pag.10
91 L’arpa muta
Secondo l’antica tradizione cinese
l’espressione ‘tagliare le corde dell’arpa’
è il segno di una grande e profonda amicizia.
Una storia semplice e bella lo spiega:
C’erano due amici uniti dalla musica,
uno era bravo a suonare, l’altro ad ascoltare.
Il primo toccava le corde e tesseva melodie
per raccontare il mondo e la sua anima.
Il secondo ascoltava con totale attenzione
assorbito dai suoni e dalle vivide immagini
che si creavano nella mente. E vedeva:
montagne, nuvole, ruscelli e verdi boschi,
tramonti dorati, notti, case e focolari accesi…
La musica era per loro un momento sacro
che svelava il mondo nella sua bellezza
e celebrava la loro grande e bella amicizia.
Il tempo passava, non l’amore per la musica.
Ma un giorno l’amico ascoltatore morì.
Allora l’amico suonatore tagliò le corde dell’arpa
e da quel giorno non suonò mai più.
La vera amicizia oltrepassa la morte,
sfida il tempo, non è toccata dal destino,
rimane eterna come tutto ciò che è sacro
nella vita terrena di un essere umano.
È sentire l’altro come una parte di sé,
finché l’io e il tu si sciolgono in un ‘noi’.
La vera amicizia è risonanza, sintonia,
è vivere la stessa vibrazione dell’anima.
Come la musica che ci risuona dentro
con un linguaggio che va oltre le parole,
così l’amicizia crea una comunicazione
dove basta solo un gesto o uno sguardo.
È simile a quel fenomeno degli elettroni
che, anche se separati e posti a distanza,
agiscono e si muovono sempre in sincronia,
come se fossero un’unica cosa indivisibile.
La vera amicizia nasce sempre spontanea,
come un fiore di campo che spunta nel verde
inconsapevole di sé e per questo prezioso.
Nessuno sceglie l’amico, accade da sé
come per tutte le cose belle nel mondo.
La vera amicizia è come la natura e l’arte,
è creazione innocente e senza causa
che ha ogni fine e ragione in sé stessa.
Priva della brama del famelico Eros,
essa è un legame puro e autentico,
scevro da desideri, pretese e aspettative,
che rende pronti a dare tutto di sé
senza chiedere nulla, nemmeno un ‘grazie’.
Amicizia è stare insieme e condividere
senza giochi di potere, plagio o dominio,
è rapporto alla pari tra due esseri umani
che vogliono specchiarsi l’uno nell’altro
per aiutarsi a conoscere meglio sé stessi.
Tagliare le corde dell’arpa che si fa muta
significa aprire una nuova dimensione
che sconfigge la morte col ricordo.
La musica continua ancora, è diventata
il suono senza suono di una melodia
che va oltre i limiti della vita umana.
Ora è il silenzio a parlare, a dire l’indicibile,
a dipingere immagini di questo mondo
e di quell’Oltre che la musica sempre sfiora
e fa intravedere tra le note e le armonie.
Quella vecchia arpa ora è immobile e muta,
ma canta ancora e racconta infinite storie
per colui che sa ascoltare la voce del silenzio,
per l’anima che ha conosciuto la vera amicizia.
20 gennaio 2023
92 Incontri nei quattro regni
Siamo spiriti immortali in cammino,
un viaggio senza fine né principio
emerso dal non-tempo dell’assoluto.
Ora incarnati nella forma umana
noi viviamo nel tempo relativo,
quello di tutte le cose e i viventi
che nascono, vivono e muoiono.
Essere un ente implica una limitazione,
è uscire dall’eden dell’atemporalità
per intraprendere negli universi un viaggio
destinato a continuare all’infinito.
Muovendosi lungo le linee del tempo
ogni spirito vive una miriade di incontri
con le altre singolarità in cammino,
intrecciando storie, vicende e drammi,
perché ogni esperienza deve essere fatta,
ogni aspetto dell’infinito deve manifestarsi
come vita che sperimenta tutte le possibilità.
Ed ecco allora i grandi Regni dell’esistente.
Prima il regno minerale della materia bruta
dove già in una quantità di fenomeni
si può intravedere un barlume di volontà:
gli elementi si attraggono e si respingono,
si mescolano, si fondono e si separano,
spinti da poderose forze primordiali.
A questo livello di esistenza materiale
compaiono spazi, grandezze e distanze,
intervalli che misurano il prima e il dopo
-l’ambiente primigenio che accoglierà la vita.
È poi col regno vegetale che appare il vivente,
infiniti esseri crescono, sentono e si muovono,
spinti da una coscienza larvale ma liberata,
in una straordinaria festa di colori e di forme
che celebrano la bellezza dei cicli naturali
e il prezioso nutrimento che viene dalla luce.
Il regno degli animali è un salto degli esseri
a un nuovo livello di intelligenza e autonomia.
L’affinamento dei sensi e il libero movimento
sono chiari segni di una prima volontà cosciente,
di un’individualità, benché ancora inconsapevole,
legata al corpo e al governo dell’istinto.
Il viaggio dello spirito eterno si fa glorioso
solo con il raggiungimento della forma umana.
Dopo innumerevoli vite negli altri regni inferiori,
una volta accumulate le esperienze necessarie,
l’individualità giunge alla dimensione dell’uomo.
Ciò che prima era solo abbozzato negli altri regni
ora può fiorire nell’umano fino alle più alte vette:
intelligenza e sensibilità, coscienza e autonomia,
sentimenti, genio creativo, spirito indagatore,
ricerca su sé stessi e sul proprio destino…
Ma con quelle possibilità e quella libertà
l’uomo è investito da responsabilità enormi
nei confronti degli altri ordini della natura.
