Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


275 Diogene rotola la botte

-Chi? Ancora lui?
-Sì, Diogene di Sinope. Ne ha combinato un’altra delle sue.
-Non mi sorprende, Andros, racconta…
-Sono testimone perché ero da quelle parti, nella piazza del mercato. La confusione era la solita: le grida dei mercanti, le voci dei cittadini che contrattano, il tramestio degli scambi, le declamazioni dei retori che arringano la folla da qualche palco improvvisato.
-Sì, conosco il mercato di Atene. E per carattere cerco di evitarlo. Preferisco la quiete.
-Ti conosco, Nikos. E se ti racconto questa storia è perché so che hai conosciuto Diogene e più volte hai parlato con lui. Dici che quell’incontro ti ha trasformato. Sei la persona giusta per aiutarmi a capire quello che è successo.
-Diogene nella piazza del mercato… Non oso pensare cosa può avere combinato.
-Si tratta ancora una volta della sua botte.
-Sappiamo che la botte è il suo vestito, la sua casa, un rifugio contro le illusioni del mondo. Per lui le convenzioni sociali non contano nulla. Vive come un cane randagio: libero da ogni vincolo e da ogni compromesso. So che non è un personaggio facile da accettare ad Atene dove la gente segue una pletora di retori, filosofi e politici ricchi, famosi, pieni di sé. Rappresenta l’opposto di quei modelli, una spina nel fianco per la città.
-Già, molti lo disprezzano e lo deridono, altri lo ignorano. Ma ora ti racconto: Diogene è comparso all’improvviso nella piazza, ha osservato la situazione per qualche istante. Poi d’un tratto, senza dire una parola, con un colpo secco ha rovesciato la sua botte. Il tonfo si è udito fino al banco del pescivendolo…
-Una mossa degna di una commedia di Aristofane. Riconosco già il mio Diogene. E dopo?
-Ha cominciato a rotolarla avanti e indietro senza sosta. Agiva con energia esagerata, completamente concentrato nel suo gesto, sudando e ansimando, con un impegno quasi comico. La folla si è fermata, gli sguardi tra il sorpreso e il divertito. Nessuno capiva se Diogene stesse scherzando o fosse impazzito improvvisamente -cosa che sembrava la più probabile.
-Qualcuno si è chiesto se la scena fosse un insegnamento? Sai, in Diogene scherzare e insegnare coincidono spesso.
-Credo che ben pochi lo abbiano pensato. Lo ammetto: anch’io non ho capito niente del suo gesto. Comunque, mentre tutti lo guardavano stupefatti, qualcuno ha gridato: “Diogene, ma che fai?”. Lui si è fermato un istante, il volto arrossato dalla fatica. Si è passato un braccio sulla fronte, poi ha guardato gli Ateniesi come se la domanda fosse sciocca e ha risposto con voce convinta: “Mi do da fare. Vedo tutti voi impegnati nelle vostre guerre, nei vostri affari e ansie… Siccome non voglio restare l’unico scansafatiche, mi do da fare anche io!” Poi ha ripreso a spingere la botte con tutte le sue forze…
-(ridendo) …Come un uomo che trasporta il peso dell’intero mondo!
-Ci hai capito qualcosa? Spiegami.
-Ci provo. Nella vita quotidiana tutti corrono, tutti hanno qualcosa da dire, fare, raggiungere, concludere o dimostrare. Nel teatro che chiamiamo “vita civile” la figura di Diogene non può che essere una nota stonata, è inevitabile.
-Sì, Nikos, ma a che serve una provocazione di quel genere?
-Io la leggo così: un colpo di genio da vero filosofo. Con quel gesto assurdo Diogene ha mostrato che gran parte delle nostre attività di cittadini non sono meno inutili del rotolare una botte vuota. Ci costringe a chiederci: quante delle nostre corse quotidiane hanno davvero un senso? Verso dove corriamo e per che cosa?
-Dunque questo potrebbe spiegare tutto: un richiamo a occuparci di questioni più serie, oltre alle attività quotidiane svolte per vivere.
-Sì, Andros. Noi crediamo importante ciò che facciamo solo perché lo fanno tutti. Non ci interroghiamo mai sul valore e l’utilità di un’azione per la nostra saggezza. Accettiamo i modi di vivere senza metterli in discussione, per abitudine, timore o conformismo, per inseguire l’utile personale, la fama o il potere. E in questa affannosa ricerca ci smarriamo.
-C’è qualcosa di male nel fare quelle cose?
-È un male se non le abbiamo scelto personalmente e consapevolmente, ma soprattutto se sono l’unico scopo della vita. C’è molto di più da scoprire nella nostra esistenza di uomini. Ma allora ci vuole un grande gesto di libertà.
-Un gesto di rottura, come quello di Diogene…
-Esatto. La gente ride o scuote la testa, ma non capisce di avere di fronte un maestro che impartisce una lezione che può cambiare la vita. Rotolare la botte è un invito silenzioso: chiederci se la corsa quotidiana abbia davvero una direzione e verso dove stiamo spingendo, ogni giorno, la nostra botte. Il messaggio è semplice: riportare ogni gesto alla sua necessità, al suo significato, al suo fine, evitando di cadere nel “così fanno tutti”.
-Dunque, Nikos, se ho capito: Diogene ci ha mostrato, senza predicare, che molto di ciò che riteniamo importante è solo un moto frenetico attorno al nulla. E che spesso la nostra corsa infaticabile non è altro che un modo per evitare di fermarci a guardarci dentro.
-Sì, Andros, vedo che hai colto il cuore del messaggio di Diogene. Il vero maestro non offre giustificazioni o rassicurazioni, non conferma l’ovvio, ma crea varchi. La filosofia, quando è viva, non consola, ma spinge, schiude, ribalta. Sta a noi approfittarne per imparare a mettere in discussione il nostro modo di vivere e di essere.
-Ora che ho capito l’insegnamento, cosa devo fare?
-Diogene direbbe così, Andros: chiediti se la botte che stai spingendo ti appartiene o se l’hai raccolta da altri. E di fronte a un progetto, un desiderio, un dovere, poniti la domanda: perché lo sto facendo? Puoi decidere se restare nella folla che osserva divertita e rimane ignorante oppure se seguire Diogene oltre il confine che separa la vita vissuta consapevolmente dalla vita trascinata come un’abitudine di cui non si sa più la ragione. E quando senti il frastuono della folla che corre, fermati. È il momento di scegliere: una corsa senza meta verso il nulla oppure un gesto che diventa voce della tua anima, cammino verso un fine, respiro di una libertà riconquistata.
20 novembre 2025

Home Articoli