Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


270 Nessun tesoro, solo il silenzio

Nessun tesoro
mi porto dalla montagna,
solo questo silenzio

Ryōkan (1758–1831)

Scende dalla montagna il poeta errante.
Non porta con sé verità da trasmettere,
né racconti di esperienze di illuminazione.
Porta solo un profondo silenzio. Ed è tutto.
La montagna lo ha liberato dal superfluo,
dall’idea di tornare migliore e più saggio.
Lì ha riscoperto la sua vera essenza,
abbandonando l’io come un guscio vuoto.

Il poeta-monaco torna a mani vuote e dice:
“Nessun tesoro mi porto, solo questo silenzio.”
Ma quel silenzio è il tesoro più prezioso.
È ciò che rimane inciso nell’anima
dopo che il rumore della mente si è placato.

Quello che scopriamo a volte è invisibile,
non si può dire né raccontare o spiegare,
perché non appartiene a questo mondo,
non al suo baccano, non alla sua frenesia.
Il poeta sembra ritornato senza nulla,
ma per chi sa vedere oltre l’apparenza
custodisce in sé qualcosa di inestimabile:
un silenzio che è anche melodia e canto,
un vivere autentico, libero dal peso del sé.

La montagna è la porta di un luogo interiore.
È una lontananza che chiama ed accoglie.
Non si sale per arrivare alla vetta più alta,
ma per abbandonare le stolte ambizioni,
per imparare il linguaggio della quiete.
Alla fine restano solo i passi, il respiro,
le pietre, le nuvole e il cielo limpido.
E pian piano scende su tutto il silenzio,
il luogo d’origine di ogni parola,
ciò che resta quando la parola è consumata.

In quello spazio una profonda metamorfosi.
La mente si scioglie nel respiro del mondo,
fino a riconoscere che non c’è un io e un altrove.
Il poeta ritorna, ma non lascia la montagna,
la porta con sé, come un ritmo interiore.
La sua pace è la forma più pura di presenza.
È uno spazio vuoto che contiene ogni cosa.
E da quello spazio si levano poche parole:
Nessun tesoro
mi porto dalla montagna,
solo questo silenzio

7 novembre 2025

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