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31 La rosa fiorisce senza un perché
Siamo sempre alla ricerca di un perché per ogni cosa
schiavi della tirannia del principio di causalità
per sentirci protetti dalle armi dell’intelletto
contro l’inafferrabile, indomabile creatività del divenire.
La ragione spiega e dispone in ordine logico le cose,
assegnando con cura i ruoli di causa ed effetto
nella concatenazione necessaria dei fenomeni.
La logica umana può procedere solo in modo lineare
secondo sequenze rigorosamente stabilite
e obbedienti all’ordine del tempo dove c’è un prima e un poi.
E per questo teorie, metodi e strumenti sono stati elaborati,
innumerevoli libri di scienza sono stati pubblicati
per definire le cose e i loro rapporti e la loro ragion d’essere.
Nella visione meccanicistica del mondo ci sentiamo al sicuro,
illusi che forse qui il tragico dell’esistenza non potrà toccarci,
l’imprevisto e il caso non potranno in alcun modo travolgerci.
Il principio di causalità sconfigge quello di casualità:
da qui il fascino irresistibile di ogni scienza esatta
che proclami di essere al servizio dell’uomo
per guarirlo dal male di vivere e dal terrore del nulla
scaturenti dalla minaccia di ciò che appare senza causa e fine.
Se noi umani fossimo solo degli esseri meccanici
allora logica e scienza sarebbero sufficienti a spiegare
le trame nascoste di ogni nostro agire e volere e accadere.
Se il cosmo fosse solo un grande orologio che scandisce
il suo movimento in un implacabile ordine meccanico
allora non ci sarebbero più segreti in un mondo del disincanto.
Ma l’imponderabile e l’inatteso conoscono l’arte dell’agguato.
Non c’è momento dove possiamo davvero sentirci al sicuro
sulla nostra fragile zattera che percorre i mari dell’infinito.
Alla fine la ragione deve arrendersi alla potenza della vita.
Nessuno è ancora riuscito a spiegare il perché del fiorire di una rosa.
La realtà vivente si sottrae a ogni definizione o teoria
che pretenda di addomesticarla con la legge del numero
o inserendola nello schema di un capzioso sillogismo.
Il grande Silesius ci ricorda questa semplice verità
parlando dal recinto del sacro con lo spirito della poesia:
nell’innocenza del vivente ogni perché è superfluo,
non puoi dimostrare il perché della bellezza
non puoi dimostrare il perché del mondo
non puoi dimostrare perché una rosa è una rosa
non puoi dimostrare perché la rosa fiorisce.
Ogni risposta apparterrebbe agli schemi dell’intelletto,
non alla vita che invece fluisce libera e spontanea
paga del suo esistere puro e incontaminato.
Ogni perché arretra su sé stesso fino al punto zero
dove l’intrascendibile essere è la suprema risposta.
La rosa non si cura di giustificare la propria esistenza,
non le cale di essere vista o ammirata o lodata,
dona sé stessa agli altri senza chiedere nulla,
vive senza un pensiero o l’increspatura di un ricordo.
E qui c’è tutta la grandezza e la gloria della realtà vivente,
così fragile e forte, generosa e folle, unica e irresistibile,
senza scopi o ragioni se non di essere semplicemente ciò che è
godendo di una estatica divina libertà.
6 agosto 2022
32 Guarda e passa
Guarda e passa…
La Commedia ci offre un grande insegnamento di vita
che risuona già nelle antiche sentenze dell’Ermetismo.
Con distacco e comprensione… guarda.
Con distacco e comprensione… passa.
Lascia alle spalle le meschinità del mondo
che vorrebbero trascinarti giù per la china.
I mali e i vizi che vedi intorno, devi ricordarlo,
nascono e proliferano dapprima dentro di te
ed è quello il luogo in cui devi sconfiggerli,
senza però rabbia o lotta all’ultimo sangue,
semplicemente guardandoli e lasciandoli passare.
La legge del ritmo ci insegna che tutto va e viene
come un’onda, ora armonica ora disarmonica,
che alterna sempre un picco e una valle,
e non c’è modo di sfuggire a questa oscillazione
finché si vive e si agisce nel mondo delle dualità.
La legge del ritmo impone il succedersi degli opposti,
come un implacabile pendolo che rimescola le carte.
Ora nel picco dell’onda le passioni si scatenano
in una furiosa cavalcata dove trionfano il capriccio e l’egoismo.
