Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


294 Lao Tzu lascia il vecchio mondo

Sentiva che il suo tempo era finito.
La corruzione dilagava nella società,
feroci dispute laceravano il regno.
Un mondo rumoroso e avido di potere
non era più il posto per un vecchio saggio.

Così Lao Tzu montò su un bufalo d’acqua
e all’alba partì verso le terre dell’Ovest.
Lo attendevano le grandi montagne,
segreti e silenziosi luoghi di meditazione.

Non aveva mai fondato una scuola,
né cercato seguaci o creato tradizioni.
Aveva vissuto in armonia col Tutto.
E ora semplicemente se ne andava,
senza proclami, discorsi o spiegazioni.
Portava con sé un immenso tesoro
frutto di una intera vita di ricerca:
l’esperienza diretta della via del Tao.

Lao Tzu giunse al passo della frontiera.
Una guardia di nome Yin Xi lo osservò,
vide in lui un uomo di rara saggezza.
Gli chiese un dono prima di andarsene:
mettere per iscritto il suo insegnamento,
la sua comprensione della Via.

Lao Tzu comprese il suo gesto e accettò.
Con la china tracciò caratteri sulla carta,
scrisse versi poetici, enigmatici, essenziali.
Lo scritto che oggi chiamiamo Tao te Ching.

Poi Tzu attraversò il confine e scomparve.
Di lui non si ebbe più notizia.

Il Tao te Ching nasceva su un confine,
ai margini di una civiltà decadente.
Era il segno lasciato da un uomo saggio
prima di congedarsi e andare oltre.
In esso c’è il cuore dell’insegnamento:
La Via non si lascia rinchiudere in sistemi.
Si manifesta nei momenti di soglia
là dove qualcosa finisce e altro comincia.
È la corrente di vita che fluisce e va.
Ci parla per segni, simboli, visioni.
Solo la parola poetica può sfiorarla.

Lao Tzu ha lasciato il vecchio mondo,
ma la Via cammina con lui, eternamente.
E la sua voce ancora risuona per noi:

Il saggio compie la sua opera
e poi non vi dimora.
Proprio perché non vi dimora,
nulla gli viene tolto.

Compi l’opera,
porta a termine il lavoro,
e poi ritirati.
Questa è la Via del cielo.

25 febbraio 2026

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