
286 La voce della natura
Giordano Bruno appare in sogno e parla.
Realtà o visione? Poco importa.
Quando il filosofo ritorna,
non chiede di essere creduto,
ma ascoltato.
La natura non parla ai pavidi,
non a chi pretende di comprenderla
restando indifferente e distaccato.
La sua voce è furore, fiume di vita,
richiamo che incendia l’anima
e la spinge oltre il limite del pensare.
Chi è capace di contemplarla
non può restare lo stesso.
Perché la natura è divinità velata,
potenza che si manifesta per segni
e si sottrae alla presa dell’intelletto.
La natura educa, non ammaestra.
insegna la misura e la ciclicità,
il ritmo segreto del nascere e del perire.
Parla per simboli e proporzioni occulte,
nelle forme, echi dell’Uno nel molteplice.
Le sacre geometrie non sono ornamenti,
ma tracce luminose nel mondo visibile,
aperture attraverso cui l’infinito
lascia intravedere il suo ordine ignoto.
La natura insegna il furore eroico.
Mostra che la vera conoscenza
non è accumulare ma accendersi,
non è possedere ma perdersi.
Chi cerca il Vero deve accettare
d’esser divorato dal suo desiderio,
come Atteone allo sguardo della dea.
Gli antichi lo sapevano: la natura è viva,
trasmutante, dotata di coscienza.
Ogni foglia, ogni pietra, ogni corso d’acqua
è traccia di una sapienza originaria.
Boschi e stelle sono grandi libri aperti,
luoghi di iniziazione per l’anima
che impara a morire a sé stessa
per rinascere più vasta e luminosa.
Ascoltare la natura è un atto iniziatico.
Significa accettare la vertigine dell’infinito,
leggere i fenomeni come oracoli,
decifrare i colori come stati dell’essere,
riconoscere la necessità del divenire.
Essere in armonia con la natura è la via:
non quiete statica, ma tensione creativa.
È lasciarsi ardere dal fuoco dell’eros filosofico
fino a perdere il nome, la forma, il confine.
E allora la natura si offre nella sua bellezza,
fascinosa e implacabile, gratuita e terribile.
Dono che non chiede nulla in cambio,
se non il coraggio di essere accolto.
Inno al vivente che si moltiplica all’infinito.
Fuoco eterno che chiama chi osa:
perdere sé stesso per diventare tutto.
12 gennaio 2026