Filosofia Oltre il Confine perché la mente ragionante deve incontrare il suo limite per poter gettare uno sguardo su ciò che è Oltre Nel superamento del confine del noto nuovi orizzonti di senso si schiudono laddove nessuna parola può dire né raccontare di Ciò che è visto
In quel buio e freddo carcere di Atene, ai confini del mondo dei vivi, si vide davvero quella scena incredibile che Il prigioniero aveva già vissuto nel preveggente sguardo della sua immaginazione. Le Leggi con ciglio severo erano lì di fronte e scandivano con dure parole un monito che l’uomo aveva già sentito: “Non puoi tradirci o Socrate, non puoi violare le Leggi della città che ti hanno dato la vita e sono state per te una culla e la palestra che ti ha fatto uomo!”… Egli ben conosceva la risposta dovuta come cittadino della comunità. Ma questa volta la parola affiorò diversa e prese corpo con un sentimento chiaro e nuovo: “Non possono leggi umane costringere il mio pensiero oltre i limiti della sua libertà! Non posso tradire me stesso nel nome di ciò che è comune, perché non è nei molti che si può trovare il vero. Noi nasciamo e cresciamo in una famiglia che è la culla, ma abbiamo il sacro dovere di abbandonare il nido e spiccare il volo quando è il momento. E questo non è legge umana, ma legge divina che nessuno può scrivere o modificare perché precede tutte le umane convenzioni che sempre rimangono confinate nella doxa… Quindi se io Socrate non fuggirò dal carcere non sarà per accondiscendenza alle leggi, sarà per agire in accordo con il mio sentire là dove mi sento e sono libero!”.
Perché al suo ritorno Il figliol prodigo fu perdonato? Perché per lui si imbandì la tavola della più grande festa? Perché fu abbracciato da suo padre nella più pura gioia? Eppure aveva sperperato, dissipato e sprecato, godendosi la vita senza pensare al domani e a nessuno. Come la cicala aveva cantato oltre ogni cura per il dopo e ora tornava nella vecchia casa dalla sua famiglia alla quale non aveva più dedicato un pensiero. E da qui la gelosia dei fratelli e le loro lamentele: loro avevano lavorato e si erano sacrificati, loro avevano curato i propri cari ed erano pieni di meriti… Ma il padre vedeva qualcosa nell’anima del figlio ritornato. Capiva che gli esseri umani sono tutti diversi e ciascuno ha un compito e un destino: essere uno degli infiniti modi della vita umana, come lo sono le onde per il mare. Percorrendo il mondo con animo intrepido e innocente Il figlio aveva mostrato che l’esistenza non deve essere per forza un fardello o una pena, che può invece essere gioia, gioco e godimento se la si affronta senza paura e che pensare a sé stessi a volte può essere la più grande forma di altruismo. Chi ha imparato a vivere con leggerezza è pronto a tornare nel mondo che aveva abbandonato. ma con animo leggero e senza macchia. Per lui ora nulla sarà più una sofferenza, un cruccio o una fonte di frustrazione. E nella sua indipendenza conquistata saprà aiutare mostrando che la libertà è in quel passo che ti allontana dagli altri per riavvicinarti a te stesso. Perché solo in questo modo si cresce: strappandosi dalla famiglia, camminando controcorrente, accettando i rischi del viaggio, rinunciando alla protezione del nido, destando scandalo nel pensare il diverso, mettendosi alla prova per tornare trasformati… “Ora conosco me stesso, ho capito i miei limiti, ora so come affrontare il mondo…” Come Siddharta che scavalcò la cinta del suo regno per conoscere il mondo là fuori nella sua verità, e vide poi l’ultima Realtà nella sua essenza nel momento dell’illuminazione divenendo il Buddha… Ora Il figliol prodigo potrà tornare alle attività quotidiane, alle gioie e ai dolori che tutti gli uomini conoscono. Ma tutto ora sarà una meditazione, una preghiera, ed egli saprà ripagare della fiducia accordata. Il viaggio si è trasformato in una morte e rinascita, è stato l’uscire dall’Eden per perdersi e ritrovarsi in una nuova conquistata libertà che solo chi ha attraversato il travaglio della separazione può conoscere nella luce di una più alta consapevolezza. 26 luglio 2022
