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111 I riflessi del mondo
Nel gioco dei riflessi del mondo puoi vedere te stesso
e tutto il senso della vita che ti corre accanto.
Nella foglia che cade si rivela la transitorietà delle cose,
in quel germoglio che cresce l’esuberanza della natura.
Il vento spazza la pianura e rinnova il canto del vivente,
rigenerando ogni cosa come una pura acqua di fonte.
Ovunque la vita ferve, si muove inquieta, si espande,
perché non ci può esser fine a ciò che non ha principio.
Infinite forme si incontrano e lottano e si intrecciano
come gli elementi di una grande orchestra cosmica,
in una sinfonia che accorda tutte le voci ed ogni diversità.
Tutto si mescola e partecipa ad un complesso gioco,
in un apparente caos che è in realtà un ordine superiore.
I fenomeni si alternano in una immensa danza
che confonde i confini delle cose e i loro destini,
mentre il danzatore scompare nel vorticoso movimento.
Il bene e il male non si riconoscono più separati,
ogni cosa è anche il suo contrario e molto di più.
Miracolo e peccato sono le facce di una stessa realtà
che non risponde a imperativi e tutto vuole contenere
e si muove nella contraddizione e nel paradosso,
in un luogo ove né speranza né oblio sono il rimedio,
dove odio e amore convivono circondati di rose e spine.
Ogni momento si sporge sull’orlo dell’eterno abisso
e diventa un glorioso, assoluto ‘ora’ esistente,
asserzione definitiva di un essere-nulla che inquieta
e soggioga l’immaginazione nel pensare oltre il limite.
Dunque in ogni riflesso e palpito di vita vedi te stesso,
ti osservi apparire in mille forme, modi, volti e identità.
E comprendi di essere tutto questo che risuona in te,
catturato dalla melodia di una cetra incantatrice,
ma al tempo stesso partecipe di una chiarezza
che anche nella più fatua illusione scorge il vero.
Perché questo è ciò che sei nella tua essenza,
anche se te ne sei dimenticato da molto tempo,
avviluppato nelle spire di un piccolo io informe
che pretende di negare l’ultima inalterabile verità.
Tutto ciò che vedi racconta di te e ti appartiene,
ti attende mascherandosi nelle vesti di un “altro”.
Ma l’illusione ingannevole non può durare a lungo.
E allora ecco che nel momento più impensato,
quando meno te lo aspetti, un velo cade dagli occhi.
Lo sguardo si leva in alto e scruta oltre il confine,
poi torna giù, fattosi limpido, alle cose di sempre
e ‘vede’ ciò che già dall’inizio era lì in attesa.
Ogni situazione di vita può essere il momento.
In un rosso tramonto puoi scoprire la chiara visione
che nel gioco dei colori si trasfigura in desiderio,
in un inestinguibile sentimento di nostalgia dell’Oltre
che ti conduce a superare la separazione dal mondo.
La parola che si librava a fissare i contorni delle cose
ora è muta, sospesa a restituire lo spazio del silenzio.
Alla fine il gioco dei riflessi del mondo ti ha rivelato,
vedi una parte di te in tutto ciò che vive e accade,
in innumerevoli specchi e immagini e simboli sacri.
Ogni segreto si schiude allo sguardo contemplativo.
in un cammino senza principio né fine né ragione.
Un viaggio di scoperta, di ricordo, di ritorno a te stesso.
6 giugno 2023
112 Il centro spazio di libertà
Quelle che vediamo nel mondo non sono “cose”
ma processi, trasmutazioni, vita in movimento.
Nulla è statico nella realtà, nulla sta fermo,
niente è semplicemente quello che appare,
ciò che è ora non è mai ciò che era e sarà.
La legge del cambiamento regna e dispone
perché la vita possa rigenerarsi all’infinito.
Nascita e morte si alternano nel moto esistenziale,
l’una apre le porte all’altra, la invita, la prepara,
un legame profondo tra le discordi forze si rivela
nel gioco che conduce ogni ente al suo destino.
La realtà ultima di ogni esistenza è inafferrabile,
nessuna definizione può contenere e descrivere,
nessun numero può misurare e parola spiegare
ciò che rimane indecifrabile nella sua essenza.
