
252 La legge pitagorica dei sette anni
-Discepolo: Cos’è questa legge dei sette anni che insegni nella tua dottrina?
-Maestro Pitagorico: Secondo noi Pitagorici ogni sette anni comincia un nuovo ciclo della nostra vita. Una legge infallibile governa il tempo dell’uomo e lo porta a un costante rinnovamento. Dopo un settennio la vita compie una svolta, come se un invisibile architetto ridisegnasse a fondo le nostre forme interiori.
-Discepolo: È perché noi cresciamo e ci trasformiamo? È il cambiamento della nostra forma corporea?
-Maestro Pitagorico: Non si tratta soltanto del corpo, che lentamente muta, ma dei pensieri, dei desideri, dei modi di vivere. Ciò che appariva incrollabile improvvisamente perde la sua presa e lascia spazio ad altro. È come un sipario che cala per aprirsi su un nuovo capitolo dell’esistenza.
-Discepolo: In che modo avete scoperto la scansione settennale? Con un calcolo matematico?
-Maestro Pitagorico: Il numero sette nella nostra visione non è un semplice calcolo: è un ritmo universale della vita che scandisce i suoi cicli. La legge dei sette anni è scritta nei numeri, ma soprattutto nelle pieghe della nostra esperienza. È l’espressione di un profondo principio cosmologico e simbolico. Essa ci ricorda che non siamo una realtà statica, bensì un flusso. Dopo sette anni non siamo più chi eravamo: se ci osserviamo da lontano spesso stentiamo a riconoscerci.
-Discepolo: Quindi cambiamo il nostro essere? Diventiamo qualcun altro?
-Maestro Pitagorico: In un certo senso sì. Prova a chiederti: dove e cosa ero sette anni fa? Come era il mio corpo? Come era la mia mente?
-Discepolo: Sì, ammetto che sono molto diverso rispetto ad allora, quando ero poco più di un bambino. Ma mi sento comunque sempre “io”…
-Maestro Pitagorico: Allora adesso interrogati su quell’io che senti di essere.
-Discepolo: Beh, è ciò che fondamentalmente sono, la mia identità costante e immutabile…
-Maestro Pitagorico: Vediamo più da vicino l’insegnamento. Secondo noi Pitagorici ogni sette anni ogni minima parte del corpo si è rinnovata. È un’osservazione che fa parte della nostra scienza segreta, di cui non parlerò ora. Il corpo che avevamo sette anni fa non c’è più. E questo fatto è importante perché ci fa capire che noi non siamo il corpo…
-Discepolo: Certo, altrimenti saremmo scomparsi nel niente per poi riapparire miracolosamente dal nulla…
-Maestro Pitagorico: Sì, e in più non siamo la nostra mente, perché idee e pensieri di sette anni fa non li ricordiamo e non sono più quelli che abbiamo ora. Anche i pensieri di ieri sera non sono più quelli che abbiamo adesso. Questo basta per comprendere che noi non siamo la nostra mente, perché essa cambia continuamente, non è mai la stessa.
-Discepolo: Dunque, se non siamo corpo e mente che vanno e vengono, cosa siamo?
-Maestro Pitagorico: Siamo un’anima immortale. Quella è la nostra reale essenza.
-Discepolo: Siamo esseri immortali?
-Maestro Pitagorico: È ciò che noi pitagorici insegniamo, perché lo abbiamo visto e sperimentato. Segui questa intuizione e rimani con quello che in te è costante e immutabile. Quello è il vero “te stesso”.
-Discepolo: Ma i cicli di sette anni si concludono prima o poi?
-Maestro Pitagorico: L’infanzia, la gioventù, l’adolescenza, la prima e seconda maturità e la prima e seconda vecchiaia si susseguono in un ciclo che rispetta la scansione. Arrivati alla fine del ciclo ai settant’anni il giro ricomincia, ma ormai ripete solo il passato e difficilmente aggiunge qualcosa di nuovo alla personalità, al pensiero e a quello che siamo e sappiamo di essere.
