Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


232. Costruire nuovi mondi di senso
-Le grandi fonti sapienziali affermano che non possiamo conoscere la verità delle cose, perché il pensiero è dualistico e tende a dividere la realtà. Vorrei approfondire questi temi…
-L’intelletto conosce sempre da un punto di vista particolare, può cogliere solo un lato di un problema, un aspetto di una situazione, un frammento del reale. È per sua natura dicotomico e, non potendo cogliere la totalità, deve assumere un modello di interpretazione tra i tanti possibili per capire ciò che si presenta nell’esperienza.
-Quindi il punto è saper individuare il modello giusto? In quel caso si giunge alla verità cercata?
-La mente può concepire un fatto solo ritagliando, per così dire, una parte dell’intero, scegliendo un quadro di riferimento in cui farlo rientrare e un modello che dovrebbe spiegarlo. Ma per descrivere qualcosa in modo completo gli aspetti da considerare sono innumerevoli, per cui deve scegliere un elemento che possa diventare un criterio di giudizio, un simbolo che rappresenti il tutto. È chiaro però che così facendo la totalità sfugge allo sguardo e con essa la sua verità.
-È un processo inevitabile?
-Sì, almeno finché si rimane a livello della mente. Il pensiero è un grande archivio di dati e di memorie che serve a classificare gli eventi, decidendo i contesti più appropriati per interpretarli. C’è sempre un numero infinito di possibilità.
-Tra le varie possibilità, si può individuare quella che corrisponde alla vera realtà?
-Quello che noi chiamiamo “realtà” è una costruzione del pensiero. Le grandi sapienze insegnano che i pensieri creano la realtà, perché cambiando contesto e modello interpretativo la stessa cosa può apparire completamente diversa e mutare il suo significato, il suo valore, la sua funzione, il suo fine, ecc.
-Mi puoi fare un esempio?
-Sì. Che cosa può rappresentare un coltello? Prova a pensare cosa diventa quell’oggetto in contesti diversi: un dono, un’arma di offesa, uno strumento utile, un simbolo, un ricordo, un reperto, un manufatto artistico? E i significati che può portare con sé: forza, potere, rabbia, violenza, coraggio, difesa, protezione, salvezza? Capisci che il significato della cosa dipende dal suo modo di collocarsi nel mondo ed è determinato dalle scelte del soggetto. La stessa cosa può apparire vera o falsa, giusta o sbagliata, desiderabile o no. Anche una danza macabra di fantasmi può avere la sua verità, in un certo contesto.
-Ma se io dico che i fantasmi non esistono? Non è vero questo?
-A parte che non sappiamo se è davvero così o no, una danza di fantasmi può avere una sua legittima realtà se la pensiamo in una scena teatrale o in un cartone animato, dove trova il suo senso, il suo posto, la sua spiegazione. Non c’è nulla che sia vero o falso in assoluto, dipende sempre da come ci poniamo, da come interpretiamo il mondo.
-Questa idea mi destabilizza un po’, perché mi sembra che il concetto di verità venga a perdersi in una marea di opinioni, punti di vista, prese di posizione e giudizi. Una stessa realtà può essere concepita in infiniti modi diversi a seconda di come la si guarda. Dunque non c’è mai un punto di approdo, non possiamo aggrapparci mai ad una certezza…
-Sì, però, come dicevo, le cose stanno così finché rimani a livello della mente e le guardi da quel punto di osservazione. In questo caso non c’è una sola verità, ma tante quante sono le volontà, le opinioni, le convinzioni e le esperienze delle persone, in infinite varianti. Ognuno può fare le sue scelte, liberamente, ma nessuno può dire di possedere il vero in assoluto.
-Sembra una visione un po’ sconfortante. Gli esseri umani non potranno mai condividere una verità che sia tale, sono destinati a confliggere con le loro opinioni e i loro diversi punti di vista, senza possibilità di accordarsi su nulla.
-Non è detto, ci si può accordare sull’interpretazione che appare la più ragionevole, opportuna, desiderabile, utile, carica di senso. Lo si fa sempre, da qui nascono poi teorie, studi, culture, gruppi di interesse, movimenti, dottrine, prospettive di ogni genere.
-Possiamo trarre anche qualche vantaggio dal fatto che la nostra mente crea modelli e filtra l’esperienza?