Non possiamo sapere cosa siano il rosso o il verde
se non abbiamo mai visto il rosso e il verde.
Non possiamo capire cosa siano il dolce o l’amaro
se non li abbiamo assaggiati almeno una volta.
Non possiamo comprendere il piacere e il dolore
se non ci siamo ancora passati attraverso.
Ma anche quando ne abbiamo fatto esperienza
ci accorgiamo di non avere afferrato l’essenziale.
La conoscenza resta sempre ai lati della cosa,
è un maldestro tentativo di rendere ragione
di qualcosa che rimane ad un’abissale distanza.
Quell’essenza che sempre sfugge allo sguardo
è incomprensibile perché non obbedisce a ordini,
è il principio di libertà che è la natura di ogni ente,
è lo spazio incontaminato dove ogni cosa è ciò che è.
Nulla è meccanico, risaputo e prevedibile
nel nucleo profondo di ogni reale esistente:
come dimensione di interiorità e luogo di verità
l’essenza non sottostà al tempo e a condizioni,
non si fa rinchiudere negli schemi dell’intelletto.
Dall’archetipo eterno di un’intelligenza infinita
ogni ente si origina e intraprende il suo corso
compiendo in sé stesso il proprio essere,
mostrandosi nella trasparenza della forma,
offrendo la ricchezza dei suoi mille volti,
ma rimanendo al tempo stesso puro e inviolato
perché il mutamento è solo parvenza fenomenica.
Nella profondità insondabile della sostanza reale
nulla davvero si muove o cambia o trascorre.
Gli eventi del mondo si avvicendano tumultuosi
in una girandola di colori, fenomeni ed emozioni,
in una festa di vita che celebra l’illusione e la bellezza,
ma il centro della ruota rimane quieto e immobile,
non scalfito o perturbato dalle onde in superficie.
Il centro dell’ente è la sua vera essenza immortale.
È lo spazio di libertà che non contempla opposti.
È l’affermazione sacra della propria origine eterna.
È il senso profondo dell’esistenza come miracolo.
È il supremo mistero che in eterno sarà custodito.
È creazione pura che si dischiude solo nella libertà.
22 giugno 2023
113 La selva oscura
Fu chiamato dal Poeta la selva oscura
quel folto intrico di pensieri ed emozioni,
che con la sua fitta trama preclude ogni luce
e confonde lo sguardo che cerca il sentiero.
In quel bosco misterioso incrociano tortuose vie,
fiere e animali di sogno si aggirano inquieti
a cercare la preda che ingenua si addentra.
La selva oscura è la nostra realtà interiore,
luogo ove la mente e il corpo si avviluppano
in una festa di vita tumultuosa e scomposta,
dove l’uomo si trova rapito e dimentico di sé.
Laggiù la coscienza giace addormentata,
ignara dell’accadere di ogni bene e male,
in attesa di un primo timido raggio di luce
che rechi l’annuncio del vicino risveglio.
In quel luogo di conflitto e non libertà
la mente separativa celebra il suo dominio:
ragione calcolante, schiavitù dai desideri,
eccessi di volontà e pulsioni ingovernabili,
immaginazione inetta a scorgere il nuovo,
sentimento e intuizione prigionieri dell’io.
Qui si apre la porta della discesa agli inferi,
ineludibile passaggio per ogni essere umano.
È l’incontro con ignoranza, illusione e dolore
che fa nascere la domanda sacra su sé stessi.
La coscienza può essere risvegliata dal sonno
solo attraverso un lungo e periglioso cammino
che non rifugge dall’esperienza del negativo,
ma lo affronta e lo integra in un sentire superiore.
La selva oscura è il mondo del corpo-mente
che, se trasceso, apre alla consapevolezza,
alla chiara coscienza del bene e del male,
alla conciliazione dialettica degli opposti,
come conoscenza di sé che tutto abbraccia.
Ogni fase di vita deve avere i suoi maestri,
guide che ispirano e orientano nella ricerca,
ma capire la giusta via è compito di ognuno,
ne va della propria verità di persone libere.
La coscienza risvegliata si fa consapevolezza,
sguardo acuto sul mondo e limpida saggezza.
È poi l’intuizione spirituale a sollevare oltre,
fino alla visione dei più alti reami dell’essere.
