Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


269 Bellezza è essere come si è

-Thalos: Vorrei riflettere ancora una volta sul “bello”. Perché più cerchiamo la bellezza, più sembra sfuggirci. È come inseguire un riflesso sull’acqua: appena ti avvicini, scompare…
-Maestro: La bellezza non si insegue. Si può solo riconoscere quando accade. Non è un oggetto da afferrare e possedere. Il bello è per sua natura un fenomeno misterioso, elusivo, indefinibile.
-Thalos: Però si dice che il bello è armonia, ordine, proporzione, qualcosa che si può vedere, misurare, comparare. Almeno su questo penso siamo tutti d’accordo…
-Maestro: Noi Greci abbiamo sempre pensato così. Poi è arrivato Socrate, che ha ribaltato tutto.
-Thalos: Già, Socrate non era bello. Lo sappiamo dalle testimonianze: il naso camuso, gli occhi sporgenti, un corpo goffo, ma…
-Maestro:.. ma chi lo incontrava ne restava affascinato. Conosci il dialogo Simposio di Platone. Nel suo elogio finale, Alcibiade descrive Socrate come un uomo esternamente brutto ma a suo modo bellissimo.
-Thalos: Sì, chi lo incontrava restava incantato. Cosa aveva di così speciale? Quale era questa sua bellezza particolare?
-Maestro: Era uomo di verità. E la verità, quando è vissuta, diventa bellezza. Socrate era bello perché era intero, era sé stesso: non cercava di sembrare altro, non nascondeva le sue imperfezioni. La bellezza di Socrate non risiedeva nel corpo, ma nel logos, nella capacità di generare bellezza negli altri attraverso la parola e la ricerca del vero. Lui ci ha insegnato che il bello non coincide con la simmetria delle forme, ma con la verità del proprio essere.
-Thalos: Questo ci obbliga a ripensare il concetto di bello…
-Maestro: Dobbiamo distinguere due tipi di bello, quello esteriore e quello interiore. E poi decidere quale sia di maggior valore. Ritorno alle parole di Alcibiade nel Simposio: “Tu, Socrate, somigli ai Sileni che gli artigiani rappresentano con flauti o con satiri. Se li apri, dentro ci sono statue di dèi. Così anche tu: il tuo aspetto esteriore è ridicolo, ma dentro vi è una bellezza senza pari“. Figure grottesche all’esterno possono contenere immagini del divino al loro interno. Poi Alcibiade aggiunge: “Quando si aprono i suoi discorsi e si entra dentro, li trovi pieni di senso e di immagini divine, di una bellezza straordinaria“.
-Thalos: Quindi la bellezza, quella vera, non è un aspetto esteriore, ma un modo di essere nell’interiorità…
-Maestro: Sì, è quando il dentro e il fuori non sono più in conflitto. Quando non c’è più distanza tra ciò che si è e ciò che si mostra. È una pace dell’anima che si legge negli occhi, nei gesti, nelle parole, anche nel silenzio.
-Thalos: Certo, noi tendiamo a fermarci all’apparenza, non andiamo molto oltre nel giudicare la bellezza di qualcuno o qualcosa…
-Maestro: Socrate ci ha mostrato che il bello è il respiro spontaneo di ciò che coincide con sé stesso. È un’anima che smette di lottare contro la propria ombra. La bellezza più alta nasce dal coraggio di mostrarsi nudo, fragile, intero. Essere come si è -e non come si dovrebbe essere o gli altri vorrebbero- è un atto di verità. E ogni verità autentica, quando si manifesta, diventa forma, ritmo, armonia: non perché sia perfezione, ma perché è viva, vibra come una musica.
-Thalos: C’è un passo del Simposio che non ho mai capito fino in fondo. È dove parla la sacerdotessa Diotima…
-Maestro: Riprendiamo le sue parole: “Chi contemplerà la bellezza in sé, pura, senza mescolanza, non più con carne e colori umani… potrà generare non più immagini di virtù, ma vera virtù…” Diotima descrive la scala dell’amore che parte dalla bellezza sensibile per giungere alla bellezza in sé, pura e non soggetta al tempo. In questa visione, Socrate è “bello” perché vive in relazione con quella Bellezza ideale, e ne diventa strumento vivente.
-Thalos: Ci sono altri passi dei Dialoghi dove si ritorna sul tema?
-Maestro: Sì, nel Fedro la bellezza è la via attraverso cui l’anima “ricorda” il divino: “La bellezza è la cosa più luminosa e più amabile… essa risplende fra tutte le idee, poiché brilla chiaramente ai sensi e richiama alla memoria l’amore divino.” In questo dialogo Socrate diventa la voce che guida l’anima dall’eros corporeo alla contemplazione del bello come manifestazione del Bene. La vera bellezza non è visibile esternamente, ma riflessa nell’anima che conosce sé stessa. Socrate qui è lo specchio che restituisce all’altro la sua bellezza nascosta.
-Thalos: Dunque il Socrate di Platone rovescia il senso comune. È un insegnamento importante anche per la nostra vita quotidiana, che non sempre si libra a quelle altezze…
-Maestro: Certo, il motto “essere come si è”, senza maschere, senza trucco, è l’atto più radicale di bellezza. È dire: “Io non devo diventare altro per essere degno di uno sguardo”. Il bello non è conformarsi a un modello, ma coerenza con la propria verità più intima. Questo è il messaggio di Socrate: la bellezza è l’effetto della conoscenza di sé.
-Thalos: Allora il bello non è qualcosa da avere, ma è una cosa da ricordare: che siamo già perfetti, così come siamo, con tutte le nostre imperfezioni.
-Maestro: Sì, non serve altro. Il bello non è un volto da guardare, ma un’anima che si lascia guardare. Essere come si è: questo è il segreto, la rivoluzione del pensiero. Quando il sentire si riconcilia con la sua forma, allora la verità comincia a risplendere. E noi viviamo nella bellezza più pura.
7 novembre 2025

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