Un gioco vecchio come il mondo: si chiama ‘Noi e Loro’. È il gioco mortale che infiniti lutti ha prodotto nella storia. Noi e Loro: senza alcuna pietà il giudizio lapidario condanna, divide e prepara lo scontro, senza spazio per dialogo e compassione. Il “Noi” si pone come l’incarnazione del giusto, del vero, del buono, “Loro” sono solamente un nemico da ridurre al silenzio. E questo senza il moto di un dubbio o di una esitazione o di una remora per ciò che si è fatto o si farà all’altro. Nel virus della separazione si annida tutta la violenza dell’uomo. Dividendo buoni e cattivi con zelante spietatezza il Noi pretende di riscrivere la storia del mondo nell’esaltata santificazione di sé, pronunciandosi sui supremi valori che la spada dovrà affermare. Qui c’è il più grande inganno che gli esseri umani possono infliggere a sé stessi: ogni comprensione dell’altro è persa e con ciò è smarrita la comprensione di sé. Noi e Loro: gioco malato ma divertente per chi fa parte del Noi e nel cieco fanatismo di un credere senza conoscere vede la voce dissonante solo come un nemico da abbattere. Noi e Loro: dualismo che diventa distruttività quando è dominato dalle dinamiche di separazione della mente individuale e collettiva, violenza che cerca di nascondere il terrore di essere smascherati nella propria nullità. Ma se guardiamo oltre i limiti dell’umano… Nella Natura c’è solo il Noi che comprende tutti i Loro e dà ad ogni diversità una voce nel grande concerto dell’esistenza. Ma ecco ora: Un altro gioco vecchio come il mondo: si chiama ‘Loro e Noi’. È il gioco divino che infinite benedizioni ha prodotto nella storia. Loro e Noi: senza disprezzo, senza giudizi di condanna è la via fiorita che getta ponti e prepara l’incontro tra diversi. Nello spazio del dialogo e della condivisione Il Giusto, il Vero e il Buono sono il fine di una ricerca che richiede la voce di tutti senza esclusioni, perché i valori supremi non sono mai di una sola parte. Solo nell’alleanza delle intelligenze e dei cuori può manifestarsi quella forza che costruisce e crea, che la Natura ci mostra in azione ovunque, che i grandi geni dell’umanità ci hanno sempre insegnato. 30 luglio 2022
Non puoi fuggire da te stesso, è come cercare di fuggire dalla propria ombra. Ti illudi se pensi che siano le circostanze o il destino a determinare la tua vita, nel bene e nel male, e se ti smarrisci nel lamento perdi la grande occasione di imparare a sentirti totalmente responsabile di quello che sei. Osserva la semplice verità: tutto torna sempre a te come origine e causa e significato di ciò che ti accade. Non è il mondo cattivo là fuori che può costringerti ad essere quello che non sei. Non è il mondo buono là fuori che può aiutarti ad essere quello che non sei. Se non accetti questa semplice verità, allora comincia la fuga da te stesso che può continuare ad avvolgersi per innumerevoli vite. Fuggire da sé stessi è raccontarsi una storia illusoria, riempiendo la propria vita di finzioni e artifici che prima o poi cadranno rovinosamente, come sempre accade alla maschera della persona. Non fuggire da te stesso, accetta di incontrare la tua Ombra, avrà tante cose da raccontarti, più delle Mille e una Notte. Innumerevoli vite ci saranno in quel racconto: viaggi interminabili in terre inesplorate di mondi lontani perduti, paesi delle meraviglie, opere d’arte della natura e dell’uomo, scelte di vita tra conflitti con gli dei e capricci del destino, drammi di un passato che rivive qui ancora nel presente, incontri e scontri e pace e guerra nel mondo dell’umano, cadute e rinascite nella dimensione dell’Oltre… Non fuggire dalla potenza dell’Ombra, accetta di essere te stesso nella tua verità. Alla luce della chiara visione quella mescolanza di fiaba e mito ai limiti del sogno rivelerà pian piano i suoi significati profondi. Perché nell’Ombra non c’è solo il passato più crudo, obliato perché carico di troppi fardelli. Lì si nasconde anche un linguaggio dell’Anima, quello vicino alla sorgente primigenia della vita, che indica e parla per simboli e metafore. Nel lucido ricordo emerge infine la comprensione che scioglie il groviglio di nodi di ciò che fu e ricompone i frammenti dell’io diviso restituendo a Luce ed Ombra l’unità originaria. 28 luglio 2022
