
260 L’albero – una meditazione
Guardo quell’albero fuori dalla mia finestra.
È un essere maestoso, rigoglioso, pieno di vita.
Vedo un intrico di rami e il verde di migliaia di foglie,
uno spettacolo di colori, di sfumature e di bellezza.
Guardo ogni particolare come se fosse la prima volta
-non è difficile se metto da parte il sapere e il ricordo-
e mi chiedo quale pittore potrebbe mai fare un’opera del genere,
chi mai creare un quadro così bello, così vivo e vero.
L’arte, la poesia e la musica cercano di rappresentare la realtà,
ma non possono crearla, solo trasfigurarla per approssimazione.
La vita non imita, non fa copie, inventa dal nulla, continuamente,
nella sua follia creatrice non segue le ragioni di un perché,
segue solo un misterioso impulso a creare la forma dal vuoto.
Osservo l’albero e mi pare di vederlo nascere ora.
Sembra lo stesso di ieri, ma non è lo stesso, è nuovo.
Molte volte sono passato pensando: “Un albero come tanti.”
Quando lo “pensavo” con la mente era uguale a milioni di altri.
Nel puro “vedere” non ci sono “tanti” alberi, ma sempre e solo uno,
questo che sta davanti a me, adesso, qui, unico e irripetibile.
Torno a osservare quell’essere vivente vestito di luce.
Alla fine non so più dove comincia lui e dove finisco io.
C’è una sola vita che scorre, e per un istante la riconosco.
Non è la mia, non è la sua, è la vita che respira in ogni cosa.
Ogni ramo è un gesto, ogni foglia una parola e un tocco.
Le fronde stormiscono come note di uno spartito musicale.
Ogni vibrazione è un suono antico, la voce dell’essere.
C’è un ordine segreto in quel disordine, una grazia particolare,
una simmetria asimmetrica, un’armonia che vive di contrasti.
L’albero non vuole nulla. Sta, semplicemente. Esiste. Vive.
È se stesso e per questo è perfetto. Non conosce eppure sa.
Le sue radici affondano nell’invisibile, la chioma tocca il cielo.
È un miracolo irripetibile che emerge per un istante dal nulla.
È l’universo intero che prende questa forma. Una sola volta.
Continuo a osservare l’albero e il mistero si infittisce.
Ma quando non cerco più significato, il significato si rivela.
Alla fine capisco che la realtà non è qualcosa “fuori” da me:
è il mio stesso sguardo che la crea, la fa essere, qui e ora.
L’albero non è un oggetto: è la forma del mio stesso “vedere”.
La comprensione delle cose acquista una nuova prospettiva,
il senso di ciò che si presenta si rivela in infiniti significati.
Ogni ramo è un pensiero che si dimentica di essere pensiero.
Ogni foglia che cade è una rinuncia, un sospiro e un dono.
In quella caduta, perfetta e inevitabile, il mondo muore e vive.
Ogni cosa esiste una sola volta, ma quella volta è eterna.
Essere è tutto ciò che rimane. E non c’è nulla che manchi.
22 ottobre 2025