11 Er
Strana vicenda quella di Er
che ebbe il privilegio e l’onere di tornare dall’aldilà
per raccontare ciò che aveva visto in quella dimensione inconcepibile
dove sogno e realtà si confondono
ma dove la vista dell’anima si fa più acuta
e l’occhio può frugare nei misteri del divino.
Soldato morto in battaglia e creduto tale
sì risvegliò di nuovo alla coscienza dei vivi
per recare un messaggio da quel Mondo ideale
che non conosce il tempo.
Mirabili cose imparò l’anima di Er nel mondo di lassù:
che ciascuno di noi sceglie il suo destino
e che nessun Fato ci opprime o ci costringe.
Egli vide la somma libertà del bipede mortale
di scegliere il percorso della sua esistenza
senza temere la morte, senza temere gli dei,
senza rimpianti e recriminazioni per ciò che è stato.
E seppe che dopo il fallimento ci sarà sempre un’altra possibilità
nell’infinita Ruota del Tempo immagine mobile dell’eternità,
perché il Tempo non ha fretta.
Da allora la vita di Er non fu più la stessa.
Divenne filosofo senza aver studiato alcuna filosofia.
e non conobbe più le armi
perché non ce n’è più bisogno
per chi è uscito anche solo per un momento alla luce
risalendo dal buio della caverna.
21 giugno 2022
12 Il senso del presente
Qual è il senso del presente?
Se il senso del presente è avere una direzione
allora le direzioni sono infinite nell’infinito corso del tempo.
Quindi, quale seguire? E perché?
Tutto si mescola nel complesso gioco dell’esistenza:
ora l’alto è il basso ora il basso è l’alto,
ora il grande è piccolo ora il piccolo è grande.
Giostre di immagini e di colori che corrono lungo la linea della vita
si intersecano, si sovrappongono, volteggiano insieme…
Ma come in una antica danza Sufi,
nel bel mezzo della tempesta di questo vorticoso caleidoscopio di colori,
qualcosa rimane immobile e non cambia,
qualcosa rimane sulla collina e osserva…
Ecco il Presente che si rivela in tutta la sua pienezza di senso,
quello della direzione senza direzione,
perché solo ciò che non ha una direzione può avere un senso.
22 giugno 2022
13 I diritti del ragno
Ho dei diritti anch’io come ragno aggrappato qua sulla parete?
Perché la mia progenie comparve su questa Terra prima di voi
felice e indisturbata nella convivenza con gli altri esseri.
L’uomo, se ben ricordo, comparve solo il sesto Giorno.
Come ultimo ospite di questo mondo
si mostrò subito giovane e dinamico, intraprendente e sfrontato
ma segnato da immaturità e bramosia oltre ogni limite,
due cose che non possono stare insieme
se non come le facce di uno stesso egoismo cieco
che non appartiene alla logica del vivente,
foriero quindi di squilibri e guai per tutti e in ogni dove.
Tessendo paziente i miei fili io insegno, parlo così al mondo.
La mia tela è una rete che tutto avvolge, tutto collega,
con i suoi mille riflessi e la sua leggerezza impalpabile.
Ma devo anche dire…
In realtà con gli esseri umani non va sempre così.
Quando l’uomo impara ad avere senza possedere,
ad agire senza reclamare meriti,
a sentirsi parte della Grande Ruota dell’Esistenza
allora accade il miracolo, cioè la cosa più banale ed ovvia:
riconosce che ciò che esiste ha il diritto di esistere per il semplice fatto che esiste e capisce che quel diritto non è lui che può concederlo
a chi da sempre lo possiede.
Quindi come semplice ragno consapevole dei suoi diritti
continuo a tessere la mia tela.
È la mia saggezza pazientemente coltivata,
con grande cura ricamata
e con amore offerta al mondo.
23 giugno 2022
14 Diversi
-Cosa vuol dire essere diversi?
-Vuol dire essere o avere quello che gli altri non sono o non hanno.
-Fammi un esempio per favore.
-Per esempio un modo di ragionare e di comportarsi o una qualità.