Giovinezza così bella perché così fugace fragile e forte innocente e fiera corsa della vita che arde di sé stessa in un precipitarsi da togliere il fiato Giovinezza non sono gli anni che hai non sono i ricordi che porti con te non è la prestanza del corpo né l’estro dell’intelligenza Giovinezza è non rimanere nel passato ma essere nuovi in ogni momento dove tutto ciò che si presenta è vissuto fino in fondo nella sua effimera realtà Giovinezza è vivere senza saperlo nell’attimo che se ne va senza rimpianti senza che mai lo sguardo si volti indietro a rincorrere ciò che ormai è senza vita Giovinezza è il divenire nella sua primigenia forza scaturente dal nulla e perciò imprevedibile sguardo irridente e fiero di chi sa di aver conquistato il mondo ancora prima di combattere Giovinezza potere magico e divino che con il suo sguardo crea le cose perché l’oggetto è schiavo del tempo e non può nulla contro il potere della volontà Giovinezza preziosa perché finisce in un lampo -e qui è tutta la sua infinita gloria- realtà che nessun ricordo può trattenere nessuna opera d’arte può rappresentare gioco di irripetibili attimi di vita che compaiono e svaniscono nel fiume del tempo 18 luglio 2022
-Si dice che ognuno di noi è la sua storia costruita nel passato… -Se il passato è la mia storia e la mia storia è la mia identità, poiché allora il passato è morto andato e finito anche la mia storia si dissolve nel nulla e io sono libero… -Però tu sei perlomeno una storia che si progetta nel futuro… -Se il futuro è la storia che io devo ancora scrivere, poiché il futuro non è ancora e mai sarà se non come idea, anche il mio io futuro si dissolve nel nulla e io sono libero… -Rimane comunque che tu sei una storia che si attua nel presente… -Se il presente scivola via in un istante ed è sempre sfuggente, poiché non posso mai dire di vivere in questo ‘adesso’ inafferrabile, allora anche il presente è nulla e non può catturarmi ed io sono libero… -Ma se un io è libero da passato, presente e futuro che cos’è? -Non è qualcosa di sostanziale, qualcosa che tu possa descrivere, è solo un riflesso della coscienza nell’immaginazione e nella memoria, un gioco prospettico che, mentre proietta un sé illusorio, costruisce anche il passato, il presente e il futuro pur non vivendo in nessuno di questi tempi realmente. -Quindi io sono pura coscienza che appare riflessa come fenomeno… La coscienza in sé vive quindi fuori dal tempo… nell’eterno? -È libertà assoluta, il primo inizio di ogni cosa, e in realtà non “vive”, perché questo implicherebbe il tempo, ma semplicemente “è”, quindi eterna nel senso di non-temporalità… -Ed è per questo che è indescrivibile… -Solo i fenomeni che si danno nello spazio-tempo si possono definire, ciò che è senza forma invece non soggiace al cambiamento e non può avere una “storia” in quanto essa implica il tempo. -Allora ciò significa che la coscienza non muta, non si trasforma, quindi è da sempre e per sempre perfetta… -…che è la definizione dell’essere o del divino, se preferisci. -Ma perché allora il mondo appare così come è? Perché si è creato questo gioco illusorio? Qual è il senso di tutto ciò? -Se la coscienza è libertà assoluta non ci può essere un perché, né una causa, né un fine, altrimenti essa sarebbe condizionata. Questo è il più grande mistero dell’universo, la manifestazione di una libertà infinita e senza limiti da cui tutto nasce e a cui tutto ritorna…almeno in apparenza perché il gioco del divenire si mostra solo a ciò che è transeunte, non certo all’assoluto che non conosce tempo. -Quindi da questo ragionamento deriva che noi siamo liberi in quanto manifestazione dell’essere che è libertà in essenza e che il legame col tempo è solo nella memoria/immaginazione e che riposiamo anche noi nell’eterno come il primo Principio… -…in quanto siamo nient’altro che quello stesso Principio in manifestazione… -È tutto così semplice? -No, non è così semplice vivere nella libertà, non basta sapere… Vecchie abitudini ti ricacceranno indietro nella trappola della temporalità se non sarai capace di ricordare in ogni momento chi sei vivendo di conseguenza nella dimensione dell’eternità che è la sola, vera libertà concepibile. -Quindi vivere il gioco di apparenze che si dipana nel tempo sapendo che in esso non c’è altro che illusione… Maya. -Sì, ma nella consapevolezza che ciò che rimane fuori dal tempo non ha nulla dell’illusione, anzi è la vera, assoluta, unica, suprema realtà. 15 luglio 2022
