
218 La ragione ragionevole di Seneca
-Vedo che molte persone cercano di vivere una vita di ragione, ma non sono felici, sono sempre ansiose e preoccupate. Mi chiedo perché accade, visto che la saggezza dei secoli celebra l’intelletto come guida nella vita. Sappiamo che la ragione è il bene prezioso che ci distingue dagli animali, mossi dall’istinto…
-Al di là dei casi particolari di ciascuno, siamo fortunati a vivere in una società che non conosce la fame, la guerra, la dittatura, ecc. E tuttavia osserviamo un diffuso malessere nelle persone che sembra non giustificato dalle vicende personali. Forse c’è qualche ragione più profonda, connessa alla natura dell’essere umano. Una perenne insoddisfazione accompagna la nostra vita. L’uomo non può mai stare fermo, è sempre alla ricerca di qualcosa che dia senso e scopo alla sua esistenza. Da qui gioia ed entusiasmo mescolati a frustrazione, ansia, inquietudine.
-Da dove partire per vivere una vita serena, senza rinunciare alla realizzazione dei propri progetti di vita?
-Ci sono tante filosofie delle tradizioni d’Oriente e Occidente che si sono occupate di questo tema. Se vuoi possiamo dare uno sguardo al pensiero di Seneca che lo ha trattato a lungo.
-Mi piacerebbe conoscere il suo insegnamento. È possibile esprimerlo in parole semplici?
-Sì, il Seneca dei Dialoghi non usa un linguaggio complicato. Il suo approccio è quello del maestro-amico, il tono colloquiale mette subito a suo agio il lettore.
-Allora fa per me, non amo i maestri che parlano dall’alto della loro cattedra.
-Per Seneca i problemi umani nascono dalla mancanza di conoscenza di sé, dal fatto di non accettare la propria natura.
-E qual è la nostra natura?
-È la condizione d’essere composti di ragione, sentimenti e istinti, un quadro complesso da governare, che richiede riflessione, consapevolezza, equilibrio.
-Dunque il primo passo quale può essere?
-Fare un’opera di verità: essere spontanei, vivere senza infingimenti, senza cercare di apparire diversi da quello che si è. Sembra una cosa semplice, in realtà è molto difficile, perché ci sentiamo sempre sottoposti al giudizio altrui, abbiamo l’impressione di essere ovunque guardati e criticati. Questo fatto ci spinge a vestire maschere, perdendo così la spontaneità e l’autenticità del nostro essere.
-È vero, mi accorgo di quanto siamo schiavi del giudizio altrui. La vita intorno a noi è complicata e frenetica e ci spinge a comportamenti che dovrebbero coprire i nostri difetti, colmare le nostre mancanze e sanare le frustrazioni.
-Ecco, il rimedio per questo stile di vita che produce turbamento è cercare una “schietta semplicità per sua natura disadorna” -come dice Seneca- che dà gioia e tranquillità. Invece di assumere un atteggiamento falso e costruito ci si mostra esattamente come si è. Le persone intelligenti sanno apprezzare la qualità dell’uomo sincero con sé stesso e con gli altri.
-Quale ruolo ha la ragione? Deve essere la nostra guida oppure no? Non è la ragione a suggerire i comportamenti e i ruoli sociali da assumere in un mondo così complesso?
-Sì, però Seneca raccomanda di non fare della ragione un dittatore che comanda e controlla ogni aspetto della vita. L’ideale da perseguire è quello di una “ragione ragionevole”, una razionalità fatta di buonsenso, misura e moderazione. Vivere schiavi di un intelletto rigido e calcolatore non è la chiave della felicità.
-Quindi, vivere secondo natura vuol dire accettare tutti gli aspetti della personalità, anche sentimenti, emozioni, impulsi e moti istintivi…
-Gli impulsi e le passioni vanno sempre governati, non devono essere lasciati soli a guidare la nostra esistenza, la ragione deve sempre vigilare. Ma si deve dare spazio anche alla leggerezza, allo svago e al gioco, per allentare la tensione del nostro animo. Sappiamo che per gli antichi la salute della mente e del corpo richiede una saggia alternanza tra attività e riposo.
