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301 Perché c’è il mondo?
-Perché c’è il mondo?
-Potremmo dire che è una domanda davvero vecchia come il mondo. L’uomo si è sempre interrogato sul perché dell’esistente. Nell’epoca moderna il filosofo Leibniz l’ha riformulata così: “perché c’è qualcosa invece che il nulla”?
-È una domanda che mi dà la vertigine. Quando penso a una risposta la mia mente si ferma. Non riesco assolutamente a concepire il perché di quello che chiamiamo mondo, realtà, esistenza.
-Propongo di usare la parola “essere“. È onnicomprensiva, ovvia, semplice e immediata. E anche indefinibile.
-Perché indefinibile?
-Essendo il fondamento di tutto ciò che esiste, l’essere è un assoluto, il Tutto. Non può ridursi a una descrizione con termini relativi e particolari, perché comprende e supera ogni cosa. Inoltre, se vuoi parlare dell’essere lo devi già presupporre, devi usare la parola già prima di definirlo.
-È vero. Se comincio a dire “l’essere è…” definisco l’essere con il verbo essere. Un paradosso, una bella contraddizione. Sembra impossibile afferrarlo e circoscriverlo.
-Eppure è per noi il fatto più immediato e ovvio. È sempre davanti ai nostri occhi, è innegabile, inevitabile, in questo senso assoluto, certo, definitivo. E al tempo stesso misterioso, inesprimibile, inspiegabile.
-Noi viviamo nell’essere, vediamo l’essere, siamo l’essere. Chi può negare questo?
-Sì, e finché lo percepiamo non è un problema, è la cosa più naturale e scontata. Ma è molto diverso quando vogliamo pensarlo. Allora l’essere diventa un enigma inesplicabile, una vertigine, come dicevi tu, che manda la mente in tilt.
-Non è il paradosso più grande questo?
-Certo. Proviamo a dirlo così: quello che chiamiamo essere è la cosa per noi più ovvia e reale, sempre presente, immediata e indubitabile. Può essere vissuta, ma non spiegata dal pensiero. Sei dentro l’essere e ne hai esperienza, lo percepisci, lo vedi, lo senti, ci nuoti come un pesciolino nell’acqua. Ma appena cerchi di farlo diventare oggetto del pensiero ti sfugge, si sottrae a ogni calcolo, ragionamento, definizione, deduzione, teoria e conclusione.
-Quindi la domanda iniziale “perché c’è il mondo?” è diventata “perché c’è l’essere?”.
-È la prima domanda di tutta la filosofia, il primo enigma che si è posto il pensiero umano.
-Con “essere” intendiamo l’esistere in tutte le sue forme?
-Sì. Esserci, esistere, atto d’essere, presenza, vita, pensiero, coscienza: facciamo rientrare tutto nella categoria più ampia dell’essere. Comprende tutto ciò che ha una realtà, tutto ciò che è, tutto quello che appare, comunque lo intendiamo.
-Anche le fantasie, i sogni, le chimere, le utopie?
-Certo, anche quelle cose, a loro modo, sono. Magari non le trovi nella realtà concreta, ma esistono nell’immaginazione e nel pensiero o in una percezione distorta. Quello che sogni, pensi o immagini è per te un qualcosa che esiste, una realtà effettiva. E comunque le idee più astratte, le fantasie più sfrenate hanno spesso cambiato il mondo, dimostrando la loro “realtà”.
-Quindi l’essere è molto più vasto di quello che tocchiamo o vediamo.
-Sì. L’essere comprende la materia, ma anche il pensiero, le possibilità. Anche ciò che potrebbe essere, ma non è ancora. Un progetto, un sogno, un’ipotesi scientifica, una teoria filosofica. Tutto questo esiste almeno come possibilità pensata.
-Quindi l’essere non è solo ciò che è attuale, ma anche ciò che può diventarlo.
-Esatto. E a questo punto nasce un altro mistero. Se l’essere comprende tutto ciò che è e tutto ciò che può essere, allora che cosa resta fuori?
