Filosofia Oltre il Confine perché la mente ragionante deve incontrare il suo limite per poter gettare uno sguardo su ciò che è Oltre Nel superamento del confine del noto nuovi orizzonti di senso si schiudono laddove nessuna parola può dire né raccontare di Ciò che è visto
Giovinezza così bella perché così fugace fragile e forte innocente e fiera corsa della vita che arde di sé stessa in un precipitarsi da togliere il fiato Giovinezza non sono gli anni che hai non sono i ricordi che porti con te non è la prestanza del corpo né l’estro dell’intelligenza Giovinezza è non rimanere nel passato ma essere nuovi in ogni momento dove tutto ciò che si presenta è vissuto fino in fondo nella sua effimera realtà Giovinezza è vivere senza saperlo nell’attimo che se ne va senza rimpianti senza che mai lo sguardo si volti indietro a rincorrere ciò che ormai è senza vita Giovinezza è il divenire nella sua primigenia forza scaturente dal nulla e perciò imprevedibile sguardo irridente e fiero di chi sa di aver conquistato il mondo ancora prima di combattere Giovinezza potere magico e divino che con il suo sguardo crea le cose perché l’oggetto è schiavo del tempo e non può nulla contro il potere della volontà Giovinezza preziosa perché finisce in un lampo -e qui è tutta la sua infinita gloria- realtà che nessun ricordo può trattenere nessuna opera d’arte può rappresentare gioco di irripetibili attimi di vita che compaiono e svaniscono nel fiume del tempo 18 luglio 2022
-Si dice che ognuno di noi è la sua storia costruita nel passato… -Se il passato è la mia storia e la mia storia è la mia identità, poiché allora il passato è morto andato e finito anche la mia storia si dissolve nel nulla e io sono libero… -Però tu sei perlomeno una storia che si progetta nel futuro… -Se il futuro è la storia che io devo ancora scrivere, poiché il futuro non è ancora e mai sarà se non come idea, anche il mio io futuro si dissolve nel nulla e io sono libero… -Rimane comunque che tu sei una storia che si attua nel presente… -Se il presente scivola via in un istante ed è sempre sfuggente, poiché non posso mai dire di vivere in questo ‘adesso’ inafferrabile, allora anche il presente è nulla e non può catturarmi ed io sono libero… -Ma se un io è libero da passato, presente e futuro che cos’è? -Non è qualcosa di sostanziale, qualcosa che tu possa descrivere, è solo un riflesso della coscienza nell’immaginazione e nella memoria, un gioco prospettico che, mentre proietta un sé illusorio, costruisce anche il passato, il presente e il futuro pur non vivendo in nessuno di questi tempi realmente. -Quindi io sono pura coscienza che appare riflessa come fenomeno… La coscienza in sé vive quindi fuori dal tempo… nell’eterno? -È libertà assoluta, il primo inizio di ogni cosa, e in realtà non “vive”, perché questo implicherebbe il tempo, ma semplicemente “è”, quindi eterna nel senso di non-temporalità… -Ed è per questo che è indescrivibile… -Solo i fenomeni che si danno nello spazio-tempo si possono definire, ciò che è senza forma invece non soggiace al cambiamento e non può avere una “storia” in quanto essa implica il tempo. -Allora ciò significa che la coscienza non muta, non si trasforma, quindi è da sempre e per sempre perfetta… -…che è la definizione dell’essere o del divino, se preferisci. -Ma perché allora il mondo appare così come è? Perché si è creato questo gioco illusorio? Qual è il senso di tutto ciò? -Se la coscienza è libertà assoluta non ci può essere un perché, né una causa, né un fine, altrimenti essa sarebbe condizionata. Questo è il più grande mistero dell’universo, la manifestazione di una libertà infinita e senza limiti da cui tutto nasce e a cui tutto ritorna…almeno in apparenza perché il gioco del divenire si mostra solo a ciò che è transeunte, non certo all’assoluto che non conosce tempo. -Quindi da