-Anche un aspetto esteriore?
-Certo, a volte anche quello può essere significativo.
-Ma qual è il valore della diversità?
-E’ nel fatto che tu stai mostrando agli altri quello che non hanno o non sono.
-Quindi noi dobbiamo ringraziare colui che è diverso perché ci sta mostrando qualcosa…
-Ci sta completando con quello che noi non abbiamo ma potremmo avere, con quello che noi non siamo ma potremmo essere.
-Manifesta quindi le nostre potenzialità…
-Sì, ci dice letteralmente quello di cui siamo mancanti o carenti, quello che non abbiamo neanche pensato di poter avere o essere.
-Quindi nell’altra persona noi possiamo vederci come in uno specchio.
-Sì, e non solo nelle persone, anche nelle cose, negli eventi, in ciò che accade. Lo specchio ci rimanda spesso la parte migliore di noi di cui non siamo consapevoli e che ancora è dormiente. E naturalmente devi essere tu innanzitutto capace di leggere la realtà e apprezzarla nella sua diversità e farla tua integrandola nel tuo essere.
-Quindi la diversità ci permette di conoscere meglio noi stessi…
-Noi siamo già portatori di un’infinità di diversità tutte da scoprire che poi sono la vera fonte della creatività. La differenza origina sempre interesse, curiosità e conoscenza.
-È vero, dove tutto è uniforme e piatto, nulla accade di interessante o piacevole…
-È una cosa così ovvia, ma pochi riescono a vederla con chiarezza e con semplicità.
-Ma se è così, perché allora la diversità è considerato un problema?
-Chiediti da chi è considerato un problema e vedrai immediatamente che colui che non vuole conoscere sé stesso subito condanna il diverso e in questo modo condanna quella parte di sé che vuole venire alla luce e chiede di manifestarsi.
-Una bella contraddizione…
-L’essere umano è contraddittorio proprio perché è pieno di diversità che creano attriti e conflitti quando non si compongono in un’armonia superiore. La diversità, che è un fatto del tutto naturale e ovvio, nella realtà è ovunque, diventa un problema quando si associa all’idea di superiorità e inferiorità, allora diventa una micidiale fonte di dolore e di disprezzo, radice di conflitti che possono perpetuarsi per secoli attraverso le generazioni, avvelenando le società e creando un clima di lotta dove l’uomo-lupo può scatenarsi.
-È così difficile da capire?
-Un bambino lo sa immediatamente, perché ama la diversità e la varietà e si diverte un mondo a inseguire farfalle di ogni colore. Anche un adulto può capirlo se riesce a vedere la realtà ancora con gli occhi di quel piccolo.
-In effetti, mi viene da pensare: un abete è superiore ad una quercia? Una mela è superiore ad un’ arancia? Il numero 3 è superiore al numero 2 ed è inferiore al numero 4?
-Su questo non c’è bisogno di complicate spiegazioni, se qualcuno vuol fare ameno del numero 3 o della quercia o dell’arancia faccia pure, ma dovrà rendersi conto di vivere in un mondo più impoverito, meno ricco di colori e sapori.
-Questa idea di superiorità è solo degli umani, mi sembra…
-Sì, nasce dalle loro ego e dalle loro paure e dalla necessità di definirsi per capire la propria identità, ma una identità che non si confronta con la diversità è qualcosa di povero e instabile. La differenza non deve spaventare perché ci spinge a completarci e mostrando nuove possibilità ci fa vedere quello che neppure noi sapevamo di noi stessi.
-E la Natura cosa dice a proposito?
-La Natura sa benissimo che nel Cosmo non esiste alcunché di superiore o inferiore se non in senso relativo e momentaneo, ma anche che una qualità può essere positiva e negativa a seconda delle situazioni, quindi non buona o cattiva in assoluto.
-Fammi anche qui un esempio per favore.
