
240 La volontà e il mondo
-Perché c’è tanto disordine nel mondo?
-Ti stai riferendo al mondo umano?
-Sì, l’umanità sembra sempre in lotta con se stessa, capace solo di creare divisioni e conflitti.
-È innegabile che viviamo in un mondo difficile, pieno di ingiustizie e problemi, ma il tuo giudizio è un po’ drastico, nella realtà umana non troviamo solo tragedie, gli uomini sono capaci di creare anche armonia, bellezza, pace e giustizia.
-Vorrei però capire meglio questa dialettica di ordine e disordine…
-È nella nostra natura: partecipare al movimento che tende a creare un ordine dal caos originario dove tutto è mescolato e confuso. Noi diamo un nome alle cose, le studiamo, le definiamo, vogliamo che ogni particolare sia a posto. Vogliamo dare una forma al mondo e a noi stessi per sfuggire al caos che ci minaccia.
-Dunque portare ordine dove c’è il disordine, cercare l’integrazione del mondo esteriore e interiore è nella nostra natura. Ma si può individuare una causa che dà il via alla ricerca?
-Sì, l’esperienza del dolore. Da lì partono tutte le riflessioni sulla condizione umana, le filosofie, le teorie e le spiegazioni che dovrebbero dirci il senso al vivere. Il dolore è un fatto insuperabile che ci riporta a terra, a quello che siamo come corpo, mente ed emozioni. Puoi inventarti tutte le teorie che vuoi, ma questo non elimina la realtà innegabile del soffrire, sarà solo una consolazione, un rifugio momentaneo che protegge ma non elimina la realtà del dolore.
-C’è qualche filosofo che ci può aiutare ad approfondire la questione?
-Arthur Schopenhauer prende le mosse da qui, dall’esperienza universale del dolore. Partendo dalla filosofia di Kant riprende il concetto di “cosa in sé”, il cosiddetto “noumeno”.
-Già, so che per Kant il noumeno è l’inconoscibile. Noi possiamo conoscere solo il fenomeno, non la realtà com’è in sé, al di là della sua apparenza fenomenica. Per lui la ragione è confinata allo spazio-tempo, non può concepire ciò che la trascende, ad esempio non può sapere se esiste l’infinito, né dimostrare Dio o penetrare l’essenza delle cose…
-Ecco, è proprio qui che arriva Schopenhauer, scioccando tutti quanti. Lui afferma che il noumeno è conoscibile, non attraverso i sensi e la ragione, ma attraverso l’intuizione interiore. Dice che se mi interrogo sulla mia essenza comprendo intuitivamente che essa è volontà di vivere. Questa è il mio assoluto, la cosa fondamentale che mi costituisce e mi anima. E lo so in modo immediato e incontrovertibile.
-È una visione così originale? Tutti noi vogliamo vivere, mi sembra un fatto scontato…
-Sì, ma Schopenhauer ne fa il fondamento metafisico di tutta la realtà. La sua è una filosofia che parte dalla vita concreta, rifugge da teorie e intellettualismi per richiamarci a una semplice verità: tutti noi vogliamo vivere, esserci, perdurare ed evitare il dolore. E questa volontà di essere si trova in ogni vivente e non vivente.
-Anche nel non vivente? Come è possibile? Anche un sasso “vuole” vivere?
-Sì, per Schopenhauer l’essenza del sasso è identica alla mia, entrambi partecipiamo di questa volontà di essere. La pietra resiste a ogni tentativo di romperla, la foglia si aggrappa al ramo, il piccolo verme fa di tutto per sopravvivere. Ogni individuo nel mondo è una particolare espressione della Volontà universale.
-Dunque la Volontà universale è Dio?
-No, anzi ne è la negazione in quanto principio cieco, irrazionale, che crea e divora sé stesso in un’infinità di forme, senza scopo o redenzione alcuna. La Volontà si manifesta nel mondo dello spazio-tempo frammentandosi in infiniti individui, secondo il principium individuationis. Così si divide in infinite cose particolari che lottano e si divorano reciprocamente, in una guerra senza fine, guidate dall’unico impulso a sopravvivere.
-Una visione tragica e pessimistica che non ricordo così radicale in altri filosofi. Dunque la nostra vita è destinata al dolore, senza speranza e soluzione possibile?
-La visione di Schopenhauer è grandiosa e tragica, ma secondo lui ci sono delle vie d’uscita: la contemplazione dell’arte che vede il mondo come un gioco e l’etica della compassione che ci fa sentire l’unità con tutti i viventi. Ma la vera soluzione al dramma dell’esistenza è la noluntas, la negazione della volontà di vivere, l’eliminazione della radice universale del dolore, che si raggiunge con il superamento di tutti i desideri, compreso quello di essere, in un totale distacco dal mondo.
-È un invito all’annullamento di sé, al suicidio?
-No, per Schopenhauer il suicidio non è la soluzione perché è sempre un atto di volontà e comunque distrugge solo il fenomeno. La negazione totale e assoluta deve investire il noumeno. Quando accade si raggiunge una condizione di totale pace, si vive una serenità incrollabile di fronte al dolore, mentre il mondo si rivela un gioco illusorio di ombre.
-Mi sembra di vedere molte affinità con la visione del Buddismo: il dolore, l’annullamento dei desideri, il distacco, il mondo come illusione…
-Infatti la riflessione di Schopenhauer riprende molto dalle filosofie dell’Oriente. Il mondo è visto come un teatro di illusioni creato dal velo di Maya, il gioco cosmico dietro il quale si cela l’ultima essenza del Tutto. L’annullamento di sé è un’esperienza ultima e decisiva, è un “vedere” la verità ultima del mondo che elimina alla fonte ogni apparenza, quella che il filosofo chiama “rappresentazione”. È uno stato finale, una realizzazione che non può essere tradotta se non con termini e concetti negativi. E che si può solo vivere in prima persona.
-Certo, questa via della rinuncia non è facile da capire, soprattutto qui in Occidente dove predomina la cultura del fare e dell’essere. Non credo che le idee di Schopenhauer oggi siano molto popolari…
-È così, i geni si muovono sempre controcorrente rispetto al pensiero della massa. La filosofia di Schopenhauer potrebbe essere riattualizzata e tradotta in espressioni più comprensibili alla modernità, ma forse è meglio lasciarla così com’è, il fascino dei grandi pensatori è proprio nella loro “inattualità”.
-Visto il suo pensiero, non credo che Schopenhauer si curerebbe di essere apprezzato e seguito da folle acclamanti…
-Schopenhauer è molto duro con l’uomo comune che non si interroga sul senso dell’esistere. Per lui la realtà dei fenomeni, che chiama “mondo della rappresentazione”, non deve diventare un luogo dove perdiamo noi stessi. Bisogna fare il salto oltre il velo fenomenico che ci irretisce, ci inganna e ci fa riprodurre all’infinito la sequela di errori che nella storia hanno portato da sempre fame, guerra, ingiustizie, lotte fratricide.
-Sì, dobbiamo sempre scavare a fondo per capire il significato di una visione filosofica. E questo vale in particolare per Schopenhauer…
-Il suo pensiero è giunto fino a noi e ciascuno può decidere se abbia valore o no. È il destino un po’ di tutti i sistemi filosofici non durare nel tempo, almeno nel linguaggio e nella forma originari. Ma ogni filosofia è sempre un dono prezioso, puntare all’universale per offrire una visione del mondo in una sintesi grandiosa è un valore supremo che testimonia tutta la grandezza dello spirito umano.
12 giugno 2025