questo ragionamento deriva che noi siamo liberi in quanto manifestazione dell’essere che è libertà in essenza e che il legame col tempo è solo nella memoria/immaginazione e che riposiamo anche noi nell’eterno come il primo Principio… -…in quanto siamo nient’altro che quello stesso Principio in manifestazione… -È tutto così semplice? -No, non è così semplice vivere nella libertà, non basta sapere… Vecchie abitudini ti ricacceranno indietro nella trappola della temporalità se non sarai capace di ricordare in ogni momento chi sei vivendo di conseguenza nella dimensione dell’eternità che è la sola, vera libertà concepibile. -Quindi vivere il gioco di apparenze che si dipana nel tempo sapendo che in esso non c’è altro che illusione… Maya. -Sì, ma nella consapevolezza che ciò che rimane fuori dal tempo non ha nulla dell’illusione, anzi è la vera, assoluta, unica, suprema realtà. 15 luglio 2022
Come le perle di una collana si sgranano immagini di vite e di morti in un’infinita sequenza, tra le luci e le ombre del tempo che corre veloce riposando nell’eternità. È l’infinito manifesto: Innumerevoli galassie Miliardi di miliardi di stelle Miliardi di miliardi di pianeti Miliardi di forme di vita e di civiltà Miliardi di miliardi di miliardi di esistenze nel grandioso, sterminato universo che brilla come uno sfolgorante gioco di luci, spazio senza limiti né fine né inizio, creando infiniti percorsi di vita, inconcepibili universi di possibilità. Nascita e morte sono le forze del ciclo cosmico alleate nel movimento come raggi di una ruota, principi del divenire che produce il nuovo e che mai vedrà esaurirsi l’acqua della Fonte. Le ombre delle idee esplicate nella materia vivente raccontano gli occulti messaggi del divino attraverso segni, forme e sorprendenti mutazioni. Vita dopo vita è il divino stesso che si manifesta nelle sue infinite inimmaginabili possibilità, senza per questo uscire da sé stesso, non toccato dal tempo, suprema illusione che si dà solo nella parvenza del particolare. Eppure anche nel più piccolo punto di questa infinità tutto è contenuto, ogni senso, ogni ragione, ogni perché. Come il piccolo frammento dello specchio riflette il cielo unendo il grande e il piccolo con somma eleganza, così il microcosmo si allinea alla legge del Tutto e la ospita. Fu grazie allo slancio e all’entusiasmo di Bruno che tutto questo infinito poté essere visto con assoluta chiarezza e per la prima volta con possenti parole raccontato. Fu l’eros filosofico nel suo furioso rapimento a lanciare quella ricerca negli spazi infiniti dell’inconoscibile al di là di ogni limite, riconoscendo che i confini sono solo quelli che noi ci imponiamo per ignoranza o paura o miope visione. Dopo Bruno l’infinito non fu più l’incompleto, l’indeterminato, ma la perfezione incommensurabile e inconcepibilmente ricca che crea nell’uomo una vertigine e una nostalgia senza rimedio, momento glorioso nel lungo appassionato cammino di risveglio. 31 luglio 2022
Fu come entrare in una selva oscura quella tempesta che scosse il Poeta alle radici. La via che prima appariva diritta e conosciuta ora si rivelava un tortuoso sentiero nell’oscurità dell’anima, senza una mappa, senza il conforto di una luce lontana a indicare la meta e il senso di quel cammino. È un duro compito cercare di trasporre in parole ciò che solo un’interiore visione può raccontare, ma Dante capiva che l’esperienza della crisi del sé è un destino che riguarda tutti gli uomini, lo sappiano o no, e si deve trovare parola per almeno suggerire ciò che non si può dire. È la grande commedia umana cui ciascuno partecipa da quando nasce, ora tragica ora esaltante o severa e saggia, ma sempre gloriosa e unica. Cielo e Inferno non sono fuori di noi, luoghi sperduti chissà dove, sono dimensioni del nostro io più profondo, spesso lacerato e sofferente, lande