
285 Il grande Viaggio
All’inizio un punto zero, una realtà senza volto,
che non era vuoto ma innocenza assoluta.
Da lì l’Uno-infinito prese congedo da sé stesso,
non per mancanza, ma per un eccesso di essere,
un traboccare da sé che chiedeva esperienza.
Il grande viaggio ebbe inizio come frattura sacra,
come sacrificio originario: in un sogno senza tempo
l’Uno dimenticò sé per potersi incontrare.
Un atto infinito e irreversibile, senza testimoni.
Negli eoni di tempo, vortici di età non misurabili,
l’Uno si disseminò in forme, mondi e meraviglie.
Ogni frammento era un tentativo di conoscenza,
ogni esistenza una domanda aperta.
Questo è il Grande Viaggio dall’eterno al tempo,
dall’unità alla molteplicità, dal nulla al tutto,
che ora è davanti ai nostri occhi.
Nulla al mondo è profano, inutile o reietto,
perché tutto nasce dall’innocenza dell’Uno
e porta impressa la sacralità dell’origine.
Il grande viaggio non procede in linea retta,
si moltiplica e devia in infiniti modi di esistenza:
miriadi di piccoli viaggi, vite, passaggi, esperienze,
forme di coscienza e progetti sempre diversi.
Tra questi viaggi vi è anche quello umano.
Non il fine, non il centro, ma un punto di riflessione
in cui l’Uno impara a dirsi “io”.
L’uomo è una soglia, una coscienza risvegliata,
un luogo in cui il cosmo manifesto prende parola.
Il suo compito non è dominare, né spiegare tutto,
ma custodire la sacralità del frammento,
riconoscere che ogni esistente è sempre più grande
di ciò che l’intelletto potrà mai afferrare.
L’uomo non è il vertice della creazione,
ma una tappa di un cammino senza fine.
Il grande viaggio continuerà oltre l’umano,
oltre il pensabile, in infiniti modi, tempi e realtà.
E quando l’Uno tornerà a sé, se mai lo farà,
porterà con sé tutte le forme amate, tutte le cadute,
tutte le vite vissute, i drammi e le riconciliazioni:
tracce sacre di un unico, eterno viaggio di conoscenza.
10 gennaio 2026