Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


295 Non santi non peccatori

Era un giovane monaco del Buddha.
Camminava composto, sguardo basso,
la postura austera del perfetto discepolo.
Evitava ogni contatto col mondo.
La santità era la sua ossessione.

Un giorno girava per l’elemosina.
Si fermò davanti alla casa di una donna
conosciuta come prostituta.
Lei lo vide e si affacciò sull’uscio,
guardò la sua ciotola e sorridendo:
“Anche tu, santo uomo, vuoi il mio cibo?”
Il monaco arrossì, pieno di vergogna.
Tornò in comunità e raccontò il fatto.

Il Buddha per caso udì le sue parole,
sentì il tono di sdegno e di disprezzo.
Allora lo chiamò a sé e gli disse:
Cosa hai provato davanti alla donna?”
Disgusto, Maestro” rispose il monaco.
Il Beato lo guardò a lungo, poi:
E tu credi che il tuo disgusto
sia più puro della sua vita?

Il giovane rimase senza parole.
Seguì un lungo silenzio.
Poi il Maestro riprese:
Chi giudica crea distanza.
Chi comprende scioglie distanza.
La compassione non cerca la purezza.
Vede la sofferenza nascosta
dietro ogni comportamento
“.
Il discepolo era muto, confuso.
Intanto una porta si apriva.

L’indomani il Buddha venne in paese,
passò davanti alla casa della donna.
La salutò con rispetto e si fermò.
Parlò con lei a lungo, dolcemente.
Nessuna predica, nessuna superiorità.
Solo presenza. E profonda cura.
Il giovane monaco era al seguito
e osservava tutto, la testa china.
Non vedeva più una prostituta,
ora vedeva un essere umano.
La vera compassione non giudica,
non si mette su un piedistallo,
accoglie senza porre condizioni.

Si narra che anche la donna fu colpita.
Si inchinò al Buddha con sincero rispetto.
Col tempo si avvicinò alla meditazione.
La sua vita cambiò per sempre.

Ma la trasformazione più profonda
avvenne nel cuore del monaco.
Aveva compreso:
la compassione non è egoismo;
non è ostentare purezza morale;
non è fuggire ciò che si crede “impuro”;
è disarmare il giudizio che separa;
è incontrare l’altro senza difese;
è rendere puro il proprio sguardo
prima ancora delle azioni.
È chiedersi di fronte a qualcuno:
quale ferita porta con sé?
Per chiedere poi a sé stessi:
quale ferita ho dentro di me?
2 marzo 2026

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