Negli incontri con il regno minerale
deve guardarsi dallo sfruttare oltre il limite
la natura che per potenza sempre lo sovrasta.
Gli incontri con il regno vegetale
devono essere improntati al massimo rispetto
per le piante che ricevono e trasformano la luce,
rendendone fruibile l’energia negli alimenti.
La natura offre poi un’incredibile bellezza:
tutti sanno che una vita senza un fiore,
senza i suoi colori e il suo profumo, è più povera.
Gli animali sono insostituibili alleati dell’uomo,
spesso amici fedeli nell’avventura del vivere.
Con loro si può imparare molto del mondo:
i cicli naturali, la varietà delle specie, la forza,
l’astuzia, l’intelligenza e la grazia del movimento.
L’animale porta con sé simboli, significati e misteri,
come vediamo nelle antiche culture sciamaniche,
è il tramite più importante fra l’uomo e la natura,
fra l’umanità e gli altri regni della creazione.
Ma è nel quarto regno del vivente che gli incontri
assumono un significato e una bellezza impareggiabili.
Il mondo umano è abitato da esseri consapevoli di sé,
capaci di determinare la propria vita e il proprio volere.
Il livello di complessità e di raffinatezza delle relazioni,
la varietà illimitata di modi e situazioni esistenziali,
le possibilità infinite di creare rapporti e scambi
sono la gloria dello spirito eterno rinato come uomo.
Ma il viaggio non è finito, è appena cominciato.
Negli sterminati mondi che appaiono e scompaiono
l’esperienza della singolarità si farà più ampia,
fino a livelli inconcepibili, dentro realtà inimmaginabili.
La manifestazione di un principio assoluto e infinito
non può che essere infinita e senza limiti.
E così sarà anche per le singole individuazioni,
-eterne espressioni di quello stesso assoluto –
che continueranno ad attraversare i regni viventi
del visibile e dell’invisibile in infinite forme,
frequentando e soggiornando in ogni luogo,
errando nello spazio-tempo alla ricerca di sé,
ritornando e ripartendo da qualsiasi punto
della Ruota dell’esistenza che gira senza fine.
24 gennaio 2023
93 La via del Tao
-Sto leggendo gli aforismi del Tao-Te-Ching e devo ammettere di essere un po’ confuso. Sembra il grande libro dei paradossi.
-È un’opera millenaria che raccoglie i detti sapienziali del maestro Lao-Tzu, da cui proviene la tradizione del Taoismo, una delle grandi scuole della spiritualità antica. Lo stile aforistico e la logica che abbraccia il paradosso sono una scelta precisa: delle grandi realizzazioni interiori nulla si può dire, perché le parole non
possono sostituire l’esperienza diretta. Si può solo indicare con frasi poetiche e metafore ciò che sta oltre il livello ordinario della mente.
-Il libro si apre così: Il Tao che può essere detto / non è l’eterno Tao. / Il nome che può essere nominato / non è l’eterno nome. / Senza nome è il principio / del Cielo e della Terra, / quando ha nome è la madre delle diecimila creature… Devo dire che non è facile entrare in questi concetti che appaiono contraddittori.
-Se vogliamo capire la vita, dice Lao-Tzu, dobbiamo accettarla in tutti i suoi aspetti e quindi incontrare una totalità che contempla la convivenza degli opposti. Seguire il principio di non contraddizione vuol dire rimanere nella logica dualistica che divide e frammenta. La logica della vita è invece quella che riunisce in un tutt’uno i pezzi sparsi del mondo, che in realtà non sono mai separati, se non in apparenza.
-In effetti quello degli opposti è un tema ricorrente nella via del Tao, ben rappresentato nel famoso simbolo che vede due sinuose forme speculari avviluppate in un abbraccio cosmico.
-C’è un aforisma che esprime in modo semplice e immediato l’interdipendenza degli opposti: Chi dice: bello / crea al tempo stesso: brutto. / Chi dice: buono / crea al tempo stesso: cattivo. / Esistere condiziona il non esistere, / la confusione condiziona l’ordine, / l’alto condizioni il basso, / ciò che è rumoroso /condiziona ciò che lieve, / ciò che è condizionato / dipende da ciò che non lo è, / l’adesso condiziona una volta.
-Quindi noi non possiamo vivere una situazione senza che questa trascini con sé l’altro lato della medaglia, l’opposto che crea il conflitto ma non si può espungere perché il gioco sarebbe finito in partenza.
-Proprio così, cadrebbe la tensione che mette in movimento le cose e le intreccia esaltandone le peculiarità e le diversità. È in questa comprensione che può fiorire la vera saggezza.
-Leggo qui le belle parole con cui Lao-Tzu descrive l’atteggiamento dell’uomo saggio di fronte alla vita: L’illuminato / dice senza parlare, / agisce senza operare. / Egli porta tutte le cose in sé / rivolte all’Unità. / Egli genera, / ma non possiede niente, / egli porta a compimento la vita, / ma non pretende successo. / E poiché non pretende nulla, / non subisce mai perdite.
-Anche qui troviamo il linguaggio del paradosso, l’unico che può descrivere il wu-wei, l’azione senza azione, il ‘non-fare’ della via del Tao.
-Sì, Lao-Tzu indica nel ‘non-fare’ la vera sapienza: Senza uscire dalla porta / conosci il mondo / Senza guardare dalla finestra / scorgi la Via del Cielo. / Più lungi te ne vai / meno conosci. / Per questo il santo / non va d’attorno eppur conosce, / non vede eppur discerne, / non agisce eppur porta a compimento.