-Direi: nulla.
-Appunto: il nulla.
-Il nulla… Ma se è il niente, come se ne può parlare?
-È una grande domanda. Perché se è davvero il nulla assoluto, come possiamo dirne qualcosa? Ma noi lo nominiamo, perché lo pensiamo come il contrario dell’essere, il suo opposto. Come il buio rispetto alla luce. Ma il buio non è qualcosa: è l’assenza di luce.
-Dunque, l’essere e il nulla non si possono concepire, non si possono definire o comprendere col pensiero. Il mistero si fa ancora più fitto.
-E la domanda iniziale “perché esiste qualcosa?” ritorna ancora più potente.
-C’è una via di uscita?
-Potremmo tornare al filosofo Parmenide, che diceva una cosa tanto semplice quanto sconvolgente: l’essere è.
-Sembra una banalità, una tautologia che non spiega nulla.
-E invece è una rivoluzione. Perché se l’essere è, allora il non-essere non è.
-Uhm… non cambia molto. E poi dicevamo che il nulla non esiste e quindi non si può pensare né dire.
-Esatto. Partiamo quindi da una certezza: qualcosa esiste e per noi è un fatto innegabile. E qui arriva Parmenide che dice: se il nulla non esiste, allora l’essere non può nascere dal nulla e non può finire nel nulla.
-Quindi l’essere è eterno, senza inizio né fine.
-E unico. Perché se esistessero due esseri, dovrebbe esserci qualcosa che li separa. E quella separazione sarebbe non-essere. Ma il non- essere non è.
-Quindi per Parmenide esiste solo l’essere.
-Un essere unico, eterno, immutabile. Che non ha bisogno di spiegazioni o cause, perché è un assoluto che si pone come tale. L’essere è, punto. Non c’è altro da aggiungere.
-È una visione che dà la vertigine, il mio pensiero non ci sta dietro. Abbiamo dunque risposto alla domanda iniziale: perché c’è il mondo e non il nulla?
-Parmenide ci ha offerto un geniale tentativo di risolvere il mistero. Ma forse la domanda sull’essere non ha una risposta, si ripresenta sempre intatta, fresca, inscalfibile. E comunque ogni tentativo di spiegare cade inevitabilmente in contraddizione.
-Perché?
-Perché qualsiasi risposta rimane ancora qualcosa che è.
-Quindi resta sempre dentro l’essere.
-Per comprendere l’essere e il suo perché dovremmo poterlo vedere “da fuori”, come una totalità. Ma noi siamo confinati nell’essere, lo osserviamo da un piccolo, limitato punto di vista.
-Allora non riusciremo mai a sciogliere il mistero.
-Forse la filosofia, la ricerca di una risposta, non serve a questo. Serve a ricordarci che da sempre viviamo il mistero. E che questo rende la vita affascinante, inesplicabile, sempre nuova e sorprendente. È il fascino dell’inconoscibile.
-Devo quindi rinunciare a cercare il perché del mondo?
-No, continua. È qualcosa che dà senso al tuo essere qui. E comunque è una tendenza per noi uomini insopprimibile e irrinunciabile. Da lì poi partono infinite domande, una più intrigante dell’altra.
-Altre domande? Ad esempio?
-L’essere è un grande mistero. Ma la coscienza? Il fatto che nel mare dell’essere appare un punto di consapevolezza che si interroga sul mondo e sulla vita? Ti sembra poca cosa?
-Sento che adesso la mia mente è ancora più confusa e in preda alla vertigine…
-Allora devi rallegrarti.
-Rallegrarmi?
-Sì. Perché in questo momento sta accadendo qualcosa di straordinario. In un piccolo punto dell’universo, l’essere sta diventando cosciente di sé.
-E cosa fa?
-Si guarda intorno. E, cosa ancora più incredibile, pone a sé stesso la domanda più antica di tutte: perché?
16 marzo 2026
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