Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


227 La visione panoramica
-Ieri stavo parlando con un gruppo di amici. Si discuteva di una cosa banale: una proposta per le vacanze. Ma alla fine non venivamo a capo di nulla. Senza un accordo, con delusione dovevamo constatare che era stato un incontro inutile…
-È una cosa che accade ed è rivelatoria del nostro modo di stare con gli altri. Un confronto si è acceso intorno a un problema, ma in realtà l’oggetto del contendere è secondario, ognuno parla per sé e a sé.
-Sì, lo ammetto, anch’io lo noto: ogni partecipante vuole affermare la sua idea con l’ansia di difendere la propria posizione. Diventa quasi una questione di vita o di morte, lo vedo dall’accanimento con cui ci si confronta, anche se il problema è futile e siamo tra amici…
-Non accade solo a te, a questo gioco partecipiamo tutti. Magari lo troviamo gratificante, forse aiuta a scaricare le ansie o ci fa sentire più vivi. Tutti parlano ma nessuno ascolta, è una gara a primeggiare. E alla fine nessun problema è risolto, non si arriva ad alcuna soluzione condivisa. Ognuno è soddisfatto per aver avuto un momento di gloria, ma frustrato perché il problema rimane lì, ingarbugliato come prima.
-Mi piace andare sempre a fondo nelle cose, perciò mi chiedo… Cosa c’è davvero in ballo, se gettiamo uno sguardo oltre la superficie?
-Apparentemente è stato uno scambio tra pari, un confronto costruttivo di idee e pareri. E in parte è effettivamente così. È sempre utile comunicare con gli altri. Ma, a guardare bene, non è nato un progetto comune. Comunicazione ego-centrata, scarsa empatia, mancanza del vero ascolto, sono gli ostacoli che vanificano la comunicazione e anche le buone intenzioni.
-Ieri l’ho visto con chiarezza: poca apertura, esibizione del proprio ego, segni di irritazione e fastidio se si viene contraddetti. Siamo ancora così indietro come esseri umani?
-Il nostro giudizio non deve mancare di comprensione, nessuno è perfetto, siamo tutti qui per imparare. Ma constatiamo che è una situazione molto diffusa: si parla di un problema, ma in realtà questo passa in secondo piano, ogni interlocutore parla di sé e questa è la sola cosa che gli interessa, lui è al centro del discorso con il suo io ingombrante. Ogni situazione può avere una soluzione, almeno quella che le circostanze permettono. Ma accordarsi non è semplice, richiede maturità, pazienza, attenzione e cura, qualità non scontate.
-E basta questo per saper comunicare?
-Se guardiamo più a fondo capiamo che, per un dialogo che non sia solo forma esteriore, dobbiamo mettere da parte il nostro io. Ci deve essere un contatto più profondo che precede le parole e i punti di vista, una sintonia fatta di apertura all’altro, ascolto sincero, volontà di trovare un accordo che sia la scelta migliore per tutti, non solo quella che è a noi più gradita. Allora l’oggetto del contendere passa in secondo piano, la cosa più importante è lo scambio tra esseri umani che si riconoscono, si accettano e imparano a vivere insieme.
-Uno sguardo diverso, quindi, che punta a qualcosa di più alto…
-Deve essere una visione panoramica, uno sguardo alla situazione che prescinde dalle esigenze e dalle ossessioni del proprio piccolo ego. È la capacità di vedere le richieste e i bisogni di tutti, approdare a qualcosa che è più importante del problema che viene affrontato: il superamento delle barriere dell’io e l’incontro con l’altro.
-Dunque l’io e il vero problema, l’io è il limite, è ciò che ci rinchiude in una sorta di bozzolo chiuso in sé stesso, egotico e autoreferenziale…
-È un narcisismo immaturo che ci preclude una delle cose più importanti che come esseri umani possiamo vivere: creare un rapporto con gli altri basato sulla fusione dei confini. Devi vedere la scena dall’alto, in una visione oggettiva ed equanime, non solo dal tuo punto di vista, ma da quello di tutti i presenti. È allargare la coscienza che diventa onnicomprensiva. O se preferisci espandere la consapevolezza che diviene multidimensionale. Questo accade quando riesci a sottrarre te stesso all’equazione.
-Ma così facendo, non si rischia di diventare un nessuno?
-No affatto. Il paradosso è che, proprio quando si è nessuno, si diventa un essere umano vero, riscattato dalla bramosia primitiva, dalla schiavitù di un io che sempre pretende e gli altri non riconosce.
-Mi sembra una visione estrema, così radicale che mi appare difficile da realizzare…
-Certo, stiamo estremizzando il discorso, ma per mettere a fuoco il punto fondamentale, anche se nella vita poi troviamo tutte le gradazioni e le varianti possibili. La chiave fondamentale è semplice: non si può comunicare con gli altri se il proprio io non è messo da parte. Conversare è un’arte che richiede un lungo lavoro su di sé, per imparare a comunicare oltre le parole e raggiungere uno spazio dove queste non sono più necessarie. Altrimenti è solo un mero scontro di opinioni, un battibecco tra menti litigiose e polemiche.
-È come dire: scendere dall’intelletto al cuore?
-Se vogliamo, sì. È qualcosa che ha a che fare con la connessione affettiva, l’intuizione, la creatività, l’ironia, l’ascolto senza giudizio, la totale accettazione dell’altro, il desiderio di incontrarsi a un livello che va oltre le differenze e le personali idiosincrasie.
-Vorrei essere all’altezza di saperlo fare…
-Lo stai già facendo, ora. È parlare così, in modo semplice, a mente aperta, guardandosi in faccia, impegnati nella ricerca del vero, senza porre condizioni e confini al possibile…
25 aprile 2025

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