-Sì, ti faccio un esempio. Le nostre difficoltà nell’affrontare una situazione sono spesso dovute solo a un’errata interpretazione dei fatti, che stiamo inquadrando in un modo sbagliato. Se ti ostini a volare usando le tue nude braccia ti esponi al fallimento e alla frustrazione. Devi cambiare il modo di vedere la situazione per rimetterla su binari ragionevoli, accettando che non puoi fare quella cosa impossibile. Sei tu comunque che hai la responsabilità di scegliere come pensare e agire. Un punto di vista errato e limitante ti reca guai e dolori, la tua mente si incaponisce su un ostacolo insormontabile e crea sofferenza. Devi essere conscio di questo meccanismo e spostarti altrove, cambiando il contesto e lo schema interpretativo.
-Si, capisco, ci sono infiniti modi di vedere le cose, ma poi rimane sempre la scelta personale, che decide il nostro destino, il nostro vivere bene o male…
-Dobbiamo cambiare il modo di vedere una situazione se quello adottato finora non ha funzionato. Come esseri umani abbiamo la libertà di pensare un quadro diverso per spiegare un fatto. Un evento visto come negativo può diventare la cosa più positiva, se sappiamo trasformare il nostro sguardo: un dolore può diventare un’opportunità di crescita, una prova che ci rende più maturi; un errore può essere visto con compassione e perdere la sua carica di negatività. Dipende da noi, da quello che vogliamo fare ed essere, sempre.
-Dunque, qui si gioca la nostra possibilità di essere felici. Io posso creare la mia realtà, devo solo imparare a vedere gli accadimenti in tanti modi diversi, scegliendo il più appropriato, quello che mi dà la tranquillità e l’armonia interiore che cerco…
-È una capacità concessa agli esseri umani, la libertà di crearsi la felicità con le proprie scelte. Essere felici non deve mai dipendere dagli altri e dalle situazioni. La pace è sempre nel nostro sguardo, non deriva mai dalla realtà esterna.
-Però, insisto, rinunciare all’idea di poter raggiungere la verità mi fa sentire ignorante, limitato, fragile…
-Beh, non è detto che sia un male, soprattutto se questa è la reale condizione di tutti noi umani. Il fatto di non poter conoscere la verità assoluta ci ricorda la nostra insipienza, sì, ma essere ignoranti, come diceva Socrate, è la migliore condizione per disporsi ad apprendere.
-Mi dici altri vantaggi che derivano da questa visione?
-Se sai cambiare il modo di vedere le cose e i contesti che danno il significato ai fatti diventi più aperto e tollerante, perché riesci facilmente a immedesimarti in una posizione diversa dalla tua. Diventi più creativo, perché sai trovare molte soluzioni ai tuoi problemi, evitando la rigidità mentale che spesso ostacola la ricerca. E diventi anche più compassionevole, perché quando la mente è multiforme riesce a comprendere più cose e situazioni, rinforza il sentimento di appartenenza che rende disponibili e solidali verso gli altri.
-Vorrei davvero che per vivere bene fosse tutto così semplice…!
-In realtà lo è. Devi solo volerlo, devi solo desiderarlo e tutto questo accadrà.
-E se non riuscirò a farlo?
-In questo caso, ormai l’hai capito, dovrai solo cambiare il contesto e il tuo schema interpretativo per vedere in un altro modo la situazione…
-Siamo partiti dalle grandi sapienze e lì vorrei tornare. Perché tutte queste dottrine parlano continuamente di verità? Non indicano ciascuna una via per raggiungere l’illuminazione, la conoscenza della verità suprema?
-Sì, ma la verità ultima, secondo le sapienze, non si trova nel mondo del pensiero, si trova al di là dei confini della mente. L’intelletto “diabolico” -“che divide”, secondo il significato della parola greca- deve essere superato. Non è solo meccanico e schematico, è limitato e per sua natura diventa una barriera alla conoscenza della realtà così com’è. Il vero c’è, ma non abita lo spazio angusto della mente umana, è oltre il mondo dei dualismi e della frammentazione.
-E questo è un altro capitolo enorme che si apre…
-Un altro capitolo, per la prossima occasione. Intanto osserva con costanza i tuoi pensieri e vedi se quello che abbiamo detto può diventare una tua comprensione. È il primo passo, ma il più importante. Quando con la tua coscienza “ti accorgi di” sei già in uno spazio di libertà che è oltre i limiti del pensiero. Per uscire dai confini della mente devi prima renderti conto che l’intelletto è solo una prigione dorata. Una persona libera rifiuta ogni schema, rifugge da tutto ciò che vorrebbe ridurre il mondo a un mucchio di conoscenze rigide e prefabbricate, lascia spazio all’immaginazione creativa. Così si costruiscono nuovi mondi di senso.
8 maggio 2025

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