Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


246 La quiete oltre il pensiero

-Desidero approfondire la mia meditazione e per questo cerco la quiete. Non è difficile trovare un posto tranquillo, ma dentro di me la situazione è più agitata. Non riesco a fermare il flusso disturbante dei miei pensieri…
-I tuoi pensieri? Sono un problema?
-Sì, se riuscissi a farli tacere sono sicuro che sarebbe molto più facile meditare, ma più tento di scacciarli o eliminarli, più mi trovo invischiato nella loro trama. Hai un consiglio da darmi?
-Cominciamo così… Cosa hai qui ai piedi?
-Lo vedi anche tu, i miei sandali…
-Come fai a sapere che sono i tuoi sandali?
-So per certo che mi appartengono, li ho comprati e indossati, su questo non ho dubbi…
-Ma diresti mai che tu sei i tuoi sandali?
-No, sarebbe ridicolo affermarlo. Siamo due cose diverse…
-Come fai a capire di non essere i tuoi sandali?
-Che strana domanda! Mi sembra che non ci sia bisogno di spiegarlo, è ovvio: vedo i sandali come qualcosa di altro da me, tra noi c’è una distanza, una separazione. Io sono qui e i sandali sono lì ai miei piedi…
-Bene, adesso applica questo discernimento ai tuoi pensieri. Non li vedi anch’essi come “altro” da te?
-Mi sembra che la situazione sia differente: i pensieri sono miei, li ho prodotti io quindi sono parte di me, anzi sono me, mi pare una cosa facile da capire…
-E invece proprio qui sta il punto, prova a seguirmi… Se tu puoi vedere i tuoi pensieri vuol dire che fra te e loro c’è una distanza, quindi, come per i sandali, non siete la stessa cosa. I pensieri sono oggetti che si presentano alla tua coscienza, sono là e semplicemente ti appaiono. Tra te e i tuoi pensieri c’è una diversità, una separazione, uno iato, c’è una distanza tra “quelli là” e il “te stesso”.
-No, un momento, io so con certezza di essere la causa dei miei pensieri, sono io che penso, decido, rifletto e voglio…
-È così solo in apparenza. Se guardi a fondo vedi che i pensieri appaiono nello spazio della tua coscienza, senza che tu li abbia voluti, costruiti o chiamati…
-Direi di no e insisto: sono sempre io che penso e voglio, è una certezza assoluta per me. Io sono l’artefice dei miei pensieri, tant’è vero che posso farli e disfarli, modellarli e inventarli, insomma posso farne quello che voglio…
-Allora non capisco più il problema che mi presentavi… Se è vero che sei tu a creare liberamente i tuoi pensieri, perché non li fai sempre belli e positivi? Perché non puoi cambiarli e controllarli a tuo piacimento? Perché mi dici che ne sei succube e non sai come fare a fermarli?
-Mmh…
-Se non sbaglio è proprio per questo che sei venuto da me…
-Stai dicendo che ogni mio pensiero non è frutto della mia volontà, non dipende da me, quindi ha una causa esterna, è dettato dalle circostanze o da non so cosa… Però, guarda: se io ora decido di pensare a un cavallo, chi può impedirmelo? Non è un mio libero atto di volontà? Quale potrebbe essere la causa esterna che ora mi costringe?
-La causa è questa situazione che stai vivendo: stai cercando di dimostrarmi di essere padrone dei tuoi pensieri ed è per questo che salta fuori la sfida del cavallo. I tuoi pensieri e anche i miei sono sempre determinati da qualche causa, spesso da più cause intrecciate e difficili da decifrare, per cui possiamo solo constatare il loro comparire. Si tratta di meccanismi mentali condizionati, associazioni, reazioni automatiche, catene logiche che, come mi hai detto, non è possibile governare.
-Ma se io cerco di bloccare un pensiero, perché non funziona?
-Se cerchi di farlo vedi che il pensare non si arresta, anzi il processo si rafforza sempre più perché è alimentato dal conflitto di istanze opposte dentro di te.
-Certo, capisco, diventa una lotta interna. L’affermazione “voglio smettere di pensare” è assurda, è volere di non volere pensare, è il pensiero che vuole sconfiggere sé stesso, una contraddizione senza via d’uscita…