-L’albero possente dal grande fusto sembra superiore a quelle esili canne che noi vediamo muoversi al vento, flessibili e apparentemente indifese… Ma Il possente albero sarà il primo a schiantarsi quando arriverà la tempesta e il vento spazzerà la pianura. Invece i piccoli arbusti che si piegano al vento sopravvivranno intatti…
-Ma allora, perché noi uomini ci facciamo ingannare dalle apparenze?
-L’uomo si fa ingannare dalle apparenze perché di solito vive di apparenze, il suo stesso io è solamente una costruzione, una realtà superficiale, un epifenomeno che per stare in piedi ed autoproclamarsi deve continuamente confrontarsi, paragonarsi e competere.
-…E da qui la condanna della diversità…
-Da qui quella maschera di paura e di oblio che l’umanità deve ancora scrollarsi di dosso.
-Dopo questo dialogo con te ho imparato cose che non sapevo o non pensavo di sapere e io stesso ora mi sento diverso. Penso di aver capito meglio il valore e il senso della diversità proprio incontrandola in questo confronto con te…
-È perché abbiamo accettato entrambi di entrare in relazione non malgrado, ma grazie alle nostre diversità. Tutti ne abbiamo guadagnato. Non è così difficile, ti pare?
28 giugno 2022
15 La più grande invenzione
L’Io è la più grande invenzione nella casa dell’Essere.
Le vie del Vedanta ci offrono la visione
degli antichi saggi dell’India
che nella realtà dell’Io vedevano uno scherzo cosmico,
un puro gioco di ombre e apparenze
dove Maya tesse trame di illusioni e trionfa ridendo
sui grevi mortali portatori di ragione.
Dopo la grande deflagrazione che creò innumerevoli realtà
Il vasto Cosmo si restrinse in infiniti punti.
L’Oceano di coscienza diventò quelli che noi chiamiamo individui,
piccole infinitesime parti del tutto
che ora si pensano autonome e reclamano la propria libertà
e credono di poter agire e scegliere
secondo un proprio volere al di fuori della volontà dell’Intero.
Era un viaggio entusiasmante per quel piccolo punto cosciente,
ma comunque destinato al fallimento
perché nulla che appartenga ad un intero
può pretendere senso e ragione al di fuori di esso.
E la piccola parte nulla potrà conoscere nella sua limitata visione,
niente potrà conquistare fuori della logica del Grande Essere.
Potrà solo vivere nell’illusione di essere ciò che non è
perpetuando la sofferenza di quel piccolo punto
agitato, inquieto, protervo nella sua bramosia,
che nello scacco della volontà vive i giorni e le notti.
Io è la parola che comprende tutto questo gioco
ora tragico, ora comico, ora infiammato,
destinato a concludersi prima o poi
e a dissolversi come la bruma del mattino
nella luce di una limpida visione della realtà.
30 giugno 2022
16 Paradossi
È un paradosso che si parli di paradossi
perché il paradosso è la più grande sfida alla logica,
una contraddizione che nessuno può spiegare né accettare
ma che si pone di fronte a noi come un fatto irrefutabile
sconvolgendo le vecchie geometrie del pensiero…
Para-doxa ovvero andare contro il conosciuto
per frequentare nuovi territori del linguaggio
dove spuntano sorprendenti e arditi racconti del mondo,
perché la realtà non può essere contenuta in nessun sillogismo.
Ciò che vìola e scuote la logica dell’animale ragionante
non si oppone alla vita bensì la afferma ad un livello più alto.
Nella visione panoramica tutto si fa più completo e chiaro,
i tasselli dell’enigmatica figura cominciano ad andare al loro posto
collegandosi secondo oscuri percorsi e irragionevoli ragioni.
Para-doxa. Quando non è via della banalità e dell’equivoco
può diventare ingresso nel recinto del sacro
dove non ci sono vane opinioni
né deliranti discussioni sul dettaglio
perché tutto è contenuto e ogni particolare corrisponde.
La corta visione vede sempre l’errore, la contraddizione,
vive incessantemente nel giudizio, separando ragioni e torti
e perdendo l’intero per strada col suo procedere obliquo.
Ma improvvisamente un paradosso si presenta irridente
e obbliga a vedere quella contraddizione
che continua a essere nonostante gli sforzi per negarla.