Ora è il momento dell’entusiasmo, del sacro fuoco della creatività,
dell’incontenibile voglia di agire nel mondo per cambiarlo.
Ora, scendendo all’altro estremo nella valle,
le energie si acquietano in un mare della tranquillità ,
dove regnano la pace, l’inerzia, il silenzio e l’attesa.
La vita può raggiungere un suo equilibrio in quel moto fluttuante
quando il ritmo è armonico e crea un bilanciamento nella persona.
Ma più spesso prevalgono forti contrasti tra le energie interiori,
la vita diventa un’altalena che produce squilibrio e dolore.
È qui che dobbiamo ricordare l’antica saggezza: “Guarda e passa”…:
Non partecipare al movimento delle passioni, osservale con distacco
Sollevati al di sopra di ciò che non merita di essere considerato
Ignora i bassi pensieri legati al puro istinto di sopravvivenza
Vivi nell’ottava superiore della scala musicale della vita
Sfuggi alla legge del pendolo che ti fa vivere nella ripetizione
Trova il tuo equilibrio con un distacco consapevole dalle passioni.
Ma soprattutto ricorda che non devi essere un guerriero:
non c’è bisogno di lottare con ciò che è inferiore,
basta osservare, conoscere, comprendere e andare oltre.
Il movimento del pendolo continuerà, ma senza di te
perché sarai al di là del suo potere, al di sopra delle onde.
E dall’alto ti godrai lo spettacolo della vita
nel suo movimento dialettico e nelle sue tempeste,
sarai capace di rimanere indisturbato nel luogo interiore
dove ciò che è negativo non potrà più toccarti.
8 agosto 2022
33 Quello che non può essere scritto
Negli scritti di Platone troviamo una sconcertante sentenza:
ciò che è di maggior valore non può essere scritto.
È sorprendente che il grande poeta della filosofia
critichi la scrittura cui ha dedicato tutta la sua vita.
Nell’opera immortale dei Dialoghi la parola scava in profondità
alle radici dell’umana esperienza per cavarne i significati,
creando una nuova visione dell’uomo e un linguaggio dell’anima.
Ma nella VII Lettera e nel Fedro Platone giunge alla riflessione più matura:
quando è scritta, fissata sulla carta, la parola perde gran parte del suo potere
e invano cerca di recuperare la forza originaria di quando fu pronunciata.
La scrittura rimane dunque solo un gioco sublime, una sapienza apparente
che seduce, travia e allontana l’uomo dalla vera conoscenza.
La parola dell’oralità è invece un essere vivo, cangiante, in divenire,
è creazione in atto di idee, valori, scoperte e intuizioni
e non può mai essere imprigionata nei segni di una pagina.
Il dialogo diretto tra uomini fa nascere la parola che dice il vero.
Lo scritto rimane parola scialba, congelata e senza vita.
Quelli di Platone erano i tempi di un passaggio epocale in Grecia.
L’antica parola sentenziosa delle massime dei saggi e dei poeti,
conservata dalla memoria collettiva come verità indiscutibile,
era ormai scavalcata e sconfitta dalla scrittura, agile e veloce,
strumento pratico, impareggiabile aiuto per la memoria.
Ma la parola scritta appariva svilita, rigida, al servizio dell’utile,
incapace di trasmettere al lettore ciò che è più alto e nobile.
Socrate aveva allora creato la nuova parola del dialogo filosofico
e l’aveva trasmessa con il suo infaticabile conversare.
Fu il grande maestro della maieutica a dimostrare che
quando gli uomini si incontrano e parlano con le loro anime -come accade nel dialogo tra maestro e discepolo-
nasce uno scambio profondo dove l’insegnamento si dà
e diventa il primo e ultimo fine della relazione filosofica.
In-segnare è toccare l’altro, lasciare un segno nella sua anima,
ma questo potere è solo della parola che trascorre fra gli uomini,
un processo che comprende anche il gioco degli sguardi e dei gesti,
le espressioni e i colori delle voci, le pause e i silenzi…
Quando gli esseri umani si frequentano in comunanza di vita,
dopo avere a lungo discusso insieme sui temi più alti e nobili,
improvvisamente può sbocciare – dice Platone – la vera conoscenza
come luce che nasce dell’anima accendendosi da una scintilla
e che poi da sé stessa si alimenta trasformando la vita per sempre.