Ma la realizzazione più grande e gloriosa
non può mai dimenticare le antiche radici:
nella selva oscura si è rivelato il senso
di un viaggio terreno fatto di gioia e dolore;
abbiamo vissuto solitudine e sperdimento;
abbiamo imparato la fiducia e l’amore;
ci siamo trasformati in spiriti forti e liberi.
Così comincia il sentiero di ascesa alla luce.
Così è possibile tornare a riveder le stelle.
26 giugno 2023
114 Conoscere
Conoscere richiede un occhio puro,
uno sguardo spassionato e limpido sul mondo,
perché la vera conoscenza è assenza dell’io.
L’ego è solo una prospettiva limitata e parziale,
un coacervo di problemi, pretese e idiosincrasie
che sovrappongono al ‘visto’ le vecchie memorie.
Il passato traccia un solco nella coscienza,
offusca con una miriade di desideri la visione,
condiziona e manipola ciò che è di fronte,
obnubila la realtà che sempre ci sfida e ci parla.
Il desiderio di sapere è connaturato all’uomo,
è la spinta fondamentale che avvia la ricerca,
è energia viva che erompe, forgia e trasforma.
Dalle acque stagnanti dell’incoscienza animale
l’uomo è emerso con la sua coscienza inquieta,
pronto a conquistare e possedere il mondo.
Conoscere è la chiave del suo illimitato potere
che tutto travolge e riscrive in nuovi paradigmi.
Ma la smania di sapere può diventa hybris,
tracotante senso di sé, impenitente orgoglio,
ansioso tentativo di controllare la realtà
per renderla docile strumento del proprio io.
Quando l’ego prende le redini della situazione
il conoscere è asservito a istanze estrinseche,
perde la sua innocenza, la purezza dell’intento,
diventa ragione che calcola, usa e soggioga,
celebrando come trionfi le proprie malattie.
Un sapere autentico è apertura e ascolto,
un vedere pieno di meraviglia e di rispetto
che mette da parte l’ego e lascia spazio,
concedendo a ogni cosa di essere e di rivelarsi.
È un conoscere che è ‘dotta ignoranza’,
un ‘sapere di non sapere’ che è libertà.
Quando il soggetto-io non interferisce
c’è pura conoscenza finalmente liberata,
visione di una verità semplice e innegabile
che va oltre l’apparenza e coglie la sostanza.
E non è una fredda osservazione delle cose:
la volontà, le passioni e i sentimenti rimangono,
non centrati sulle pretese insaziabili dell’io,
ma a loro volta liberati da comandi e imposizioni,
dalla schiavitù dell’istinto e del calcolo personale.
Dove non c’è ‘io’ scompaiono la confusione, l’errore,
l’inganno di una prospettiva ristretta e parziale.
Allora la conoscenza è davvero al servizio di tutti,
perché nessuno la possiede e la controlla,
non dipende da alcuno, è libertà in essenza.
Quando si osserva il mondo con spassionato intento
non c’è più separazione tra la coscienza e la realtà.
Conoscere coincide con l’essere e con l’esistere,
è spontaneo movimento di vita e armonia con il Tutto:
un sapere svincolato dall’antico retaggio animale;
una dotta ignoranza che nel non sapere è sapienza;
un conoscere disinteressato che vive appagato di sé;
un approccio al mondo autentico e pienamente umano.
4 luglio 2023
115 Sulle ali di un pensiero errante
Sulle ali di un pensiero errante
un’immagine crepuscolare prende forma,
incerta nei contorni ma vivida nei colori,
a sfidare gli angusti confini dell’intelletto.
Spuntata nella mente come un’epifania,
aggrappata ai tenui fili di un’intuizione
nata chissà come, chissà dove,
vive nel presente dello spazio interiore,
luogo che non contempla la memoria.
La parola non può esprimere l’essere,
può solo indicare per cenni e segni,
con simboli poveri dagli oscuri sensi.
Intelletto e discorso incontrano un limite,
oltre non possono gettare lo sguardo.
Non è dato al pensiero rigido e meccanico
di trascendere sé stesso e il conosciuto.
Non può esserci spazio di creatività
nel mondo del calcolo, della misura razionale,
di ciò che prepara e attende il predicibile.
