celebrato
questa peculiarità unica e distintiva dell’essere umano
che si manifesta in arti, tecniche, lavoro e cultura.
Agire e fare sono espressioni della creatività dell’uomo
che deve sempre esplorare, inventare, progettare, costruire.
Come un piccolo demiurgo ciascuno di noi produce,
esprimendo la libertà e l’autonomia che sono la nostra essenza.
Con il lavoro l’uomo provvede alla sua sopravvivenza,
un’ineludibile necessità che si origina nel corpo e negli istinti.
Poi però ci sono i bisogni della mente e dello spirito
che richiedono anch’essi di essere considerati e soddisfatti
e che si radicano in istanze interiori slegate dalla corporeità.
Dunque si possono distinguere due tipi di creatività:
quella rivolta alle cose e alla concreta realtà materiale;
quella che si volge all’immateriale e alla realtà spirituale.
La produzione materiale non ci eleva al di sopra degli animali.
Per quanto raffinate possano essere le tecniche e le arti,
ciò che muove l’individuo è la ricerca di cibo e sicurezza,
l’agire nasce dalle esigenze legate alla realtà del corpo.
È un aspetto della vita del tutto necessario e naturale,
che però diventando l’unico fine preclude altre possibilità.
La creatività immateriale o spirituale invece ci potenzia,
ci innalza al di sopra di tutte le altre specie viventi.
Qui, come ci ricorda Pico con le sue ispirate parole,
si manifesta la forza creativa della nostra libertà.
Quando l’uomo diventa davvero Homo faber e crea
si eleva con il suo spirito al di sopra della materia,
assurge ad una dimensione che va oltre la corporeità.
I bisogni materiali hanno una loro precisa funzione,
non vanno negati ma soddisfatti nella giusta misura.
Ma i bisogni di tipo spirituale oltrepassano il livello fisico,
non rispondono ad alcun istinto di sopravvivenza,
non sono strumenti al servizio dell’autoconservazione.
Qui si aprono le porte di un altro mondo che è solo dell’uomo:
creatività libera e disinteressata, volontà e azione incondizionate,
ricerca della pura bellezza nell’arte, nella musica e nella poesia,
amore per la saggezza, la sapienza e i più alti e nobili valori,
lavoro su di sé e cammino interiore per la propria crescita spirituale,
espansione della coscienza e affinamento della consapevolezza,
altruismo, gentilezza e senso di unità con tutti gli esseri viventi…
Sono solo alcuni esempi delle infinite possibilità della libera scelta
quando essa non è subordinata alle basse tendenze della corporeità.
La creatività materiale ha bisogno di un bilanciamento,
deve sempre accompagnarsi alla creatività immateriale
per sventare il rischio di giungere ad un estremo distruttivo.
L’istinto di autoconservazione spinge alla paura e alla difesa,
tende all’egoismo, all’appropriazione, alla sopraffazione,
sia nell’individuo sia nelle collettività sociali e politiche.
Da qui la necessità delle attività che definiamo spirituali,
artistiche, poetiche, legate alle religioni e alle filosofie.
Da qui l’agire disinteressato, non centrato sull’io e sul mio,
la visione panoramica che include tutto e tutti nel gioco,
l’attenzione al bene comune e alla felicità collettiva.
La creatività immateriale è il vero segno dell’Homo faber,
è un ponte che collega anima e corpo e ne fa un tutt’uno,
dove nulla viene disprezzato essendo comunque parte dell’intero.
La libera creatività risponde ad una profonda esigenza dell’uomo
che vuole rivendicare la propria identità spirituale.
Svincolato infine dalla pressione e dalla forza degli istinti
l’uomo come libero artefice può scegliere di forgiare sé stesso,
trasmutando interiormente il proprio sentire ed elevandolo
per inseguire un più alto e glorioso destino di trascendenza.
1 ottobre 2022