Il filosofo deve cercare la parola che guida verso l’Idea
per cogliere il bello, il buono, il vero nella loro essenza
e dialogando scoprire di poter essere ora maestro, ora discepolo.
Solo nell’oralità le idee possono nascere ed essere comprese.
La parola della sapienza scrive direttamente nell’anima di chi ascolta
rivelando la verità che da sempre era già presente in lui.
È vera Filosofia che sfugge ad ogni regola perché libera.
È ricerca delle ragioni delle cose dove tutto è sempre messo in dubbio.
È parola parlata che in ogni momento costruisce il nuovo
elevandosi al di sopra delle rigide convenzioni della scrittura.
La più grande, gloriosa rivoluzione nella storia del pensiero umano.
11 agosto 2022
34 Conosci te stesso
Due parole incise sul frontone del tempio di Apollo a Delfi
hanno ispirato per millenni gli uomini nella loro ricerca:
“γνῶϑι σεαυτόν”… “Conosci te stesso”
Questo è il primo imperativo per l’uomo che cerca la verità.
Ogni esperienza torna sempre al centro di coscienza
che chiamiamo “io”, il mistero più grande dell’universo.
Nella vita dell’individuo prima o poi si affaccia una domanda,
la più alta, urgente, ineludibile e sacra: “Chi sono io?”
Non sono sempre i pensieri e le parole a darle voce,
a volte basta un sguardo silente al cielo stellato,
un profondo sentimento di nostalgia o un vago desiderare,
una sensazione di incompletezza per un’unità perduta
e la domanda sorge con tutta la sua forza dirompente.
Allora cerchiamo risposte, ma nessuna sembra soddisfare
quella sete di conoscenza che la domanda contiene.
La nostra essenza è una realtà così abissale e insondabile
che nessuna parola può descriverla o concetto catturarla,
e l’impresa sembra destinata ad un frustrante peregrinare.
Ma nel momento in cui la risposta sembra sfuggirci,
proprio lì si intravede una chiave per affrontare l’enigma.
Se voglio conoscermi davvero per quello che sono
devo partire dall’osservare me stesso qui e ora.
Non posso aggrapparmi a concetti, pensieri e memorie,
perché ciò che è nella mente può solo riprodurre il passato,
è il racconto di una storia personale perlopiù immaginata
che vuole costruire un io idealizzato credendolo realtà.
Lasciando quindi da parte ogni idea su me stesso
rimane l’osservazione di quello che si presenta come “io”…
Da qui comincia il solitario cammino di indagine
che ciascuno deve compiere alla ricerca dell’io perduto.
Molte sorprese accompagneranno questa meditazione,
molte realizzazioni definiranno il senso della ricerca,
molti strati di coscienza verranno attraversati e conquistati.
Ma di ciò nulla si può dire, perché non è in potere delle parole
descrivere le esperienze e gli stati che le oltrepassano.
La via del “conosci te stesso” può essere solo indicata, -come il dito che indica la luna ma non è la luna-
il resto sarà un cammino individuale di scoperta senza fine
per gli uomini che avranno il coraggio di fare il grande passo.
13 agosto 2022
35 La tempesta
Nubi nere minacciose si addensano in lontananza
all’orizzonte sull’oceano dove ancora regna la calma.
Capita di non avvertire il brontolio di tuono che annuncia la tempesta
quando si è troppo distratti o intenti in qualcosa che ruba l’attenzione.
C’è una strana silenziosa quiete prima che la natura si scateni
con tutta la sua immensa forza, distruttrice e creatrice ad un tempo.
In quella terribile meravigliosa potenza si manifesta un monito,
l’epifania di una verità che noi uomini dobbiamo comprendere,
ricordando che siamo parte della natura, non al di sopra di essa,
e che l’illusione di dominarla può essere il più grande naufragio
per un’umanità infante animata dalla volontà di potenza…
Il veliero corre veloce incontro al suo destino
solcando le onde che montano rapide cambiando colore
sotto un cielo sempre più simile ad un girone infernale.
Ma l’uomo di vedetta è addormentato e distante.
Sotto coperta gli altri marinai vociano giocando a dadi
disputandosi rumorosamente l’ultima pinta di rum.
È appena scoppiata una rissa e già si viene alle mani
quando il grido di allarme si leva improvviso
e da ogni parte è il panico sotto l’urlo della tempesta.
Quando un tremendo pericolo si profila all’orizzonte
tutte le cose che prima sembravano così importanti
si rivelano per quelle sono: puerili sciocchezze
dietro le quali sprechiamo il tempo smaniando e litigando.
