
313 Nel tempio di Sais
Noi sogniamo di viaggi per l’universo:
ma l’universo non è forse dentro di noi?
(Novalis)
Giunse al tempio di Sais alle luci dell’alba.
La statua della dea, nella penombra,
lo attendeva, avvolta dal silenzio.
Era la divinità della Grande Magia,
la Iside “dai diecimila nomi”, la Madre,
la Signora della vita e della morte.
Il giovane era arrivato da lontano
alle fonti della sapienza più antica,
la sola che può dire il mistero del mondo.
Aveva varcato monti, vallate e deserti,
attratto da un misterioso richiamo.
Si era spinto fino alle sabbie dell’Egitto,
oltre i limiti del mondo conosciuto,
di là del confine tra desiderio e destino,
mosso dalla voce che da tempo correva
tra i più illuminati cercatori del vero:
la dea di Sais custodiva l’ultimo segreto,
la chiave che apre al perché dell’universo
-ciò che solo natura e sogno conoscono.
Si diceva della statua del tempio di Sais
che avesse il capo coperto da un velo.
Al coraggioso che lo avesse sollevato
sarebbe toccata la rivelazione del Mistero.
E la cosa avvenne, in un momento.
Ardente di scrutare quel volto divino,
di leggere in esso la suprema verità,
il giovane alzò il velo della dea Iside.
E vide, con grande meraviglia,
il suo stesso volto. Vide sé stesso.
Il giovane divenne così un Iniziato.
La grande Maga aveva fatto il miracolo.
L’uomo era approdato alle rive del vero,
scoprendosi uno con la natura e lo spirito.
Non era caduto solo il velo della dea,
si era dissolto il velo della separazione.
E ciò che appariva non era un “Altro”,
non un dio inaccessibile e lontano,
ma la forma eterna del proprio essere,
l’essenza riconosciuta del proprio sé.
5 maggio 2026