Filosofia Oltre il Confine perché la mente ragionante deve incontrare il suo limite per poter gettare uno sguardo su ciò che è Oltre Nel superamento del confine del noto nuovi orizzonti di senso si schiudono laddove nessuna parola può dire né raccontare di Ciò che è visto
Siamo polvere caduta dalle stelle su questa Terra In questo evento è tracciata la nostra identità Lì c’è già scritto il nostro destino Quello che sarà per noi… Fu il giorno che il Caos divenne Cosmo sotto la guida dell’Intelligenza Suprema che è ed opera in tutte le cose Polvere divenne gli elementi Gli elementi divennero eventi Gli eventi crearono il circolo della vita Si realizzò la perfezione del cerchio Il giro infine si chiuderà E tutto tornerà al Caos iniziale Dove nel Senza-limite ogni possibilità sarà data ancora una volta e ancora e ancora… 16 giugno 2022
Prendersi cura delle cose. Prendersi cura delle persone. Prendere a cuore ciò che si presenta apparentemente imperfetto. Cercare il rimedio per chi annaspa o affonda nel mare dei ricordi. La via della cura è la stessa: agire con disinteresse e somma attenzione senza che ci sia qualcuno che fa, senza alcuna idea di essere messaggeri di luce, sapendo però che solo chi è sano può curare, solo chi ha fatto un lavoro su di sé e non giudica perché il giudizio è già la malattia. Chi condanna non può guarire gli altri né sé stesso perché non perdona a nulla e a nessuno la colpa di esistere. La cura nasce come il fiore di campo, si posa come la neve immacolata, avvolge come il calore del focolare. Richiede una mente silenziosa cuore saldo e azione sollecita, È fare spazio all’altro perché possa trovare fiducia in sé stesso e preparare il rimedio che conduce sulla via della guarigione. Cura è essere-nel-mondo ma sapendo che il mondo è dentro di noi e che curare gli altri vuol dire guarire sé stessi dal sogno della separazione. 20 giugno 2022
Strana vicenda quella di Er che ebbe il privilegio e l’onere di tornare dall’aldilà per raccontare ciò che aveva visto in quella dimensione inconcepibile dove sogno e realtà si confondono ma dove la vista dell’anima si fa più acuta e l’occhio può frugare nei misteri del divino. Soldato morto in battaglia e creduto tale sì risvegliò di nuovo alla coscienza dei vivi per recare un messaggio da quel Mondo ideale che non conosce il tempo. Mirabili cose imparò l’anima di Er nel mondo di lassù: che ciascuno di noi sceglie il suo destino e che nessun Fato ci opprime o ci costringe. Egli vide la somma libertà del bipede mortale di scegliere il percorso della sua esistenza senza temere la morte, senza temere gli dei, senza rimpianti e recriminazioni per ciò che è stato. E seppe che dopo il fallimento ci sarà sempre un’altra possibilità nell’infinita Ruota del Tempo immagine mobile dell’eternità, perché il Tempo non ha fretta. Da allora la vita di Er non fu più la stessa. Divenne filosofo senza aver studiato alcuna filosofia. e non conobbe più le armi perché non ce n’è più bisogno per chi è uscito anche solo per un momento alla luce risalendo dal buio della caverna. 21 giugno 2022
Qual è il senso del presente? Se il senso del presente è avere una direzione allora le direzioni sono infinite nell’infinito corso del tempo. Quindi, quale seguire? E perché? Tutto si mescola nel complesso gioco dell’esistenza: ora l’alto è il basso ora il basso è l’alto, ora il grande è piccolo ora il piccolo è grande. Giostre di immagini e di colori che corrono lungo la linea della vita si intersecano, si sovrappongono, volteggiano insieme… Ma come in una antica danza Sufi, nel bel mezzo della tempesta di questo vorticoso caleidoscopio di colori, qualcosa rimane immobile e non cambia, qualcosa rimane sulla collina e osserva… Ecco il Presente che si rivela in tutta la sua pienezza di senso, quello della direzione senza direzione, perché solo ciò che non ha una direzione può avere un senso. 22 giugno 2022