È la dura realtà a ricondurci sulla retta via dell’unione,
costringendoci a pensare e ad agire oltre la singolarità,
componendo le energie e le intelligenze in uno sforzo collettivo.
Prima del diluvio c’è sempre tempo per preparare un’arca.
Anche per i marinai ci sarà una possibilità di sopravvivenza
se saranno pronti ad aiutarsi e a sacrificarsi per il gruppo
dopo aver gettato i dadi e il ruhm nell’oceano.
È un’esperienza che si dà nella vita di ogni essere umano:
un problema, una profonda crisi, un pericolo incombente
possono essere una grande opportunità di trasformazione
per chi ha il coraggio di cambiare la propria visione di sé.
È ciò che accade a quei marinai di fronte alla tempesta:
la situazione li ha gettati nel presente, li ha riportati all’essenziale
rendendo più acuta la loro consapevolezza di essere un insieme,
perché non ci può essere egoismo quando è in ballo la vita.
Ora, di fronte al pericolo, il passato e il futuro sono sospesi,
le futilità e le beghe quotidiane sono volate via in un momento.
Gli animi degli uomini si saldano e un senso di unità li pervade.
Non è il tempo delle teorie, prevalgono l’azione e il legame di gruppo.
È chiaro che la salvezza di uno è la salvezza di tutti e viceversa.
L’umanità scopre quel sentimento di vicinanza e condivisione
che, se coltivato, rende il vivere più facile, più sicuro e bello.
È questa la lezione che appartiene ad ogni tempesta.
E noi, marinai su quel fragile vascello che è la nostra Terra,
dobbiamo imparare quello che la natura ci insegna,
navigando insieme, scrutando il cielo, soccorrendo nel pericolo,
superando la bufera per attendere di nuovo la calma sotto il cielo stellato.
14 agosto 2022
36 L’uomo e la farfalla
Un grave dilemma si era presentato a Chuang-Tzu al risveglio.
Una strana situazione creava incertezza e spaesamento
e da essa affiorava una domanda mai incontrata prima.
Chuang-Tzu era un grande maestro della via del Tao,
conosciuto e rispettato da tutti nel suo paese
per la sua grande saggezza e le parole illuminate.
I suoi studenti erano dunque sorpresi e preoccupati
vedendo il maestro dibattersi tra i venti del dubbio.
Allora Chuang-Tzu raccontò di avere fatto un sogno durante la notte
in cui era una leggiadra farfalla che volava felice e spensierata.
Ma adesso, al risveglio, si trovava nella confusione e si chiedeva:
“Sono Chuang-Tzu che ha dormito e ha sognato di essere una farfalla
o sono una farfalla che dorme e sta segnando di essere Chuang-Tzu?”
I discepoli rimasero in silenzio, senza risposta, in profonda meditazione.
Era chiaro per loro che il maestro stava usando quella situazione
per porre la grande domanda che si presenta ad ogni serio ricercatore:
“Che cos’è la realtà? Che cos’è reale? Che cosa è non reale?”.
Perché sembra semplice e ovvio distinguere la realtà dal sogno
e stabilire un limite tra ciò che consideriamo reale e immaginario.
Ma in ognuno dei due stati si ha una vivida sensazione di realtà
e la certezza di essere in un mondo vero oltre ogni dubbio.
Non sappiamo altro rispetto a questo aneddoto e a ciò che seguì.
Non sappiamo se poi Chuang-Tzu disse qualcosa ai suoi discepoli
per sciogliere il dilemma o se il problema fu lasciato senza risposta.
Ma lungo le vie del Tao dove il gioco degli opposti è il principio di tutto
c’è una dimensione più profonda dove le differenze trovano una sintesi.
Nella grande Via che tutto comprende, il perenne movimento delle cose
rende sfumati i contorni e le differenze tra realtà e sogno.
Tutto si mescola, si confonde, si alterna in una trasformazione continua
fra veglia e sonno, vita e morte, realtà e immaginazione.
Ma c’è una verità che ogni ricercatore prima o poi viene a scoprire:
la coscienza dell’io sono” rimane uguale a sé stessa nel sonno e nella veglia.
Al di là delle forme e delle identità che assumiamo di volta in volta,
dietro questo incessante divenire metamorfico di tutte le cose,
la consapevolezza di essere rimane la costante eterna,
lo sfondo sul quale si svolge la scena di tutti i drammi e le gioie del mondo.
