
237 La via del Risveglio
Ho ancora chiaro ricordo di quel dialogo
tra il Buddha e un suo giovane monaco.
Malunkyaputta era venuto dal Maestro
per placare il suo cuore tormentato.
Durante un lungo periodo di meditazione
gravi domande erano sorte dal profondo,
sulla vita, sul destino dell’uomo e l’universo,
e adesso era lì e fremeva impaziente
in attesa delle risposte del Risvegliato:
Il mondo è eterno o avrà una fine?
Il cosmo è uno spazio finito o infinito?
La vita e il corpo sono la stessa cosa?
Il Risvegliato esisterà dopo la morte?
Una domanda ne suscitava mille altre
in una catena infinita di rimandi,
in un groviglio intricato di risposte.
Malunkyaputta si sentiva confuso,
intrappolato in insolubili dilemmi,
ma non era disposto ad arrendersi,
il desiderio di sapere lo divorava
alla ricerca disperata di una risposta
ed era pronto anche al gesto estremo:
abbandonare la veste del monaco
e ritornare alla vita nel mondo.
Il Maestro risponde al discepolo,
alla sua personale realtà vivente,
non a domande astratte o metafisiche.
Il pensiero si ferma all’esteriorità,
non può andare oltre sé stesso,
può solo dibattersi in contraddizioni,
prigioniero della sua stessa logica.
Finché la mente separativa
oscura la percezione del reale
il grande mistero dell’esistenza
rimane un territorio inaccessibile.
La risposta alle grandi domande
può essere solo esistenziale,
un’esperienza vissuta di risveglio
che illumina la mente del ricercatore
quando ogni domanda è caduta.
Questa fu la risposta del Beato:
non perdere tempo in discussioni
perché il corso della vita è breve,
destina ogni sforzo alla ricerca
che richiede tutte le tue energie.
Chi è colpito da una freccia letale
non perde tempo in disquisizioni,
deve agire subito per salvarsi la vita.
E questo vale anche per il ricercatore:
deve meditare con la stessa urgenza
senza smarrirsi nei labirinti della mente
e cercare la chiarezza della visione
con un lungo, paziente lavoro su di sé.
Cosa accadde in seguito è stato riferito
da molti testimoni di quel tempo.
Malunkyaputta accolse il messaggio
e rimase per anni in meditazione.
Concentrato sulla consapevolezza
la percezione del reale si faceva pura,
le domande si estinguevano una ad una
e la sua mente si liberava dal passato
diventando uno specchio limpido.
Ora il monaco viveva in silenzio,
dimentico di sé, in una serena quiete,
distaccato dal mondo e dai suoi affanni.
E alla fine la grande Risposta arrivò,
non come conquista della mente,
ma come realizzazione del cuore,
trasformando il monaco Malunkyaputta
da giovane e ingenuo ricercatore
in un saggio essere Risvegliato.
Oggi posso raccontare questa storia
come fosse quella di qualcun altro,
perché l’uomo che ero non c’è più.
Il mio vecchio nome, Malunkyaputta,
è caduto come una foglia appassita
e con esso la mia antica persona.
Fu una benedizione del Maestro
a porre il mio piede sulla giusta via
e a liberarmi dalle catene del Samsara
spazzando via le illusioni della mente.
Porto ancora impresse le sue parole
che divennero per me la suprema verità:
“Che cosa ho spiegato?
Questo è il dolore
Questa è l’origine del dolore
Questa è la cessazione del dolore
Questa è la via che porta alla cessazione del dolore.
Ciò che ti ho spiegato, o Malunkyaputta,
appartiene ai fondamenti della vita religiosa,
conduce al sereno disincanto,
al distacco, alla cessazione,
alla pace, alla conoscenza,
al risveglio, al nirvana…”
27 maggio 2025