che ogni essere umano deve attraversare nella sua ricerca. È nel mezzo del cammino di nostra vita che irrompe lo smarrimento e si profila la necessità del passaggio nei tre mondi, ove anime in cerca di sé si aggirano nelle regioni crepuscolari del Bardo. Inferno è quando la vita nell’errore si ripete in circolo senza possibilità di spezzare le catene del pensiero egoico: mostri terribili si presentano di fronte e precludono il cammino oltre ogni possibilità di riscatto e redenzione. Le situazioni si perpetuano in infernali gironi di pena dove il senso di colpa paralizza la coscienza e ogni sentimento. Caduti nell’abisso dobbiamo scegliere se morire o rinascere, rimanere intrappolati nel labirinto delle ossessioni o cercare una via di uscita da quella prigione dell’anima. Per colui che vive l’esperienza della separazione l’Inferno appare come una condanna eterna e senza fine. Ma un luogo di eterno dolore non si accorda con la bontà divina, e in realtà c’è un solo inferno: quello che infliggiamo a noi stessi quando pretendiamo di piegare l’esistenza al nostro famelico volere. Come piccoli tirannici Re del Mondo costruiamo le nostre carceri, prigionieri di basse tendenze materiali che non meritano un cenno. Se poi in un momento di grande coraggio, guidati da un profondo impulso, riusciamo ad eludere il controllo del Guardiano della Soglia, una breve ripida ascesa ci conduce alle falde del Purgatorio. Da quassù lo sguardo si fa più limpido e libero. Nella bruma caliginosa si intravede già una nuova luce e tante cose prima ignote ora si afferrano con chiarezza: è osservando i propri demoni che avviene la catarsi, solo così errori, vizi e follie si estinguono in un altro fuoco, consapevoli di essere noi i creatori di tutti gli inferni possibili. Le tenebre non possono resistere alla potenza della Luce che dilegua le ombre del male con un solo raggio purificatore. Nel Purgatorio il tempo non scorre più in circolo ruotando su sé stesso, adesso il percorso si fa lineare e promette nuove altezze. Una nuova vibrante sensazione di libertà si impossessa dell’anima, le vele si sciolgono, comincia la prima navigazione. Pian piano l’abisso e i demoni si dissolvono nel nulla da cui provengono. La scintilla dell’intelligenza diventa la nuova Guida che sulle ali dell’intuizione indica l’orizzonte di senso. E quanto al Paradiso… di esso nulla si può dire o raccontare, ogni parola sarebbe incapace di descrivere la Luce nella sua essenza. Pace, saggezza, amore, bellezza e ogni umana benedizione sono termini troppo anemici per descrivere la pienezza del sé che vive una nuova vita nell’eternità dell’attimo assoluto. Ogni vita crea il suo fuoco che brucia e forgia. Ogni fuoco si estingue nello scorrere dell’acqua della vita. 1 agosto 2022
Due gatti, uno bianco e uno nero, si inseguono sulla via, sì intrecciano in una danza di gioco e d’amore antica come il mondo, poi in un baleno si dileguano nel nulla da cui sono spuntati: come in una scena teatrale la rappresentazione della vita del cosmo si svolge davanti ai nostri occhi nella veste di una potente immagine. Lungo le indescrivibili vie del Tao le acque scorrono e si mescolano in un incessante gioco degli opposti: bianco e nero, vita e morte, estate e inverno, guerra e pace, fame e sazietà… tutto sembra percorso dall’aspra lotta fra due principi speculari legati nella sembianza di conflitto, sopraffazione e distruzione. Ma è ciò che appare in superficie dove il gioco delle onde crea l’incantamento. Nella profondità delle acque invece una diversa armonia si cela e solo l’occhio che ha trafitto l’ignoranza può vederne il miracolo, tra insondabili alchimie, segrete corrispondenze e risonanze cosmiche, scoprendo l’armonia nascosta, sempre più bella di quella che appare. L’antica sapienza cinese scelse i nomi di Yin e Yang per indicare quelle