Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


235 L’abito del monaco
-Si dice che “l’abito non fa il monaco”, ma non saprei dire se questo sia vero o no…
-Certo non basta l’abito a fare di te un monaco se non lo sei, però a volte succede che ti vesti da monaco e cominci a sentirti tale, ti immedesimi nel ruolo e ti comporti come se lo fossi.
-È una questione interessante, mi piacerebbe approfondire…
-Il proverbio pone il problema dell’identità. E quello che c’è in gioco non è irrilevante, perché siamo sempre interessati al nostro io. Ci chiediamo sempre chi siamo, chi vorremmo essere o diventare. Mettiamo abiti, vestiamo ruoli diversi per presentarci al mondo nella nostra versione migliore.
-Ho ben presente questo gioco, lo osservo ogni giorno. Di abiti e maschere sembra che non possiamo proprio fare a meno. Cerchiamo di apparire migliori di quello che siamo. E l’abito contribuisce molto a costruire la nostra immagine pubblica.
-È importante esserne consapevoli, perché rischiamo di confondere le nostre varie identità fino a non riuscire più a ricordare il nostro volto originale.
-Già, ci infiliamo nel vestito che ci fa diventare “qualcuno” e giochiamo in quel ruolo la nostra partita nella società. Però questo vuol dire che l’abito è davvero importante, non è solamente un paramento esteriore, incide anche sulla nostra interiorità…
-Viviamo in una società ossessionata dall’apparenza. Le persone cambiano abito, si truccano e si sistemano in mille modi per curare la propria immagine. Tutto però si ferma all’esteriorità, al vestito che promette di farti diventare quello che non sei.
-Sì, vedo intorno una fiera dell’ipocrisia. L’abito, le parole, il ruolo, l’atteggiarsi, le maschere sociali: tutto è usato per sembrare quello che non si è. Così si rischia davvero di rimanere intrappolati in un gioco incrociato di travestimenti…
-E la cosa più grave è che poi non riconosciamo più il nostro vero io. Qual è la vera identità tra le tante che esibiamo? Si smarrisce la verità di sé stessi.
-Penso che le persone lo facciano per farsi accettare dagli altri, per avere successo, per trovare amicizia, amore o altro. Da qui la cura esasperata del corpo, le mode, tutti gli accorgimenti che ci possono nascondere dietro una facciata di presunta perfezione.
-Naturalmente non c’è nulla di male nel voler migliorare il proprio aspetto se non si oltrepassa il limite. Ma la facciata esteriore non deve diventare tutto quello che siamo, dovrebbe sempre corrispondere alla qualità interiore del nostro essere.
-Oggi notiamo in particolare una ricerca spasmodica della bellezza. Molte persone farebbero qualsiasi cosa per mascherare la propria età che avanza o i propri difetti fisici…
-È un’ansia di perfezione che rivela una profonda insicurezza. La richiesta sociale è molto alta, ci viene chiesto di essere vincenti, persone di successo, eroi senza difetti e fragilità. Ed è difficile sottrarsi a questa competizione.
-Dico la verità: spesso mi accorgo di “fare il monaco”, di spacciarmi per quello che non sono. E devo ammettere che in questo la veste esteriore mi è di grande aiuto.
-È così, guarda il cambiamento di un individuo quando si mette un abito: subito si immedesima, si sente investito di un ruolo. Se ha un’uniforme, una divisa militare, una toga o il saio monacale improvvisamente si trasforma, si sente un altro. È un po’ come a carnevale quando si gioca con la propria identità. Nel nuovo vestito l’individuo si sente più importante, più interessante, più autorevole.
-Non è difficile capire che tutto questo travestimento è un mascherarsi, un fuggire da sé stessi, un tentativo di ripararsi dal giudizio degli altri…
-Naturalmente ci sono mille eccezioni e varianti e spesso non c’è niente di sbagliato nell’indossare un certo abito e interpretare un ruolo sociale. Ma qui vogliamo mettere a fuoco un problema diffuso: ti vesti in un certo modo, ti riempi di gioielli o ti trucchi all’ultima moda per distogliere l’attenzione degli altri da quello che sei, spostandola su quello che mostri, al modo in cui appari. Sai che la tua verità sarebbe dolorosa e meno attraente. Spesso anche la bellezza esteriore è usata per mascherare la bruttezza interiore.
-Oggi predomina il mito della perfezione, ma è difficile dare una definizione di bellezza, nel nostro mondo appare sempre più un fiore di plastica…
-La definizione forse è semplice: la bellezza è mostrarsi come si è, in verità, senza coperture e infingimenti. Una cosa difficile, perché si tratta di gettare maschere, travestimenti e ruoli sociali alle ortiche. L’abito del monaco non ti serve se non sei un monaco, alla fine non fai che ingannare gli altri e te stesso. Se non sei un saggio o un genio puoi solo far finta di esserlo, ma prima o poi verrai smascherato. E allora il finale sarà umiliante e doloroso, sarà un castello di illusioni che crolla.
-Dunque, alla fine, cosa possiamo dire del proverbio “l’abito non fa il monaco”: è giusto o sbagliato? C’è qualcosa che ci può insegnare?
-La risposta è semplice: l’abito fa il monaco solo se sei un monaco. Non illuderti pensando che il cambio di vestito ti possa cambiare nel profondo. Devi essere sempre vero, autentico e sincero con te e con gli altri. Presentati come sei, senza maschere, allora la veste che indossi, l’apparenza esteriore, diventerà insignificante. Ti sentirai libero dai giudizi altrui e gli altri potranno conoscerti come sei. E magari anche loro prenderanno finalmente coraggio per mostrarsi come sono. Vivere la propria verità senza nascondersi è l’unico modo di essere uomini completi, saggi e realizzati.
15 maggio 2025

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