
318 Il riso dei filosofi
-Calisto: I filosofi sono animali strani. Ho sentito su di loro le storie più bizzarre, tanto che a volte sembrano inventate di sana pianta.
-Kosmas: Si dice questo di loro: così seri, ma anche eccentrici e imprevedibili. Raccontami qualche curiosità.
-Calisto: L’altro giorno sentivo una storia su Pirrone di Elide.
-Kosmas: Chi? Quel filosofo fuori di testa? Come tutti gli Scettici radicali non credeva a nulla, si divertiva a demolire ogni certezza.
-Calisto: Sì, dubitava di tutto, al punto che andava a sbattere contro gli alberi, rischiava di finire nei precipizi o sotto i carri. Gli amici, a quanto pare, dovevano correre a salvarlo perché lui era indifferente ai pericoli.
-Kosmas: Se essere scettici ti porta a questo preferisco credere alle sirene o al mito dei Cavalli Divini. Però forse ho capito: Pirrone, col suo comportamento estremo, voleva mettere alla berlina le facili convinzioni.
-Calisto: Sì, non penso siano buffonate gratuite, c’è sotto qualcosa di più. Un altro filosofo protagonista di una vicenda strampalata è Empedocle.
-Kosmas: Empedocle è stato un pensatore importante nella nostra tradizione. Non dirmi che…
-Calisto: Dicono che voleva sembrare un dio. Si vestiva con tuniche porpora e sandali di bronzo e assumeva atteggiamenti teatrali. Secondo la leggenda, per convincere tutti della propria natura divina si gettò nell’Etna.
-Kosmas: E l’Etna cosa fece? Era d’accordo?
-Calisto: Secondo testimoni il vulcano risputò fuori uno dei suoi sandali.
-Kosmas: Incredibile. Ma perché solo un sandalo?
-Calisto: Chissà. Andremo dall’Etna a chiederglielo. Forse Empedocle voleva soltanto tornare alla terra, là da dove vengono tutte le cose.
-Kosmas: Tra i filosofi c’è qualche altro mostro sacro da abbattere?
-Calisto: Veniamo a Crisippo lo Stoico. Si dice che morì ridendo di un asino ubriaco.
-Kosmas: Racconta.
-Calisto: Questa è la storia: Crisippo vide un asino mangiare fichi. A quel punto disse al servo: “Dategli anche del vino di prima qualità!”. La scena dell’asino dai gusti raffinati che accompagnava fichi e vino lo fece ridere così tanto da morire.
-Kosmas: Be’, diciamo che è un bel modo di lasciare il mondo. E di esorcizzare la morte. Ma l’asino non aveva sensi di colpa?
-Calisto: No, visse il resto dei suoi giorni tranquillo. Se vuoi c’è un’altra storia con protagonista un asino. Riguarda ancora Pirrone.
-Kosmas: Un asino lo ha ucciso calpestandolo sotto i suoi zoccoli?
-Calisto: No, anche se ci sarà andato vicino. Siamo in mare. Durante una tempesta, mentre tutti erano terrorizzati sulla nave, Pirrone indicò un asino che continuava tranquillamente a mangiare. Ridendo disse: “Ecco il vero saggio!”
-Kosmas: Già, anche l’asino aveva imparato l’apatia degli scettici. Però, devo dire che questa volta Pirrone non aveva tutti i torti.
-Calisto: Queste storie non sono così insulse come sembrano.
-Kosmas: Sì. Sto imparando qualcosa.
-Calisto: Parliamo di Democrito. Sai che è stato chiamato “il filosofo che ride”. Si racconta che passasse ore seduto ai margini del mercato osservando gli uomini correre dietro a denaro, litigi e ambizioni. Rideva continuamente.
-Kosmas: E la gente come reagiva?
-Calisto: Gli abitanti della città pensavano fosse impazzito e un giorno chiamarono persino Ippocrate per visitarlo.
-Kosmas: E lui quale rimedio trovò? Fichi e vino? Cicuta?
