
247 Chi?
-Dunque ti ripropongo la domanda di ieri: da dove viene quella “voce” nella testa che continuamente parla e commenta ogni cosa che facciamo? Se è vero che io non sono la mia mente, se non sono il mio pensiero, allora “chi” pensa?
-Ti sembra troppo scandaloso se ti dico che esiste il pensare, ma non c’è nessun “pensatore”?
-Mi sembra un’affermazione assurda: è come dire che c’è un’azione senza colui che agisce, un parlare senza colui che parla… Non è un modo per non rispondere?
-Allora ti rispondo così: è il Tutto che agisce e pensa e parla, è l’Esistenza nella sua totalità, non “qualcuno” nel senso di un ente individuale, non un “chi” collocato nello spazio e nel tempo o un “qualcosa” che ha una sua indipendenza e realtà autonoma. In effetti non ce n’è bisogno, la vita va avanti da sé, spontaneamente e liberamente, perché complicare le cose?
-Quindi tutto quello che succede è un agire e un pensare impersonale? Come questa pioggia che sta cadendo sui tetti? Come questo vento che soffia tra gli alberi?
-Noi diciamo senza problemi che “piove” o “fa freddo” e non ci poniamo la domanda “chi sta piovendo?” o “chi fa freddo?”. Dunque perché non possiamo accettare che tutta la vita sia un qualcosa che accade, senza che si debba cercare qualcuno che fa?
-È un discorso strano che non mi convince, va contro la percezione immediata delle cose e l’intuizione che abbiamo del mondo…
-Va bene, allora rimane solo una cosa da fare, andare alla ricerca di questo famoso “chi”, il soggetto, e vedere com’è e dov’è.
-Partiamo dalla nostra esperienza?
-Certo, come sempre. Degli altri individui non possiamo sapere nulla perché li vediamo dall’esterno, possiamo solo inferire o ipotizzare la loro esistenza e il loro sentire. Dobbiamo partire per forza da noi stessi, dalla nostra certezza di esistere, dalla nostra esperienza diretta.
-Va bene, accetto la sfida… Da dove si comincia?
-Tutti noi conosciamo la “voce interna” che ci accompagna in ogni momento della giornata commentando, riflettendo e giudicando ogni situazione…
-Sì, è un continuo chiacchierare che va avanti da sé con rare pause e disturba la nostra quiete. Ieri tu mi dicevi di lasciare scorrere i pensieri senza trattenerli, affermando che noi non ne siamo gli autori, siamo solo gli osservatori del processo di pensiero. Però la domanda è inevitabile: se non siamo noi a farlo, allora chi pensa?
-Per rispondere dobbiamo tornare alla questione della nostra identità. Noi siamo convinti di essere un soggetto pensante, lo diamo per scontato, ma quando cerchiamo il “pensatore” non riusciamo a trovarlo.
-Questo mi sembra esagerato, non riesco ad accettarlo, la nostra esperienza dice il contrario…
-Allora proviamo a vedere come stanno le cose partendo proprio da lì, dalla nostra personale esperienza e comprensione. Ti suggerisco una tecnica che è semplicissima, ma illuminante.
-Va bene, cosa devo fare?
-Fermati per qualche secondo e prova a prevedere quale sarà il tuo prossimo pensiero…
-Ok, mmh…
-(dopo una breve pausa) Allora, ci sei riuscito?
-Non so, si è creato un vuoto, poi è spuntata l’idea che ho fallito l’esperimento…
-No, non hai fallito, hai solo constatato come stanno le cose in realtà. L’hai detto tu stesso che “un’idea è spuntata”… I pensieri appaiono spontaneamente, al di là di ogni decisione e volontà. È sempre quella “voce interna” che parla e va avanti per conto suo, in modo automatico. Se lo ripeti più volte l’esperimento ti dimostrerà che non c’è un pensatore separato che sta “dietro” il pensare.
-Dunque cade la questione del “chi”?