L’incoerenza si fa improvvisamente intrigante, seducente
e se c’è il coraggio di seguirla nel suo impervio sentiero
si fa rivelazione del significato più nascosto delle cose…
-Arrivai primo ed ultimo!- proclamò l’unico concorrente in gara…
-Mai dovete credermi!- disse il Mentitore…
paradossi che sono solo giochi verbali,
ingegnosi equilibrismi del logos umano,
astuti espedienti per non muoversi in avanti
e continuare a girare in tondo…
I veri Paradossi si librano più in alto, oltre le parole ingannevoli,
là dove irrompe la vita con tutta la sua potenza dionisiaca
e ogni contraddizione è accettata come sorgente viva dell’essere…
Ed ecco allora:
il tempo inscritto nell’eternità dove nulla trascorre
e l’uomo come ente mortale radicato in quella eternità
e il mostrarsi delle cose nel loro celarsi
e il bene che solo nell’intreccio col male può risplendere
e la verità dei segni che insieme dicono e non dicono
e il dentro e il fuori che appaiono come un’unica direzione
e la freccia che raggiunge il bersaglio senza muoversi
e la vita e la morte che si abbracciano nel circolo degli eventi…
In una consapevolezza più ampia cadono i muri,
i confini sfumano e i colori si mescolano.
Il Vero appare solo fuori dalla gabbia di un logos
che ha perso la sua originaria vitalità
e ora stancamente ripete sé stesso.
29 giugno 2022
17 Il ricordo
Secondo il Pitagorico
l’anima torna a casa e si rimette in viaggio
un’infinità di volte nelle sfere del Cosmo.
Ebbra di vita e desiderosa di esperienze
si tuffa in un ciclo continuo di esistenze
passando per le più svariate forme e luoghi,
intrecciando innumerevoli storie
all’interno della più grande storia del mondo.
Caduta nel corpo per la spinta del Desiderio
l’anima cerca poi il riscatto e la risalita
quando il dolore della separazione si fa troppo grande.
Allora affiorano ricordi di un lontanissimo passato,
di una eterea luminosa identità senza corpo
e un’acuta nostalgia si impadronisce di lei.
Il ricordo è sempre un richiamo,
ma questo Ricordo supera ogni altro
per la straordinaria potenza e profondità.
Ora il corpo e le sue fuggevoli sensazioni
non sono più oggetto di brama
e sazia di questa vita l’anima si risveglia a sé stessa,
il suo occhio si volge di nuovo verso l’alto imperscrutabile,
oltre la gabbia dei quattro elementi.
Così Psiche dallo sguardo velato dispiega le ali
sopra le ombre del mondo sensibile
e torna al primo raggio della Ruota eterna
dove tutto da sempre comincia e ricomincia…
Un viaggio senza fine…
Ma attraverso le innumerevoli vite
tante cose l’anima ha raccolto e compreso:
…che nulla si perde di ciò che è stato,
non un sospiro, non un anelito svanirà nella memoria
…che gli amici e compagni di viaggio persi saranno sempre ritrovati
e gli amori rinasceranno sempre più vivi e indistruttibili
…che tutte le forme e situazioni umane saranno vissute
perché il conto finale sia saldato e pari a zero
…che non ci sarà giudizio per chi errore avrà commesso
perché tutti sbagliano e imparano attraverso l’errore
…che non c’è mai fretta nell’eternità
perché ogni cosa arriva sempre e nel giusto momento
…che anche il corpo non va disprezzato
perché è veicolo e amico fedele nel viaggio della vita
…che il cammino dell’anima non avrà mai termine
perché non c’è punto di inizio o di fine
nella sacra geometria del Grande Circolo…
30 giugno 2022
18 La lira di Socrate
Con la lira fra le mani, davanti alla morte,
Socrate divenne musico.
Mai prima di allora egli aveva sfiorato le corde
per disegnare le melodie concesse ai mortali.