Come le perle di una collana si sgranano immagini di vite e di morti in un’infinita sequenza, tra le luci e le ombre del tempo che corre veloce riposando nell’eternità. È l’infinito manifesto: Innumerevoli galassie Miliardi di miliardi di stelle Miliardi di miliardi di pianeti Miliardi di forme di vita e di civiltà Miliardi di miliardi di miliardi di esistenze nel grandioso, sterminato universo che brilla come uno sfolgorante gioco di luci, spazio senza limiti né fine né inizio, creando infiniti percorsi di vita, inconcepibili universi di possibilità. Nascita e morte sono le forze del ciclo cosmico alleate nel movimento come raggi di una ruota, principi del divenire che produce il nuovo e che mai vedrà esaurirsi l’acqua della Fonte. Le ombre delle idee esplicate nella materia vivente raccontano gli occulti messaggi del divino attraverso segni, forme e sorprendenti mutazioni. Vita dopo vita è il divino stesso che si manifesta nelle sue infinite inimmaginabili possibilità, senza per questo uscire da sé stesso, non toccato dal tempo, suprema illusione che si dà solo nella parvenza del particolare. Eppure anche nel più piccolo punto di questa infinità tutto è contenuto, ogni senso, ogni ragione, ogni perché. Come il piccolo frammento dello specchio riflette il cielo unendo il grande e il piccolo con somma eleganza, così il microcosmo si allinea alla legge del Tutto e la ospita. Fu grazie allo slancio e all’entusiasmo di Bruno che tutto questo infinito poté essere visto con assoluta chiarezza e per la prima volta con possenti parole raccontato. Fu l’eros filosofico nel suo furioso rapimento a lanciare quella ricerca negli spazi infiniti dell’inconoscibile al di là di ogni limite, riconoscendo che i confini sono solo quelli che noi ci imponiamo per ignoranza o paura o miope visione. Dopo Bruno l’infinito non fu più l’incompleto, l’indeterminato, ma la perfezione incommensurabile e inconcepibilmente ricca che crea nell’uomo una vertigine e una nostalgia senza rimedio, momento glorioso nel lungo appassionato cammino di risveglio. 31 luglio 2022
Fu come entrare in una selva oscura quella tempesta che scosse il Poeta alle radici. La via che prima appariva diritta e conosciuta ora si rivelava un tortuoso sentiero nell’oscurità dell’anima, senza una mappa, senza il conforto di una luce lontana a indicare la meta e il senso di quel cammino. È un duro compito cercare di trasporre in parole ciò che solo un’interiore visione può raccontare, ma Dante capiva che l’esperienza della crisi del sé è un destino che riguarda tutti gli uomini, lo sappiano o no, e si deve trovare parola per almeno suggerire ciò che non si può dire. È la grande commedia umana cui ciascuno partecipa da quando nasce, ora tragica ora esaltante o severa e saggia, ma sempre gloriosa e unica. Cielo e Inferno non sono fuori di noi, luoghi sperduti chissà dove, sono dimensioni del nostro io più profondo, spesso lacerato e sofferente, lande che ogni essere umano deve attraversare nella sua ricerca. È nel mezzo del cammino di nostra vita che irrompe lo smarrimento e si profila la necessità del passaggio nei tre mondi, ove anime in cerca di sé si aggirano nelle regioni crepuscolari del Bardo. Inferno è quando la vita nell’errore si ripete in circolo senza possibilità di spezzare le catene del pensiero egoico: mostri terribili si presentano di fronte e precludono il cammino oltre ogni possibilità di riscatto e redenzione. Le situazioni si perpetuano in infernali gironi di pena dove il senso di colpa paralizza la coscienza e ogni sentimento. Caduti nell’abisso dobbiamo scegliere se morire o rinascere, rimanere intrappolati nel labirinto delle ossessioni