Ho dei diritti anch’io come ragno aggrappato qua sulla parete? Perché la mia progenie comparve su questa Terra prima di voi felice e indisturbata nella convivenza con gli altri esseri. L’uomo, se ben ricordo, comparve solo il sesto Giorno. Come ultimo ospite di questo mondo si mostrò subito giovane e dinamico, intraprendente e sfrontato ma segnato da immaturità e bramosia oltre ogni limite, due cose che non possono stare insieme se non come le facce di uno stesso egoismo cieco che non appartiene alla logica del vivente, foriero quindi di squilibri e guai per tutti e in ogni dove. Tessendo paziente i miei fili io insegno, parlo così al mondo. La mia tela è una rete che tutto avvolge, tutto collega, con i suoi mille riflessi e la sua leggerezza impalpabile. Ma devo anche dire… In realtà con gli esseri umani non va sempre così. Quando l’uomo impara ad avere senza possedere, ad agire senza reclamare meriti, a sentirsi parte della Grande Ruota dell’Esistenza allora accade il miracolo, cioè la cosa più banale ed ovvia: riconosce che ciò che esiste ha il diritto di esistere per il semplice fatto che esiste e capisce che quel diritto non è lui che può concederlo a chi da sempre lo possiede. Quindi come semplice ragno consapevole dei suoi diritti continuo a tessere la mia tela. È la mia saggezza pazientemente coltivata, con grande cura ricamata e con amore offerta al mondo. 23 giugno 2022
-Cosa vuol dire essere diversi? -Vuol dire essere o avere quello che gli altri non sono o non hanno. -Fammi un esempio per favore. -Per esempio un modo di ragionare e di comportarsi o una qualità. -Anche un aspetto esteriore? -Certo, a volte anche quello può essere significativo. -Ma qual è il valore della diversità? -E’ nel fatto che tu stai mostrando agli altri quello che non hanno o non sono. -Quindi noi dobbiamo ringraziare colui che è diverso perché ci sta mostrando qualcosa… -Ci sta completando con quello che noi non abbiamo ma potremmo avere, con quello che noi non siamo ma potremmo essere. -Manifesta quindi le nostre potenzialità… -Sì, ci dice letteralmente quello di cui siamo mancanti o carenti, quello che non abbiamo neanche pensato di poter avere o essere. -Quindi nell’altra persona noi possiamo vederci come in uno specchio. -Sì, e non solo nelle persone, anche nelle cose, negli eventi, in ciò che accade. Lo specchio ci rimanda spesso la parte migliore di noi di cui non siamo consapevoli e che ancora è dormiente. E naturalmente devi essere tu innanzitutto capace di leggere la realtà e apprezzarla nella sua diversità e farla tua integrandola nel tuo essere. -Quindi la diversità ci permette di conoscere meglio noi stessi… -Noi siamo già portatori di un’infinità di diversità tutte da scoprire che poi sono la vera fonte della creatività. La differenza origina sempre interesse, curiosità e conoscenza. -È vero, dove tutto è uniforme e piatto, nulla accade di interessante o piacevole… -È una cosa così ovvia, ma pochi riescono a vederla con chiarezza e con semplicità. -Ma se è così, perché allora la diversità è considerato un problema? -Chiediti da chi è considerato un problema e vedrai immediatamente che colui che non vuole conoscere sé stesso subito condanna il diverso e in questo modo condanna quella parte di sé che vuole venire alla luce e chiede di manifestarsi. -Una bella contraddizione… -L’essere umano è contraddittorio proprio perché è pieno di diversità che creano attriti e conflitti quando non si compongono in un’armonia superiore. La diversità, che è un fatto del tutto naturale e ovvio, nella realtà è ovunque, diventa un problema quando si associa all’idea di superiorità e inferiorità, allora diventa una micidiale fonte di dolore e di disprezzo, radice di conflitti che possono perpetuarsi per secoli attraverso le generazioni, avvelenando le società e creando un clima di lotta dove l’uomo-lupo può