Il dialogare l’aveva trascinato per le vie e le piazze di Atene
e di quello aveva fatto la sua missione di vita,
Quella delle parole fu la prima musica da lui interpretata
anche se da pochi ascoltata.
Poi la condanna a morte e il carcere,
perché per la Mediocrità non è concepibile di volare così alto.
La parola che sfugge ai limiti e al controllo del gregge
deve essere ricondotta a mansueto belato
e colui che la proferisce deve essere ricacciato nel silenzio.
Ma per Socrate che la prigionia dell’anima nel corpo già conosceva
ora tra le mura del carcere altre parole erano possibili:
quelle degli impalpabili suoni che ammaliano gli uomini
e a volte li trasportano sulle più alte vette dell’intuizione.
Il tempo era poco per apprendere lo strumento
che richiedeva lunga pratica e impegno assiduo.
E i discepoli costernati gli chiedevano il motivo di tanta dedizione
nel pizzicare quelle corde per addomesticarle all’idea
mentre Thanatos si avvicinava a grandi passi,
scanditi dal suono dell’erba mortale pestata nella tazza.
Ma il maestro, senza scomporsi, rispondeva ai discepoli e amici:
“ Nessun giorno va sprecato!”
Il senso di queste parole era trasparente
per coloro che, pur velati dal pianto dell’addio,
sapevano ascoltare anche nel momento della tragedia:
“C’è sempre un tempo utile per imparare qualcosa
e questo momento è il migliore per rendermi amica la lira!
La morte non è un problema se la si incontra cantando!
Dioniso ci insegnò a celebrarla nel buio della notte
con danze orgiastiche e parole e grida
che vogliono salire al Mondo superno
per convincere gli dei che anche noi mortali siamo dei…”
Questo sembrava di udire…
La musica dunque come nuovo gradino della scala
e Socrate che divenne musico in quel breve tempo,
pensando solo a come quelle corde potessero essere pizzicate
per cavarne dolci suoni e melodie fino ad allora mai sentite.
E fu il più grande insegnamento di Socrate:
dopo una vita offerta alle parole
viene il momento di abbandonare il dialogare,
che sempre rimane nel recinto dell’intelletto,
per mostrare con il gesto e con l’esempio come si possa
attraverso le note di una lira elevare l’animo umano
e mostrare ciò che oltrepassa la parola…
Davanti alla morte fu come per quell’uomo che fuggiva
e aggrappato lungo un dirupo scosceso,
prima di cadere fra le braccia di Thanatos,
coglieva una fragola che spuntava lì accanto
per assaggiarne il dolce sapore,
godendo di quell’attimo che diveniva eterno.
Non poté la cicuta imporre il silenzio alla lira di Socrate
perché il canto di quel risvegliato vive immortale
e ancora risuona negli echi dei secoli
come supremo insegnamento
per tutti coloro che sanno vivere nel momento:
“Nulla del tempo va sprecato, amico mio,
suona la lira della tua anima!”
1 luglio 2022
19 L’Assalto al Cielo
Tentarono l’assalto al Cielo gli Esseri bifronti
e furono puniti dall’implacabile Zeus per la loro tracotanza,
perché l’esuberanza e la forza che li contraddistingueva
li faceva temibili e indocili, rotondi e arditi nella loro pienezza.
Fu la prima volta che l’Olimpo cominciò a scricchiolare
e la potenza degli dei trovò un formidabile sfidante
in ciò che il Demiurgo aveva generato nelle valli di Crono…
Tutto cominciava a capovolgersi ora, sovvertendo ogni regola.
Era il pensiero umano che concepiva per la prima volta
la possibilità di cambiare le grandi leggi del Cosmo,
sconvolgendo gli equilibri che per ere immemorabili
avevano segnato i rapporti fra l’Alto e il Basso.
Era l’uomo che ora scopriva di poter essere anch’egli un dio
e reclamava un posto nel grande banchetto dell’Olimpo.
Fu allora che gli dei usarono l’arma più potente, la Separazione.