Sui versanti scoscesi del pensiero obliquo
può invece irrompere una forza intuitiva,
uno sguardo che coglie d’un balzo un senso,
sperimentando nuovi territori ed emozioni,
al di fuori di ogni percorso conosciuto.
L’immagine può librarsi oltre l’ovvio,
aprire nuove vie di comprensione,
indicare il picco di un’esperienza
che resta singolare e non comunicabile.
Perché ogni esperienza è incomunicabile,
rimane celata nello scrigno dell’interiorità,
sacra e inviolabile nel suo senso ultimo.
Sulle ali di un pensiero nomade
immagini appaiono e si mescolano
con la vitalità e la forza ancestrale
di ciò che si sottrae ad ogni comando.
Qui è la differenza insuperabile
tra due ordini di realtà dell’umano:
la dimensione razionale di non libertà
che offre sequenze di pensiero obbligate
entro i circuiti della logica calcolante;
la dimensione super-razionale di libertà
che non prevede mappe, modelli e norme,
ma li costruisce via via in modo nuovo.
Tutti noi conosciamo le due forme di vita,
le frequentiamo e le viviamo ogni giorno,
anche se spesso in modo inconsapevole.
Quando la parola non basta più può accadere:
un’intuizione fa balenare un’immagine;
un sentimento ci guida infallibile a capire;
una percezione ci svela ciò che non è detto;
un gesto si compie spontaneo senza pensiero;
una visione ci proietta nel reame del numinoso;
una consapevolezza più fine ci anima e offre
un senso più profondo e pieno della vita.
Dal pensiero discorsivo alla visione intuitiva:
questa è la via per chi ha condotto l’intelletto
ad esaurire le proprie possibilità di inventare
per aprirsi a pensieri che fluttuano errabondi,
liberi di muoversi a concepire l’impossibile
nell’insondabile spazio della fonte dell’essere.
6 luglio 2023
116 Un sogno senza sognatore
Dicono le antiche Scritture dei Veda
che tutto ciò che esiste è un’illusione.
Noi viviamo sotto l’impero di Maya,
la divinità che con il suo magico potere
fa apparire ai sensi una realtà di sogno,
un miraggio abbagliante e ingannevole
che cattura e travìa il soggetto conoscitore
facendogli credere che tutto il percepito
sia una vera, indubitabile, oggettiva realtà.
Quando di notte siamo immersi nel sogno
tutto ci appare così vivido, concreto e reale
che non dubitiamo di ciò che esperiamo.
Lo stesso accade al risveglio nel mondo:
cose e persone sembrano fenomeni reali
e non vengono mai messi in discussione
nella loro vera ed effettiva esistenza.
Ma nei più alti picchi di consapevolezza,
nei chiari momenti di risveglio interiore,
il mondo appare come una chimera,
un ingannevole caleidoscopio di forme,
una realtà transeunte che non ha sostanza,
un fenomeno che ha la qualità dell’onirico.
È il grande Sogno che per noi è l’universo.
Se poi l’attenzione si sposta sull’io,
sul processo di conoscenza del soggetto,
un irrisolvibile paradosso si presenta
a porre in dubbio il conoscitore stesso:
quando il mondo è visto come un sogno
anche l’io-persona comincia a scomparire.
Ciò che chiamiamo ‘me’, la nostra identità,
è un fenomeno saldato alla realtà esterna.
Ci sentiamo soggetti perché conosciamo,
costruiamo la nostra realtà sui rapporti
con gli altri, gli oggetti e le situazioni di vita.
Ma se il mondo si rivela fittizio, inconsistente,
un’irreale rappresentazione della mente,
allora anche la solidità dell’io si incrina.
Un dubbio radicale avanza inesorabile
a demolire l’idea di un soggetto granitico,
stabile e autonomo nella sua essenza.
Se il mondo non ha verità ed è un sogno
allora anche l’io costruito su di esso lo è,
il sognatore che traeva esistenza dalle cose
scompare con esse come un miraggio.
Ciò che resta alla fine è solo il ‘sognare’,
l’azione di Maya che percorre l’universo
e trasforma e inventa in un ciclo senza fine.
Maya è la forza creatrice onnipervadente
che dà forma e vita a tutta l’esistenza,
ma che al tempo stesso copre col suo ‘velo’
l’ Assoluto, il Principio-sorgente di ogni cosa.
