Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


290 Tornare al mondo

-E dopo il silenzio, dopo il non-sapere, dopo aver attraversato tante soglie… che ne è della filosofia?
-Torna al mondo. O forse scopre di non essersene mai davvero allontanata. Resta il mondo, lo stesso di prima, ma visto senza sovrastrutture.
-Tornare sembra però un passo indietro. L’itinerario del filosofare è stato dunque inutile?
-Può sembrarlo a chi pensa che la filosofia sia solo un’evasione, un disquisire sul nulla. In realtà è ritornare con maggiore profondità. Non carichi di risposte, ma con uno sguardo diverso, con una consapevolezza più acuta.
-Cosa cambia nello sguardo? E poi, quale sguardo?
-Quello della coscienza. Cade l’idea che il senso sia altrove, frutto di una lunga ricerca. Il significato non è nascosto dietro le cose, né sospeso sopra di esse. È già lì, nell’immediato, nel semplice. Filosofare diventa riconoscere ciò che è, non aggiungere altro.
-Quindi tutta la complessità del pensiero era un gioco futile?
-No. È stata necessaria per arrivare alla semplicità. Ma una semplicità conquistata, non ingenua. La semplicità che viene dopo il pensiero, non prima.
-In che senso “dopo”?
-Dopo aver conosciuto i limiti del concetto, le sue risorse e le sue trappole. Quando il pensiero ha compiuto il suo lavoro ed è giunto al confine, può ritirarsi. Non viene negato, ma non è più lo strumento privilegiato per comprendere l’esistente.
-Capisco, il ragionare gira intorno alle cose, ma non riesce a svelarne il cuore.
-Può vederne l’aspetto esteriore, calcolare, descrivere. Ma ciò che è essenziale gli sfugge.
-E allora cosa prende il suo posto?
-Una presenza diretta. Una coscienza più sveglia. Un modo di stare nelle cose senza volerle spiegare o ridurre a oggetto del pensiero. La vita smette di essere un problema da risolvere e torna a essere qualcosa da abitare.
-Qui il filosofo sembra scomparire…
-Sì. Il filosofo come figura separata svanisce. Tutta la sovrastruttura intellettuale era solo un trampolino, una costruzione provvisoria. Serviva per giungere a una coscienza più semplice, più trasparente.
-Ma se il filosofo non c’è più, chi agisce nel mondo?
-Resta una presenza. Qualcuno che guarda, lavora, incontra, senza sovrapporre continuamente concetti e giudizi. Le azioni accadono spontaneamente, in accordo con ciò che si presenta, non per affermare un’immagine di sé.
-Agire senza centro… non è perdere la propria responsabilità?
-Al contrario. È una responsabilità più essenziale. Non nasce dal controllo, ma dall’attenzione, da una cura, dalla consapevolezza del momento. Quando non c’è un centro che vuole dominare, l’azione diventa più giusta, adeguata alla situazione.
-E il quotidiano? Non rischia di diventare banale?
-Qui avviene il ribaltamento. Il quotidiano non è più il contrario del sacro. È il suo luogo naturale. Tutto ciò che accade porta con sé la totalità. La vita non è più frammentata, esprime il suo senso più pieno.
-Anche nei gesti più semplici?
-I gesti semplici sono i più significativi. Camminare, lavorare, parlare con qualcuno, osservare la natura. Ogni cosa parla: un gesto, un incontro, una strada percorsa ogni giorno. Il senso non va cercato dietro o sopra le cose, è già lì, incarnato. I gesti tornano a essere ciò che sono: eventi pieni, completi.
-Quindi non c’è bisogno di cercare esperienze straordinarie.
-No. Il sacro non è ciò che va oltre la vita, ma ciò che la attraversa silenziosamente. È una qualità dello sguardo, non qualcosa di soprannaturale.
-E il filosofare, a questo punto, cosa diventa?
-Diventa meditazione. Si limita a dare voce. Racconta il mondo lasciandolo parlare da sé. Non interpreta, non impone, non giudica. Indica, suggerisce, accompagna. Non è un interrogare, ma un ascoltare. Accoglie il linguaggio delle cose, senza il desiderio di appropriarsene.
-Allora il cammino filosofico non porta in un altrove.
-Porta qui dove siamo, nella pienezza dell’istante. Un “qui” completo, visto con la nuda coscienza. “Ora” contiene il senso di ogni cosa. A questo punto tutto diventa filosofia.
-E cosa resta?
-Una visione più pura. Uno sguardo che non pretende. Un agire senza autore. Una semplicità che non ha più bisogno di giustificarsi. Una profonda meditazione. È guardare il mondo con una meraviglia riconquistata. La filosofia non conclude, non spiega, non raggiunge: si dissolve nella vita. E proprio così, paradossalmente, si compie.
19 gennaio 2026

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