Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


249 La visione diretta

-Porfirio: Come si fa a non credere in nulla e nessuno? Sì, perché tu dici che devo confidare solo nel mio discernimento e non in conoscenze tratte dall’esterno…
-Maestro: Certo, confermo le mie parole. Non serve a molto credere in una verità non sperimentata di persona. La semplice convinzione non si trasforma mai in sapienza.
-Porfirio: Ma come si fa a non credere nella tradizione dei propri avi e della propria città, in costumi e usanze secolari? Non potrei fare un passo avanti se, come mi dici, dovessi confidare solo in me stesso…
-Maestro: Innanzitutto dobbiamo chiederci che cosa cerchiamo e quale è la sapienza cui aspiriamo. Inoltre, credere in se stessi non è qualcosa che possiamo scegliere o no, è un dato di fatto a cui non si può sfuggire. Fammi l’esempio di una tua credenza…
-Porfirio: Sicuramente credo nella nostra tradizione, negli dei che adoriamo…
-Maestro: Dunque credi in te stesso.
-Porfirio: In me stesso? Non capisco…
-Maestro: Chi ha stabilito che credere negli dèi degli avi sia la cosa giusta? Chi dà credito a quell’autorità che chiami tradizione?
-Porfirio: È una cosa che tutti dicono e insegnano e…
-Maestro: Dunque tu prendi per vero quello che dicono gli altri?
-Porfirio: Sì, anzi no… Chi decide cosa devo credere o non credere è… (breve pausa) beh, a pensarci bene… alla fine sono sempre io stesso.
-Maestro: Dunque, credi a ciò che tu ritieni vero e giusto. Tutto torna sempre alla tua “autorità” e capacità di discriminazione, alle tue scelte. Tienilo presente perché da qui parte la vera ricerca.
-Porfirio: Ma allora, se non posso contare sugli altri, come raggiungere il vero sapere?
-Maestro: Il mio messaggio è: liberati da tutti i dogmi, metti da parte quello che conosci, riparti da zero con mente libera e curiosa, rifuggi da ogni verità accettata in modo ingenuo, cerca la visione diretta. Per quanto la tua fiducia possa essere lodevole, assumere qualcosa per fede vuol dire mettere fine all’indagine personale, è una restrizione dell’intelligenza. Questo per me è un delitto, è la rinuncia a essere liberi, è essere schiavi di costumi e convenzioni ripetitivi e morti.
-Porfirio: Quindi tu non hai una dottrina da insegnarmi?
-Maestro: Se intendi una dottrina bella e pronta da trasmetterti, assolutamente no.
-Porfirio: Non hai raggiunto qualche verità? Perché allora tutti ti chiamano maestro?
-Maestro: Se ti consegnassi delle verità già pronte farei per te la cosa peggiore, ti illuderei e ti priverei della capacità di ricercare da solo. Io posso solo darti gli strumenti per compiere la tua indagine in autonomia.
-Porfirio: Tutto da solo? Io non sono un maestro, sono un discepolo sprovveduto, non mi sento in grado di camminare da solo sulle mie gambe.
-Maestro: Ecco, proprio questo è il primo ostacolo da riconoscere. Ed è il più importante da rimuovere.
-Porfirio: Ma tu hai raggiunto la sapienza? Hai concluso il tuo viaggio di ricerca? Se tutti ti chiamano maestro non è perché hai una verità da offrire agli altri?
-Maestro: Gli altri possono chiamarmi come vogliono. Forse ho trovato un mio sapere, ma non posso consegnarlo come se fosse un dono o la pagina di un libro. Io posso invitare alla ricerca e dare qualche consiglio, ma non posso parlare di cose che non sono un’esperienza per chi ascolta. E comunque il cammino di conoscenza è un’apertura senza fine. Quando giungi a scoprire chi sei, quello è solo l’inizio.
-Porfirio: E io chi sono? Lo devo scoprire da solo?
-Maestro: Certo, come fa qualcun altro a dirti chi sei tu? Fidati del tuo intuito. Vediamo: qual è la cosa più semplice e immediata che puoi dire di te?
-Porfirio: La cosa più semplice… che sono un uomo?
-Maestro: No, Porfirio, quello è già un concetto acquisito, trova un modo più diretto per definirti.
-Porfirio: Allora posso dire semplicemente: “io sono”, sono un qualcosa che è.
-Maestro: Bene, siamo andati più a fondo. Allora ci interroghiamo sull’”essere che sei”, è fondamentale, non credi?
-Porfirio: Sì, stavolta lo credo, perché lo vedo e lo so…
