
263 Ramana e il corvo
Il saggio Ramana sedeva in silenzio,
in meditazione, con alcuni discepoli.
Era una mattina limpida e luminosa.
Un’aura di pace regnava nell’ashram.
Lontani richiami invitavano alla quiete.
Il mondo sembrava sospeso e remoto.
Poi un corvo nero arrivò all’improvviso
e si precipitò su un cespuglio lì vicino
scagliandosi contro un piccolo uccellino,
colpendolo col becco, con furia, a ferirlo.
Alcuni devoti si alzarono per intervenire,
per scacciare quell’ospite indesiderato,
indignati dal suo agire crudo e violento.
Ma Ramana fece un gesto della mano,
li fermò e disse con voce tranquilla:
“Lasciateli. Stanno vivendo il loro karma.
Che diritto abbiamo noi di interferire?”
E mentre guardava gli uccelli volare via
scomparendo nell’azzurro del cielo:
“Quando la mente è calma può vedere
che tutto accade nel silenzio del Sé:
vita e morte, violenza e compassione.
Tutto è già compreso e vive in esso.”
I devoti guardavano gli occhi del maestro,
colmi d’una pace di abissale profondità.
Le sue erano le parole della saggezza.
Non indifferenza, non sentimentalismo,
solo una chiarezza assoluta e impersonale,
un “vedere” dal punto di vista del divino.
Per il saggio non c’è un “altro” da salvare,
nessuno da condannare o biasimare.
Tutto è espressione del Sé universale
che si manifesta sulla scena del mondo
in innumerevoli forme e infiniti modi.
Quando un dramma irrompe nella vita,
corriamo turbati a salvare la vittima
senza sapere in realtà ciò che accade.
Quando il corvo nero attacca e ferisce
la vita sembra colpire e ferire sé stessa.
Vorremmo attuare la giustizia del cuore,
far vincere il bene e respingere il male.
Ma l’agire impaziente nelle cose del mondo,
l’intervenire, è una sottile forma di paura.
Vogliamo negare ciò che non capiamo,
perché non vediamo la giustizia del Tutto.
Il saggio resta equanime nel suo silenzio,
sa che anche una ferita ha il suo perché.
Ramana non si alza, guarda dalla quiete,
lascia che la Legge cosmica si compia.
Al suo sguardo, il corvo e l’uccellino
sono due onde dello stesso mare,
due versi della medesima canzone.
La vera compassione non è un fare,
è non opporsi al corso degli eventi,
lasciare che ogni cosa si manifesti
a svelare la sua ragione nascosta.
Colui che sa vedere senza giudizio
diventa il luogo sacro dove tutto accade.
Il dolore si scioglie nel ritmo del cosmo,
la morte si illumina e diventa luce.
Dove non c’è chi muore e chi salva,
c’è solo il Sé eterno che si riconosce
e in ogni cosa che avviene, si ama.
27 ottobre 2025