forze che combinate in maestosi esagrammi descrivono la vita dell’universo e tracciano i destini degli uomini in cammino sulla Via senza via. È nello Yang il potere del fuoco, della forza e dell’azione che può creare e distruggere manifestando l’energia della volontà. Come divinità solare il principio maschile conosce la potenza del logos e punta il suo raggio, implacabile nella precisione, verso il bersaglio. È nel principio dello Yin che si rivela il potere dell’acqua che si presenta nei suoi mille riflessi sempre pura e fresca e nutre e si offre al servizio della vita senza nulla chiedere. Come divinità lunare il principio femminile conosce la potenza del sentimento e condivide e si volge a ciò che ha bisogno di cura e accoglienza. Ragione e intuizione sono le ali del movimento nel divenire universale, è solo dal loro conflitto che nascono le realtà più alte e complesse dove la contraddizione è principio di creazione nell’eterno Tao. Nel rotondo simbolo della Via due forme sembrano muoversi e abbracciarsi in un elegante e armonioso movimento circolare, portando ciascuna con sé il seme del principio opposto, preludio al compimento di una segreta, intima connessione. Dapprima per le due forze è il momento della lotta e del confronto, incredibile battaglia condotta con le armi dell’azione e della non-azione, dove ragione e sentimento si alternano nelle sconfitte e nelle vittorie. Alla fine i ruoli si scambiano, le parti si studiano e si completano, riconoscendo il profondo vincolo della loro realtà essenziale. Yin e Yang entrano nel vortice del movimento a spirale che governa il divenire di tutte le realtà dell’universo, si inseguono e si sfidano sull’orlo di un precario equilibrio finché il gioco dell’identità e della differenza ricompone tutto in un disegno mirabile dove ogni particolare trova il suo posto. Gli opposti si attraggono e si respingono, lottano e giocano, scavano e manifestano ogni possibile combinazione del reale, e rimanendo nel cerchio che racchiude dissonanza e armonia portano a compimento l’unità della grande danza cosmica. 3 agosto 2022
Siamo sempre alla ricerca di un perché per ogni cosa schiavi della tirannia del principio di causalità per sentirci protetti dalle armi dell’intelletto contro l’inafferrabile, indomabile creatività del divenire. La ragione spiega e dispone in ordine logico le cose, assegnando con cura i ruoli di causa ed effetto nella concatenazione necessaria dei fenomeni. La logica umana può procedere solo in modo lineare secondo sequenze rigorosamente stabilite e obbedienti all’ordine del tempo dove c’è un prima e un poi. E per questo teorie, metodi e strumenti sono stati elaborati, innumerevoli libri di scienza sono stati pubblicati per definire le cose e i loro rapporti e la loro ragion d’essere. Nella visione meccanicistica del mondo ci sentiamo al sicuro, illusi che forse qui il tragico dell’esistenza non potrà toccarci, l’imprevisto e il caso non potranno in alcun modo travolgerci. Il principio di causalità sconfigge quello di casualità: da qui il fascino irresistibile di ogni scienza esatta che proclami di essere al servizio dell’uomo per guarirlo dal male di vivere e dal terrore del nulla scaturenti dalla minaccia di ciò che appare senza causa e fine. Se noi umani fossimo solo degli esseri meccanici allora logica e scienza sarebbero sufficienti a spiegare le trame nascoste di ogni nostro agire e volere e accadere. Se il cosmo fosse solo un grande orologio che scandisce il suo movimento in un implacabile ordine meccanico allora non ci sarebbero più segreti in un mondo del disincanto. Ma l’imponderabile e l’inatteso conoscono l’arte dell’agguato. Non c’è momento dove possiamo davvero sentirci al sicuro sulla nostra fragile zattera che percorre i mari dell’infinito. Alla fine la ragione deve arrendersi alla potenza della vita.
