Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


243 Esistenza – 2 – Don Giovanni

-Oggi riprendiamo il discorso sulle filosofia dell’esistenza. Ieri abbiamo introdotto Søren Kierkegaard, adesso possiamo entrare nei particolari del suo pensiero.
-Troviamo nella filosofia kierkegaardiana esempi concreti che ci aiutino a capirla più a fondo?
-Sì, il filosofo ci presenta una galleria di personaggi che incarnano ciascuno un modo diverso di esistenza. I modi fondamentali sono tre “stadi”: estetico, etico e religioso. Le varianti individuali in ogni stadio sono poi infinite. Oggi cominciamo a vedere un esempio famoso di vita “estetica”: la figura di Don Giovanni.
-Quello dell’opera di Mozart?
-Proprio lui. È il seduttore sensuale, l’uomo “estetico” che vive inseguendo l’aisthesis, la sensazione.
-Insomma, uno che vuole godersi la vita in tutte le sue sfumature…
-Sì, ma c’è una sfumatura che gli interessa più di tutte le altre: sedurre donne. E lo fa con tantissime, sempre e ovunque ci sia l’occasione, al punto da essere ancora oggi l’emblema della seduzione portata all’estremo.
-Beh, certo, uno strano “passatempo” il suo, però forse neanche così spiacevole…
-Per lui è un’esigenza di vita, non potrebbe fare altro, proprio per il suo modo di vivere la dimensione estetica. Don Giovanni è un uomo affascinante, colto e raffinato, non certo un rozzo profittatore di corpi femminili. La sua conquista è un’arte con cui circuisce, blandisce e ammalia i cuori delle donne che incaute si avvicinano. Ma non c’è violenza o costrizione nei loro confronti, deve essere la donna a concedersi, vinta dalle sue dolci parole, stretta dai lacci di Amore. Alla fine ogni nuova storia finisce a letto, ma non è questa la cosa più importante, nulla può eguagliare il piacere della conquista in sé, quello è il vero apice, il vero momento “estetico”. Dopo la conquista la sfortunata donna viene abbandonata all’istante, senza l’ombra di uno scrupolo, di un pentimento o pensiero per quello che sarà il suo destino.
-Don Giovanni non è un irresponsabile? Non crea una miriade di guai con il suo stile di vita? Che moralità è mai la sua?
-(ridendo) Ehi, stai facendo la parte del suo fido servitore Leporello, che rappresenta il buonsenso comune e lo tira per la giacca cercando di salvarlo dai guai! Lo so che qui sembra esserci una contraddizione: un uomo colto, raffinato, capace e intelligente, ma privo di morale? …E perché no?, ci dice Kierkegaard, guardati intorno: è il modo in cui vivono milioni di persone, inseguendo ogni genere di piaceri, pensando solo a sé stessi senza curarsi degli altri, individui immaturi, piccoli uomini ancora non cresciuti.
-Già, come tanti Narcisi che vedo in giro…
-Però il filosofo non inventa le cose, lui osserva una realtà concreta e la rappresenta con una figura emblematica, anche se estrema e quasi caricaturale. E il suo discorso ha una logica sottile: Don Giovanni cerca la sensazione immediata, vive nel momento senza pensare al futuro, è come un bambino che rincorre farfalle colorate, ignaro del bene e del male, quindi incapace di valutare le conseguenze delle sue azioni.
-Sì, ma il caro seduttore crea un’infinità di problemi agli altri…
-Certo, nella sua inconsapevolezza anche un bambino può mandarti a fuoco la casa, se non lo controlli nei giochi. L’opera di Mozart (su libretto di Da Ponte) ci racconta la triste fine di Zerlina, sedotta e abbandonata, salvata in extremis dai parenti, ma ormai compromessa per sempre agli occhi della gente, per di più proprio nel giorno del suo matrimonio!
-Devo rivedere l’opera perché la ricordo a spanne. Zerlina è dunque una delle tante prede femminili… Rimango comunque dell’idea che il bel seduttore sia un personaggio da disprezzare.
-Non preoccuparti, Kierkegaard non sta esaltando Don Giovanni come suo modello di vita. Ci racconta l’esistenza in uno dei suoi modi fondamentali. Dobbiamo vedere tutto come una grande metafora, se no va a finire che diventiamo due moralisti torvi e indignati. E poi ricordati che le donne conquistate dal seduttore fanno volentieri la loro parte nel gioco.
-Ma Don Giovanni le inganna, le illude, le usa per i suoi scopi…
-Certo, ma se tu ti fai ingannare, illudere e usare, se stai al gioco in modo inconsapevole e non riconosci il carnefice di turno… non sei anche tu responsabile? E se non lo fai tu, chi può salvarti? Ma il punto decisivo per Kierkegaard è questo: Don Giovanni più che un uomo immorale è un uomo “amorale”.
-E qual è la differenza?