-L’attenzione del saggio si volge dal mondo esteriore a quello interiore, alla conoscenza di sé che richiede quiete, silenzio e meditazione, lontano dal clamore del mondo. È questo il significato del Tao, la ‘via’ che porta a realizzare la verità più alta concessa agli uomini.
-Quindi il ‘non-fare’ non va inteso come non agire, non occuparsi delle cose ordinarie, rimanere inerti di fronte ai nostri doveri…
-No, la vita quotidiana va avanti come prima, ma con una spontaneità, una leggerezza e un distacco che sono le qualità essenziali dell’uomo saggio. In altri passi Lao-Tzu torna ancora alla via dell’Illuminato: vivere in semplicità con pochi desideri, ridurre l’egoismo, non cercare di governare il mondo e gli altri, non cercare gli onori, non mettersi in competizione…
-Ho qui le parole del Tao-Te-Ching su questo punto: Astieniti dal competere e resterai impeccabile. / il saggio non si mette in mostra e perciò risplende. / È perché non compete che nessuno può competere con lui… / Chi sa vincere non ha bisogno di dare battaglia. / Questa è la virtù del non competere.
-Ancora un bel paradosso, ma se ci pensi tutte le arti marziali dell’Oriente si basano su questo principio: fare in modo che l’avversario sia sconfitto dalla sua stessa irruenza, con una ‘lotta senza lotta’ che va impostata e combattuta prima dentro di sé. Per Lao-Tzu ciò che conta non è il dominio del mondo, ma il
dominio di sé, la saggezza che porta equilibrio, armonia e pace.
-È la via della meditazione che tutte le filosofie orientali raccomandano. Mi è rimasta impressa in particolare questa sentenza di Lao-Tzu: Di fronte a ogni meraviglia, resta imperturbato nel tuo centro. E ancora: Conosci il sublime, ma
attieniti all’umile. Il Tao è stato definito “la via dell’acqua che scorre” perché il saggio si comporta come l’acqua, pura e fresca, umile e forte, capace di adattarsi con flessibilità ad ogni situazione, pronta a servire senza chiedere nulla.
-Sì, perché leggiamo ancora: La semplicità è assenza di desideri / e l’assenza di desideri è la pace… Che non vuol dire ascetismo e rinuncia al mondo, ma gesto di equilibrio e senso del limite: Conoscere la misura di ciò che è abbastanza / è la vera ricchezza. / Chi conosce la misura di ciò che è abbastanza / ha sempre
abbastanza.
-È una visione del mondo semplice, profonda e affascinante. Ma riguardo al sublime cui prima si accennava, che ruolo ha nella via del Tao?
-È difficile parlare della Realtà ultima rappresentata dal Tao, perché qui in particolare mancano le parole per descrivere ciò che può essere solo vissuto. Possiamo parlare di verità suprema, di misteri e segreti che solo il saggio illuminato può raggiungere, ma le parole rimangono sempre povere e inadeguate. Per questo i grandi maestri del Tao evitano di parlare della realizzazione finale che è l’incontro tra l’uomo e il Sublime, paradosso di tutti i
paradossi, indescrivibile e ineffabile esperienza che supera totalmente la capacità di dire della parola.
-In effetti Lao-Tzu lo dice chiaramente: Colui che sa non parla, / colui che parla non sa…
-Noi stiamo parlando per avvicinarci al messaggio di questo maestro, ma non pretendiamo di averlo già realizzato. Per ora la nostra è solo una comprensione intellettuale, accompagnata da qualche lampo di intuizione.
-Possiamo tentare comunque una sintesi per concludere, pur consapevoli dei limiti del nostro linguaggio?
-Credo che Lao-Tzu lo direbbe in modo semplice: quando hai compreso il gioco degli opposti e vivi in modo umile, meditando e praticando la saggezza e il wu-wei, allora puoi diventare come un recipiente vuoto, pronto a ricevere il Divino. È quello il vero fine della ricerca che spinge l’uomo sulla Via del Tao.
27 gennaio 2023
94 La fragola dolce
Una storia Zen:
Un uomo inseguito da una tigre
giunse in prossimità di un dirupo,
dove si rifugiò afferrandosi
alla radice di una vite selvatica.
Guardando in giù, si accorse
che una seconda tigre
lo aspettava pronta a divorarlo.
Due topi, uno bianco e uno nero,
cominciarono a rosicchiare la vite
che presto avrebbe ceduto.
L’uomo allora vide accanto a sé
una bella fragola rossa.
Mentre si teneva con una mano,
con l’altra colse la fragola.
Com’era dolce!
Sospesi sempre fra passato e futuro,
possiamo gioire dell’istante presente?
Noi viviamo braccati da due tigri:
quella del passato ci insegue minacciosa,
quella del futuro ci attende famelica.
Entrambe osservano le nostre mosse
con sguardo freddo e inesorabile.
Nella vita irrompe poi il caso,
come un furetto comparso all’improvviso
che viene a mettere tutto a soqquadro.
Il corso degli eventi è imprevedibile,
tutto è appeso al girare di una ruota
dove può uscire il bianco oppure il nero,
colori che si alternano e convivono.
Il nostro destino si decide in un attimo,
ma proprio quell’istante è prezioso,
in esso c’è il vero significato della vita
che esiste tutta solo nel momento,
perché passato e futuro sono illusioni
della memoria e dell’immaginazione.
E le due tigri terribili e minacciose
alla fine sono solo nostri fantasmi.
