Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


321 Dove devi andare per essere qui?

-Phylon: Le grandi Sapienze insegnano che, per essere felici, bisogna imparare a “vivere qui e ora”.
-Maestro: Giusto. Ci sei riuscito?
-Phylon: No, ci sto ancora provando. Non ho capito davvero come si fa.
-Maestro: Allora ti faccio qualche domanda. Ti senti vivo?
-Phylon: Certo, questo è scontato.
-Maestro antico: Bene. E dove ti trovi?
-Phylon: Sono qui, ovviamente.
-Maestro: E in quale tempo stai vivendo?
-Phylon: Che domanda. Vivo in questo momento… Ehi, è per caso una trappola?
-Maestro: Mi stai dicendo che vivi qui e ora, dunque dov’è il problema? Stai facendo esattamente quello che le Sapienze insegnano. Direi che sei saldamente sulla via.
-Phylon: Eppure non sono felice. Mi sento quello di sempre. Che cosa sbaglio?
-Maestro: Forse non sei davvero qui ora.
-Phylon: Perché dici che non sono qui? Cosa significa?
-Maestro: Tu pensi di dover fare chissà cosa e andare chissà dove per giungere dove sei adesso: un bel paradosso.
-Phylon: Spiegami meglio.
-Maestro: Essere qui e ora è la cosa più facile e difficile insieme. Se credi di dover fare qualcosa per essere qui nel presente vivi una contraddizione. Il fare non porta all’essere. Il credere non cambia il tuo modo di vivere. Il pensiero ti allontana dal “dove” in cui sei. Pensi di dover fare il giro del mondo per arrivare dove sei già. Pensi di dover fare cose nel futuro per conquistare il momento presente, quello in cui già ti trovi.
-Phylon: In effetti vedo una contraddizione. Come uscirne?
-Maestro: Comincia a chiederti: devo aspettare domani per vivere nel presente? Il presente è “adesso” e non ha nulla a che vedere con un “domani” che esiste solo nella fantasia.
-Phylon: Certo, perché “domani”, quando arriverà, sarà comunque il presente, un “adesso”.
-Maestro: E allo stesso modo possiamo dire: non puoi essere felice domani.
-Phylon: Già, siamo tornati al tema della felicità.
-Maestro: Felicità è una parola che richiede una riflessione.
-Phylon: Le Sapienze dicono che devo vivere qui ed ora per essere felice. Ma come faccio ad esserlo se, come spesso mi accade, sono afflitto da un forte mal di testa?
-Maestro: Puoi esserlo lo stesso se accetti quello che si presenta nel momento. Però la felicità di cui parlano le Sapienze forse non corrisponde a quello che intendiamo noi.
-Phylon: Quale sarebbe la loro idea?
-Maestro: Felicità è pace interiore, essere in pace con sé stessi.
-Phylon: Quindi se le cose mi vanno male, sono dolorose o frustranti, posso essere felice lo stesso?
-Maestro: Sì, se intendi la felicità non come “tutto mi va bene”, ma come “sono in pace con me stesso”.
-Phylon: È una grande differenza?
-Maestro: La differenza è enorme. La mentalità del “tutto mi va bene” ti fa dipendere da qualcosa di esterno, su cui non hai controllo più di tanto. Se invece la felicità dipende solo da te stesso sei libero, padrone di te e della tua vita.
-Phylon: Quindi, cosa fare di fronte alle avversità?
-Maestro: Se riesci ad accettare quello che viene, allora puoi realizzare quella pace interiore che è vera felicità, stabile e inalterabile, espressione di quello che sei, non dipendente da quello che ti succede, hai o fai.
-Phylon: Però non è facile accettare quello che ci accade, se è spiacevole o doloroso.
-Maestro: Su quello che accade non puoi farci niente, perché mentre si presenta è già accaduto. È già lì, non puoi eliminarlo, non puoi far finta che non sia stato o non sia. Una persona matura non può che accettare quello che c’è. Il che non vuol dire che non debba fare ciò che ritiene giusto o necessario.
-Phylon: Ma il mal di testa? Non è comunque un problema?
-Maestro: È una situazione di vita. Diventa un problema quando non lo accetti e fai resistenza, ti disperi, ti senti vittima di un’ingiustizia. È la radice della sofferenza, che si aggiunge al dolore della situazione.
-Phylon: La realtà può essere dura, difficile da sopportare.
-Maestro: Noi vogliamo che la realtà corrisponda ai nostri desideri. Ma perché dovrebbe essere così? Cosa c’è di sbagliato nel dolore? Non è un movimento della vita? È la non accettazione che trasforma la situazione in un problema.
-Phylon: Non accettare è sbagliato? Non va bene desiderare di vivere qualcos’altro?
-Maestro: Desiderare altro rispetto a quello che c’è, non accogliere quello che accade, ti sposta via immediatamente dal qui e ora. Ti trascina lontano, nel passato o nel futuro, in balia di fantasmi e paure. Poi è difficile tornare indietro.
-Phylon: È come vivere un sogno a occhi aperti?
-Maestro: Certo, che cos’è il desiderare se non un sognare? È proiettarsi altrove, in un altro luogo-tempo immaginario, positivo o negativo che sia. Felicità è essere qui, nel bene e nel male, con tutto quello che c’è.
-Phylon: Ma allora, se essere felici è così semplice, perché le Sapienze sono pieni di insegnamenti quali la preghiera, la meditazione, la rinuncia o percorsi di iniziazione?
-Maestro: Mi chiedi perché spendere tante parole quando è così semplice? La risposta la vedi qui, in quello che stiamo facendo.
-Phylon: Ho capito. Questo dialogo poteva già concludersi alle tue prime risposte. Ma io non ho ancora compreso, ho bisogno di un cammino più lungo. Eppure sarebbe così semplice: vivi qui e ora, punto.
-Maestro: Ti intrattengo con parole per darti il tempo necessario a realizzare una verità: hai e sei già tutto quello che cerchi. Per imparare a “essere qui e ora” giriamo un po’ qua e là, cerchiamo istruzioni, discutiamo. Per tornare alla fine esattamente dove siamo in questo momento. Per scoprire che non ci siamo mai mossi da qui.
-Phylon: Capisco che è ridicolo. Affannarsi a correre qua e là per arrivare dove si è già.
-Maestro: Non è ridicolo, è un paradosso tipico dell’umano. Capita così a tutti. Perché il processo di maturazione è lento, graduale, ha bisogno dei suoi tempi. E per ciascuno può essere diverso.
-Phylon: E la pace interiore? Se ho capito, anch’essa ricade nello stesso gioco: non posso cercarla, perché più mi do da fare per ottenerla, più si allontana.
-Maestro: Sì. È la logica della vita. Accettiamo che sia così. Studiamo, pratichiamo, andiamo anche in capo al mondo per cercare noi stessi. Poi col tempo ci rendiamo conto che non troveremo noi stessi in altro luogo che non sia l’ora-qui.
-Phylon: È dunque un cammino inutile?
-Maestro: No, perché allinea mente, cuore e volontà in un’unica direzione di ricerca. Questo rende più acuta la percezione di sé, affina la coscienza. Anche delusioni ed errori fanno parte del gioco. Alla fine del peregrinare ci si ritrova davanti allo specchio. Una bella risata accompagna la consapevolezza che la ricerca è finita. E, finalmente, ci si sente in pace con sé stessi e con il mondo.
6 giugno 2026

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