
222 La fonte della felicità
-Porfirio: Vorrei sentirmi realizzato e felice, ma non lo sono. E non ne capisco la causa, non so dov’è l’errore…
-Il Maestro: Non è detto che ci sia un errore. Si tratta solo di ricordare cosa siamo e di allinearsi con la suprema Intelligenza che permea ogni cosa.
-Porfirio: Sì, la tua dottrina ci insegna che in noi, come in ogni ente, si rispecchia il Tutto. Credo fermamente in questo, perché lo sento vero. Ma se noi siamo un microcosmo che riflette l’Ineffabile, se partecipiamo dell’infinita creatività dell’Uno e della sua perfezione, perché non siamo felici e non lo siamo sempre?
-Il Maestro: Perché abbiamo dimenticato chi siamo. Il mondo della materia vela la nostra visione e oscura il ricordo delle nostre origini.
-Porfirio: E quindi, da che parte cominciare per intraprendere il ritorno all’Uno? Cosa fare per realizzare la felicità?
-Il Maestro: Le spiegazioni razionali non servono a molto. Bisogna librarsi più in alto, in uno spazio dove la ragione viene superata dall’intuizione. Per la propria realizzazione valgono di più la pratica e l’esempio.
-Porfirio: Sono pronto a seguire i tuoi ammaestramenti…
-Il Maestro: Bene, allora dimmi Porfirio, dove ti trovi in questo momento?
-Porfirio: Sono qui seduto vicino a te, Plotino, in questa stanza della tua scuola e ti sto ascoltando…
-Il Maestro: Dunque in questo momento sei immerso e coinvolto nella realtà dei sensi.
-Porfirio: Sì, e mi sembra di essere vigile e attento a quello che accade. La vista e l’udito sono aperti sul mondo…
-Il Maestro: Certo, noi viviamo nel mondo e lo percepiamo. Ma non dimenticare quello che ci rende speciali come esseri umani: noi possediamo un’interiorità. Lì è racchiusa la scintilla divina che ci rende partecipi del grande divenire dell’universo. La nostra intelligenza è la voce dell’Uno che parla dentro di noi e sulle ali della nostalgia ci spinge a ritornare alla Prima fonte di tutto.
-Porfirio: Sì, rileggo alcune parole che ho trascritto dalle tue lezioni e che ritengo davvero preziose: Ritorna in te stesso e guarda: se non ti vedi ancora interiormente bello, fa come lo scultore di una statua che deve diventare bella. Egli toglie, raschia, liscia, ripulisce finché nel marmo appaia la bella immagine: come lui, leva tutto il superfluo, raddrizza ciò che obliquo, pacifica ciò che è il fosco e rendilo brillante e non cessare di scolpire la tua propria statua… Se tu sei diventato ciò; se tu vedi tutto questo; se sarà pura la tua integrità e tu non avrai alcun ostacolo alla tua unificazione e nulla che sia mescolato interiormente con te stesso; se tu sei diventato completamente una luce vera… tu sei diventato ormai una potenza veggente e puoi confidare in te stesso.
-Il Maestro: Nell’interiorità c’è il nucleo più profondo del nostro essere. Solo lì puoi trovare la fonte della vera felicità. Quando punti l’attenzione su te stesso sei totalmente nella tua anima. Allora comprendi che la natura dell’uomo è quella di trasformarsi in continuazione, di creare e rigenerarsi e plasmare sé stesso. Il suo destino è essere vita, come accade per tutto ciò che è nel cosmo e dall’Uno proviene.
-Porfirio: Quindi perdersi nella realtà della sensazione non è la via per la vera felicità…
-Il Maestro: Felicità è un senso di pienezza, uno stato dell’essere, non un’esperienza. Non è una sensazione avventizia, che viene da fuori, non è nelle parole, non nella ragione che pensa e calcola, non è nel desiderio e nel ricordo.
-Porfirio: Ricordare un momento bello vissuto non può dare un sentimento di appagamento e di felicità?
-Il Maestro: Si può essere felici solo nel presente. Il ricordo di un momento piacevole non è più quel piacere. La gioia non può essere un pensiero del passato o una proiezione nel futuro. Quelli sono solo fantasmi nella mente, pure fantasticherie.