Il ‘sognare’ non appartiene all’individuo,
perché anche l’uomo è parte di quel Sogno,
un epifenomeno della realtà onirica cosmica.
Il Sogno è un ‘sognare’ senza il sognatore.
Il soggetto si rivela illusorio, un sé fittizio,
un riflesso prospettico del ‘sognare’ impersonale,
un fuoco fatuo della forza creatrice di Maya.
Dicono ancora le antiche Scritture dei Veda
che l’impero di Maya non è invulnerabile.
Quando l’inganno della divinità è svelato,
dopo un lungo cammino della coscienza,
esso si dissolve con tutto ciò che era falso.
Il tempo, il mondo e le ‘diecimila cose’,
il soggetto conoscente e il Sogno stesso
svaniscono insieme nel grande Risveglio.
Rimane solo il Sé assoluto e immortale,
l’Uno immutabile al di fuori del tempo,
l’ultimo Conoscitore che tutto abbraccia,
l’unica vera Realtà oltre ogni illusione,
l’Essere eterno, da sempre e per sempre.
9 luglio 2023
117 Realizzare la propria utopia
È ancora possibile oggi parlare di Utopia
come luogo ideale di bellezza e perfezione
quando tante utopie del passato sono fallite
lasciando solo rovine, lutti e disincanto?
Fu la filosofia greca a elaborare per prima
l’idea di ‘utopia’ con lo stato ideale di Platone.
È il filosofo stesso in Repubblica a guidarci
nella comprensione profonda del concetto,
anche se il termine comparirà solo in seguito
coniato dai grandi pensatori dell’età moderna.
Utopia è di solito sinonimo di ‘luogo ideale’
dove è bello vivere, in pace e in armonia,
una realtà che però si pensa non esista
né sia mai esistita e mai potrà esistere.
U-topia intesa quindi come l’isola che non c’è,
o un ideale che appare irrealizzabile,
o una chimera che abbaglia la mente,
o una fantasticheria da mondo dei sogni:
questa è l’accezione più comunemente usata,
che ne evidenzia l’aspetto illusorio-negativo.
Ma se la parola utopia non ha il significato
di luogo fisico-geografico del mondo materiale
o di astratto ideale che nutre solo le anime belle,
allora possiamo intenderla in un altro senso,
come luogo interiore, spazio dell’anima,
dimensione inesplorata del non conosciuto
dove può iniziare la vera ricerca su noi stessi.
Non un regno che esiste solo nella fantasia,
o una meta che non si spera di raggiungere,
ma semplicemente luogo non ancora trovato,
dimensione assolutamente reale dell’interiorità,
territorio dell’anima che attende di svelarsi
-la nostra identità spirituale più intima e vera.
Se non si parte dalla sfiducia e dalla rinuncia
pensando che il sogno rimarrà un pio desiderio,
allora comincia un coraggioso cammino di scoperta.
È necessario compiere un gesto folle e intrepido
che trasformi l’u-topia in una ‘eu-topia‘,
il luogo anelato della realizzazione di sé,
una totale trasfigurazione della vecchia identità.
Realizzare la propria utopia è vedere con chiarezza
che nessuna realtà esterna può trasformarci
senza l’intenzione e l’impegno personali.
La trasformazione parte sempre dall’individuo,
perché l’isola di Utopia è il centro di noi stessi,
luogo esistenziale di vita, bellezza e verità,
che va solo scoperto perché è lì da sempre
come aletheia, conoscenza e saggezza.
Utopia significa autonomia, integrità, autenticità,
forza spirituale dell’uomo completo, libero e felice,
che vive con uno scopo e in piena consapevolezza.
La nostra personale Utopia è realizzata quando:
Pensiamo liberamente e scegliamo in modo autonomo
Accettiamo la vita così com’è in tutti i suoi aspetti
Siamo felici senza bisogno di una motivazione
Ci sentiamo completi e non desideriamo di essere altro
Siamo a nostro agio con chiunque e in ogni circostanza
Sappiamo comunicare in modo appropriato e umano
Siamo saldamente sulla via della conoscenza di sé…
Perché utopia è una rivoluzione che parte dal singolo
per poi contagiare e trasformare il mondo esterno.
