
314 Ciò che cerchi ti sta cercando
-Ho incontrato una frase del poeta-filosofo Novalis nella sua opera “I discepoli di Sais”: «Noi sogniamo di viaggi attraverso l’universo: ma l’universo non è forse in noi?». È uno spunto che merita una riflessione.
-Di solito pensiamo la ricerca come un movimento verso qualcosa: un luogo, un’esperienza, oppure conoscenza, bellezza, verità. Ma Novalis ci aiuta a rompere con questa convinzione: e se non fosse così? Se fosse il contrario?
-Il contrario? Non capisco. Un viaggio di ricerca è sempre un cammino verso qualcosa che non possediamo o che è lontano da noi.
-Rovesciamo la prospettiva aggiungendo una suggestione di Rumi, un grande mistico Sufi: «Ciò che cerchi ti sta cercando». Proviamo a vedere la frase non solo come un’espressione poetica, ma come un fatto reale.
-Mi sembrano belle parole che però non corrispondono alla realtà. Il movimento parte sempre da noi, da un desiderio, da un’aspirazione. Sono io che cerco ciò che è fuori di me, con l’azione e la volontà, non viceversa.
-Potrebbe esserci una relazione invisibile tra te e una realtà che ti chiama a sé. Ma per ora rimaniamo al paradigma comune: l’uomo è il soggetto che cerca verità, felicità, senso. Il mondo e le sue “diecimila cose” sono oggetti da raggiungere, da conquistare. C’è una separazione tra sé e ciò cui si aspira.
-Direi che la forza che ci muove nel mondo è proprio questa: il desiderare ciò che ci manca.
-Il termine desiderio viene dal latino de-siderare che si può interpretare liberamente così: “sentire la mancanza delle stelle”. Allude alla distanza tra noi e ciò che desideriamo, che ci appare lontano, sfuggente, a volte irraggiungibile. Ma la frase di Rumi «ciò che cerchi ti sta cercando» -in sintonia con il pensiero di Novalis- suggerisce che noi non siamo solo soggetti attivi in ricerca di ciò che manca. Siamo anche “chiamati”. Il desiderio non è solo vuoto e brama. È anche un segno, l’invito di una luce che ci attira a sé.
-Mi fai un esempio concreto? Per aiutarmi a capire.
-Perché stai dialogando? Cosa ti ha portato qui a parlare con me?
-Direi che sono stato spinto dal desiderio di confrontarmi per chiarire i miei dubbi, per rispondere alle mie domande.
-Dunque sei qui perché qualcosa ti attrae, come una calamita. Vogliamo chiamarlo verità? O significato, senso? Oppure conoscenza del mondo? Conoscenza di te?
-Ho capito cosa intendi. Cercare e essere cercati diventano lo stesso movimento. La cosa che mi chiama e mi attrae a sé coincide con il mio desiderio di possederla e il mio movimento verso di essa.
-Il confine tra soggetto e oggetto, cercatore e cercato, pian piano svanisce. Scopriamo che la nostra identità non è chiusa, è sempre in relazione col mondo. Come il movimento reciproco di due poli che si attraggono.
-Ma basta questo per dire che una cosa cercata mi cerca a sua volta? Un oggetto inanimato non pensa, non vuole, non ha desideri o scopi da perseguire.
-È vero, a meno che la “cosa” cercata non sia dotata di coscienza. Allora cambia tutto. In quel caso ci sono pensiero, volontà, desideri e scopi.
-Forse ho capito: la cosa dotata di coscienza ha a che fare con me? Sono io stesso?
-Esattamente. Se cerchi te stesso sei a un tempo colui che cerca e ciò che è cercato. Accade quando fai tuo il “conosci te stesso”. È quando il desiderio diventa “memoria” di ciò che siamo. Cercare allora è riconoscere, non conquistare.
-È per questo che Novalis dice “l’universo che vogliamo attraversare è dentro di noi”? Siamo noi quell’universo?
-La ricerca -dicono Novalis e Rumi- porta a scoprire che esterno e interno sono un’unica cosa. Nel romanzo “I discepoli di Sais” il giovane cercatore solleva il velo dal capo della dea Iside… e trova il suo stesso volto, riconosce il proprio sé. È il senso della frase di Rumi “ciò che cerchi ti sta cercando”. Un grande paradosso esistenziale.
-Certo. Ti sposti in lungo e in largo nel mondo per tornare alla fine a te stesso! Quello che cercavi sei tu. Una cosa quasi comica.
-In effetti, dove devi andare per trovarti? Quanto tempo ci vuole se tu stesso sei ciò che cerchi? Quello che vuoi conoscere è già presente, adesso.
-Dunque non c’è bisogno di andare al tempio di Sais. Posso conoscermi rimanendo qui. Non servono viaggi nel cosmo. Il cosmo è dentro di me.
-Lo stesso è per la verità. È già dentro di te. Devi solo togliere il velo e portarla alla luce. Come il giovane con la dea Iside: non è lui a trovare la ea, è il Mistero che lo chiama e lo riconduce a sé. Il viaggio non come conquista, ma come rivelazione. Però non dobbiamo illuderci: le nostre ora sono solo parole. Ci vuole una lunga, appassionata ricerca perché diventino fatti. Conoscere sé stessi è un compito arduo, un viaggio senza fine.
-Farò tesoro di queste parole. Capisco che poi bisogna mettersi alla prova perché non rimangano solo una fantasia poetica.
-Prendi quello che abbiamo detto solo come un invito alla ricerca. Abbiamo parlato per simboli, metafore, immagini, intuizioni. Sono solo suggestioni, indicazioni. Sta a te poi farne un cammino di scoperta.
-Per finire… Ci sono altre citazioni di Novalis che ritornano sul tema?
-Te ne suggerisco alcune. Saranno utili per la tua meditazione:
«L’interno è anche l’esterno; e ciò che è fuori è dentro»
«Ogni cosa visibile poggia su un invisibile»
«L’uomo è un simbolo profondo e oscuro»
-Voglio comprenderle a fondo. Voglio farle mie. Sarà anche per me come togliere un velo…
6 maggio 2026