scatenarsi. -È così difficile da capire? -Un bambino lo sa immediatamente, perché ama la diversità e la varietà e si diverte un mondo a inseguire farfalle di ogni colore. Anche un adulto può capirlo se riesce a vedere la realtà ancora con gli occhi di quel piccolo. -In effetti, mi viene da pensare: un abete è superiore ad una quercia? Una mela è superiore ad un’ arancia? Il numero 3 è superiore al numero 2 ed è inferiore al numero 4? -Su questo non c’è bisogno di complicate spiegazioni, se qualcuno vuol fare a meno del numero 3 o della quercia o dell’arancia faccia pure, ma dovrà rendersi conto di vivere in un mondo più impoverito, meno ricco di colori e sapori. -Questa idea di superiorità è solo degli umani, mi sembra… -Sì, nasce dalle loro ego e dalle loro paure e dalla necessità di definirsi per capire la propria identità, ma una identità che non si confronta con la diversità è qualcosa di povero e instabile. La differenza non deve spaventare perché ci spinge a completarci e mostrando nuove possibilità ci fa vedere quello che neppure noi sapevamo di noi stessi. -E la Natura cosa dice a proposito? -La Natura sa benissimo che nel Cosmo non esiste alcunché di superiore o inferiore se non in senso relativo e momentaneo, ma anche che una qualità può essere positiva e negativa a seconda delle situazioni, quindi non buona o cattiva in assoluto. -Fammi anche qui un esempio per favore. -L’albero possente dal grande fusto sembra superiore a quelle esili canne che noi vediamo muoversi al vento, flessibili e apparentemente indifese… Ma Il possente albero sarà il primo a schiantarsi quando arriverà la tempesta e il vento spazzerà la pianura. Invece i piccoli arbusti che si piegano al vento sopravvivranno intatti… -Ma allora, perché noi uomini ci facciamo ingannare dalle apparenze? -L’uomo si fa ingannare dalle apparenze perché di solito vive di apparenze, il suo stesso io è solamente una costruzione, una realtà superficiale, un epifenomeno che per stare in piedi ed autoproclamarsi deve continuamente confrontarsi, paragonarsi e competere. -…E da qui la condanna della diversità… -Da qui quella maschera di paura e di oblio che l’umanità deve ancora scrollarsi di dosso. -Dopo questo dialogo con te ho imparato cose che non sapevo o non pensavo di sapere e io stesso ora mi sento diverso. Penso di aver capito meglio il valore e il senso della diversità proprio incontrandola in questo confronto con te… -È perché abbiamo accettato entrambi di entrare in relazione non malgrado, ma grazie alle nostre diversità. Tutti ne abbiamo guadagnato. Non è così difficile, ti pare? 28 giugno 2022
L’Io è la più grande invenzione nella casa dell’Essere. Le vie del Vedanta ci offrono la visione degli antichi saggi dell’India che nella realtà dell’Io vedevano uno scherzo cosmico, un puro gioco di ombre e apparenze dove Maya tesse trame di illusioni e trionfa ridendo sui grevi mortali portatori di ragione. Dopo la grande deflagrazione che creò innumerevoli realtà Il vasto Cosmo si restrinse in infiniti punti. L’Oceano di coscienza diventò quelli che noi chiamiamo individui, piccole infinitesime parti del tutto che ora si pensano autonome e reclamano la propria libertà e credono di poter agire e scegliere secondo un proprio volere al di fuori della volontà dell’Intero. Era un viaggio entusiasmante per quel piccolo punto cosciente, ma comunque destinato al fallimento perché nulla che appartenga ad un intero può pretendere senso e ragione al di fuori di esso. E la piccola parte nulla potrà conoscere nella sua limitata visione, niente potrà conquistare fuori della logica del Grande Essere. Potrà solo vivere nell’illusione di essere ciò che non è perpetuando la sofferenza di quel piccolo punto agitato, inquieto, protervo nella sua bramosia, che nello scacco della volontà vive i giorni e le notti. Io è la parola che comprende tutto questo gioco ora tragico, ora comico, ora infiammato, destinato a concludersi prima o poi e a dissolversi come la bruma del mattino nella luce di una limpida visione della realtà. 30 giugno 2022