o cercare una via di uscita da quella prigione dell’anima. Per colui che vive l’esperienza della separazione l’Inferno appare come una condanna eterna e senza fine. Ma un luogo di eterno dolore non si accorda con la bontà divina, e in realtà c’è un solo inferno: quello che infliggiamo a noi stessi quando pretendiamo di piegare l’esistenza al nostro famelico volere. Come piccoli tirannici Re del Mondo costruiamo le nostre carceri, prigionieri di basse tendenze materiali che non meritano un cenno. Se poi in un momento di grande coraggio, guidati da un profondo impulso, riusciamo ad eludere il controllo del Guardiano della Soglia, una breve ripida ascesa ci conduce alle falde del Purgatorio. Da quassù lo sguardo si fa più limpido e libero. Nella bruma caliginosa si intravede già una nuova luce e tante cose prima ignote ora si afferrano con chiarezza: è osservando i propri demoni che avviene la catarsi, solo così errori, vizi e follie si estinguono in un altro fuoco, consapevoli di essere noi i creatori di tutti gli inferni possibili. Le tenebre non possono resistere alla potenza della Luce che dilegua le ombre del male con un solo raggio purificatore. Nel Purgatorio il tempo non scorre più in circolo ruotando su sé stesso, adesso il percorso si fa lineare e promette nuove altezze. Una nuova vibrante sensazione di libertà si impossessa dell’anima, le vele si sciolgono, comincia la prima navigazione. Pian piano l’abisso e i demoni si dissolvono nel nulla da cui provengono. La scintilla dell’intelligenza diventa la nuova Guida che sulle ali dell’intuizione indica l’orizzonte di senso. E quanto al Paradiso… di esso nulla si può dire o raccontare, ogni parola sarebbe incapace di descrivere la Luce nella sua essenza. Pace, saggezza, amore, bellezza e ogni umana benedizione sono termini troppo anemici per descrivere la pienezza del sé che vive una nuova vita nell’eternità dell’attimo assoluto. Ogni vita crea il suo fuoco che brucia e forgia. Ogni fuoco si estingue nello scorrere dell’acqua della vita. 1 agosto 2022
Due gatti, uno bianco e uno nero, si inseguono sulla via, sì intrecciano in una danza di gioco e d’amore antica come il mondo, poi in un baleno si dileguano nel nulla da cui sono spuntati: come in una scena teatrale la rappresentazione della vita del cosmo si svolge davanti ai nostri occhi nella veste di una potente immagine. Lungo le indescrivibili vie del Tao le acque scorrono e si mescolano in un incessante gioco degli opposti: bianco e nero, vita e morte, estate e inverno, guerra e pace, fame e sazietà… tutto sembra percorso dall’aspra lotta fra due principi speculari legati nella sembianza di conflitto, sopraffazione e distruzione. Ma è ciò che appare in superficie dove il gioco delle onde crea l’incantamento. Nella profondità delle acque invece una diversa armonia si cela e solo l’occhio che ha trafitto l’ignoranza può vederne il miracolo, tra insondabili alchimie, segrete corrispondenze e risonanze cosmiche, scoprendo l’armonia nascosta, sempre più bella di quella che appare. L’antica sapienza cinese scelse i nomi di Yin e Yang per indicare quelle forze che combinate in maestosi esagrammi descrivono la vita dell’universo e tracciano i destini degli uomini in cammino sulla Via senza via. È nello Yang il potere del fuoco, della forza e dell’azione che può creare e distruggere manifestando l’energia della volontà. Come divinità solare il principio maschile conosce la potenza del logos e punta il suo raggio, implacabile nella precisione, verso il bersaglio. È nel principio dello Yin che si rivela il potere dell’acqua che si presenta nei suoi mille riflessi sempre pura e fresca e nutre e si offre al servizio della vita senza nulla chiedere. Come divinità lunare il principio femminile conosce la potenza del sentimento e condivide e si volge a ciò che ha bisogno di cura e accoglienza. Ragione e intuizione sono le ali del movimento nel divenire universale, è solo dal loro conflitto che nascono le realtà più alte e complesse dove la contraddizione è principio di creazione nell’eterno Tao. Nel rotondo simbolo della Via due forme sembrano muoversi