Cogliere e assaporare la fragola
è dunque vivere il momento che viene
come pieno e dolce istante di vita.
È la capacità di stare nel presente,
sciolti dal rimpianto per ciò che fu,
liberi dall’angoscia per ciò che sarà.
La vita contiene già in sé il suo opposto,
la morte, la grande Signora con la falce,
che ci attende là in fondo al dirupo,
come un felino acquattato nell’ombra.
La scorgiamo nel tempo che scivola via
e sgretola il terreno dietro i nostri passi,
la vediamo nel trapassare delle cose
che scompaiono nel nulla da cui vennero,
perché ogni morire è un nuovo vivere.
Noi sempre sospesi tra la vita e l’Oltre,
nel nostro breve tragitto d’esistenza,
siamo sempre di fronte ad una scelta:
possiamo godere del momento presente,
oppure vivere nella paura e nel rimorso.
Non c’è attimo di vita che non porti con sé
il suo dolore e la sua gioia, inseparabilmente,
perché gli opposti si muovono sempre insieme.
L’uomo che riesce a vedere il bene nel male,
la gioia nell’afflizione, la serenità nel dolore,
ha trovato le chiavi della vita e della morte.
Ora può apprezzare ogni istante vissuto
perché ha fatto suo il più grande segreto.
30 gennaio 2023
95 Nel Nulla c’è il Tutto
-Da dove viene la realtà, questo universo che noi conosciamo e abitiamo?
-Tu cosa dici? Da dove si può partire per una riflessione filosofica sulle origini del cosmo?
-Io partirei da qui: il pensiero greco ci ha lasciato un assioma che sembra assolutamente irrefutabile: “nulla viene dal nulla”.
-Sì, certo, purché il “nulla” sia inteso in senso assoluto, come il niente totale e permanente. Parmenide diceva che il nulla non può essere pensato né predicato. E noi aggiungiamo: non può essere neppure immaginato come un semplice vuoto, perché altrimenti sarebbe un “qualcosa”, una dimensione dello spazio concreta e definibile.
-Noi comunque vediamo che c’è un universo – è un fatto immediato e innegabile -e non possiamo fare a meno di interrogarci sulla sua origine. Ma se è vero che il cosmo non può essere spuntato dal nulla, allora ci sono due possibilità: esiste da sempre così com’è oppure è derivato da altro…
-La realtà del mondo fisico non è assoluta e perfetta, altrimenti non muterebbe e non presenterebbe tante contraddizioni, imperfezioni e limiti…
-… quindi non potendo derivare dal nulla e non potendo essersi creata da sola per le sue intrinseche limitazioni deve avere avuto una prima Causa, un Assoluto che non soggiace ai vincoli dello spazio e del tempo.
-Sì, noi sappiamo che lo spazio e la materia sono finiti, relativi, sempre in movimento. La realtà fisica è meccanica, misurabile, quantitativa. I Greci usavano il termine “divenire”: tutto muta e si trasforma e non sta mai fermo. Ma questo è un segno di imperfezione.
-La finitezza vale anche per il tempo?
-Certo, poiché dipende dallo spazio e dal movimento, il tempo è anch’esso relativo e meccanico.
-E quindi…?
-Di conseguenza tutto ciò che esiste nella realtà spazio-temporale deve essere necessariamente derivato da un Principio primo che non ha le limitazioni del finito.
-E quindi è infinito e da sempre e per sempre esistente…
-Sì, un principio eterno che si pone come Realtà assoluta creatrice e senza limiti. Però dobbiamo chiarire il concetto di eternità, perché l’ Assoluto non vive in un tempo che va avanti senza fine, ma ‘è’ in un tempo infinito da intendere come non-tempo, assenza di divenire, ‘tempo’ dove tutto è già accaduto e compiuto. La sua ‘esistenza’ è puro essere non relativo, non limitato né dipendente da altro.
-Dunque l’Assoluto è infinito, perfetto, indivisibile, immutabile… è la descrizione che ci ha lasciato proprio Parmenide.
-Se concepiamo l’Essere come eterno, ingenerato, perfetto e indistruttibile, siamo in sintonia con gli Eleati, ma anche con altri filosofi, tra cui il grande Spinoza.
-Sì, ricordo che nella sua Ethica Spinoza procede more geometrico dal Primo principio dicendo che esso comprende tutte le infinite possibilità del finito, ma è una totalità, è Uno, indivisibile ed eterno. Non essendo limitato o ostacolato da altro, l’Assoluto è infinito in tutti i suoi attributi e manifestazioni, è la sorgente di illimitate possibilità di esistenza.
-Il cosmo finito deve essere derivato dunque necessariamente da un Principio infinito, da sempre e per sempre esistente, onnipotente, sorgente di tutto ciò che è. Ma da ciò deriva anche che il nostro è solo uno degli innumerevoli universi possibili che furono, sono e saranno…
-Mi sembra di sentire qui le parole di Giordano Bruno, ebbro di infinito, che parla di un’illimitata creazione di mondi e di esseri, una visione eretica per i suoi tempi, rivoluzionaria ed entusiasmante ancora oggi.
-Nella filosofia di Bruno l’Assoluto è trascendente e al tempo stesso immanente in tutto ciò che esiste: enti, intelligenze, situazioni, storie, vite.
-Rimane però una grande domanda: come pensare, pur nei nostri limiti umani, un Assoluto che non è nel tempo e nello spazio, dove insomma non ci sono accadimenti e distinzioni? Non sembra più un Nulla che un Essere?