-Maestro: Quindi tu sei un qualcosa che è, un ente. Ma qual è il tuo modo di “essere un essere”? Qual è la tua natura?
-Porfirio: Sono un ente dotato di ragione?
-Maestro: Anche qui, proviamo ad andare più a fondo…
-Porfirio: C’è qualcos’altro prima della ragione?
-Maestro: Chi vede e può dire “sono un ente ragionevole”? Non certo la ragione stessa…
-Porfirio: Mi chiedi chi osserva tutto questo? Forse una parte di me? Una mia facoltà? È la coscienza?
-Maestro: Sì, la coscienza, ma non è solo una tua facoltà. Tu sei coscienza. Non puoi immaginare nessuna esperienza, percezione, sensazione o pensiero che non siano accompagnati dalla coscienza. Quello è il vero “io” che sta a fondamento di ogni tua realtà, quella è la tua vera natura. Nota che la coscienza può esistere anche senza sensazioni, percezioni o pensieri, non viceversa.
-Porfirio: Possibile? Io ci sono anche in assenza di pensiero? Mi sembra inverosimile. Si può dimostrare questo?
-Maestro: Prova per un momento a creare uno spazio tra due pensieri, non è difficile. Magari sarà solo per pochi istanti, perché poi il pensiero involontario prenderà subito il sopravvento. Mettiti alla prova…
-Porfirio: Vediamo… (passa qualche istante) Ho pensato a un cavallo bianco, poi c’è stato un momento di vuoto… e dopo è spuntato il pensiero di una gara in cui c’era quel cavallo. Sì, tra due pensieri c’è stato un breve spazio in cui non c’era nulla.
-Maestro: Perfetto. Vedi? Hai dimostrato di esserci anche senza il pensare. Nello spazio vuoto tra due pensieri tu c’eri ancora, non eri sparito o finito chissà dove. L’intelletto taceva, ma tu eri sveglio, in attesa del prossimo pensiero. Questo mostra che “tu” non coincidi col tuo pensiero, anche senza il pensare sei ancora lì come coscienza lucida, attenta e viva. Devi concentrare la tua ricerca sulla coscienza, questo è ciò che devi esplorare, il resto è perdita di tempo.
-Porfirio: Sì, lo farò, cercherò di farlo con tutte le mie forze.
-Maestro: E mi raccomando: non devi credere nemmeno in quello che pensi.
-Porfirio: Neanche a quello che penso?
-Maestro: No, perché ora hai capito che tu sei coscienza, non sei il tuo pensiero. I pensieri che passano per la mente non sono il fine della ricerca, semmai un ostacolo.
-Porfirio: Dunque io sono coscienza… come posso esplorarla?
-Maestro: Il tu-coscienza è ciò che contiene ogni esperienza possibile. Allora osservalo e poniti delle domande.
-Porfirio: Quali domande? Mi fai qualche esempio?
-Maestro: Puoi cominciare così: cosa è questo io-coscienza? Quali sono i suoi confini? Ha dei limiti? È cosa diversa da quello che vedo intorno? Lo posso descrivere? È separato da quello che chiamo mondo? Va e viene? Nasce e muore? Cambia e si trasforma? È un pensiero, un concetto o una teoria? È un’esperienza? È un sentimento? E via dicendo… Le domande sono infinite ma fanno capo a una sola, semplice e unica: Chi sono io?
-Porfirio: Non è un tornare sempre al punto di partenza?
-Maestro: Le domande rimarranno all’inizio a livello intellettuale, poi penetreranno in te e la risposta arriverà: non in parole, concetti o pensieri perché questi saranno del tutto superati, ma come intuizione, illuminazione improvvisa. Allora le domande scompariranno tutte insieme e resterà solo quello che sei, la tua realtà fondamentale, la tua vera essenza. Questa è la visione diretta. Il resto verrà col tempo, tocca a te scoprirlo.
-Porfirio: Però alla fine voglio provocarti: devo credere a quello che dici?
-Maestro: Questa volta sì, dai fiducia a queste mie parole.
-Porfirio: Ma non ti stai contraddicendo? Prima dicevi che credere non…
-Maestro: Sì, certo, ma io non ti dico che cosa devi credere. Ti invito ad andare a vedere chi sei, ti aiuto a capire come puoi farlo. Poi lo farai tu da solo in piena autonomia. Ti sto ricordando la cosa più banale, che sei capace di conoscere te stesso. Accetta il mio invito, ascolta le mie parole, poi dimenticami e procedi per la tua strada. Quello che troverai, quella sarà la tua verità, una realizzazione che solo tu conoscerai, che nessuno ti avrà regalato e nessuno potrà portarti via.
30 giugno 2025

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