e abbracciarsi in un elegante e armonioso movimento circolare, portando ciascuna con sé il seme del principio opposto, preludio al compimento di una segreta, intima connessione. Dapprima per le due forze è il momento della lotta e del confronto, incredibile battaglia condotta con le armi dell’azione e della non-azione, dove ragione e sentimento si alternano nelle sconfitte e nelle vittorie. Alla fine i ruoli si scambiano, le parti si studiano e si completano, riconoscendo il profondo vincolo della loro realtà essenziale. Yin e Yang entrano nel vortice del movimento a spirale che governa il divenire di tutte le realtà dell’universo, si inseguono e si sfidano sull’orlo di un precario equilibrio finché il gioco dell’identità e della differenza ricompone tutto in un disegno mirabile dove ogni particolare trova il suo posto. Gli opposti si attraggono e si respingono, lottano e giocano, scavano e manifestano ogni possibile combinazione del reale, e rimanendo nel cerchio che racchiude dissonanza e armonia portano a compimento l’unità della grande danza cosmica. 3 agosto 2022
Siamo sempre alla ricerca di un perché per ogni cosa schiavi della tirannia del principio di causalità per sentirci protetti dalle armi dell’intelletto contro l’inafferrabile, indomabile creatività del divenire. La ragione spiega e dispone in ordine logico le cose, assegnando con cura i ruoli di causa ed effetto nella concatenazione necessaria dei fenomeni. La logica umana può procedere solo in modo lineare secondo sequenze rigorosamente stabilite e obbedienti all’ordine del tempo dove c’è un prima e un poi. E per questo teorie, metodi e strumenti sono stati elaborati, innumerevoli libri di scienza sono stati pubblicati per definire le cose e i loro rapporti e la loro ragion d’essere. Nella visione meccanicistica del mondo ci sentiamo al sicuro, illusi che forse qui il tragico dell’esistenza non potrà toccarci, l’imprevisto e il caso non potranno in alcun modo travolgerci. Il principio di causalità sconfigge quello di casualità: da qui il fascino irresistibile di ogni scienza esatta che proclami di essere al servizio dell’uomo per guarirlo dal male di vivere e dal terrore del nulla scaturenti dalla minaccia di ciò che appare senza causa e fine. Se noi umani fossimo solo degli esseri meccanici allora logica e scienza sarebbero sufficienti a spiegare le trame nascoste di ogni nostro agire e volere e accadere. Se il cosmo fosse solo un grande orologio che scandisce il suo movimento in un implacabile ordine meccanico allora non ci sarebbero più segreti in un mondo del disincanto. Ma l’imponderabile e l’inatteso conoscono l’arte dell’agguato. Non c’è momento dove possiamo davvero sentirci al sicuro sulla nostra fragile zattera che percorre i mari dell’infinito. Alla fine la ragione deve arrendersi alla potenza della vita.
Nessuno è ancora riuscito a spiegare il perché del fiorire di una rosa. La realtà vivente si sottrae a ogni definizione o teoria che pretenda di addomesticarla con la legge del numero o inserendola nello schema di un capzioso sillogismo. Il grande Silesius ci ricorda questa semplice verità parlando dal recinto del sacro con lo spirito della poesia: nell’innocenza del vivente ogni perché è superfluo, non puoi dimostrare il perché della bellezza non puoi dimostrare il perché del mondo non puoi dimostrare perché una rosa è una rosa non puoi dimostrare perché la rosa fiorisce. Ogni risposta apparterrebbe agli schemi dell’intelletto, non alla vita che invece fluisce libera e spontanea paga del suo esistere puro e incontaminato. Ogni perché arretra su sé stesso fino al punto zero dove l’intrascendibile essere è la suprema risposta. La rosa non si cura di giustificare la propria esistenza, non le cale di essere vista o ammirata o lodata, dona sé stessa agli altri senza chiedere nulla, vive senza un pensiero o l’increspatura di un ricordo. E qui c’è tutta la grandezza e la gloria della realtà vivente, così fragile e forte, generosa e folle, unica e irresistibile, senza scopi o ragioni se non di essere semplicemente ciò che è godendo di una estatica divina libertà. 6 agosto 2022