Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


278 Oltre il confine

-Discepolo: Una filosofia “oltre il confine”?
-Maestro: C’è un punto, nella nostra ricerca, in cui il pensiero smette di essere una rete gettata sul mondo e diventa un varco verso l’oltre. Non è più uno strumento che definisce, separa e misura, ma la porta che si apre su ciò che non può essere detto. Allora l’intelletto si arrende. Ha svolto il suo compito: portarci fino al limite. Il confine tra quello che crediamo di sapere e ciò che realmente siamo si fa allora sottile. Lì nasce la filosofia che esplora “oltre il confine”.
-Discepolo: Dunque si entra in un altro mondo?
-Maestro: Non in un altro, nello stesso visto con occhi nuovi. C’è la vita, intera, che respira in ogni cosa. La filosofia qui non è un sapere, è un viaggio. Non un concetto: un gesto vissuto. Non un limite: un’apertura.
-Discepolo: E qual è il primo passo?
-Maestro: Comprendere che tutto fluisce. Le cose cambiano e noi cambiamo con esse, attimo dopo attimo. Chi accoglie il fluire comprende che il vero non è altrove: si nasconde nel mutare dell’istante. Il divenire è la porta della libertà.
-Discepolo: E come si fluisce?
-Maestro: Il fluire è nella qualità del nostro sguardo. Quando resistiamo a ciò che è, soffriamo. Nell’istante in cui lasciamo andare, comprendiamo. Il flusso non chiede resistenza, ma presenza. E nella presenza non c’è nulla da difendere, c’è solo consapevolezza.
-Discepolo: Cosa c’è oltre il confine del pensiero?
-Maestro: Non il vuoto: c’è una pienezza che non dipende da nulla. È un cerchio senza inizio né fine, che contiene ogni forma e insieme la trascende. Lì il conosciuto si affaccia sull’inconoscibile.
-Discepolo: L’inconoscibile è l’Assoluto? L’infinito?
-Maestro: L’infinito è qui. Ci guarda dal fondo di ogni forma finita. È nel centro del cerchio, nel bianco della neve, nel silenzio tra due parole. È lo sguardo che non chiede “perché”, ma dice “sì”.
-Discepolo: E la verità?
-Maestro: La verità è un salto nell’ignoto. Un abbandono delle certezze che ci rassicurano, ma imprigionano. Non si conquista, si attraversa, si vive. È un cammino senza fine nello spazio che scopriamo essere la nostra vera natura.
-Discepolo: E il mondo?
-Maestro: Il mondo nasce dal nostro sguardo. Siamo gli artefici del reale: pensieri, emozioni e intuizioni modellano ciò che vediamo. Quando cambiamo il modo di vedere, il mondo cambia con noi. Questo ci dà una grande responsabilità. Il viaggio non è verso l’esterno, ma verso un centro più profondo, là dove ci sentiamo “a casa”, dove lo sguardo si fa limpido.
-Discepolo: Ma il senso? Il perché delle cose?
-Maestro: Interrogarsi è naturale. Ma arriva un punto in cui la coscienza si fa acuta e autentica. Allora vede solo perfezione. Non perché il mondo non sia fragile, ma perché la fragilità stessa è un modo in cui la perfezione si manifesta. Noi cerchiamo sempre un “perché”. Ma osserva: la rosa fiorisce senza un perché, la neve cade senza un perché, noi viviamo, amiamo, soffriamo, senza un perché. In questo “senza perché” c’è la porta della filosofia che cerca oltre il confine: la resa al mistero, non come rinuncia alla ricerca, ma come rivelazione di ciò che la ragione non può toccare.
-Discepolo: Quindi è una filosofia che ci conduce oltre i limiti del pensiero… Un cammino verso l’ignoto?
-Maestro: La vera filosofia non è un sapere, è un’esperienza, un attraversamento, un fatto esistenziale. È stare sulla soglia, lasciarsi sorprendere da ciò che non può essere pensato. Il senso profondo delle cose comincia dove finiscono le parole. La verità non si conquista: accade. Oltre il confine non c’è una meta: c’è ciò che è sempre stato qui, in attesa del nostro sguardo liberato. È il luogo senza nome in cui tutto torna semplice, e noi torniamo interi. Un passo lieve oltre il limite, un volo che non chiede nulla, un ritorno a casa sotto il nome dell’ignoto.
27 novembre 2025

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