-In effetti l’Assoluto in sé si può pensare solo come un Nulla, una totale assenza di materia, luce, movimento, divenire, trasformazione. Ma quando si manifesta diventa un Tutto, le ‘diecimila cose’ che vediamo nel mondo. Tieni presente però che qui il Nulla non è il nulla assoluto di cui parlavamo all’inizio, qui qualcosa c’è e questo Qualcosa è la fonte di tutta la realtà proiettata nello spazio e nel tempo.
-Può essere un’intelligenza?
-Sì, in quel ‘vuoto’ c’è una Coscienza/Intelligenza infinita, immateriale, che tutto conosce e crea in un ‘tempo senza tempo’ che è l’eternità.
-Dunque l’Assoluto è Tutto e Nulla al tempo stesso. Ma com’è possibile questa coincidenza degli opposti? Come si può pensare questa contraddizione?
-È possibile se il Tutto viene concepito esso stesso come fatto di contraddizioni e opposizioni che si sommano e si bilanciano lasciando il Nulla immutato, con il risultato finale che è sempre Zero. Ti faccio un esempio con la matematica : +2-2 +5-5 +7-7 +9-9 +33-33 … ecc. all’infinito… (Tutto) = 0 (Nulla) L’universo è fatto di opposizioni e dualismi che si integrano e si annullano dando come risultante zero, cioè il nulla. Il cosmo viene dal Nulla che è un Infinito con illimitate potenzialità, fatto di contraddizioni che si manifestano, lottano, si alternano nel gioco della vita, ma che alla fine si neutralizzano a vicenda sommando zero…
-Questo mi fa pensare al cammino del nostro cosmo, dal Big Bang iniziale all’entropia di un universo morto… Dal nulla sorge un cosmo brulicante di eventi che pian piano si spegnerà nel buio e nel silenzio…
-Il tuo paragone in qualche misura può aiutarci a pensare il rapporto tra il Principio immateriale e la realtà manifesta: da un primo punto-nulla iniziale al tutto e poi al nulla finale. Ma rimane una differenza decisiva: la realtà cosmica generata dall’Assoluto è un viaggio che non avrà mai fine, perché, come già Bruno aveva intuito, ciò che deriva da un principio infinito è anch’esso infinito, anche se manifestato nel tempo e nello spazio.
-In questo caso ‘infinito’ nel senso di ‘senza fine’, divenire perpetuo. Comunque capisco la vertigine e l’entusiasmo di chi arriva a ‘vedere’ la realtà come un viaggio inesauribile.
-Per chi vive nell’illusione del tempo tutto appare così, come una realtà concreta dove non c’è mai fine al nuovo e alle possibili esperienze. Attraverso gli esseri senzienti l’Assoluto conosce sé stesso, fa esperienza di sé in ogni forma possibile, si ama in ogni sua manifestazione e illumina ogni angolo del suo essere. Naturalmente queste mie espressioni sono del tutto inadeguate a esprimere ciò che non si può descrivere.
-Ma perché per l’Assoluto c’è questa necessità? Perché le cose vanno così?
-Per il Principio la necessità coincide con la totale libertà. Possiamo dire che è la sua natura, la sua volontà, il suo fiat, la sua essenza… Oltre non è possibile andare.
-Dunque l’Uno deve diventare i molti e, per così dire, sdoppiarsi in Nulla e Tutto per manifestarsi coscientemente, per essere pienamente quello che è…
-Ci rendiamo conto che le nostre parole sono un pallido tentativo di comprendere un mistero insondabile. Ma dobbiamo ogni tanto sollevare lo sguardo al di sopra delle piccolezze del mondo per tentare di approdare ad una visione più alta…
-Un’ultima domanda: oggi abbiamo riflettuto sul cosmo e così siamo arrivati a parlare del Primo principio… Come facciamo a sapere tante cose dell’Assoluto?
-Noi sappiamo perché lo siamo…
5 febbraio 2023
96 Anche questo passerà
Una storia Sufi racconta:
Il re chiese ai saggi di corte di scrivere un messaggio
su un piccolo foglietto da conservare nel suo anello
per trovare conforto e guida nei momenti disperati.
I sapienti di palazzo erano incerti e dibattuti
perché non era semplice trovare una formula
di pochissime parole – come il re chiedeva –
che potesse offrire la chiave della serenità
di fronte a qualsiasi dramma della vita.
Allora un vecchio servo cui il re era affezionato
chiese di poter scrivere sulla carta le parole
che aveva ascoltato un giorno da un mistico Sufi.
Il re promise di leggerle solo in casi estremi.
Non passò molto tempo che il regno fu invaso,
il sovrano era in rovina, l’esercito allo sbando.
Era il momento della disperazione più totale.
Il re si ricordò dell’anello e lesse il messaggio:
“Anche questo passerà”
Le parole lo rianimarono e gli ridiedero fiducia,
l’esercito fu riorganizzato e i nemici sconfitti.
La festa che seguì la vittoria fu magnifica,
tutto il popolo acclamava il suo sovrano.
Ma proprio al culmine della celebrazione,
tra la musica, i canti, i balli e i divertimenti,
il servitore ricordò di nuovo al re quelle parole
che riecheggiavano una saggezza antica.
Il re solo allora ne comprese il senso più vero
e guardando il suo regno gioire per la vittoria,
avendo colto la profondità del messaggio,
rileggendo quelle parole scolpite, sorrise:
“Anche questo passerà”
Passerà la gioia, passerà il dolore,
passerà la sconfitta, passerà la vittoria.
Tutto cadrà ben presto nell’oblio
sotto il manto di polvere del tempo.