-Sì, i pensieri sono come onde del mare che vanno e vengono. In realtà tutta la vita che vedi intorno è un divenire spontaneo, creativo, un infinito e imprevedibile gioco di forme.
-Ma i pensieri non sorgono dal nulla, ieri dicevamo che hanno sempre una causa dettata da situazioni e circostanze…
-Certo, è così, sono legati perlopiù alle memorie del passato e alle proiezioni nel futuro. Ma noi ora stiamo rimarcando il fatto che dietro l’accadere delle cose -pensieri compresi- non c’è un “qualcuno” che agisce, pensa, decide e dispone, non un soggetto individuale, non una singola volontà. È la totalità del reale che agisce e pensa.
-Non ho capito bene…
-Il Tutto, l’Esistenza, è manifestazione di un’unica Coscienza onnicreativa. Che ci siano coscienze e menti individuali è un’illusione.
-Puoi spiegarti ancora meglio?
-Provo in parole semplici, sapendo che il linguaggio è sempre limitato. L’infinito oceano della coscienza si manifesta in innumerevoli forme, percezioni, sensazioni e pensieri. Col pensiero però nasce un fenomeno nuovo: la coscienza si riflette in esso creando, come in uno specchio, la sensazione di un “io” separato. In realtà il soggetto individuale autonomo è una illusione olografica, una mera apparenza. Oppure si può dire anche così: c’è un unico Soggetto, un’unica Mente, un unico Essere dietro tutto ciò che esiste. Questo Uno si manifesta apparentemente in forme, individui, menti e fenomeni che sembrano molteplici e separati, ma sono in realtà i riflessi di un unico Tutto indiviso.
-L’Uno è per caso quello che chiamiamo Dio?
-Puoi chiamarlo così, se ti aiuta a capire meglio. Noi e tutte le cose esistenti siamo come le onde dell’oceano, prodotte da esso e solo in apparenza dotate di una propria realtà individuale. Ma è l’insieme della massa oceanica col suo movimento e la sua energia che le produce, in una catena di eventi interrelati dove cause ed effetti si confondono. Le onde nel loro apparire e sparire sono semplicemente “ciò che accade”. Ed è così anche per la vita in ogni sua manifestazione, ogni fenomeno è come un’onda sulla sua superficie.
-E in questo panorama quello che si intende di solito come “io” che fine fa?
-L’io semplicemente si rivela per quello che è: un pensiero tra gli altri, un fantasma, una costruzione immaginaria, un sogno. Alla fine il tuo io non è altro che il pensiero stesso, un suo sottoprodotto che appare come un “me”, una chimera, per quanto possa sembrare solido e reale. Ma questo lo puoi vedere solo mettendoti dal punto di vista dell’osservatore, fissandoti nella coscienza impersonale.
-La coscienza è sempre impersonale? Non è mai un fenomeno individuale?
-È di natura impersonale, perché essendo al di là del pensiero non ha un’identità e una storia, trascende lo spazio e il tempo, non ha caratteristiche riconoscibili né particolarità che la definiscono. Non è divisa, non ha confini, non va e non viene, non dipende e non è condizionata. È pura consapevolezza. Si manifesta come mondo, quel grande gioco di illusioni che è la vita, ma non muta e rimane inviolata. È lo Spettatore imparziale, l’Osservatore universale della sua stessa manifestazione.
-Questa prospettiva mi destabilizza non poco, ho bisogno di tempo per ripensarla e approfondirla. Ma ripeterò l’esperimento che mi hai suggerito, voglio andare a fondo e indagare la mia realtà, tornando sempre alla domanda cruciale: “Chi pensa?”…
-Bravo, questo è l’atteggiamento giusto del vero ricercatore. Non devi credere a quello che dico, devi sperimentare in prima persona. Come si usa dire, le mie parole sono un dito che indica la luna, non sono la luna, quindi non confondere le due cose. Procedi libero e senza pregiudizi, ascolta gli altri ma poi fai le tue esperienze, conquista la visione della pura coscienza, vai avanti senza timore, la ricompensa potrebbe essere grande…
26 giugno 2025