Nessuno è ancora riuscito a spiegare il perché del fiorire di una rosa. La realtà vivente si sottrae a ogni definizione o teoria che pretenda di addomesticarla con la legge del numero o inserendola nello schema di un capzioso sillogismo. Il grande Silesius ci ricorda questa semplice verità parlando dal recinto del sacro con lo spirito della poesia: nell’innocenza del vivente ogni perché è superfluo, non puoi dimostrare il perché della bellezza non puoi dimostrare il perché del mondo non puoi dimostrare perché una rosa è una rosa non puoi dimostrare perché la rosa fiorisce. Ogni risposta apparterrebbe agli schemi dell’intelletto, non alla vita che invece fluisce libera e spontanea paga del suo esistere puro e incontaminato. Ogni perché arretra su sé stesso fino al punto zero dove l’intrascendibile essere è la suprema risposta. La rosa non si cura di giustificare la propria esistenza, non le cale di essere vista o ammirata o lodata, dona sé stessa agli altri senza chiedere nulla, vive senza un pensiero o l’increspatura di un ricordo. E qui c’è tutta la grandezza e la gloria della realtà vivente, così fragile e forte, generosa e folle, unica e irresistibile, senza scopi o ragioni se non di essere semplicemente ciò che è godendo di una estatica divina libertà. 6 agosto 2022
Guarda e passa… La Commedia ci offre un grande insegnamento di vita che risuona già nelle antiche sentenze dell’Ermetismo. Con distacco e comprensione… guarda. Con distacco e comprensione… passa. Lascia alle spalle le meschinità del mondo che vorrebbero trascinarti giù per la china. I mali e i vizi che vedi intorno, devi ricordarlo, nascono e proliferano dapprima dentro di te ed è quello il luogo in cui devi sconfiggerli, senza però rabbia o lotta all’ultimo sangue, semplicemente guardandoli e lasciandoli passare. La legge del ritmo ci insegna che tutto va e viene come un’onda, ora armonica ora disarmonica, che alterna sempre un picco e una valle, e non c’è modo di sfuggire a questa oscillazione finché si vive e si agisce nel mondo delle dualità. La legge del ritmo impone il succedersi degli opposti, come un implacabile pendolo che rimescola le carte. Ora nel picco dell’onda le passioni si scatenano in una furiosa cavalcata dove trionfano il capriccio e l’egoismo. Ora è il momento dell’entusiasmo, del sacro fuoco della creatività, dell’incontenibile voglia di agire nel mondo per cambiarlo. Ora, scendendo all’altro estremo nella valle, le energie si acquietano in un mare della tranquillità , dove regnano la pace, l’inerzia, il silenzio e l’attesa. La vita può raggiungere un suo equilibrio in quel moto fluttuante quando il ritmo è armonico e crea un bilanciamento nella persona. Ma più spesso prevalgono forti contrasti tra le energie interiori, la vita diventa un’altalena che produce squilibrio e dolore. È qui che dobbiamo ricordare l’antica saggezza: “Guarda e passa”…: Non partecipare al movimento delle passioni, osservale con distacco Sollevati al di sopra di ciò che non merita di essere considerato Ignora i bassi pensieri legati al puro istinto di sopravvivenza Vivi nell’ottava superiore della scala musicale della vita Sfuggi alla legge del pendolo che ti fa vivere nella ripetizione Trova il tuo equilibrio con un distacco consapevole dalle passioni. Ma soprattutto ricorda che non devi essere un guerriero: non c’è bisogno di lottare con ciò che è inferiore, basta osservare, conoscere, comprendere e andare oltre. Il movimento del pendolo continuerà, ma senza di te perché sarai al di là del suo potere, al di sopra delle onde. E dall’alto ti godrai lo spettacolo della vita nel suo movimento dialettico e nelle sue tempeste, sarai capace di rimanere indisturbato nel luogo interiore dove ciò che è negativo non potrà più toccarti. 8 agosto 2022
