
234 La coscienza vede solo perfezione
-Vorrei mi aiutassi a rispondere alla domanda: Chi sono io?
-Sei colui che fa esperienza.
-Esperienza di che cosa?
-Di quello che sta accadendo.
-Quindi esperienza del mondo.
-Del mondo che appare nella tua mente.
-Che appare… Perché, io non vedo il mondo reale?
-No, tutto quello che vedi e senti -chiamiamolo “mondo” per semplificare- è un oggetto della tua mente.
-Quindi io non vedo il mondo così com’è, ma come viene da me pensato…
-Certo, è ciò che è percepito e rielaborato dai sensi e dall’intelletto, almeno in apparenza.
-Quindi, se il mondo è solo ciò che si presenta nel mio pensiero non posso oltrepassare i miei limiti soggettivi, mi è precluso l’accesso alla realtà oggettiva, alle cose come sono in sé…
-La tua mente è un confine invalicabile. Ogni cosa si presenta lì e si manifesta sempre e solo come rappresentazione, pensiero, idea, immagine mentale. È tutto quello che puoi conoscere. Ciò che non puoi pensare per te non esiste.
-Una cosa non pensata è quindi inesistente?
-Ho detto che per te non esiste, non è detto che non esista in assoluto. Chi può saperlo?
-È una prospettiva strana. Dunque io non vedo il mondo, bensì solo una mia raffigurazione di esso, ne vedo un simulacro, un’immagine. Lo vedo solo come appare nella mia mente, come se fosse un film. Anzi, non posso dire nemmeno se è una mia invenzione o un sogno…
-È esattamente così, non possiamo farci nulla. Possiamo solo esperire i contenuti della nostra mente, il gioco di sensi e ragione. Poi, se vogliamo, seguendo il filosofo Kant, possiamo affermare che quello che l’intelletto concepisce entro i suoi limiti è comunque per noi il mondo dell’oggettività.
-È una visione che mi destabilizza non poco, perché ora la domanda “chi sono?” mi sembra farsi più complicata.
-No, in realtà si semplifica, come un rasoio taglia alla radice il problema dell’identità.
-Allora provo a ricapitolare: io sono una persona fatta di corpo e mente che vive nel mondo, ma lo può esperire solo soggettivamente, attraverso lo schermo del pensiero…
-No, aspetta, non è proprio così, dobbiamo precisare una cosa molto importante: “chi fa esperienza”, cioè la coscienza, non è il corpo e non è la mente. Tu non sei né l’uno né l’altra. Entrambi appaiono sullo schermo della coscienza esattamente come il mondo, nella forma di rappresentazioni. Sensazioni, percezioni, pensieri e immagini si presentano al soggetto tutti nello stesso modo. E questo vale per il corpo, per la mente e per la realtà esterna, sono tutti parte dello stesso spettacolo.
-Non capisco bene questo ragionamento…
-Si dice comunemente che l’occhio non può vedere sé stesso. Perché?
-Direi perché l’occhio è il “vedente” e non può diventare il “veduto”. Il soggetto non può guardarsi come un oggetto, non può creare una distanza da sé per osservarsi…
-Bravo, hai detto bene. Tu sei il soggetto conoscente, colui che è cosciente, sei il “vedere”, dunque non sei nulla di ciò che vedi e sperimenti, non sei nulla di quello che senti, percepisci e pensi. Non sei il mondo, e neppure il corpo e la mente.
-Non sono neanche i miei pensieri?
-Naturalmente no, anch’essi sono oggetti, contenuti mentali, tant’è vero che li puoi guardare come qualcosa che viene, passa e va.
-Non sono io che decido di pensare un pensiero?
-Osserva come i pensieri spuntano da soli nella coscienza: non puoi “volerli” come credi, puoi solo constatare il loro apparire. E questo vale anche per lo stesso atto di volontà che ti fa scegliere un certo pensiero, è anch’esso solo un pensiero tra gli altri.
-Ma allora, a questo punto, non capisco più chi sono. In questo panorama il mio io che fine fa?
-Il tuo “io” -almeno quello che tu intendi come il “te stesso” vero e reale- fa parte anch’esso della scena, è un pensiero come gli altri che appare alla coscienza, come è per mondo, corpo e mente. Il tuo vero io è altra cosa, è coscienza, il conoscente, il soggetto libero, indipendente, contemplante, puro e incondizionato. Tutto il resto è il conosciuto, è altro da te.
-Ma, alla fine, non sono io-coscienza che giudico le mie esperienze? Non sono io che stabilisco ciò che è buono o cattivo, giusto o sbagliato? Perché da quello che hai detto ora mi viene il dubbio…
-Ti capisco, ma osserva con attenzione: il tuo vero io, l’io-coscienza, essendo un “vedere” può solo accogliere quello che si presenta nel momento, dunque non giudica, non confronta, non stabilisce scale di valori. Giudicare è sempre e solo del pensiero, non appartiene al soggetto puro. Tu sei semplicemente un occhio imparziale e distaccato che guarda e tutto accoglie.
-Ma se io sono questo, cosa posso “dire” del mondo?
-Puoi solo “dire di sì” a ciò che accade, se vogliamo esprimerci con la tua metafora. La coscienza non è ragionamento, memoria, volontà o immaginazione, è solo consapevolezza di ciò che si presenta. Mente, corpo e mondo accadono nello spazio di consapevolezza che è il nostro unico, vero io.
-Ma se io come coscienza non giudico e non confronto ciò che vedo e non faccio più distinzioni, non ci sono più il bene e il male?
-Bene e male ci sono per il corpo e la mente, che non sono certo indifferenti a quello che accade. Ma per l’io-coscienza non ci sono cose positive o negative. Tutto è perfetto così com’è. Tutto è accolto nel momento in cui appare come ciò che è e deve essere.
-Mi è difficile pensare che anche una guerra sanguinosa possa rappresentare una qualche perfezione…
-Certo, finché rimani nel pensiero è così, ma allora sei un individuo nel tempo e nello spazio, fai confronti e stabilisci valori, preferenze, definizioni di buono e cattivo, dunque sei ancora un contenuto della coscienza, non la coscienza stessa, pura, semplice e separata dagli eventi. La coscienza vede solo perfezione. Ma va precisato che con la parola perfezione non intendiamo qualcosa che è in cima a una scala di valori, la cosa migliore in assoluto o la più desiderabile. Una cosa è perfetta solo per il fatto che esiste, in quanto è unica, irripetibile, sorprendente, non paragonabile con altro. Se sei centrato in te come coscienza pura non c’è pensiero e giudizio, nulla è valutato, desiderato o rifiutato. Lo spettacolo del mondo che si svolge nella tua mente è già di per sé un prodigio, il miracolo più grande. È creazione allo stato nascente che può solo destare meraviglia.
-Affascinante, ma capisco che ho ancora molta strada da fare. Devo meditare su queste idee, non sono ancora pronto ad accettarle, rovesciano completamente il mio modo di vedere le cose…
-Non devi accettare nulla se non lo hai sperimentato e riconosciuto come vero in prima persona. Prenditi il tempo necessario per riflettere. E magari anche per valutare i tuoi progressi…
-Ehi, mi stai mettendo alla prova! Se giudico i miei progressi vuol dire che sono ancora nella trappola della mente, sono pensiero pensante, non il puro “vedere” della coscienza…
-(ridendo) Bravo, sei sulla buona strada, vedo che già affiora in te una comprensione che è consapevolezza. Allora rilassati, non fare nulla, limitati a osservare, goditi la scena. Lo spettacolo è appena cominciato…
14 maggio 2025