La vita risana le ferite, ma non si ferma,
distribuirà nuovi affanni e nuove fortune
in un’altalena dove tutto si trasforma,
ogni cosa passa, nulla dura in eterno.
La consapevolezza di questa realtà
è per noi una fondamentale lezione:
non aggrapparsi a ciò che viene e va,
perché la fonte del dolore è proprio questa,
pensare che ciò che amiamo debba rimanere
come un bene conquistato per sempre.
Cambiare è il destino di tutte le cose.
La vita non può fermarsi e inaridire,
non è una pozza d’acqua stagnante,
è come le spumeggianti onde del mare
che si rinnovano nel loro moto eterno.
E allora è saggezza accettare il divenire,
lasciare che le cose seguano il proprio corso
come le onde che sinuose si muovono
alternando sempre il picco e la valle.
Non abbattersi nel momento della caduta,
non esaltarsi nel momento della vittoria,
mantenere un atteggiamento equanime,
attendere che il vento cambi direzione
perché certamente prima o poi lo farà:
questo è per il saggio la vera intelligenza,
il modo di affrontare la vita che dona pace.
Tutto passa, tutto va, tutto si trasforma,
le cose e gli esseri umani cambiano.
La giostra gira, le carte si rimescolano,
nuove realtà si affacciano e ci sfidano.
Ma mentre ogni cosa trascorre e va,
nel sentimento che nulla ci appartiene
perché nulla possiamo mai trattenere,
mentre osserviamo il succedersi
di dolore e gioia, di vittoria e sconfitta,
si fa chiara la coscienza di ciò che siamo.
C’è qualcosa che rimane e non passa
nel grande turbinio di esperienze di vita:
la consapevolezza di essere colui che vede,
l’osservatore sulla collina che guarda il mondo.
Qui si apre la via maestra della meditazione:
si vedono le acque arrivare e scomparire,
si osserva l’apparire e il tramontare delle cose,
ma si rimane sempre centrati in sé stessi,
imperturbati e quieti, in un sereno distacco.
Passano le stagioni, il giorno e la notte,
la fame e la sazietà, il riso e il pianto,
ma l’io resta colui che percepisce, sente,
comprende, sempre immobile al centro,
con la giostra vivente che ruota tutt’intorno.
Per le antiche sapienze tutto è un sogno,
nulla è nostro, niente permane in eterno.
Solo l’osservatore è reale e non passa.
Rimanere quel punto di coscienza immobile
è stabilirsi nella nostra vera essenza.
Ma prima di giungere alla coscienza di sé
e al distacco dagli accadimenti nel mondo
una profonda comprensione deve illuminare
ogni nostra esperienza e momento di vita,
quella contenuta in tre semplici e scarne parole:
“Anche questo passerà”…
7 febbraio 2023
97 Intelligenza innocente
Strani animali comparvero sulla Terra
in quel mondo lontano, all’alba dei tempi.
C’era in loro qualcosa di diverso,
nel portamento e nello sguardo,
nelle movenze e nell’espressione del viso.
Era spuntata una nuova intelligenza
che donava un fuoco vivo agli occhi
e dava intensità alle emozioni.
I suoni della voce si modulavano
secondo nuovi sensi e intenzioni
diventando man mano segni e parole.
I primi uomini mostravano reazioni
non dettate solo da fame e paura,
ma da trame più sottili e complesse
del pensiero e del sentimento.
Dal buio dell’incoscienza animale
sorgeva una presenza a sé stessi,
un barlume della consapevolezza
di essere e vivere, di sapere e volere.
Una forza che era dominio di sé
dava una strana sensazione di potere,
una libertà mai vista prima sul pianeta.
Quei primi uomini di un’età primordiale
erano destinati a dominare il mondo,
stabilendo una nuova legge del vivente
che assegna la vittoria non al più forte,
ma all’individuo più intelligente e astuto.
Da lì cominciava anche la separazione
tra l’essere umano e il mondo naturale,
prima fusi in un’unica armonica realtà.
Era la perdita dell’innocenza originaria,
l’uscita dall’eden e l’ingresso nel mondo
con tutti i suoi inconciliabili dualismi,
i drammi, le miserie, le esaltanti conquiste.
La vita diventava un’avventura consapevole,
non più inconscio movimento degli istinti.
Ma la nuova ragione umana ormai spuntata,
brillante luce che illumina il braccio e l’azione,
si presentava come un potente strumento
di calcolo, creazione, arte e conoscenza
e insieme terribile arma di dominio e distruzione.
Ora tutto era possibile, senza limiti al pensabile,
oltre i cicli naturali che tutto regolano e bilanciano.
L’uomo si muoveva libero con la sua volontà
tra le sponde opposte del bene e del male,
realtà che il mondo naturale non conosce.
Sappiamo poi com’è andata nei millenni,
una storia dell’uomo piena di luci e ombre:
esaltanti conquiste e rovinose cadute,
lotte strenue con la natura e slanci poetici,
inquietudini antiche e nuove sensibilità,
incubi di barbarie e sogni di progresso,
arti, filosofie, superstizioni e magie.
Tutto quello che poteva essere inventato,
concepito e realizzato dagli esseri umani
ha preso forma nel cammino della storia.
L’uomo ha cambiato il volto del pianeta
ma si è allontanato sempre più dalla natura,
ha smarrito le origini condivise con il creato,
non ha più ricomposto quella frattura iniziale
che lo fece nascere in un’alba lontana.
Ritrovare l’innocenza perduta è l’imperativo
per un nuovo salto nell’evoluzione umana.