Al di là del fatto che noi siamo uomo o farfalla o altra realtà vivente,
ogni identità si rivela giusta, desiderabile e perfetta in sé stessa
perché unica è la matrice da cui ogni essere viene ad esistere.
E quindi che tu sia uomo o farfalla o nuvola o tulipano, che importa?
Puoi interpretare le identità che vuoi e divertirti perché esse sono tutte tue,
nate da quella coscienza che sta dietro tutte le maschere e forme del divenire,
che è principio creativo del cosmo. La tua ultima, vera realtà.
16 agosto 2022
37 La luce e il prisma
Un raggio di luce tocca il prisma dividendosi in una miriade di colori.
Nessuno direbbe che la luce bianca, così semplice e uniforme,
possa contenere tanta incredibile varietà di sfumature.
Sembra un miracolo che dall’uno scaturiscano i molti,
ma è ciò che ci mostra l’esistenza nel suo manifestarsi,
una magica coincidenza degli opposti, di unità e molteplicità,
una varietà inesauribile di possibilità impensate e sempre nuove.
La luce si rifrange e gioca in una fantasmagoria di colori
rivelando l’inaspettato che si nascondeva allo sguardo
nello scrigno della sua più segreta essenza.
La stessa ricchezza appartiene al rifrangersi dell’unica Realtà.
Basta osservare il mondo in uno dei suoi innumerevoli aspetti
per scoprire la complessità del reale e la potenza dell’Uno,
l’infinita, stupefacente creatività che traspare in ogni cosa.
Un semplice sasso trovato per caso sulla riva del fiume
racchiude in sé tutta l’interminabile storia dell’universo.
Quel filo d’erba che si muove lieve nella brezza del mattino
è legato nel suo destino alla vita di tutti gli esseri sulla Terra.
Quel delfino che guizza felice tra le onde dell’oceano
ci racconta nel suo proprio linguaggio delle sue origini lontane.
Quella pioggia del mattino che purifica e nutre la terra
ci ricorda che la natura dona i suoi frutti in abbondanza.
E quell’uomo che sta vivendo una delle infinite possibilità
concesse agli umani nella loro esistenza terrena,
anch’egli deve ricordare di appartenere ad un’unica realtà:
l’umanità è come il raggio di luce bianca che contiene già tutto
e non può che manifestarsi in ogni possibile combinazione.
Nell’infinità dello spazio ci sarà un’infinità di tempo
per portare ad essere tutto ciò che può e deve rivelarsi,
come eternamente stabilito dalla sacra legge del Mutamento.
Ma nelle innumerevoli forme di vita che appaiono nel cosmo
quali variazioni melodiche di una grandiosa polifonia delle sfere
si sentirà sempre una semplice nota di base a far da bordone,
il suono primordiale da cui tutto scaturisce e che tutto sostiene.
La mente umana lavora anch’essa come un prisma,
perché frammenta la realtà e dà alle cose la loro definizione.
L’intelletto può conoscere il mondo solo dividendo l’uno nei molti,
distinguendo, confrontando e giudicando nei termini della molteplicità.
L’Intero non può vedersi se non diventando apparentemente
una realtà nello spazio/tempo fatta di parti, fenomeni ed eventi,
conosciuta attraverso i prismi delle coscienze individuali.
È questa la sua natura, questa è la legge eterna dell’essere
che crea incessantemente la diversità senza uscire dell’unità.
I soggetti umani non sono quindi altro che manifestazioni
di un unico Soggetto conoscente, eterno Primo raggio.
È l’Uno che vuole conoscersi e amarsi in ogni suo aspetto,
ma per farlo deve realizzarsi in un cosmo dei Molti,
come il raggio di luce che solo attraversando il prisma
può dispiegare tutte le sue potenzialità e la sua bellezza nascosta.
Nelle modulazioni della prima nota è già contenuta tutta la sinfonia.
Nelle modulazioni del Primo raggio è già contenuta tutta la vita dell’universo.
19 agosto 2022
38 Il pozzo di Talete
Cominciò con uno sguardo alle stelle e una caduta nel pozzo
la storia di Talete, che divenne l’iniziatore della filosofia
quando ancora questa parola non era stata inventata.
Fu il riso divertito della sua servetta che rivelò la distanza
tra il pensare del cercatore e il mediocre pensiero del volgo.
