
257 La corda invisibile
Una corda invisibile percorre la nostra vita,
tesa tra il momento del “fare” e il riposo,
tra l’ardore dell’azione e la non-azione,
tra la ferma volontà e la resa al presente.
Su quel labile confine noi ci muoviamo
alla ricerca di equilibri sempre nuovi,
per un vivere più saggio e più giusto.
Ci insegna questo un antico racconto,
la storia di un monaco chiamato Sona,
discepolo diligente e abile musicista.
Avviato sul sentiero spirituale del Buddha
Sona si impegnava con tutte le sue forze
nella meditazione detta “della camminata”,
camminando su e giù fino allo sfinimento,
alla ricerca di un lampo di illuminazione.
I suoi piedi sanguinavano, le ossa dolevano,
ma voleva sentirsi degno del suo Maestro
e per questo era pronto a ogni sacrificio.
Tuttavia la sua salute era cagionevole
e quello sforzo aumentava la sua fragilità.
In più quella dedizione non era ricompensata
da pace e progressi nella vita interiore.
Sona era sconfortato, si sentiva un fallito,
forse non era adatto al cammino spirituale.
E alla fine pensò di lasciare la vita monastica.
Quando il Buddha lo seppe lo fece chiamare
e a lui si rivolse con queste parole:
“Sona, quando eri un musicista
come suonavi il tuo strumento a corde?”
Sona rispose:
“Se tendevo troppo le corde si spezzavano;
se le lasciavo troppo lente non suonavano.
Solo quando la tensione era giusta,
producevano un suono armonioso.”
Il Buddha sorrise e disse:
“Così è anche nella pratica spirituale.
Se la tua energia è troppo tesa nasce l’agitazione;
se troppo lenta, nasce la pigrizia.
Coltiva l’equilibrio: non troppo, non troppo poco.”
Il Maestro stava indicando la Via di Mezzo,
il cammino insegnato da tutti i saggi risvegliati.
Da quel giorno, Sona praticò con misura,
la meditazione divenne anch’essa un’arte,
una musica fatta di equilibrio e armonia.
E presto raggiunse l’illuminazione.
C’è un momento nella vita di chi cerca
in cui lo sforzo stesso diviene un ostacolo.
Non è un fallimento del proprio impegno,
è solo che la corda si è tesa troppo.
La tensione che ci spingeva a un ideale
diventa un laccio che ci imprigiona.
Allora la saggezza agognata è perduta,
uno squilibrio si è insinuato a turbarci,
a rendere impervio il nostro cammino.
La vera pratica non è nell’estremo sforzo,
ma nell’armonia tra il fare e il non-fare.
La vita è come la corda di un’arpa,
suona quando ha la giusta tensione,
solo allora produce l’armonia più bella.
Nell’accordo tra movimento e quiete
vivere diventa luce. E la luce comprensione.
In quel canto dimora l’essenza del risveglio.
18 ottobre 2025