L’essere che abbandonò l’incoscienza animale
per conquistare una consapevole libertà
dovrà tornare alla natura non più da dominatore,
ma come intelligenza creativa multiforme,
coniugata con l’innocenza semplice e pura
che si trova nel mondo naturale del vivente.
Ma l’equilibrio con la natura e il cosmo
l’uomo dovrà costruirlo prima dentro di sé,
perché tutto ciò che è visto all’esterno
è sempre un riflesso del mondo interiore.
L’armonia tra corpo, mente ed emozioni
farà sì che l’intelligenza sia posta al servizio
della vita e giammai dell’istinto del predatore.
Sarà la visione di un uomo che si riconosce
come piccolo atomo di un universo sterminato
dove nessuno può ergersi come dominatore,
perché tutto ciò che esiste è una sola Realtà.
Questo sarà il sentire di una nuova umanità
ormai riconciliata con la natura-madre:
c’è una radice comune per ogni vivente,
una sola volontà di vita in ogni esistenza,
un destino che unisce le realtà del mondo.
Conoscere sé stesso è il compito supremo
che l’uomo si è assegnato alla sua nascita.
Sarà l’intelligenza nutrita di innocenza
a dargli le ali e a condurlo alla meta.
11 febbraio 2023
98 Né questo né quello
Neti neti, né questo né quello,
dice l’antica sapienza indiana
per l’uomo che cerca sé stesso
sulla via del non attaccamento.
Restare distaccato da ogni cosa
per scoprire la propria essenza,
allontanarsi da ogni pensiero
per vedere con chiarezza
il primo essere risplendente,
luce originaria del mondo:
questa è la via dell’uomo saggio.
Lasciare andare il superfluo
per riconoscere l’essenziale,
rimanere con ciò che definisce
la reale percezione di sé stessi,
la nuda coscienza di essere:
questo è il sentiero del risveglio.
Neti neti, né questo né quello,
prendere le distanze dal mondo
che sempre incanta e irretisce
nelle vesti di una Maya danzante.
Se tolgo tutto ciò che non è mio,
abitudini, modi di essere, impulsi,
meccanismi fisici e psicologici,
tutto ciò che è esterno e acquisito
da società, cultura e linguaggio,
alla fine di tutto che cosa rimane?
Se elimino gli strati formatisi negli anni
che sono la mia prima identificazione,
se mi spoglio di tutto ciò che passa
e non resiste alla forza del tempo,
se tralascio il corpo e le emozioni
e tutto quello che non è realtà stabile,
che cosa resta saldo e immutabile?
Resta qualcosa che non si può togliere,
una realtà che non si può allontanare,
un essere che non si può negare,
una coscienza che precede tutto
e dà spazio e luce ad ogni fenomeno,
del mondo visibile e dell’invisibile.
Una meditazione semplice e pura:
neti neti, né questo né quello,
perché io non sono ‘questo’ o ‘quello’,
non mi riconosco in nulla che abbia
un nome, una definizione o un perché.
Sono lo spettatore del teatro della vita
che mette in scena il tempo e lo spazio,
la quantità, la qualità, i modi e le forme,
le menti e i corpi, gli eventi e le storie.
In questa ragnatela trovo anche l’io,
la realtà che sento e penso di essere,
che però si rivela solo un epifenomeno,
un oggetto fittizio creato dal pensiero,
un piccolo granello di polvere che fluttua
nello spazio senza confini della coscienza.
L’attaccamento crea ansia e sofferenza,
incatena la persona alla propria maschera,
a ruoli, nomi e finzioni della vita sociale,
un gioco continuo di identificazioni
che prima o poi si riveleranno inconsistenti.
Cadrà quindi ogni tentativo di rispondere
alla cruciale domanda “chi sono io?”,
perché sarà ancora l’ennesima etichetta
che si sovrappone alla pura esistenza,
realtà ultima al di là di ogni descrizione,
atto di essere che è pieno in sé stesso,
presenza cosciente che è tutto ciò che è.
La vera risposta sarà oltre le parole,
non più come esperienza nel tempo,
ma come stato naturale dell’essere
che trascende ogni tempo ed esperienza.
Il semplice e puro ‘io sono’.
E dunque: neti neti, né questo né quello,
neti neti…
neti neti…
…
20 febbraio 2023
99 Allegri paperi in vacanza
A chi può interessare di vedere un film
con la storia degli allegri paperi in vacanza
dove non accade assolutamente nulla?
Apprezzata famiglia di virtuosi pennuti,
dignitosi rappresentanti del genere animale,
irreprensibili esponenti del pubblico decoro,
i paperi trascorrono una giornata serena,
ma ordinaria, piatta, senza reali emozioni.
Diventati qui senza colpe noiosi esemplari
della banalità quotidiana elevata a merito,
gli ilari palmipedi vivono una giornata
dove non succede niente di memorabile,
nessun dramma, sorpresa o colpo di scena
che dia sale e sapore alle loro vicende.
Alla fine l’eroica impresa del bagnetto al fiume
non lascerà nella storia un epico ricordo.
Chiediamo scusa agli innocenti pennuti
che essendo più saggi degli umani
in realtà non smaniano per essere speciali,
non sprecano il loro tempo a fare pic-nic,
perché la vita per loro è troppo preziosa
e la vivono pienamente, intensamente,
anche se nulla sanno di ciò che sono.
La metafora in realtà è riferita all’uomo,
che dovrebbe possedere capacità creative
e uno spirito di iniziativa ben più sviluppati
dei bravi piumati qui vilipesi senza colpe.