-Calisto: Oggi sei spiritoso. Sai come finì? Ippocrate dichiarò che Democrito era il più sano di tutti. Forse rideva vedendo uomini affannarsi per cose che il tempo avrebbe divorato.
-Kosmas: Già, secondo la sua filosofia, tutto è un gioco di atomi che vorticano nel vuoto, mossi dal caso.
-Calisto: Il riso di Democrito era lo sguardo del saggio che guarda con distacco le miserie umane.
-Kosmas: Altri filosofi che ridevano?
-Calisto: Si menziona un certo Menedemo di Eretria. Si racconta che ridesse spesso mentre camminava da solo. Qualcuno gli domandò: “Perché ridi se non c’è nessuno con te?” Risposta: “Appunto.”
-Kosmas: Risposta perfetta. E molto sottile. Perché dovremmo rendere conto agli altri di ciò che siamo e di quello che facciamo? E poi, non è la presenza degli altri che ci rende troppo seri?
-Calisto: Un personaggio certamente non serio era Diogene di Sinope.
-Kosmas: Conosco le sue imprese. Neanche Omero aveva tanta fantasia.
-Calisto: Ti racconto un episodio dei più gustosi. Platone aveva definito l’uomo “bipede senza piume”. Allora Diogene entrò nell’Accademia con un pollo spennato gridando: “Ecco l’uomo di Platone!”
-Kosmas: Una provocazione tipica di Diogene. Ma sono curioso di sapere come reagì Platone.
-Calisto: Dicono che la definizione di “uomo” venne modificata così: “bipede senza piume con unghie larghe”.
-Kosmas: Non credevo che Platone avesse questo spirito ironico. E Diogene cosa ribatté?
-Calisto: Non si sa. Era sconfitto. Forse per consolarsi si mangiò il pollo.
-Kosmas: Hai qualche storia su Eraclito? Era soprannominato “l’oscuro”. Dicono fosse un misantropo estremo.
-Calisto: Infatti, a un certo punto si ritirò sui monti in solitudine, vivendo di erbe. Una tradizione racconta che, malato, cercò di curarsi coprendosi di sterco bovino riscaldato dal sole. Morì in questo modo.
-Kosmas: Un episodio grottesco. Eraclito non era solo oscuro, anche strambo e imprudente.
-Calisto: Concludiamo con Socrate.
-Kosmas: Socrate era famoso per la sua ironia e il suo carattere imprevedibile. Cosa ha combinato?
-Calisto: Un giorno, dopo una lunga sfuriata, la moglie Xantippe gli rovesciò addosso un secchio d’acqua, davanti ai suoi discepoli. Socrate rise: “Dopo il tuono, ecco la pioggia.”
-Kosmas: Lo riconosco, è proprio lui.
-Calisto: Pare dicesse che convivere con Xantippe fosse un ottimo allenamento per imparare la pazienza con tutti gli altri esseri umani.
-Kosmas: Ridere della situazione gli permetteva di osservarla senza essere coinvolto.
-Calisto: È così che impariamo a vivere. E a filosofare.
-Kosmas: Alla fine, ho capito che i filosofi non sono statue di marmo, sono spesso eccentrici, litigiosi, ironici e umani, più di quanto crediamo. Sono pensatori venerati che a volte fanno cose assurde. Almeno in apparenza.
-Calisto: Sì, l’hai detto, non fermiamoci al gesto ridicolo o provocatorio. Il riso dei filosofi non nasce dalla superficialità. È un modo per prendere distanza dalle illusioni collettive, dalle smanie di potere, dalla paura della morte, dall’eccessiva serietà con cui gli uomini vivono e difendono le proprie idee.
-Kosmas: I filosofi ridevano perché avevano guardato a fondo l’abisso delle cose umane e conoscevano tutti i paradossi del vivere.
-Calisto: E avevano scoperto che prendere troppo sul serio le cose della vita è già di per sé una forma di follia. Il loro riso è un farmaco, un rimedio, un insegnamento per imparare ad affrontare l’esistenza con un tocco di leggerezza.
23 maggio 2026