
225 Il paradosso della trasformazione
-Come fare a trasformare me stesso? Cosa posso fare per migliorarmi? Mi sembra di ricadere sempre negli stessi errori, sono preda delle solite passioni: rabbia, paura, bramosia, ecc. Eppure cerco di lottare con tutte le mie forze per avere un cambiamento…
-Le antiche Tradizioni insegnano il “conosci te stesso”, non mettono l’accento direttamente sulla trasformazione personale, che è solo una conseguenza, un effetto secondario.
-Non sono due cose strettamente legate? Non puntano entrambe al miglioramento di sé? Spiegami per favore la differenza…
-La via della conoscenza è piena di paradossi. Un paradosso è un’idea che appare contraddittoria, perché va contro la logica comune. Qui ne troviamo un esempio: la trasformazione non avviene mai con lo sforzo e la lotta, anzi questo è l’ostacolo più insidioso perché difficile da riconoscere.
-Non si tratta di ingaggiare una battaglia contro i propri difetti e le passioni incontrollate?
-Non c’è bisogno di entrare in guerra con sé stessi. La via da seguire è quella della comprensione e della conoscenza. È sufficiente questo perché al momento giusto avvenga una trasformazione, ma in modo spontaneo e naturale, senza repressione e forzature.
-È sbagliato desiderare di cambiare in meglio? Non è quello a cui tutti aspirano? Non è lo scopo di tutte le vie spirituali e filosofiche?
-Beh, innanzitutto chiediti se c’è qualcosa di sbagliato in te. Perché non vai bene così come sei? Magari se perfetto così, con tutti i tuoi pregi e difetti, devi solo prenderne coscienza.
-Mi piacerebbe crederlo, ma quando mi trovo impantanato nell’avidità, nell’invidia e in pensieri negativi desidero fortemente essere diverso da come sono…
-Il desiderio di cambiamento può essere una motivazione importante per intraprendere un cammino di crescita. E tuttavia ecco il paradosso: desiderare significa tensione, azione e affermazione della volontà. Ma non puoi lottare contro te stesso, altrimenti sei diviso in due, ti avviluppi in un conflitto interno insolubile. E questa contraddizione ti lascia a un punto morto.
-Non devo fare uno sforzo di volontà per cambiare?
-Lo hai fatto finora? Ti sei impegnato seriamente in questo compito?
-Sì, per me è un dovere, è una lotta quotidiana. E non mi risparmio…
-E qual è il risultato di questa battaglia? Mi sembra di capire che non ne sei ancora uscito vincitore.
-Forse non mi sono impegnato abbastanza, forse c’è ancora bisogno di tempo…
-Ne sei sicuro?
-…No, forse è come dici tu: non è la via giusta da seguire. A pensarci bene è un approccio che usa la forza, se non la violenza. La maturazione interiore non può avvenire così…
-Se cerchi di cambiare una persona con la costrizione usando modi rudi, qual è la risposta che puoi attenderti?
-Uhm… capisco quello che vuoi dire. Devo trattare gli altri gentilmente se voglio fargli comprendere un errore. E devo trattare me allo stesso modo, altrimenti la mia risposta non potrà che essere una reazione di difesa e di rifiuto…
-La via della gentilezza è quella che passa per la comprensione. Una volta che hai capito come una situazione risuona dentro di te sei andato oltre, l’hai trascesa, non ne sei più succube. La reazione è sempre meccanica, la conoscenza è un momento creativo, è
ricostruire sé stessi in una nuova forma. Dobbiamo osservarci a fondo, senza rifiutare nulla di ciò che ci appartiene, anche i nostri lati sgradevoli e gli aspetti che definiamo negativi. Però non c’è bisogno di lottare, sarebbe aggiungere tensione e conflitto al giudizio su noi stessi che già crea frustrazione e turbamento.
-Ma quando riconosco in me un sentimento negativo, un’idea che è sbagliata, un atteggiamento deplorevole, come mi devo muovere?