-Sei immorale solo se trasgredisci una morale che hai accettato. Ma il seduttore, confinato allo stadio estetico, non è ancora approdato allo stadio etico, dove i valori morali informano azioni e pensieri. Solo allora compaiono il senso di responsabilità, il giudizio sui propri comportamenti, il rispetto delle regole, ecc. Solo allora abbiamo la persona perbene, l’individuo che ha una coscienza morale, il cittadino inserito nella società.
-Don Giovanni, uomo senza morale… uhm, c’è qualcosa che secondo Kierkegaard può riscattarlo? Perché se ricordo bene fa una brutta fine, odiato da tutti e trascinato dai diavoli nelle fiamme nell’inferno…
-Kierkegaard vede nel seduttore Don Giovanni anche qualcos’altro: il fascino della bellezza, la libertà innocente dell’arte, il piacere della sensazione che dura un attimo. Questa è la realtà della dimensione estetica, frequentata dagli artisti, conosciuta dai bambini, intravista in un momento di gioioso sguardo sulla vita. Non ci possono essere giudizi morali nella dimensione dell’estetico, perché precede ogni istanza etica e vive in un suo spazio di gratuità e libertà.
-Non so se questo riscatta Don Giovanni ai miei occhi, non riesco a non condannare comunque il suo modo di vivere…
-Beh, vediamola così, quando sei di fronte alla bellezza dell’arte la godi così com’è, non ti metti ad avanzare scrupoli morali. Non ti scandalizzi per il nudo di una statua o la scena di guerra in un dipinto, il bello è considerato come una sfera autonoma, fine a sé stessa, significativa e completa come è.
-Però, visto la fine che ha fatto Don Giovanni, non mi sembra che il suo ardore estetico sia stato così apprezzato dai contemporanei…
-Sì, alla fine lo aspettano le fiamme dell’inferno per il trionfo della giustizia. La gente festeggia, ma cosa potevamo aspettarci dall’uomo comune che lo giudica? Rappresenta la voce della massa, è l’uomo “etico” che si sente buono e virtuoso, pronto a raddrizzare le ossa e a punire chi deraglia dalla morale comune.
-So che quella di Don Giovanni è una storia probabilmente inventata, ma penso che, se fossi stato lì, mi sarei buttato in mezzo alla folla, pronto a lapidarlo!
-(ridendo di gusto) Vedo che il fascino sottile di questa figura demoniaca ha contagiato anche te! La folla che dopo la morte di Don Giovanni insulta la sua memoria e gioisce per il castigo esemplare non mi sembra esprimere i valori etici più elevati. Ha paura di questo personaggio e al tempo stesso ne è oscuramente attratta. E forse rivela qualche segreta invidia per i piaceri di una vita dissoluta che ora a gran voce sta maledicendo.
-(ridendo) In effetti mi sono fatto un po’ trascinare dalla storia, devo ricompormi. E capisco che il giudizio morale, quando è scagliato con veemenza contro qualcuno, dice molto anche di noi, rivela qualcosa dei nostri desideri nascosti e della nostra condizione esistenziale. Ma vorrei fermarmi sull’ultima scena che vede lo scontro con il “convitato di pietra”, il Commendatore. È il momento della vendetta, la nemesi finale che porta alla catastrofe Don Giovanni. Mi ha sempre colpito però il suo coraggio. Nella stretta di mano con il Commendatore sente il primo gelo della Morte che incombe, ma non si pente, rimane pervicacemente fermo nella sua posizione, fino al “No!” che ne decreta la tragica fine…
-Kierkegaard ci ha già dato la risposta, se ci pensi un attimo…
-Già, dicevamo che Don Giovanni è privo di qualsiasi etica, non rispetta valori e non conosce principi morali, dunque non può pentirsi o sentirsi in colpa per quello che fa…
-Non possiede un codice etico che gli fa distinguere il bene e il male, è al di là di questa comprensione, che a noi sembra ovvia e banale. Ma proprio lì, in quella immaturità innocente, c’è tutta la sua libertà, il suo esistere in una dimensione oltre ogni giudizio. Lì è il fascino di questa figura che ha travalicato i secoli per interrogare anche noi oggi sulle categorie di bene e male, sul bello e sul buono.
-Oggi ho capito che, quando si tratta di esistenza, le cose non sono così facili e lineari come sembra. Bisogna aspettare a giudicare gli altri, ogni vita ha la sua storia, i suoi drammi, le sue vicende irripetibili. Ogni esistenza è un universo a sé, ma forse è proprio questa la cosa più preziosa…
-Infiniti individui, infinite esistenze, infinite storie, tra cui le nostre personali. Che dici? Non c’è pericolo di annoiarsi, il mondo è così bello, vario, sorprendente e folle…
-E ora, pensa, pian piano mi sta diventando simpatica pure la figura di Don Giovanni…
-Non è che adesso mi diventi un seduttore pure tu?
-Sì, perché no? Ma preferirei essere un seduttore di anime…
17 giugno 2025

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