
231. La verità è un salto nell’ignoto
-Dedico la mia vita alla ricerca del vero. Ogni mio sforzo è consacrato alla conoscenza, perciò leggo e studio senza sosta libri e testi di filosofia, religione e spiritualità, mi applico a ogni campo dello scibile umano…
-Apprendere, acquisire informazioni è sempre utile. Il tuo sforzo è encomiabile. Ma dobbiamo chiederci se è sufficiente perché diventi reale conoscenza. Cercare la verità è una via ardua, irta di ostacoli.
-Studiare a fondo, informarsi, comparare e riflettere non basta per avvicinarsi al vero?
-Dobbiamo chiarire cosa intendiamo quando parliamo di verità. Se la pensiamo come accumulo di nozioni, affinamento dell’intelletto o erudizione, allora non è quello che intendiamo qui. Non è ancora la risposta alla domanda fondamentale.
-Che sarebbe…?
-La più antica del mondo: Chi sono io? È la sola, reale questione quando cerchiamo la verità.
-Sono d’accordo, ogni mio studio punta alle domande fondamentali: chi sono, da dove vengo, dove vado, perché sono qui e per quale scopo…
-Bene. Tutte domande che derivano dalla prima. Ma ora chiediamoci se un apprendimento a livello dell’intelletto può darci la risposta. Partiamo dalla nostra esperienza.
-In effetti, vedo che tutto lo studio che faccio invece di schiarire la mia mente la ingombra, la complica e la allontana da una risposta semplice e definitiva. Mi muovo in circolo, mi ritrovo sempre al punto di partenza…
-Una risposta puramente verbale raccolta dagli altri non ha grande valore. Finché la verità non diventa una tua esperienza, una realtà vissuta, rimane un gioco intellettuale. Anch’io sono passato attraverso questa smania di apprendere. In una fase della crescita è una cosa naturale e può dare una forte spinta alla ricerca. Ma a un certo momento se ne deve riconoscere il limite. Si raccolgono pensieri, idee, concetti e teorie, ci si illude di sapere e si scambia per verità il fatto di diventare un’enciclopedia vivente. Si rimane confinati in un intelletto che parla a sé stesso.
-Sì, ho l’impressione che sapere troppe cose mi confonde, mi allontana dall’oggetto della ricerca. Troppe informazioni creano un caos, confliggono tra loro e aumentano i dubbi. Mi sembra di girare a vuoto, in orizzontale…
-È un girare della mente tra le conoscenze acquisite, senza il movimento in profondità che è necessario per esplorare il non conosciuto.
-Già, la verità è per noi qualcosa di ignoto. Ma allora, come possiamo trovarla tra le cose che conosciamo?
-La somma delle cose note non può dare come risultato la conoscenza dell’ignoto. La mente non può trascendere sé stessa, rimane confinata nel recinto delle memorie codificate, lontana e separata dalla viva e reale esperienza. Non è così che si può attingere al vero, ovvero a ciò che è nuovo, creativo, inatteso, fuori da ogni previsione, da ogni immaginazione e da ogni schema.
-Capire che raccogliere conoscenze non conduce alla verità da una parte è per me un sollievo, una liberazione. Capisco che ci vuole l’esperienza diretta, personale, non conoscenze morte, raccolte al di fuori, un po’ qua e un po’ là. Ma allora mi interrogo sul passo successivo: che fare dei miei studi?
-Comincia col chiederti se quello che studi risuona dentro di te, se ti trasforma e ti migliora, se cambia la tua visione delle cose, se amplia la consapevolezza di te stesso e del mondo. Chiediti se le parole che leggi diventano per te un’esperienza viva, se aprono nuovi orizzonti di senso, se riesci a farne una forza che rivoluziona la tua vita quotidiana. Se vedi che non è così, metti tutto da parte, non perderci altro tempo. Pian piano capirai che conoscere qualcosa intorno alla verità e conoscere la verità sono due cose completamente diverse.
-Dunque, se le mie conoscenze diventano esperienza sono più vicino al vero?
-È la via che ti avvicina all’ignoto, alla verità che cerchiamo. Ma la cosa importante è avere il coraggio di buttare quello che non serve: memorie appassite, pensieri ricorrenti e ripetitivi, preconcetti e aspettative, il mondo del conosciuto. Se non si sgombra il campo da tutto questo ciarpame non è possibile creare spazio affinché il non conosciuto si presenti.
-Il non conosciuto, cioè la verità, non deve essere cercato direttamente?
-La verità si presenterà da sola quando sarà il momento, quando la mente sarà libera dai pensieri e dall’inconsapevolezza, libera di guardare la realtà così com’è. L’ignoto può solo irrompere nella tua vita, magari quando meno te lo aspetti, non può essere il risultato di un calcolo o di una pianificazione, cioè un frutto del passato.
-Temo però che, una volta liberato dalle conoscenze acquisite e dalle memorie del passato, rimanga ben poco tra le mie mani…
-Rimarrai tu con te stesso, in una coscienza risvegliata, profondamente trasformato e illuminato. Qui si aprono le porte della verità. Non più un sapere come lo si intende di solito, centrato sull’intelletto, ma un’esperienza, anzi l’essenza di tutte le esperienze.
-La si può descrivere?
-Essendo la realizzazione più intima e personale non si può tradurre in parole. Essendo un’esperienza dell’ignoto non ci sono parametri per misurarla o confrontarla con ciò che conosciamo. Perfino assaporare una mela è un’esperienza che non può essere raccontata a chi non conosce le mele. A maggior ragione questo vale per un’esperienza che è una espansione della coscienza.
-Dunque devo andare a casa e buttare via tutti i miei libri?
-No, non precipitare le cose, se ti va di leggerli continua senza problemi. Ricorda semplicemente quello che abbiamo detto qui. Un giorno saranno i libri a cadere da soli. Aprirai le loro pagine e non trarrai più lo stesso piacere, non troverai più quell’interesse che ti muoveva. Non sarà un male, sarà il segnale che la tua consapevolezza si sta spostando dalla vecchia mente legata al passato a una nuova mente libera e creativa. In altri termini, la tua coscienza si sarà elevata a un altro piano e da lì vedrai più cose. Scoprirai che la verità non è dell’intelletto. Col tempo il tuo lavoro sarà un cammino interiore di affinamento e approfondimento della consapevolezza. Di più non si può dire.
-Sarà quella la verità? Sarà in quell’esperienza la fine di ogni ricerca?
-Questo non posso dirtelo io. Quando capiterà lo saprai da solo, non avrai alcun dubbio. La tua mente sarà trasformata. Una mente creativa, libera dal passato, non ha più bisogno di stampelle, ormai sa camminare da sola, è diventata luce a sé stessa.
6 maggio 2025