-Discepolo: La vita è dunque un cammino graduale di crescita e perfezionamento…
-Maestro Pitagorico: Sì, ogni settennio è un ciclo di maturazione e di distacco. In quei passaggi lasciamo la vecchia pelle, abbandoniamo abitudini, desideri e paure che ci tenevano prigionieri, apriamo nuove prospettive.
-Discepolo: Però il processo di maturazione non è sempre facile…
-Maestro Pitagorico: Sì, è vero, talvolta è doloroso perché il cambiamento chiede tanto, ma alla fine si scopre che il soffrire aveva un senso. Accettare la legge dei sette anni vuol dire riconoscere che ogni fase ed esperienza vissuta era necessaria. Ciò che siamo oggi è il frutto delle nostre metamorfosi. La vita ci chiede di muoverci, di non restare uguali, perché il non cambiare è morte. Così, ogni sette anni, l’uomo si ritrova rinnovato, eppure fedele al suo destino: essere un cammino che mai si arresta.
-Discepolo: Si può fermare questo processo?
-Maestro Pitagorico: Ogni settennio siamo davanti a una soglia. La nostra identità si rivela più fragile e mobile di quanto crediamo. Ciò che sembrava solido diventa liquido, ciò che ci sembrava eterno si trasforma, nuove forme di pensiero e desideri emergono. Ogni settennio porta con sé una prova: un distacco, una nuova consapevolezza, un cambiamento inevitabile. Se opponiamo resistenza, il cambiamento ci appare doloroso e ingiusto; se lo accogliamo, possiamo riconoscerlo come via di maturazione. Chi rifiuta il movimento resta prigioniero di un’illusione, perché tenta di fermare ciò che è scritto nel suo destino.
-Discepolo: Però ammetto di fare fatica a distaccarmi dal mio passato, una parte di me se ne va e io lo vivo come una dolorosa perdita…
-Maestro Pitagorico: Capisco, accade a tutti. Ma ricorda, il tempo va visto come alleato, non come nemico. L’uomo che accetta la ciclicità comprende che ogni perdita è una trasformazione, che ogni fine è un nuovo inizio. Ciò che è passato ha svolto il suo compito, ha preparato la nascita di ciò che deve venire. E va bene così, è nella logica delle cose, nella matematica del vivere. Non dobbiamo giudicare il passato come errore, ma come una fase necessaria e superata. E il futuro va visto non come minaccia, ma come opportunità e promessa dell’inaspettato.
-Discepolo: Dovrò meditare a lungo su questo. La legge dei sette anni cambia la mia visione di vita, offre nuove comprensioni, mi costringe a ripensare me stesso…
-Maestro Pitagorico: Riconoscere quella legge significa accettare che come uomo non sei mai concluso, mai definitivo. Noi siamo esseri di passaggio, tessuti dal tempo, pellegrini che attraversano forme sempre nuove di sé.
-Discepolo: Sento che questo insegnamento è giusto e vero. Ma dovrò lavorare a fondo su di me per superare la paura del cambiamento, che comunque avverrà in ogni caso…
-Maestro Pitagorico: La vita ci chiede di non aggrapparci a ciò che è stato e accettare l’insicurezza. La saggezza consiste proprio in questo: imparare a camminare dentro il mutamento senza timore, sapendo che la vita ci offre volti diversi, ma sempre fedeli al nostro essere profondo, all’anima immortale che siamo. Ogni ciclo è un ponte tra ciò che siamo stati e ciò che stiamo diventando. La trasformazione non ci allontana dalla nostra essenza, ma la rivela in modi nuovi. Impariamo a lasciarci condurre da questo ritmo, riconciliandoci con il tempo e con le sue metamorfosi. Così, vivendo sul crinale del tempo che passa la nostra anima rinnova i suoi confini invisibili.
3 ottobre 2025