-È il classico gatto che si morde la coda. Un pensiero potrà forse scacciarne un altro, ma non interromperà il dialogo interiore della mente, anzi lo perpetuerà all’infinito.
-Dunque è una battaglia persa, dobbiamo arrenderci all’idea che i nostri pensieri saranno sempre lì a disturbare la nostra quiete meditativa…
-No, anche qui forse possiamo cambiare la prospettiva. Perché i pensieri devono essere visti come un disturbo? Abbiamo detto che sono “altro” da te, sono un meccanismo automatico agganciato al sistema corpo-mente e messo in moto dalle circostanze. Tu non sei i tuoi pensieri, non sei il corpo, non sei la mente, sei solo la coscienza che osserva e si gode lo spettacolo.
-Se le cose stanno così, cosa cambia per il problema dei pensieri disturbanti?
-Puoi lasciarli andare, lasciarli scorrere, farli scivolare via, cosa che faranno comunque da soli, mentre rimani saldo nella coscienza, che non si muove e non cambia. Se cerchi la quiete è lì che devi cercarla, nel tuo essere che è al di là del processo mentale, che rimane imperturbabile e da nulla dipende.
-E se io sto meditando e nella mia mente compare l’immagine di un cavallo che mi porta via l’attenzione?
-Lascia che il cavallo trotti qua e là per i fatti suoi, prima o poi se ne andrà. E comunque ricorda che la tua coscienza, la consapevolezza, può accogliere infinite cose, è uno spazio illimitato, può contenere milioni di cavalli senza esserne toccata. Ricorda che il tuo vero “te” è quello, la coscienza. Un pensiero può cambiare, trasmutare o svanire, ma la coscienza è sempre lì, immobile, uguale a sé, incondizionata. È al di là dello spazio e del tempo perché in realtà li contiene. Fissati lì sulla consapevolezza e lascia andare tutto il resto.
-Uhm, c’è una cosa che faccio ogni tanto, andare sulla riva del fiume a guardare lo scorrere delle acque. Potrei rimanere delle ore a vedere quello spettacolo. Nel fiume passano pesci, foglie, ramoscelli, i riflessi e i colori e i suoni sono sempre diversi. Alla fine mi sento pervaso da una calma profonda. È così che dovrei pormi anche di fronte ai miei pensieri?
-Sì, esattamente. Hai notato al fiume che, nonostante il movimento davanti a te, la tua attenzione rimane viva e la tua mente silenziosa. Colori, suoni, profumi e il divenire delle cose non toccano la tua quiete se sai dove trovarla. Dunque devi focalizzarti sul tuo “vedere”, non sui fenomeni che vanno e vengono. E questo vale anche per pensieri ed emozioni. Quando mediti cerca quel luogo di pace dentro di te, lascia che i pensieri si muovano, sono anch’essi fenomeni momentanei che appaiono e scompaiono. Ricorda che nulla può toccare o turbare il tuo vero essere.
-Proverò a seguire questo cammino. Rimane però una domanda importante: se io sono coscienza oltre ogni divenire fenomenico, se sono puro essere, da dove viene la mia mente pensante? Da dove quella voce nella testa che continuamente parla, commenta, riflette, interpreta e giudica ogni cosa? Se non sono io, “chi” è?
-È una domanda fondamentale, hai ragione. Ma una risposta approfondita richiede di spenderci del tempo, dunque se vuoi riprenderemo il discorso domani.
-Sì, intanto voglio mettermi alla prova, devo scendere giù al fiume dentro di me e cercare il silenzio meditativo lasciando che i pensieri vadano per conto loro. Devo riprodurre in me l’esperienza del fiume, dove guardo con distacco le onde e i riflessi dell’acqua…
-… e anche pesci, foglie e ramoscelli. Lascia che ci sia tutto quello che vuole apparire, non resistere a nulla, non rifiutare, non giudicare, goditi solo lo spettacolo. È il grande miracolo dell’esistenza: l’essere che si manifesta in infinite forme partecipando al misterioso gioco della coscienza.
24 giugno 2025

Home Articoli