Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


315 La ruota che gira

-Immagina di avere di fronte una ruota che gira in senso orario.
-Sì, è un’esperienza piuttosto comune. Riesco a vederla.
-Ora pensa di spostarti sul lato opposto. Com’è adesso il movimento della ruota?
-Da questa parte la vedo girare in senso antiorario.
-Come possono coesistere due moti opposti? Mi dici qual è quello corretto?
-Mi sembrano giusti entrambi. I due punti di osservazione registrano movimenti differenti. E ciascuno è sicuro di essere nel vero.
-C’è una certezza che prescinda dal punto di vista particolare?
-Ogni visione è soggettiva, dipende dalla prospettiva. Questo significa che possono coesistere più verità, che non esiste nessuna certezza?
-Forse qualcosa di certo si può trovare.
-A pensarci bene, una cosa è sicuramente vera: il girare della ruota.
-Una cosa può apparire diversa in base al punto di vista. Ma questo non ci deve far rinunciare all’idea di verità. La ruota gira: su questo concordiamo tutti, è un fatto certo.
-Dobbiamo evitare di cadere nel relativismo?
-Sì, ma anche nel suo opposto: l’assolutismo. Se tutto è relativo il rischio è il nichilismo del “nulla è vero”. Se esiste una verità unica il rischio è il dogmatismo del “solo uno ha ragione”. Noi preferiamo il prospettivismo: ci sono diverse interpretazioni dello stesso fenomeno; si possono trovare delle certezze provvisorie, anche se la verità ultima è inafferrabile.
-Le diverse prospettive hanno tutte lo stesso valore?
-Non sono tutte equivalenti, si possono fare delle scelte. Ma la verità, se esiste, non si può cogliere mai del tutto. Il “vero” è sempre una costruzione parziale, richiede un confronto continuo tra posizioni.
-È come osservare un oggetto da più lati, senza privilegiare un particolare punto di vista.
-Sì. È anche come un dialogo tra persone. Il confronto è necessario per evitare prese di posizione unilaterali. L’umiltà è un antidoto all’assolutismo. È consapevolezza di poter sbagliare. Il sapere è una ricerca in comune, sempre in costruzione.
-Tornando alla ruota, abbiamo dunque una certezza: la ruota gira. Almeno su questo, dicevamo, non ci sono dubbi.
-No. Questo vale per la nostra prospettiva umana. Dire che è una verità assoluta è azzardato.
-Ma prima dicevi… il moto della ruota è un fatto certo, senza discussioni.
-Sì, se ci riferiamo a noi uomini, al nostro modo di percepire le cose. Rimane sempre una certezza provvisoria e parziale.
-In effetti, noi percepiamo e conosciamo solo entro i limiti delle nostre umane possibilità.
-È così. Però ora proviamo un approccio più critico.
-Sono curioso. Da dove si comincia?
-Da qui: il percepire avviene nel tempo. La realtà appare come un fluire continuo. La ruota gira, vediamo i raggi muoversi in circolo. Ma ora immaginiamo di scomporre il movimento in fotogrammi, come in un film. Le immagini si susseguono veloci e danno l’illusione del movimento.
-Illusione? Mi pare che il movimento della ruota sia ben reale.
-Ricerche della fisica moderna mettono in crisi la nostra intuizione del tempo e del movimento. Affermano che ciò che percepiamo come reale -il fluire del tempo, il divenire- è una costruzione della coscienza.
-Faccio fatica a seguirti.
-Secondo queste ricerche, la nostra percezione non coglie il mondo “in sé”, ma lo organizza secondo forme umane di esperienza, tra le quali la più importante è il tempo. Per riprendere la metafora cinematografica: il mondo si può pensare come una sequenza di fotogrammi; appare come movimento continuo, ma è un insieme di immagini statiche. L’illusione del moto nasce dalla rapida successione creata dalla forma- tempo della percezione.
-Quindi il divenire dei fenomeni è un prodotto del nostro modo di percepire? Il movimento non esiste?
-Forse conosci il paradosso del filosofo Zenone: la freccia scagliata occupa in ogni istante un punto preciso, quindi, in quell’istante, è ferma. Da dove nasce allora il movimento?
-Già, può davvero assomigliare a un’illusione cinematografica.
-Le più ardite ricerche della fisica affermano: tutto esiste simultaneamente, passato e futuro sono “già qui”, il fluire del tempo è un prodotto della coscienza. Non è il tempo a scorrere, ma la nostra coscienza a “scorrere”, creando l’illusione della temporalità.
-Dunque, se è così, vuol dire che il mondo è irreale, un sogno?
-Non vuol dire che sia un’allucinazione, ma che è una realtà prodotta dalla mente. La ruota può girare simultaneamente in modi differenti, le cose possono girare in innumerevoli direzioni, perché infiniti sono i modi di costruire i fenomeni nello spaziotempo. L’esistente è un campo di possibilità senza limiti. È l’osservatore che produce l’osservato.
-Dunque tutto dipende dall’osservatore? È lui che costruisce il mondo?
-L’osservatore, la coscienza, è il creatore della realtà. Il mondo è una proiezione, come in un film: realtà e illusione a un tempo. Infiniti istanti statici, organizzati in sequenze, prendono forma di innumerevoli storie di vita.
-E queste storie di vita sono le nostre vite?
-Sì, più precisamente ognuna di esse è quello che comunemente chiamiamo “io”. L’io è un’entità che si costruisce come una storia nello spazio-tempo.
-Siamo una storia che si svolge nel tempo. Ma dicevi che il tempo è un’illusione. Quindi cosa siamo veramente?
-Siamo anche noi una realtà illusoria, un film tra gli infiniti possibili. Siamo un’entità fittizia che ha bisogno di girare continuamente, come una ruota, per mantenere l’illusione della propria esistenza.
-A questo punto mi sono perso. Ma poi… non posso accettare di essere un nulla.
-Non sei un nulla. Illusorio è ciò che chiami “io”. Ma tu non sei quello, non sei la storia che lo costruisce.
-Dunque, cosa sono?
-Tu non sei l’entità che si muove sulla scena del mondo. Non sei il film. Sei il regista del film. Sei l’Osservatore.
-E chi è l’Osservatore?
-Il Tutto che vede sé stesso.
15 maggio 2026

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