
267 Ippaso scopre l’irrazionale
Dicono che appartenesse al cerchio dei puri matematici,
quelli che vedevano nel cosmo una proporzione perfetta.
Tutto per loro era numero e il numero era ordine e armonia.
Per Ippaso un’assoluta razionalità governava l’universo
e la divina geometria delle sfere celesti ne era testimonianza.
I Pitagorici vedevano nel numero non solo la chiave del sapere,
ma anche una mistica, una via di purificazione e di salvezza,
la possibilità di illuminare il mondo con la luce della ragione
ricomponendo conflitti, errori, disarmonie e contraddizioni.
Con la geometria interpretavano il significato delle cose:
l’uno era la monade e l’intelligenza, il due la diade e l’illimitato,
il tre rappresentava il limite e la perfezione del triangolo,
il quattro simboleggiava la giustizia, il cinque la vita e il potere,
la decade sacra della Tetraktys la somma dei primi principi…
Non erano solo numeri, ma un modo di pensare l’essere.
Non era solo astrazione, ma la via della più alta sapienza.
Poi un fatto venne a scuotere le fondamenta di quella visione.
Toccò proprio a Ippaso incontrare la vertigine del paradosso.
Un giorno tracciò una diagonale per dividere un quadrato,
calcolò con cura il rapporto tra il lato e il segmento obliquo,
ma scoprì che quella misura non poteva essere definita,
non c’era frazione o numero intero capace di esprimerla.
Il rapporto tra lato e diagonale era un numero non razionale.
Non fu solo una scoperta matematica, fu un terremoto.
La realtà concreta si sottraeva al dominio della ragione.
Se il mondo non poteva essere contenuto in numeri interi
allora l’“ordine” pensato dai Pitagorici veniva abbattuto,
la perfezione geometrica del cosmo cadeva in pezzi.
L’incommensurabile creava un’inquietudine infinita:
al di là di ogni umano calcolare c’era sempre un “resto”,
una realtà ultima che sfuggiva alle leggi della ragione,
un mistero dell’essere che nessun numero poteva dire.
“Il mondo -pensò Ippaso- non si lascia chiudere in formule.”
Si dice che la rivelazione di Ippaso fu così dirompente
che egli fu punito con la morte per aver divulgato il segreto.
Un dubbio era venuto a minare il sacro ordine geometrico.
Ippaso era diventato il profeta (e il martire) di nuove verità:
Nessuna teoria regge di fronte alla realtà delle cose,
c’è sempre un imprevisto che arriva a irridere la ragione.
l mondo non è fatto solo di armonie, ma anche di contrasti
e a volte i paradossi e le contraddizioni non sono conciliabili.
L’irrazionale non è solo una fenditura nell’ordine del pensiero,
esprime nuove possibilità che cambiano le prospettive.
Non bisogna temere il disordine e l’incommensurabile,
bisogna avere coraggio e gettare lo sguardo in quell’infinito.
Oggi sappiamo che l’irrazionale di Ippaso aprì un mondo.
Ora conosciamo funzioni che non si possono disegnare,
numeri che non si possono contare, l’indeterminazione,
spazi che non si lasciano immaginare e quantificare.
Quando crediamo di chiudere il Tutto in un’equazione
qualcosa, come la diagonale di Ippaso, devia di poco,
quel tanto che basta da far incrinare il sistema più solido.
Sappiamo che il mondo è quantico, frattale, incalcolabile,
non è fatto solo di proporzioni, ma anche di rotture e limiti.
Proprio in quell’incompletezza abita la verità più alta
che non è un’equazione, ma un’evoluzione continua,
una diagonale che attraversa il quadrato dell’essere.
Forse è questo che Ippaso ha intravisto oltre l’apparenza.
Accettando con coraggio uno sguardo nuovo sul mondo
si è messo al servizio del vero, senza paure e riserve,
diventando il simbolo del pensiero che non vuole recinti.
3 novembre 2025