Negli scritti di Platone troviamo una sconcertante sentenza: ciò che è di maggior valore non può essere scritto. È sorprendente che il grande poeta della filosofia critichi la scrittura cui ha dedicato tutta la sua vita. Nell’opera immortale dei Dialoghi la parola scava in profondità alle radici dell’umana esperienza per cavarne i significati, creando una nuova visione dell’uomo e un linguaggio dell’anima. Ma nella VII Lettera e nel Fedro Platone giunge alla riflessione più matura: quando è scritta, fissata sulla carta, la parola perde gran parte del suo potere e invano cerca di recuperare la forza originaria di quando fu pronunciata. La scrittura rimane dunque solo un gioco sublime, una sapienza apparente che seduce, travia e allontana l’uomo dalla vera conoscenza. La parola dell’oralità è invece un essere vivo, cangiante, in divenire, è creazione in atto di idee, valori, scoperte e intuizioni e non può mai essere imprigionata nei segni di una pagina. Il dialogo diretto tra uomini fa nascere la parola che dice il vero. Lo scritto rimane parola scialba, congelata e senza vita. Quelli di Platone erano i tempi di un passaggio epocale in Grecia. L’antica parola sentenziosa delle massime dei saggi e dei poeti, conservata dalla memoria collettiva come verità indiscutibile, era ormai scavalcata e sconfitta dalla scrittura, agile e veloce, strumento pratico, impareggiabile aiuto per la memoria. Ma la parola scritta appariva svilita, rigida, al servizio dell’utile, incapace di trasmettere al lettore ciò che è più alto e nobile. Socrate aveva allora creato la nuova parola del dialogo filosofico e l’aveva trasmessa con il suo infaticabile conversare. Fu il grande maestro della maieutica a dimostrare che quando gli uomini si incontrano e parlano con le loro anime -come accade nel dialogo tra maestro e discepolonasce uno scambio profondo dove l’insegnamento si dà e diventa il primo e ultimo fine della relazione filosofica. In-segnare è toccare l’altro, lasciare un segno nella sua anima, ma questo potere è solo della parola che trascorre fra gli uomini, un processo che comprende anche il gioco degli sguardi e dei gesti, le espressioni e i colori delle voci, le pause e i silenzi… Quando gli esseri umani si frequentano in comunanza di vita, dopo avere a lungo discusso insieme sui temi più alti e nobili, improvvisamente può sbocciare – dice Platone – la vera conoscenza come luce che nasce dell’anima accendendosi da una scintilla e che poi da sé stessa si alimenta trasformando la vita per sempre. Il filosofo deve cercare la parola che guida verso l’Idea per cogliere il bello, il buono, il vero nella loro essenza e dialogando scoprire di poter essere ora maestro, ora discepolo. Solo nell’oralità le idee possono nascere ed essere comprese. La parola della sapienza scrive direttamente nell’anima di chi ascolta rivelando la verità che da sempre era già presente in lui. È vera Filosofia che sfugge ad ogni regola perché libera. È ricerca delle ragioni delle cose dove tutto è sempre messo in dubbio. È parola parlata che in ogni momento costruisce il nuovo elevandosi al di sopra delle rigide convenzioni della scrittura. La più grande, gloriosa rivoluzione nella storia del pensiero umano. 11 agosto 2022
Due parole incise sul frontone del tempio di Apollo a Delfi hanno ispirato per millenni gli uomini nella loro ricerca: “γνῶϑι σεαυτόν”… “Conosci te stesso” Questo è il primo imperativo per l’uomo che cerca la verità. Ogni esperienza torna sempre al centro di coscienza che chiamiamo “io”, il mistero più grande dell’universo. Nella vita dell’individuo prima o poi si affaccia una domanda, la più alta, urgente, ineludibile e sacra: “Chi sono io?” Non sono sempre i pensieri e le parole a darle voce, a volte basta un sguardo silente al cielo stellato, un profondo sentimento di nostalgia o un vago desiderare, una sensazione di incompletezza per un’unità perduta e la domanda sorge con tutta la sua forza dirompente. Allora cerchiamo risposte, ma nessuna sembra soddisfare quella sete di conoscenza che la domanda contiene. La nostra essenza è una realtà così abissale e insondabile che nessuna parola può descriverla o concetto catturarla, e l’impresa sembra destinata ad un frustrante peregrinare. Ma nel momento in cui la risposta sembra sfuggirci, proprio lì si intravede una chiave per affrontare l’enigma. Se voglio conoscermi davvero per quello che sono devo