
268 Platone e la statua di Glauco
Accadde un giorno in Grecia, sulle sponde dell’Egeo.
Mentre il mare respirava lento tra i voli dei gabbiani,
i pescatori trascinarono a riva dalle acque una statua.
Era Glauco, una divinità marina, scolpito nel marmo.
Ma nessuno dei presenti fu capace di riconoscerlo,
il sale, le alghe, le conchiglie lo avevano trasformato,
ne avevano fatto un essere informe, quasi mostruoso,
simile a uno scoglio, più un relitto che una scultura.
I pescatori stavano per rigettare la statua nelle acque
quando passò di lì il filosofo Platone, che si fermò,
osservò a lungo, in silenzio, quella figura incrostata.
Poi, come se parlasse a tu per tu con un amico:
“Così è la nostra anima, Glauco. Era pura, un tempo,
come Idea che risplende eterea nella luce divina.
Ma caduta un giorno nel mare del mondo sensibile,
sballottata dai flutti delle passioni e delle opinioni,
con le sabbie e le alghe si è ricoperta di concrezioni,
si è incrostata di falsi desideri, di dolori e illusioni.
E ora non si riconosce più. Eppure, sotto l’apparenza,
la forma della sua natura immortale rimane intatta.”
E rivolto ai presenti che ascoltavano le sue parole:
“Chi cerca la verità non deve inventare nulla di nuovo,
deve soltanto togliere ciò che l’onda del tempo ha incollato:
l’errore, il pregiudizio e la paura, che oscurano la lucentezza.
La filosofia è ripulire l’anima dalle incrostazioni del corpo,
affinché essa libera possa tornare a contemplare il Bene,
riportando alla luce ciò che era nascosto sotto il velo,
come la bellezza di questo Glauco, che dorme sotto il sale.”
Poi Platone si voltò verso il mare che sembrava in ascolto:
“Ecco, Glauco. Noi mortali non siamo che statue sommerse.
Ma chi ama la verità non teme il sale e le alghe, né la fatica.”
Uno dei presenti si avvicinò a Platone e gli chiese:
“E tu cosa ne faresti adesso di questa statua incrostata?”
Platone sollevò lo sguardo. “La ripulirei con cura e pazienza.
Non per darle nuova forma, ma per restituirle quella sua vera.
La verità non si costruisce: si scopre togliendo e ripulendo.”
Detto questo con una conchiglia raschiò il braccio della statua.
Ne uscì il bianco lucido del marmo, come un riflesso di luce.
“Ecco Glauco che ritorna al suo splendore originario.
La vera filosofia è questo: scrostare, riportare alla luce.”
Poi il vento della sera si levò. I pescatori si allontanarono.
Rimase solo Platone davanti alla silenziosa statua del dio.
E nei colori del tramonto pareva che il mare fosse vivo.
5 novembre 2025