-Devi osservare te stesso nelle tue azioni, nel tuo sentire e pensare. E questo è già un grande risultato. Ti separa dalla reazione istintiva partita senza consapevolezza. Questo è il modo in cui diventi padrone di te. Devi solo dimorare in quella consapevolezza e renderla più acuta, il resto viene da sé. E col tempo ti accorgi che anche il tuo modo di agire, pensare e di sentire cambia, in modo naturale, senza nessuna guerra o costrizione interiore.
-Ti faccio un esempio che mi riguarda: mi capita di trattare male le persone rispondendo con insofferenza e con un tono di rimprovero. Anche con persone che ho vicino e a cui voglio bene. Poi vedo quanto sono stupido, mi pento, giuro a me stesso che non lo rifarò mai più… Ma prima o poi ricado nello stesso errore…
-È un esempio perfetto di una cosa che succede a tutti. Pentirsi di un’azione sbagliata non ci trasforma, è un lavarsi la coscienza autoflagellandosi per un momento, illudendosi di espungere da sé il lato “cattivo”, pensando di aver così espiato e intrapreso un cammino di redenzione. La cosa non dura, perché non hai fatto i conti con quella parte di te che origina il comportamento sbagliato, non ti sei guardato fino in fondo, hai coperto tutto con una maschera di perbenismo…
-Un atteggiamento immaturo, mi sembra…
-Come i bambini che rubano la marmellata e poi sono lì pentiti di fronte ai genitori… pronti alla prossima incursione nella dispensa. Comunque penso che hai colto il punto: devi guardarti in ogni situazione e fare emergere la consapevolezza di quello che fai.
Devi vederti con chiarezza mentre agisci in modo sbagliato procurando dolore. Devi capire, ma davvero e senza giustificazioni, che l’altro non ha nessuna colpa per la tua rabbia e la tua frustrazione, per la tua disarmonia interiore. Questo basta per creare una trasformazione alchemica dentro di te.
-Certo, se riesco a vedere un comportamento sbagliato mentre sta accadendo, come posso continuare a mantenerlo? Come posso accettare di perseverare nella mia stupidità e violenza?
-Non è una cosa immediata, richiede tempo, il lavoro su di sé deve essere lungo e costante. Se raggiungi il punto di svolta la tua vita cambia, non perché ti sei dipinto una patina di rispettabilità, ma perché sei guidato da una profonda comprensione e ora non puoi che agire con gentilezza, rispetto, pazienza e umanità.
-È così che si crea la possibilità di trasformarmi e rinascere nuovo a me stesso. E senza averlo cercato intenzionalmente…
-Certo, se ti comporti con gentilezza pensando che così diventerai un uomo migliore non stai agendo con spontaneità e gratuità, lo fai ancora per un calcolo, per uno scopo egoistico, per gratificare il tuo io.
-Allora devo saper osservare anche questo…
-Sì, solo così puoi scavare davvero dentro di te, portando tutto alla luce, liberandoti da ogni falsa immagine costruita e restituendoti al tuo essere originale.
-Dunque, se ho capito, quando in me insorge una passione negativa non devo identificarmi, non devo partecipare, devo osservare quello che mi accade e riconoscere la meccanicità delle mie reazioni, recidendo il problema alla base…
-E a quel punto vedrai cosa succede. Il meccanismo della rabbia, dell’orgoglio, della prevaricazione, ecc. si arresterà senza bisogno di alcuna guerra. E quell’energia che era coinvolta nella reazione inconsapevole si trasformerà in qualcos’altro, in un’emozione positiva o in un sentimento più durevole e profondo.
-Già, quale sarà il sentimento che mi farà capire di essere sulla strada giusta?
-Se avrai fortuna vedrai nascere dentro di te un calore umano che è una forza dirompente, una medicina miracolosa che risana, quello che noi chiamiamo compassione.
-Intendi la compassione per l’altro? Oppure…
-Vedo che hai capito. Compassione per l’altro, ma soprattutto per te stesso…
19 aprile 2025