Anche l’uomo spesso vive la sua esistenza
come una banale scampagnata al fiume,
nel tentativo di tenersi lontano dai problemi,
dalla sofferenza e dai rovesci del destino.
Ma non basta un’esistenza tranquilla e riparata
per poter dire di avere veramente vissuto,
perché il vivere vuole altro per emozionarsi.
La vita ama i contrasti, cerca l’interessante,
aspira al nuovo, apprezza i chiaroscuri,
capovolge le situazioni e le rivoluziona,
apre nuove porte e affronta l’imprevisto,
batte con inesausto ardore vie impervie,
conosce drammi, conquiste e miracoli,
senza mai fermarsi nel suo eterno creare.
Se viviamo come esseri umani inconsapevoli
e non assecondiamo il grande fiume della vita
sperimentiamo la noia, l’insignificanza di tutto.
Il nostro film diventa un fumettone incolore
dove non accade niente e non si impara nulla.
La vita invece è innamorata di sé stessa,
è un caos creativo dove tutto è possibile,
è vitalità straripante senza un perché,
trama infinita di eventi dove niente è scontato.
È il gioco dell’eterno essere che inventa
personaggi e situazioni sempre nuovi,
una messa in scena del film dell’esistenza
che si svolge come storia di infinite storie,
perché non c’è limite nel creare dell’infinito.
E quando gli esseri umani si addormentano
o fuggono per il timore di affrontare il mondo
è la vita stessa che li scuote e li ribalta
e li getta in una nuova vicenda più intrigante,
risvegliando le energie sopite e la passione.
Perché altro non può fare la vita che questo:
sperimentare tutte le sue infinite possibilità,
manifestare sé stessa nel piacere e nel dolore,
nella luce e nel buio, nella rabbia e nell’amore,
senza mai fermarsi, avida di esperienze,
mai paga di ciò che è raggiunto ed esplorato,
rapita dal desiderio e dall’incanto di una visione.
È il destino di tutto ciò che vive nell’universo:
partecipare al gioco senza sapere cosa sarà.
L’allegro uomo in vacanza si gode la quiete,
ma ecco irrompere nella tranquilla giornata
una tempesta, un dramma, un fatto inatteso.
Un sasso cade rumorosamente nello stagno
a smuovere le acque immobili delle sicurezze,
nuova linfa viene a nutrire le radici della fantasia,
fatti sorprendenti si aggiungono alla narrazione,
originali personaggi si presentano sulla scena
e tutto è sempre nuovo, inaspettato, avvincente.
Allora l’uomo non è più solo un papero in vacanza,
è la vita stessa che si incarna in una precisa forma
per sperimentare tutta la tavolozza dei colori,
per inventare la trama di un nuovo film che racconti
una storia fresca, folle, appassionante e unica.
22 febbraio 2023
100 Questo momento non si ripeterà
Non ci sarà più un momento
come questo che stai vivendo.
La vita non ripete mai sé stessa,
non si stanca mai di creare.
Sempre impegnata nella ricerca
di nuove storie, modi e forme,
non può fermarsi a ciò che è,
non si accontenta del conosciuto,
inventa di continuo e va oltre.
Questo momento di vita è prezioso
perché non tornerà mai più così.
La situazione, le persone, i volti,
l’atmosfera, i sentimenti e i pensieri,
tutto quello che c’è in questo istante
non può essere fermato e posseduto.
Ogni cosa svanirà nel nulla da cui viene
per lasciare spazio al nuovo che nasce,
vita e morte che si abbracciano nell’adesso.
Guardiamo con stupore ed emozione
a questo “ora” sacro, unico e irripetibile
che non sarà più vissuto e assaporato,
dovesse il tempo continuare senza fine.
Non è mai un eterno ritorno dell’uguale,
è un eterno cominciamento del nuovo,
la più alta celebrazione dell’esistenza,
vita che percorre le strade dell’essere,
mai paga di esplorare e sperimentare.
E dunque, amico, non farti sfuggire l’attimo,
tu sei l’unico, prezioso testimone
di ciò che accade in questo “ora”.
Vedi piccole luci nel buio della notte,
lucciole del grano nella serata estiva
come stelle sul velluto del firmamento
e percepisci la sacralità di un istante
che ha in sé tutto il significato della vita.
Nessuno vedrà e vivrà questa situazione
come tu la stai ora vedendo e vivendo.
Nessuno proverà la medesima emozione,
né avrà gli stessi pensieri e sensazioni,
né giudicherà nello stesso tuo modo,
perché questo è il tuo personale gusto,
questo è il sigillo della tua individualità.
Dunque, caro Meneceo, cogli l’attimo,
immergiti nella vita con tutto te stesso,
senza riserve, senza dubbi e rimpianti.
Non perdere tempo a guardare indietro,
questo momento è tutto ciò che conta,
è completo, giusto e perfetto così com’è.
E se lo manchi hai mancato il tuo vivere.
Sappi dunque che hai la responsabilità
di quello vedi, di quello che senti e fai
in ogni situazione ed esperienza di vita.
Sei qui per portare ricchezza nel mondo
con il tuo sguardo e la tua presenza,
con quello che vuoi e scegli di essere.
Sei qui per avere la ricchezza del mondo
nell’irripetibile attimo che è l’esistenza
in tutta la sua gioia, forza ed entusiasmo.
E alla fine comprenderai perché sei qui.
La bellezza ti travolgerà come un’onda.
Perché la vita esiste per questo.
26 febbraio 2023
sito e testi di michele losanna – michele.losanna22@gmail.com