partire dall’osservare me stesso qui e ora. Non posso aggrapparmi a concetti, pensieri e memorie, perché ciò che è nella mente può solo riprodurre il passato, è il racconto di una storia personale perlopiù immaginata che vuole costruire un io idealizzato credendolo realtà. Lasciando quindi da parte ogni idea su me stesso rimane l’osservazione di quello che si presenta come “io”… Da qui comincia il solitario cammino di indagine che ciascuno deve compiere alla ricerca dell’io perduto. Molte sorprese accompagneranno questa meditazione, molte realizzazioni definiranno il senso della ricerca, molti strati di coscienza verranno attraversati e conquistati. Ma di ciò nulla si può dire, perché non è in potere delle parole descrivere le esperienze e gli stati che le oltrepassano. La via del “conosci te stesso” può essere solo indicata -come il dito che indica la luna ma non è la luna- il resto sarà un cammino individuale di scoperta senza fine per gli uomini che avranno il coraggio di fare il grande passo. 13 agosto 2022
Nubi nere minacciose si addensano in lontananza all’orizzonte sull’oceano dove ancora regna la calma. Capita di non avvertire il brontolio di tuono che annuncia la tempesta quando si è troppo distratti o intenti in qualcosa che ruba l’attenzione. C’è una strana silenziosa quiete prima che la natura si scateni con tutta la sua immensa forza, distruttrice e creatrice ad un tempo. In quella terribile meravigliosa potenza si manifesta un monito, l’epifania di una verità che noi uomini dobbiamo comprendere, ricordando che siamo parte della natura, non al di sopra di essa, e che l’illusione di dominarla può essere il più grande naufragio per un’umanità infante animata dalla volontà di potenza… Il veliero corre veloce incontro al suo destino solcando le onde che montano rapide cambiando colore sotto un cielo sempre più simile ad un girone infernale. Ma l’uomo di vedetta è addormentato e distante. Sotto coperta gli altri marinai vociano giocando a dadi disputandosi rumorosamente l’ultima pinta di rum. È appena scoppiata una rissa e già si viene alle mani quando il grido di allarme si leva improvviso e da ogni parte è il panico sotto l’urlo della tempesta. Quando un tremendo pericolo si profila all’orizzonte tutte le cose che prima sembravano così importanti si rivelano per quelle sono: puerili sciocchezze dietro le quali sprechiamo il tempo smaniando e litigando. È la dura realtà a ricondurci sulla retta via dell’unione, costringendoci a pensare e ad agire oltre la singolarità, componendo le energie e le intelligenze in uno sforzo collettivo. Prima del diluvio c’è sempre tempo per preparare un’arca. Anche per i marinai ci sarà una possibilità di sopravvivenza se saranno pronti ad aiutarsi e a sacrificarsi per il gruppo dopo aver gettato i dadi e il ruhm nell’oceano. È un’esperienza che si dà nella vita di ogni essere umano: un problema, una profonda crisi, un pericolo incombente possono essere una grande opportunità di trasformazione per chi ha il coraggio di cambiare la propria visione di sé. È ciò che accade a quei marinai di fronte alla tempesta: la situazione li ha gettati nel presente, li ha riportati all’essenziale rendendo più acuta la loro consapevolezza di essere un insieme, perché non ci può essere egoismo quando è in ballo la vita. Ora, di fronte al pericolo, il passato e il futuro sono sospesi, le futilità e le beghe quotidiane sono volate via in un momento. Gli animi degli uomini si saldano e un senso di unità li pervade. Non è il tempo delle teorie, prevalgono l’azione e il legame di gruppo. È chiaro che la salvezza di uno è la salvezza di tutti e viceversa. L’umanità scopre quel sentimento di vicinanza e condivisione che, se coltivato, rende il vivere più facile, più sicuro e bello. È questa la lezione che appartiene ad ogni tempesta. E noi, marinai su quel fragile vascello che è la nostra Terra, dobbiamo imparare quello che la natura ci insegna, navigando insieme, scrutando il cielo, soccorrendo nel pericolo, superando la bufera per attendere di nuovo la calma sotto il cielo stellato. 14 agosto 2022