Se si attende che la salvezza arrivi da altrove
Utopia rimarrà solo un sognare vano e illusorio.
Altrimenti sarà sogno realizzato in noi e fuori di noi
e saremo capaci di fare ciò che sembrava impossibile.
Una grande Utopia collettiva potrà essere realizzata
solamente quando un numero elevato di persone
avrà imparato a coltivare la propria utopia personale,
capendo che andare oltre i propri limiti è possibile
e che si può scoprire ciò che neanche si immaginava
e che la vita è piena di sorprese ed è sovrabbondante
e che lo spirito umano non è mai stanco di cercare
e che l’uomo insegue nuove e sempre più audaci utopie,
perché solo questo può dare senso alla sua vita.
14 luglio 2023
118 Un’increspatura sull’oceano
Vedo un’onda correre sull’oceano,
l’azzurro dell’acqua solcato da una linea bianca,
e sorge inevitabile la domanda:
quando è comparsa la prima increspatura,
quando è nata la prima onda sull’oceano?
Certo, non si dà un oceano senza onde,
sarebbe uno specchio di acqua stagnante.
L’oceano è sempre in movimento,
anzi è movimento in quanto tale,
e l’onda è espressione di quel moto perenne.
Non è pensabile una distesa marina
che non sia già e da sempre mossa,
dunque l’oceano e le sue onde
non possono che essere nati insieme.
E insieme forse scompariranno
in quel nulla da cui sono venuti,
oppure per sempre continueranno
la loro incessante danza ritmica e ipnotica.
Quanto all’onda, essa è solo un’illusione
prodotta dal movimento delle masse di acqua
che ritmicamente si alzano e si abbassano.
Nulla “corre” veramente su quella superficie,
la mente è ingannata da un gioco prospettico
e subito costruisce una ‘cosa’ dall’evento.
L’oceano è fatto di onde in movimento,
ma nessuna di esse davvero “corre”,
perché non esiste alcuna onda come ente
separato dal tutto e con una propria realtà,
con una vita e una ‘storia’ individuali.
L’onda è solo un’ombra illusoria,
un miraggio che compare e si dissolve,
per quanto possa apparire “reale”.
Un’immagine-onda prende forma
e altre ancora in ogni momento,
in una sequenza di fotogrammi
che dà l’illusione della continuità.
L’oceano non esiste prima delle onde,
non è separabile da esse,
è ogni sua goccia d’acqua.
Anch’esso quindi appare e scompare,
esiste e non esiste al tempo stesso,
si ricrea nuovo in ogni istante
come tutte le cose del mondo,
nel flusso infinito dell’Esistenza.
È nella percezione e nella memoria
che si crea la “fotografia” dell’istante,
da cui l’illusione della presenza di “cose”
permanenti e stabili nel mondo.
In realtà esiste solo un insieme di processi,
infinite onde apparenti che vanno e vengono,
un grandioso scenario di cose-eventi
che “sono” soltanto nell’istante presente
e lì si compiono in tutta la loro verità.
Quella dell’oceano è un’antica metafora
che dipinge l’esistenza in un quadro,
un’immagine vivida, potente e suggestiva.
L’esistenza di ogni ‘cosa’ è effimera,
è il movimento fugace di un’onda di vita.
Noi anche ‘siamo’ sempre solo nell’istante
come la bianca increspatura di un’onda,
pronti a scomparire per rinascere,
di momento in momento, fragili e forti,
nell’oceano sterminato dell’essere.
31 luglio 2023
119 Cercando il senso
La coscienza che dà significato al mondo,
sempre orientata a cercare il senso delle cose,
non può dare un significato a sé stessa.
Il senso ultimo dell’esistenza umana
non si può dare con la coscienza ordinaria,
né può essere colto dalla mente pensante.
Finché ci muoviamo nell’ambito del conosciuto
e cerchiamo i significati al di fuori di noi
intrecciamo percorsi di senso in orizzontale
e la visione rimane parziale e limitata.
Un movimento in verticale è possibile
solo quando la coscienza si volge all’interno
cambiando radicalmente la sua qualità
diventando pura consapevolezza.
Lo sguardo penetra il mistero dell’io
e giunge al punto del non-movimento
dove la coscienza e l’essere si fondono
nell’unità che non contempla il tempo.