Ciò che è diviso e frammentato e non riesce tenere insieme le sue parti,
avendo perso l’unità, si trova impotente, bisognoso, dominato
e vaga per il mondo smarrito, cercando ciò che gli manca…
Fu la spada di Zeus ad interpretare la divina follia
tagliando in due quegli esseri per renderli poveri e miserabili,
dimostrando così che anche gli dei ormai sono caduti
nel mondo di laggiù dove non c’è giustizia.
Chi si rivolge a ciò che è in basso si mescola al fango del mondo
e anch’egli si trova alla fine tagliato in due, nell’impotenza.
Furono le stesse divinità a preparare la propria sconfitta
scendendo a valle e abbattendo le sacre mura tra cielo e terra.
Furono loro gli artefici del disincanto,
essi decretarono la fine del proprio privilegio.
Ora la storia diventava storia degli uomini, non degli dei.
E gli androgini, divisi in metà come maschi e femmine,
sotto la spinta di Eros cominciavano a costruire relazioni e storie,
le più strane, bizzarre, seducenti, ridicole e tragiche,
in una tale infinita varietà di situazioni e vicende
che anche gli dei dall’alto si sporgevano affascinati
a guardare con segreta invidia la vita umana.
Da allora non ci fu più nessuna scalata al cielo per gli uomini
perché di nessun cielo c’era più bisogno.
Adesso la ricerca dell’unità diventava l’avventura più grande,
lo scopo di tutta l’esistenza.
La vita diventava intensa, bella, imprevedibile e sempre nuova.
E nel momento supremo dell’unità ritrovata la gioia più grande,
il ritorno a quella pienezza rimasta nel ricordo e ora riconquistata.
Una beatitudine divina che neanche gli dei conoscono.
2 luglio 2022
20 L’ultimo viaggio
Furono le Figlie del Sole a condurre te in quel luogo indescrivibile
dove la dea Dike, tanto amata e temuta, attende imperturbabile
coloro che osano affrontare l’ultimo viaggio concesso ai vivi,
quello destinato ad estinguere ogni desiderio del mondo…
Il carro si muoveva sulle ruote sibilanti, spinto dalle giovani cavalle
verso una nuova nascita negli orizzonti dell’interiorità.
Era l’anima a tenere saldamente le redini del gioco,
perché l’instabile cocchio poteva rovesciarsi in ogni momento
ed è in quella rovinosa caduta che per molti si conclude la ricerca.
Sensazioni, sentimenti e pensieri devono trovare la loro armonia,
devono tendere allo stesso fine per non disarcionare l’auriga
mentre il viaggio procede nelle più impervie regioni della coscienza.
Ti trovasti così al cospetto della dea Giustizia,
sulla Grande Porta che divide Giorno e Notte
e da cui indietro non si torna se non trasformati.
Benevola appariva la dea, che tese la mano
e con poche, scarne parole tolse il velo all’Assoluto
mostrandoti l’Essere nella sua ben rotonda verità.
L’anima conosce già questo mistero,
ma quel cumulo di desideri che noi chiamiamo mondo
offusca la sua vista e la precipita nella dimenticanza.
Solo dopo infinite esperienze ed errori la strada di casa viene ritrovata,
ma il cammino si fa molto arduo sulla via del ritorno.
Vecchie abitudini spingono spesso il carro ad impantanarsi
e solo un’indomita volontà mantiene saldo l’intento.
Questa fu la tua storia: guidato dalla ragione unita al desiderio,
volgendoti con ferreo proposito al mistero dell’essere,
superasti gli ostacoli dell’ingannevole realtà dei sensi,
quel mondo fatto di variopinte forme e rimbombanti suoni
che gli umani incanta, trascina e avvince alla Ruota del Tempo.
Quella fu la visione che cercavi oltre il velo:
puro essere che non muta, unico, ingenerato, imperituro,
sfera luminosa che racchiude ogni perfezione.
Cammino che mille volte ancora altri hanno percorso
sulle tracce dello Straniero di Elea
e tanti ha ricondotto a casa.
4 luglio 2022
sito e testi di michele losanna – michele.losanna22@gmail.com
