Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


281 “Io” sono il confine

Io sono il confine tra il noto e l’ignoto.
Sono il punto che separa due mondi,
là dove ciò che conosco si arresta
e l’inconoscibile comincia a parlare.

Di qua il territorio che so nominare:
parole, idee, principi e spiegazioni,
mappe costruite per abitare il reale
e orientarmi nel mondo del “fuori”.
Di là ciò che resiste al linguaggio,
ciò che sfugge alla misura del concetto
e non si lascia ridurre ad esperienza.

Il confine non separa due certezze.
Separa una certezza dalla sua mancanza.
Io sono il limite dove il sapere si incrina,
non perché falso, ma perché incompleto.
Ogni volta che credo di aver compreso,
qualcosa si sottrae al mio controllo:
un resto che non si lascia assimilare,
ma che continua a invitare, a chiamare.

L’inconoscibile non è in un altrove.
Non è un regno mistico o remoto.
È ciò che, mentre conosco, mi elude.
È la profondità sottesa alla superficie.

Io sono la linea tra due movimenti:
il voler capire e il non poter esaurire ciò che è.
Abitare il confine dell’io è accettare il limite,
rinunciare all’illusione della totalità.
Il pensiero non conquista il vero: lo intravede.
Non può toccarlo, può solo avvicinarlo.

Ognuno di noi è il confine del proprio essere,
il limite vivente del proprio sapere.
Il punto in cui il pensiero cessa di dominare
e la domanda sopravvive alla risposta.
Il senso non è varcare la soglia dell’inconoscibile,
ma restare fedeli alla tensione che ci anima.
Non è rifugiarsi nelle certezze del noto,
né pretendere un accesso all’oltre.

Questo appare con chiarezza:
“Io” è il confine tra il già conosciuto
e ciò che rimarrà eterno inconoscibile.
Solo un io senza “io” può superare la barriera.
Un paradosso che disarma il pensiero.
Un salto oltre il confine del possibile.
15 dicembre 2025

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