
241 Che cosa mi appartiene
-Cittadino: Perché vivi ancora in quella botte Diogene? Non hai nulla, non possiedi una casa, un vestito o un qualsiasi oggetto, vai girovagando come un randagio senza patria… Come fai a essere felice così?
-Diogene: Cosa ne sai della mia felicità? Forse ne abbiamo due idee diverse.
-Cittadino: Non ho niente contro di te, solo non capisco che cosa ci sia di bello nel vivere in povertà. Tutti gli uomini desiderano possedere qualcosa nella vita.
-Diogene: Tu che cosa possiedi di così interessante?
-Cittadino: Ho una bella casa, bei vestiti e molte comodità. Mi piace vivere nell’abbondanza, la povertà assoluta come la tua non mi piace, mi farebbe sentire un nulla, dovrei presentarmi agli altri come uno straccione…
-Diogene: Lascia stare gli altri perché non sono loro il problema. Guarda a te stesso. Chiediti se non sia più saggio non essere attaccato alle cose. Perché ricorda: alla fine niente di quello che hai ti appartiene.
-Cittadino: Come fai a dire una tale sciocchezza? Questa è una delle tue tipiche provocazioni, ma non mi sottraggo al confronto e rispondo in modo diretto: ciò che è mio è mio e nessuno può toccarlo, nessuno può violare la mia proprietà, lo dice la tradizione, lo dice il buonsenso, anche la legge è dalla mia parte…
-Diogene: Non sono qui per criticarti e comunque sei libero di fare quello che vuoi, se questo ti fa contento. Ma visto che sei stato tu ad avvicinarmi… Ti chiedo solo di osservare con attenzione. Guarda cosa fanno le persone: accumulano montagne di cianfrusaglie per riempire un vuoto, senza rendersi conto che tutto quel pattume prima o poi sarà buttato, diventerà un peso da cui liberarsi. Molte cose che sembravano importantissime appariranno senza valore, lasceranno solo disincanto e noia. Questo è il destino dei beni materiali che, tienilo sempre presente, non ci appartengono perché noi non siamo materia. La parte di noi più vera, la nostra essenza immortale, non si cura dei desideri del corpo e della mente, non si circonda di cose, è pura, semplice e non ha bisogno di nulla.
-Cittadino: Ehi, Diogene, sei piuttosto tagliente nei giudizi, ma apprezzo la tua sincerità e quindi provo a seguirti nel ragionamento, anche se non mi convince. E allora ti chiedo: che cosa mi appartiene?
-Diogene: Quando dialogo con una persona mi piace sapere con chi parlo, quindi per favore dimmi il tuo nome.
-Cittadino: Mi chiamo Klyos e sono un cittadino di Atene. Ma perché è così importante sapere come mi chiamo?
-Diogene: Non parlo mai alla folla, solo al singolo individuo che ha un nome e una storia. Inoltre nel nostro nome ci sono scritte tante cose. Klyos nella nostra lingua viene dal verbo κλύω che vuol dire “ascoltare”, mi sembra una buona indicazione per te.
-Cittadino: In effetti non sono molto portato ad ascoltare gli altri in una discussione. Sono un tipo impaziente, mi piace andare subito al sodo, sono un uomo più d’azione che di contemplazione.
-Diogene: Si vede che l’ascolto è quello che devi imparare nella tua vita per essere completo. Ma datti tempo, non c’è fretta, le cose importanti si imparano pian piano. E comunque accetto la tua proposta di parlare semplice e chiaro sul punto che abbiamo sollevato.
-Cittadino: Va bene, allora ripeto la domanda: Che cosa mi appartiene? Che cosa è veramente mio?
-Diogene: Dicevamo prima che le cose materiali non sono davvero tue. Nella vita le hai cercate, desiderate, accumulate e questo ti è costato tempo e fatica. Ma, se guardi bene e con sincerità, oltre a qualche comodità questo attaccarti agli oggetti materiali ha portato ansie, preoccupazioni, desideri senza fine, dolore e frustrazione.
-Cittadino: Sono sincero, ammetto che in buona parte è così, ma io seguo la tradizione del mio mondo, faccio quello che mi hanno insegnato, quello che fanno tutti. Perché, c’è un’altra possibilità?
-Diogene: Visto che hai nominato la tradizione, immagino che tu abbia letto le parole dei grandi saggi.
-Cittadino: Certo, non sono un ignorante, conosco bene Omero, Esiodo, i filosofi e i poeti e tante altre cose…
-Diogene: Allora sai che tutti i grandi pensatori ci hanno ricordato una cosa irrefutabile: siamo esseri mortali, siamo qua di passaggio, nulla dura nella realtà del divenire, tantomeno noi. Cosa pensi dunque di costruire in questo mondo?