Consapevolezza è coscienza autorivelata:
nessun movimento, silenzio vibrante,
luminosità dell’essere puro, quiete,
sono i segni di quello stato ultimo
che ha i tratti della non-esperienza.
Allora il significato della vita si svela,
trascende l’ambito del pensiero pensante
come risposta esistenziale e senso vissuto.
La ragione cerca il senso del mondo,
ma sempre nei termini di causa e fine,
non può accettare la prospettiva radicale
di un esistere senza come e senza perché,
dove la vita si offre a sé e per sé stessa.
Di fatto tutto ciò che dipende da altro,
da una ragione o da un fine estrinseco,
non può dirsi mai veramente libero:
legato a una causa o a una motivazione
non può svincolarsi dai ceppi esteriori
che lo fanno prevedibile e meccanico.
Giunti al confine del conosciuto,
nel tentativo di guardare più in là,
ci arrendiamo ad una verità profonda:
l’esistenza è gratuità, spontaneità,
vita libera, imprevedibile, senza limiti,
che non ha bisogno di un “significato”,
di una gabbia del pensiero pensante,
di etichette, spiegazioni o dimostrazioni
per essere pienamente quella che è.
Ci muoviamo dal significato intellettuale
al vero senso esistenziale quando siamo.
Allora viviamo la vita con lucida intensità,
in un tempo che è riflesso del non-tempo,
in uno spazio di consapevolezza pura
che la ragione ragionante non comprende.
E troviamo il senso ultimo senza cercarlo.
1 agosto 2023
120 La biga alata
Non puoi essere te stesso finché sei diviso.
Solamente nell’unità la persona è un in-dividuo,
un intero che non si può dividere in parti.
Noi viviamo nella separazione e nel conflitto,
sballottati tra istanze e pulsioni contraddittorie.
Le realtà che chiamiamo conscio e inconscio
nel loro contrasto creano una dicotomia,
una struttura bifronte dell’essere umano.
Un desiderio inconscio è spesso in conflitto
con una norma morale che consciamente
è stata assunta e deve essere rispettata.
Da qui le lotte incessanti, gli squilibri interiori,
gli impulsi caotici e i sentimenti contraddittori
che creano in noi tensione e disarmonia.
Da qui i giochi di maschere e di identità,
originati inconsciamente dalla contesa
tra l’io-persona e la realtà esterna,
tra le pulsioni, la volontà e la ragione.
Un teatro di situazioni, ruoli e relazioni
di cui non siamo quasi mai gli autori,
una commedia ora comica ora tragica
scritta da forze di cui non siamo padroni.
Portare alla luce quello che si nasconde,
il non-detto, il non-saputo, l’impensato;
dare voce a quello che non è visto
ma opera nell’ombra e dice per segni;
trovare il punto di equilibrio tra le energie
perché si muovano e agiscano in accordo;
far cadere la barriera fra conscio e inconscio
perché non ci siano residui e resistenze;
ritrovare l’unità perduta che era solo dimenticata:
questa è la via dell’uomo saggio e illuminato.
Allora il carro può viaggiare saldo e stabile.
Le tre parti dell’uomo non confliggono più:
mente, corpo ed emozioni sono in armonia,
la ‘biga alata’ può attraversare senza scosse
tutte le dimensioni e le vicende della vita
e puntare di nuovo in alto per il ritorno a casa.
Platone ci ricorda che siamo esseri composti,
ma che le parti dell’anima possono collaborare,
-ciascuna nel proprio ruolo insostituibilea
rendere l’uomo completo, indiviso, armonico,
bilanciato e padrone di sé e del suo destino.
Portare alla luce ciò che agisce dietro il velo
è conoscere sé stessi, realizzare l’aletheia,
disvelare la nostra realtà più vera e originaria.
È tornare ad essere uno come l’Uno-principio
che nel processo diadico diventa mondo,
realtà che è solo sogno e falsa apparenza,
incarnazione mutevole e caduca dell’Idea.
È ritrovare l’unità come esseri umani interi,
per scoprire che ogni divisione era immaginata
e che la separazione dal mondo è una credenza,
il più affascinante, potente e ingannevole dei miti.
2 agosto 2023
sito e testi di michele losanna – michele.losanna22@gmail.com