È un paradosso che si parli di paradossi perché il paradosso è la più grande sfida alla logica, una contraddizione che nessuno può spiegare né accettare ma che si pone di fronte a noi come un fatto irrefutabile sconvolgendo le vecchie geometrie del pensiero… Para-doxa ovvero andare contro il conosciuto per frequentare nuovi territori del linguaggio dove spuntano sorprendenti e arditi racconti del mondo, perché la realtà non può essere contenuta in nessun sillogismo. Ciò che vìola e scuote la logica dell’animale ragionante non si oppone alla vita bensì la afferma ad un livello più alto. Nella visione panoramica tutto si fa più completo e chiaro, i tasselli dell’enigmatica figura cominciano ad andare al loro posto collegandosi secondo oscuri percorsi e irragionevoli ragioni. Para-doxa. Quando non è via della banalità e dell’equivoco può diventare ingresso nel recinto del sacro dove non ci sono vane opinioni né deliranti discussioni sul dettaglio perché tutto è contenuto e ogni particolare corrisponde. La corta visione vede sempre l’errore, la contraddizione vive incessantemente nel giudizio, separando ragioni e torti e perdendo l’intero per strada col suo procedere obliquo. Ma improvvisamente un paradosso si presenta irridente e obbliga ad vedere quella contraddizione che continua a essere nonostante gli sforzi per negarla. L’incoerenza si fa improvvisamente intrigante, seducente e se c’è Il coraggio di seguirla nel suo impervio sentiero si fa rivelazione del significato più nascosto delle cose… -Arrivai primo ed ultimo!- proclamò l’unico concorrente in gara… -Mai dovete credermi!- disse il Mentitore… paradossi che sono solo giochi verbali, ingegnosi equilibrismi del logos umano, astuti espedienti per non muoversi in avanti e continuare a girare in tondo… I veri Paradossi si librano più in alto, oltre le parole ingannevoli, là dove irrompe la vita con tutta la sua potenza dionisiaca e ogni contraddizione è accettata come sorgente viva dell’essere… Ed ecco allora: il tempo inscritto nell’eternità dove nulla trascorre e l’uomo come ente mortale radicato in quella eternità e il mostrarsi delle cose nel loro celarsi e il bene che solo nell’intreccio col male può risplendere e la verità dei segni che insieme dicono e non dicono e il dentro e il fuori che appaiono come un’unica direzione e la freccia che raggiunge il bersaglio senza muoversi e la vita e la morte che si abbracciano nel circolo degli eventi… In una consapevolezza più ampia cadono i muri, i confini sfumano e i colori si mescolano. Il Vero appare solo fuori dalla gabbia di un logos che ha perso la sua originaria vitalità e ora stancamente ripete sé stesso. 29 giugno 2022
Secondo il Pitagorico l’anima torna a casa e si rimette in viaggio un’infinità di volte nelle sfere del Cosmo. Ebbra di vita e desiderosa di esperienze si tuffa in un ciclo continuo di esistenze passando per le più svariate forme e luoghi, intrecciando innumerevoli storie all’interno della più grande storia del mondo. Caduta nel corpo per la spinta del Desiderio l’anima cerca poi il riscatto e la risalita quando il dolore della separazione si fa troppo grande. Allora affiorano ricordi di un lontanissimo passato, di una eterea luminosa identità senza corpo e un’acuta nostalgia si impadronisce di lei. Il ricordo è sempre un richiamo, ma questo Ricordo supera ogni altro per la straordinaria potenza e profondità. Ora il corpo e le sue fuggevoli sensazioni non sono più oggetto di brama e sazia di questa vita l’anima si risveglia a sé stessa, il suo occhio si volge di nuovo verso l’alto imperscrutabile, oltre la gabbia dei quattro elementi. Così Psiche dallo sguardo velato dispiega le ali sopra le ombre del mondo