-Cittadino: Uhm, vuoi proprio mettermi in difficoltà. Ma capisco dove vuoi arrivare… Se tutto finisce, accumulare cose è come fare un buco nell’acqua o costruire castelli di sabbia. Nel momento della morte nulla rimarrà nelle nostre mani…
-Diogene: Puoi servirti delle cose, se pensi che ti siano utili, ma non attaccarti ad esse, non farne la tua ragione di vita, altrimenti diventeranno una trappola, distoglieranno la tua attenzione da quello che veramente importa.
-Cittadino: Ammetto che le cose che possiedo potrebbero sparire da un momento all’altro e che quindi la mia felicità poggia su fragili fondamenta. E capisco che la morte alla fine si porterà via tutto. Anche se avrò creato un impero tutto svanirà nel nulla. Ma allora dimmi tu: cosa porterai di te oltre la morte?
-Diogene: Quello che appartiene a tutti, la sola cosa per cui vale la pena di spendere la propria vita e interrogarsi: la mia anima. Sperando che prima del momento estremo possa essere diventata buona e saggia.
-Cittadino: Dunque la mia anima è ciò che mi appartiene? La sola cosa che importa?
-Diogene: È quello che sei, cosa ci può essere di più importante? Sei qui in questa vita solo per accumulare oggetti? Ha senso questo, visto che perderai tutto? E la tua vita interiore che fine fa? Per che cosa hai letto i poeti e i filosofi, Esiodo e Omero? Solo per passarti il tempo? E se un rovescio della fortuna dovesse farti perdere tutto quello che hai? Cosa rimarrebbe, solo disperazione e vuoto?
-Cittadino: Rimarrebbe la mia anima, che, come dicono gli Orfici e anch’io credo, è immortale… Ma sarebbe una grande consolazione?
-Diogene: Rimarrai con un’anima saggia e imperturbabile. Poiché non si sarà aggrappata a nulla, nulla potrà perdere, niente potrà toccare la sua quiete. Questa è la via per avere una vita felice e serena, al di là di ogni possibile accadimento del destino.
-Cittadino: Sarà una vita povera?
-Diogene: Sarà magari povera esteriormente, ma ricca interiormente. Però chiediti chi sia veramente il povero: il saggio distaccato dalle cose o colui che vive schiavo degli oggetti? Colui che è ricco nella sua anima e vive solo dell’essenziale o colui che si circonda di cose e di ricchezze per allontanare la paura della morte, per non riconoscere e nascondere la propria nullità?
-Cittadino: Devo dire che queste tue parole mi hanno un po’ scosso. Non so se sono d’accordo con te, per ora preferisco rimanere della mia idea. Però ci rifletterò sopra, quello che mi hai detto non mi sembra banale, capisco che proviene dalla tua esperienza. E alcune cose hanno toccato qualche corda dentro di me.
-Diogene: Non sono qui per convincerti a pensarla come me. Da cercatore randagio non sono qui a proclamare nessuna verità. Mi piace parlare con le persone che mi avvicinano come hai fatto tu. Essere d’accordo non è la cosa importante. Ciò che conta è far parlare le nostre anime, interrogarci su di noi e sulla vita. E questo è accaduto.
-Cittadino: Non ti importa che io sia d’accordo con te, Diogene? Non ti senti deluso?
-Diogene: No, altrimenti vorrebbe dire che in me si è creato un nuovo attaccamento, non a una cosa materiale ma a un risultato, utile a nutrire il mio ego. Come vedi, è la stessa cosa di cui abbiamo parlato finora, un gioco che può ripetersi e continuare a vari livelli nella nostra vita. Bisogna smascherarlo fino in fondo e fare un’opera di pulizia, solamente così la nostra anima, una volta liberata da tutto il ciarpame che la sommergeva, può risplendere. Solo così si incontra la vera felicità.
-Cittadino: Parli sempre in prima persona?
-Diogene: Non posso fare altro, Klyos. Non possiedo nulla, ho solo la mia esperienza da offrire, non parlo ripetendo un libro o il pensiero di un altro filosofo. Anche tu cerca sempre di ragionare in autonomia e poi agisci in conformità al tuo sentire. Segui la via della libertà, non preoccuparti dell’opinione altrui, non attaccarti alle cose. Questa per me è la vera saggezza.
-Cittadino: Oggi mi hai offerto uno sguardo nuovo sulla vita. Per ora non riesco ad accettarlo fino in fondo, ma credo che abbia lasciato qualche traccia in me. So che tornerò a pensarci più e più volte, perché non mi ha lasciato indifferente…
-Diogene: In questo momento stai parlando attraverso la tua anima, non attraverso le cose che possiedi, nota la differenza. E naturalmente non è necessario che tu vada a casa a buttare via tutto quello che hai. Il distacco dalle cose deve avvenire dentro di te, questo sarà sufficiente. Potrai anche avere una corona d’oro in testa, ma saprai che
quell’oggetto passerà un giorno a qualcun altro e che non merita più di uno sguardo. Riconoscerai la voce della tua anima e sarai finalmente il vero te stesso. La cosa più semplice e più difficile da realizzare nella vita.
13 giugno 2025