
248 Chi è un santo?
Salivamo la collina in quella grigia sera di novembre.
Una pesante pioggia ci aveva sorpresi in cammino
e stanchi e affamati cercavamo rifugio per la notte.
Bagnato dalla testa ai piedi guardavo Francesco
che procedeva con passo lento ma risoluto,
incurante del diluvio e della grande fatica.
Di lontano occhieggiavano le prime luci del paese,
ma la strada era ancora lunga per le nostre gambe
e il desiderio di un riparo sovrastava ogni sentimento.
Mentre il buio si faceva più fitto Francesco parlò.
Lo faceva spesso per ricordarci il nostro voto
e spronarci a dedicare ogni momento allo spirito:
“Dimmi Leo, chi è colui che è un vero santo?”
Camminavo in silenzio, piegato dalla stanchezza,
ma subito sentii che la mia anima si risvegliava:
“Colui che fa miracoli e dona la vista ai ciechi?”
“No Leo, non è questo per noi il vero santo…”
Un lungo silenzio scandito solo dai nostri passi…
Mi sentivo confuso e perplesso, la testa china.
Poi Francesco con un dolce sorriso riprese:
“Nemmeno chi ha grandi conoscenze è un santo,
dovesse anche sapere tutti i segreti dell’universo!”
“Allora -dissi- è forse colui che ammansisce il lupo
e parla con gli uccelli e gli alberi e le stelle?”
“No, caro Leo, neppure questo fa di lui un santo…”
Cercavo di trovare dentro di me una risposta,
dimentico ormai dei miei piedi doloranti,
mentre un vento freddo spazzava la collina
e il sentiero bagnato si faceva più insidioso.
“Chi è dunque un santo?” riprese Francesco
“Dammi la tua risposta, Leo, la sto aspettando…”
L’amore di Francesco arrivava come un’onda,
ci sommergeva fino a toccare la nostra anima
era come il fuoco che riscalda e rischiara la notte.
Quando ci rivolgeva la parola e ci guardava
qualcosa in noi si scioglieva e prendeva il volo…
La notte adesso era diventata buia e fredda,
ma non ascoltavo più il disagio e la stanchezza,
la cosa importante era rispondere a Francesco,
accogliere le sue parole che erano un invito
a volgere sempre lo sguardo all’Altissimo.
“Forse -dissi- santo è colui che ha rinunciato
e vive in totale povertà, come i primi apostoli…”
Francesco si fermò e sussurrò con voce gentile:
“No, neppure questo basta per essere santo!”
A questo punto non fui capace di trattenermi,
l’ardore giovanile mi fece diventare irruente:
“Ti prego, Francesco, dammi tu la risposta,
il mio cuore è inquieto, la mia mente confusa,
credo di non sapere più cosa sia la santità!”
Lui mi sorrise ma non aggiunse una parola.
Riprendemmo il nostro cammino in silenzio.
La pioggia non ci dava tregua e il buio era fitto,
io trascinavo un corpo ormai sfinito e dolorante.
Ma ora si intravedevano le prime luci del paese,
tornava il desiderio di una zuppa e un giaciglio.
Francesco si fermò alle prime case del borgo:
“Guarda con attenzione, forse avrai la risposta!”
“Finalmente saprò cosa vuol dire essere santo?”
“Ora batterò alla porta di quella locanda laggiù.
Dirò al locandiere che siamo due frati pellegrini
e chiederò accoglienza e un riparo per la notte.
Forse il padrone della taverna ci caccerà dicendo:
‘Andatevene vagabondi, qui non c’è posto per voi!’
Ma noi insisteremo e batteremo di nuovo alla porta
e se stavolta uscirà col bastone gridando ‘Via!’
quello sarà per noi il momento più importante,
lì saremo messi alla prova dalla grazia divina.
Dovremo essere capaci di guardare quell’uomo
con gli occhi dell’anima e vedere in lui il divino!”
“Lo faremo, Francesco, anche se ci maltratterà?
Anche se ci manderà via senza alcuna pietà?”
“Dio è dappertutto e in ogni cosa, mio caro Leo,
nella sua Creazione tutto è buono, bello e giusto.
Forse quel fratello non lo sa o l’ha dimenticato,
ma noi che seguiamo la regola lo sappiamo,
dunque tocca a noi ricordarglielo con gentilezza
e mostrare cosa sono la carità e la compassione…”
Le parole di Francesco mi toccavano il cuore,
ma sembravano un messaggio troppo alto per me,
-io che ero un povero frate, giovane e inesperto.
“Non è facile -dissi- seguire la via della santità.
Temendo il locandiere e le sue minacce,
con la stanchezza e questo freddo e il buio
per un momento mi ha preso lo sconforto…”
Questa volta Francesco mi guardò fisso,
i suoi occhi brillavano, mi leggevano dentro.
“Ricorda, Leo, che Dio è sempre con noi,
ci accompagna e ci accudisce ogni momento,
dobbiamo ringraziarlo e lodarlo a ogni respiro
e rimanere lieti e in pace in ogni circostanza.
Dio è anche questa pioggia e questo buio,
è questo vento che soffia e ci gela le ossa,
è questa stanchezza e la fame che ci divora.”
La mia anima assetata beveva ogni sua parola…
“Tutto accade sempre e solo per Sua volontà.
Non solo la bellezza, la gioia e la buona fortuna,
anche il dolore e la morte fanno parte del gioco.
Non dobbiamo rifiutare nulla di quello che viene,
ogni cosa ha il suo posto nella poesia del Creato,
tutto è buono nel grande Cantico dell’esistenza!”
Ci fu un breve silenzio, poi Francesco riprese:
“Sei pronto a seguire questa via di santità, Leo?
A vivere in pace vedendo ovunque solo il divino?”
Questa volta le parole non erano necessarie,
dal mio cuore la risposta, un solo, grande “Sì”.
E in quel momento la Provvidenza divina…
Una vecchina si affacciò alla porta di casa
e ci fece un gesto, invitandoci ad entrare.
Ci offrì una scodella calda e un giaciglio asciutto,
ci fece ristorare davanti al camino e ci ospitò,
in quella notte così fredda, senza dire una parola.
Poi fu di nuovo giorno e ripartimmo per Assisi…
28 giugno 2025