sensibile e torna al primo raggio della Ruota eterna dove tutto da sempre comincia e ricomincia… Un viaggio senza fine… Ma attraverso le innumerevoli vite tante cose l’anima ha raccolto e compreso: …che nulla si perde di ciò che è stato, non un sospiro, non un anelito svanirà nella memoria …che gli amici e compagni di viaggio persi saranno sempre ritrovati e gli amori rinasceranno sempre più vivi e indistruttibili …che tutte le forme e situazioni umane saranno vissute perché il conto finale sia saldato e pari a zero …che non ci sarà giudizio per chi errore avrà commesso perché tutti sbagliano e imparano attraverso l’errore …che non c’è mai fretta nell’eternità perché ogni cosa arriva sempre e nel giusto momento …che anche il corpo non va disprezzato perché è veicolo e amico fedele nel viaggio della vita …che il cammino dell’anima non avrà mai termine perché non c’è punto di inizio o di fine nella sacra geometria del Grande Circolo… 30 giugno 2022
Con la lira fra le mani, davanti alla morte, Socrate divenne musico. Mai prima di allora egli aveva sfiorato le corde per disegnare le melodie concesse ai mortali. Il dialogare l’aveva trascinato per le vie e le piazze di Atene e di quello aveva fatto la sua missione di vita, Quella delle parole fu la prima musica da lui interpretata anche se da pochi ascoltata. Poi la condanna a morte e il carcere, perché per la Mediocrità non è concepibile di volare così alto. La parola che sfugge ai limiti e al controllo del gregge deve essere ricondotta a mansueto belato e colui che la proferisce deve essere ricacciato nel silenzio. Ma per Socrate che la prigionia dell’anima nel corpo già conosceva ora tra le mura del carcere altre parole erano possibili: quelle degli impalpabili suoni che ammaliano gli uomini e a volte li trasportano sulle più alte vette dell’intuizione. Il tempo era poco per apprendere lo strumento che richiedeva lunga pratica e impegno assiduo. E i discepoli costernati gli chiedevano il motivo di tanta dedizione nel pizzicare quelle corde per addomesticarle all’idea mentre Thanatos si avvicinava a grandi passi, scanditi dal suono dell’erba mortale pestata nella tazza. Ma il maestro, senza scomporsi, rispondeva ai discepoli e amici: “ Nessun giorno va sprecato!” Il senso di queste parole era trasparente per coloro che, pur velati dal pianto dell’addio, sapevano ascoltare anche nel momento della tragedia: “C’è sempre un tempo utile per imparare qualcosa e questo momento è il migliore per rendermi amica la lira! La morte non è un problema se la si incontra cantando! Dioniso ci insegnò a celebrarla nel buio della notte con danze orgiastiche e parole e grida che vogliono salire al Mondo superno per convincere gli dei che anche noi mortali siamo dei…” Questo sembrava di udire… La musica dunque come nuovo gradino della scala e Socrate che divenne musico in quel breve tempo, pensando solo a come quelle corde potessero essere pizzicate per cavarne dolci suoni e melodie fino ad allora mai sentite. E fu il più grande insegnamento di Socrate: dopo una vita offerta alle parole viene il momento di abbandonare il dialogare, che sempre rimane nel recinto dell’intelletto, per mostrare con il gesto e con l’esempio come si possa attraverso le note di una lira elevare l’animo umano e mostrare ciò che oltrepassa la parola… Davanti alla morte fu come per quell’uomo che fuggiva e aggrappato lungo un dirupo scosceso, prima di cadere fra le braccia di Thanatos, coglieva una fragola che spuntava lì accanto per assaggiarne il dolce sapore, godendo di quell’attimo che diveniva eterno. Non poté la cicuta imporre il silenzio alla lira di Socrate perché il canto di quel risvegliato vive immortale e ancora risuona negli echi dei secoli come supremo insegnamento per tutti coloro che sanno vivere nel momento: “Nulla del tempo va sprecato, amico mio, suona la lira della tua anima!” 1 luglio 2022