Per librarsi a certe altezze bisogna elevarsi al di sopra delle trivialità
ed evitare lo scherno che impedisce di coltivare la propria intelligenza.
Ma che cosa accadde in quel pozzo all’uomo di Mileto?
Perché quello fu idealmente il momento in cui la filosofia ebbe la sua nascita.
Da quell’oscuro grembo della terra venne alla luce un nuovo uomo
e con lui si rivelò un altro modo di interrogare e pensare la realtà.
A volte è solo discendendo negli inferi che ci si può trasformare,
ma bisogna essere capaci di meritare quell’esperienza
con un lungo lavoro su di sé e l’animo del cercatore di verità.
Un’improvvisa rottura, una caduta dall’ovvio, un salto dal banale quotidiano
e l’uomo che era prima non è e non sarà più lo stesso.
Così fu per Talete, osservatore curioso che divenne filosofo
cadendo e rialzandosi per unire l’alto e il basso, il cielo e la terra,
sposando le domande che si volgono ai più alti misteri del cosmo
con le risposte che la nostra ragione di esseri mortali può concepire.
Il mito aveva già esplorato i territori ignoti delle domande supreme,
aveva dato agli uomini le risposte sulla generazione dell’universo,
aveva incantato i cuori e le menti con parole vestite di poesia.
Ma nell’aura sacra del discorso mitico solo l’ascolto era concesso
e con esso la trasmissione fedele di una verità già rivelata per sempre
Con Talete invece l’uomo usciva da quel fosso con spirito nuovo e libero,
la caverna dell’ignoranza era alle sue spalle e con essa il mondo del mito.
La luce del logos illuminava quell’indecifrabile mondo del divenire
rendendo finalmente possibile un cammino di ricerca e di conoscenza
fondato sulle sole forze di una ragione umana ormai emancipata.
Così la filosofia muoveva i primi passi e donava agli uomini un nuovo destino.
Da allora schiere di coraggiosi si misero in viaggio per cercare la verità
oltre le tradizioni e le culture che al tempo stesso ci formano e ci limitano.
Lo spirito del libero pensare fu in seguito dai Pitagorici chiamato filosofia
per definire l’essenza di una ricerca che non potrà mai dirsi conclusa,
un cammino senza fine fatto di domande e risposte, dubbi e certezze,,
segnato da struggente desiderio e appassionato amore per il sapere.
Qualcosa cui vale la pena di dedicare tutta la vita, senza alcuna riserva,
un viaggio di scoperta in cui si intrecciano emozioni e slancio di intelligenza.
Esperienza radicale di sé e del mondo da cui uscire totalmente
trasformati,
come Talete, il filosofo di Mileto, che, possiamo crederlo, uscì da quel pozzo
ridendo.
22 agosto 2022
39 Rimani nell’adesso
Non proiettare te stesso nel passato,
non proiettare te stesso nel futuro,
perché ciò che esiste è solo il presente.
Rimani nell’adesso e non spostare il tuo centro da qui,
perché la vita è sempre e solo in questo istante
e tu non puoi esistere in un altro momento o nell’altrove.
Non lanciarti in vane fantasie costruendo castelli in aria,
è un altro modo di fuggire da qui vivendo una tua immagine di sogno.
Non indulgere coltivando pensieri negativi e basse emozioni
per interpretare la parte della vittima in un mondo di carnefici.
Non proiettare te stesso sugli altri vedendo in essi quello che è tuo,
non rovesciare al di fuori i tuoi drammi costruendo false identità altrui
per poter accusare il prossimo di essere la causa dei tuoi problemi.
Ma non creare nemmeno un’immagine ideale degli altri e del mondo
negando il dolore, l’ingiustizia, l’errore e la sopraffazione, quando ci sono,
perché anche queste realtà fanno parte del gioco e vanno comprese.
La conoscenza di te stesso deve essere un cammino di verità
e la verità, come la realtà indubitabile dell’essere, è sempre qui ora.
Tutte le vie di meditazione indicano questo sentiero,
perché tu comprenda di essere il solo artefice del tuo destino.
Quando riesci a rimanere nel momento col flusso della vita
si aprono le porte del riconoscimento di chi sei veramente.
Meditare è tornare sempre di continuo nell’adesso,
nell’unica realtà al di là di fantasie, credenze e miti.
Ciò non significa che non ci siano più il ricordare e l’immaginare,
ma che passato e futuro sono vissuti in piena coscienza
come un riflettere o un progettare a partire sempre dal vivo presente.