-Si deve quindi sempre ricercare l’equilibrio, un bilanciamento tra quiete e attività…
-Sì, questo vale in particolare per il movimento tra il fuori di sé e il dentro di sé. Bisogna saper stare soli con se stessi, apprezzare la solitudine. Solo allora si è pronti a stare insieme agli altri. L’essere umano è fatto così, da una parte cerca la compagnia e il movimento, dall’altra ama ritirarsi in sé per godersi la quiete. Le due cose devono alternarsi come in un pendolo, l’una sarà rimedio dell’altra. Ma certo è importante conservare l’autosufficienza, l’autonomia di pensiero che ci libera dalla schiavitù del mondo. Solo allora si approda all’atarassia, l’imperturbabilità che è il vero contrassegno dell’uomo saggio.
-Sono d’accordo, la serenità dell’animo è il bene più prezioso, è ciò che ci fa affrontare con dignità anche i momenti difficili. Ma volevo tornare ancora sul ruolo della ragione nella nostra vita…
-Seneca si pone una domanda decisiva: fino a che punto bisogna affidarsi alla razionalità? Come conciliare la dimensione dell’intelletto e la realtà delle passioni? E qui arriva a una conclusione sorprendente. Egli riprende le parole di un poeta greco dell’antichità: “A volte è bello fare qualche pazzia”. E poi Platone: “Invano batte alla porta della poesia chi è sempre padrone di sé”. Infine Aristotele: “Non c’è mai stato un grande ingegno senza un pizzico di follia”. Nella vita dunque ci vuole un poco di sana follia, l’ispirazione viene all’uomo dall’innalzarsi al di sopra delle cose materiali in una dimensione più alta.
-Mi sento in sintonia con questa visione…
-Seneca usa qui parole molto belle: “Una mente ispirata può parlare in tono grandioso e al di sopra degli altri… solamente allora i suoi canti superano la dimensione umana”. Un uomo che vive nel ferreo controllo di sé non può toccare quelle vette, rimane intrappolato nelle banalità ordinarie. Perciò Seneca raccomanda di dare libertà al nostro pensiero: “Si stacchi dal quotidiano, si esalti, morda il freno e trascini il suo cavaliere, portandolo là dove avrebbe timore di salire”.
-Mi piace questa immagine, la dialettica tra il cavallo e il cavaliere, un gioco dove l’equilibrio si conquista, si perde e si ritrova continuamente…
-Mente e corpo, ragione e passioni danno vita a uno spettacolo grandioso. Questa è la vita, fatta di luci e ombre, vittorie e sconfitte, gioie e dolori. Ma al di sopra del dramma umano si deve levare una ragione ragionante condita di un po’ di follia. È come stare sul filo, in equilibrio precario, in un bilanciamento fragile. Ma solo allora il vivere raggiunge il suo apice. E la pienezza che ne deriva porta felicità e una profonda tranquillità. Se nella vita hai sperimentato tutto quello che dovevi puoi rimanere in pace con te stesso, in una quiete imperturbabile.
-Questo è quello che chiamiamo atarassia…
-La possiamo chiamare anche in modi diversi, l’importante è ricordare che la condizione spirituale di tranquillità deve essere una conquista individuale. E che non basta conoscere quattro precetti per realizzarla. La trasformazione personale non è solo un fatto dell’intelletto. Nel concetto di “ragione ragionevole” è implicato un vivere che si manifesta in tutte le sue dimensioni.
-È lo stile di vita che cerco. Voglio provarci, mi sembra una bella avventura.
-Tutto è sempre una bella avventura, se vogliamo che sia tale…
26 marzo 2025