-Porfirio: Sì, mi sembra di capire… Posso rammentare o immaginare il calore di un abbraccio, ma quel ricordo non è l’esperienza dell’abbraccio. Posso rammentare il dolce del miele, ma questo non è assaggiare il miele. Ne è solo un pallido simulacro, o ancor meno…
-Il Maestro: Dunque rimaniamo fermi su questo: non dobbiamo perderci nella quotidianità, il mondo delle sensazioni è per sua natura mutevole e instabile, come lo sono tutte le esperienze, perché vanno e vengono e non c’è ricordo che possa riportarle in vita. Aggiungiamo che la felicità e il presente sono indissolubilmente legati. Se mi sento gioioso e realizzato lo sono ora, non ieri o domani. Inoltre la felicità è uno stato d’essere, non un sentimento, un’emozione, una sensazione.
-Porfirio: Voglio riprendere altre tue parole, che amo e sento mie: E se un essere possiede una vita intensa -un essere cioè in cui la vita non sia in nulla mancante- a esso soltanto appartiene la felicità reale; esso infatti ha la perfezione, poiché negli esseri umani la perfezione consiste essenzialmente nella vita e la vita è perfetta. Questa descrizione mi sembra riecheggiare la perfezione dell’Uno, che tu chiami con molti nomi: Primo principio, Dio, Tutto, Bene, Assoluto, Natura prima…
-Il Maestro: La felicità è proprio questo: non mancare di nulla, vivere nella pienezza, essere vita perfetta e completa in sé. Non richiede apprendimento o sforzo, non è raggiungere una meta, è la cosa più semplice e immediata, è già qui sempre presente. Quando senti la vita dentro di te sei la vita stessa che infinitamente si rinnova e si espande, all’interno del grande respiro dell’universo. Allora l’armonia del cosmo si accorda con il sentire della tua anima. La presenza dell’Uno diventa palpabile, reale, una potenza travolgente che ti sommerge di luce.
-Porfirio: Questa dunque è l’unica, vera vera felicità…
-Il Maestro: È beatitudine non descrivibile con le parole che annichilisce ogni pensiero, ogni calcolo, aspettativa e immaginazione. Ma il primo passo è volgerti al tuo spazio interiore. La tua anima deve staccarsi dalle cose esteriori e creare un vuoto e rimanere nello stato di unità finché il dentro e il fuori si fondono. In quella contemplazione si aprono le porte dell’eternità e tu scopri l’armonia e la bellezza in ogni cosa, in ogni luogo vedi trasparire la luce dell’Uno.
-Porfirio: Spesso hai paragonato l’armonia cosmica alla musica di un’orchestra, dove non conta il singolo suono, ma l’effetto dell’insieme. È un’immagine che mi piace molto…
-Il Maestro: È una metafora che serve a comprendere come il concorso di più voci possa realizzare un’armonia più complessa e profonda. Quella del cosmo è un’orchestra infinita, perciò la sua musica supera ogni possibile immaginazione, è la danza di tutti gli enti nel perenne divenire cosmico.
-Porfirio: Di fronte a questa prospettiva mi vergogno un po’ per la mia domanda iniziale. Mi rendo conto di essere ancora schiavo delle sensazioni, troppo coinvolto nelle faccende del mondo, ancora lontano dalla visione dell’Intero che conduce alla vera felicità…
-Il Maestro: Non essere così drastico e impietoso con te stesso. Il cammino verso l’Uno, l’armonia e la bellezza richiede il suo tempo. Pian piano la nostra anima viene educata a riconoscere la realtà più alta.
-Porfirio: E che cos’è che più ci aiuta, ci educa e raffina il nostro sentire?
-Il Maestro: Proprio le sensazioni e il vivere nel mondo. Non disprezzare nulla di quello che sei e fai e conosci, tutto ha un suo perché nel cammino verso l’Uno. Andando per gradi oltre il particolare, oltre la singola sensazione e la superficie degli eventi, si conquista il sentire profondo che è la felicità, la pura gioia senza causa che noi cerchiamo.
-Porfirio: Non è un cammino troppo arduo per me? Sono un semplice discepolo, animato sì dal desiderio struggente di realizzare la visione dei maestri, ma consapevole di essere un povero giovane ignorante e sprovveduto…
-Il Maestro: Puoi fare questo cammino Porfirio, proprio queste tue parole me lo confermano e me ne danno la certezza. Sei pronto a procedere da solo sulle tue gambe. La tua intenzione è pura, il lavoro su te stesso è già iniziato. E so che lo porterai fino in fondo…
14 aprile 2025