Solo così c’è chiarezza rispetto al passato che torna alla memoria
e capacità di pensare un futuro che scivola veloce verso l’adesso.
Alla fine ciò che noi vediamo nel mondo è solo la nostra storia.
Vivendo in una certa epoca e in una cultura di cui assorbiamo i valori
non ci rendiamo conto di essere un “io” fatto di condizionamenti.
La nostra identità personale e sociale è un cumulo di esperienze
che diventano una trama costruita sull’intreccio di ciò che è stato e sarà,
un groviglio inestricabile di idee, pregiudizi, convincimenti e speranze
che abbiamo ereditato e che riproduciamo perlopiù inconsapevolmente.
Ma la parte più vera di noi è la coscienza che vive nel presente,
il consapevole senso di essere dal quale si dispiega ogni intelligenza.
Quella è la nostra essenza, legata al solo reale concreto esistere.
Lì dobbiamo rimanere se non vogliamo proiettarci in una realtà fittizia.
Lì dobbiamo tornare quando vogliamo sapere davvero chi siamo.
26 agosto 2022
40 La valle di Chronos
Nella valle di Chronos c’è una grande porta,
un oscuro passaggio che divide due mondi.
Ogni vivente è destinato ad attraversarli,
a conoscere i tempi della vita e della morte.
Quando per l’individuo arriva l’ultimo momento
i battenti del tempio di Chronos si aprono
e una straordinaria scena si presenta alla vista.
Immerso in uno stato crepuscolare l’Io-persona vacilla,
vive un momento dove sogno e realtà si confondono,
mentre i confini del pensiero si fanno incerti.
L’entità che si avvicina al grande Passaggio,
di fronte a una nuova Realtà che si dispiega improvvisa,
è pervasa da contrastanti sentimenti, desiderio e paura.
Di là da quella porta che segna l’estremo confine
già si intravede una luce che non è quella conosciuta
e nel vortice dell’attrazione nuove sensazioni si agitano.
Alla fine timore e inquietudine sono scavalcati da un impulso
che è desiderio di vedere e sapere cosa ci attende nell’Oltre.
C’è qualcosa che ci aspetta di là, superato il limite del reale,
una dimensione dove tutto si capovolge e muove verso il centro.
È varcando quella soglia che lo spirito si riconosce come tale:
le spoglie mortali sono ora abbandonate senza rimpianto,
perché quello era già stabilito dall’inizio come loro destino,
ma ciò che perdura è una luminosa essenza eterea
che continua il suo viaggio oltre i confini del noto,
tra esperienze e visioni di cui nessuna parola può dire.
Dunque la morte non è la fine di tutto, è un nuovo inizio,
apertura a un’altra dimensione della vita che continua nell’eternità.
L’anima giunge rapida alla comprensione prima occultata dal corpo.
Liberata dalle pastoie della carne, essa rinasce a sé stessa e vede:
Interminabili sequenze di esistenze, creazione e distruzione di cosmi
Fenomeni indescrivibili e forme stupefacenti dei regni della natura
Colori iridescenti di arcobaleni e oscure voragini del tempo
Viaggi avventurosi senza meta nei grandi oceani delle galassie
Destini inesplicabili segnati da gioie, angustie, piaceri, drammi
Volti e voci e parole e canti nelle danze furiose degli istinti
Sguardi sereni e luminosi nella profonda quiete della meditazione
Musiche celestiali che risuonano su arpe angeliche nell’armonia delle sfere…
Non c’è limite a quello che può essere nella magia della divina creatività,
non c’è modo di descrivere con termini della finitudine ciò che supera l’intelletto.
La grande Ruota intreccia e capovolge i destini dei viventi,
distribuisce gioie e dolori lungo le inestricabili vie del tempo.
L’anima che ha varcato la porta della valle di Chronos sa tutto questo.
Il peregrinare dell’uomo tra vita e morte ha rivelato tutto il suo senso.
Ora il viaggio può continuare nelle dimensioni superne del riposo e della pace.
Poi ci sarà il ritorno in uno degli infiniti punti del cosmo dello spazio e del tempo
per adempiere al destino che appartiene all’essenza di ogni essere:
riconoscere la propria eternità vivendo l’esperienza della propria mortalità.
27 agosto 2022
sito e testi di michele losanna – michele.losanna22@gmail.com
