Filosofia oltre il Confine

Per gli amanti della Filosofia


220 L’uomo misura di Protagora
Poi, sulla scena pubblica di Atene,
irruppe Protagora, il famoso Sofista.
Apparve subito evidente la differenza
con Socrate, il maestro del dialogo:
Socrate sempre scalzo e trasandato,
lì a ripetere a tutti di non sapere nulla,
pronto però a discutere con chiunque
su cosa siano il giusto, il bene e il vero;
Protagora abbigliato con abiti sontuosi
a incarnare il raffinato uomo di cultura,
cosciente dell’alone della sua fama,
di essere un mito per i giovani ateniesi.
Impossibile un contrasto più stridente
tra quei due grandi pensatori della grecità.
Socrate affermava sì di essere ignorante,
ma manteneva la fiducia in sapere e virtù,
beni preziosi che danno un senso alla vita
e ci spingono ad una continua ricerca.
Protagora negava l’esistenza di una verità:
le cose in sé stesse non hanno significato,
se non quello che noi attribuiamo loro;
esistono quindi innumerevoli “verità”,
tante quanti sono gli uomini nel mondo;
dunque nessuno può ritenersi il depositario
d’un sapere universale, unico e assoluto.
L’uomo è misura di tutte le cose“,
così suonava il motto di Protagora
che sgombrava il campo dall’illusione
di stabilire il vero una volta per tutte.
Ciascuno deve difendere le proprie idee,
perché non c’è arbitro o dio che giudica
assegnando ai mortali patenti di infallibilità.
Ogni uomo persegue il suo vantaggio,
vive in accordo con il criterio di utilità,
in ogni situazione si trova a decidere
quale scelta sia per lui la più opportuna.
Ognuno cerca di affermare le proprie idee
usando bene la ragione e argomentando,
oppure con le armi sottili della persuasione.
Protagora era un acrobata della parola,
poteva improvvisare su qualsiasi discorso
lasciando sorpreso l’uditorio più esigente.
Ricorrendo alle sue famose “antilogie”
dimostrava che qualsiasi tesi sostenuta
può essere contraddetta da una opposta
per cui è impossibile discernere il vero.
Per molti era solo un Sofista provocatore,
un abile retore che instillava il dubbio,
distruggendo le certezze della tradizione.
Cos’è la giustizia? Chi può deciderlo?
Cosa è buono? Chi lo potrà mai stabilire?
Esistono gli dei o sono solo nostre fantasie?
Come sfuggire al potere delle sensazioni?
Come superare la nostra visione soggettiva?
Come conciliare le culture umane cosi diverse?
Questo atteggiamento scettico e dissacratore
lasciava il vuoto dello sgomento nelle persone,
mentre i cardini che reggevano il vecchio mondo
si incrinavano, erosi dal tarlo del dubbio.
Protagora era bersagliato da pesanti critiche:
la sua tesi dell’uomo “misura di tutte le cose”
non era anch’essa contestabile e confutabile,
non era anch’essa a sua volta un dogma?
E poi, se è vero che ognuno ha la sua verità,
se vive soddisfatto, pago delle sue certezze,
che bisogno c’è di ascoltare Protagora?
Anche il filosofo Platone nel dialogo Teeteto
ironizzava sull’idea di una “verità relativa”,
facendo della “verità” di un cinocefalo
il criterio e la misura di tutte le cose.
Ma Protagora non era un Sofista dei tanti,
le qualità del pensatore erano evidenti.
Il suo pensiero era solido e dirompente,
non era solo un raffinato gioco dialettico,
conteneva una grande lezione per tutti.
Al centro era posto sempre l’essere umano
come soggetto e criterio di ogni discorso
e con esso il mondo concreto dei fenomeni,
così come si mostra ai sensi e all’intelletto.
L’idea che non esiste una verità assoluta
apriva enormi spazi di libertà all’uomo,
insegnandogli ad accogliere il diverso
e le differenze di idee, valori e stili di vita.
Infine assegnava a ognuno il compito
di operare le scelte con responsabilità,
motivando sempre la propria posizione
di fronte alla società e alle sue tradizioni.
Socrate e Protagora erano due Maestri,
in modi molto diversi insegnavano la via
per fare dell’uomo un soggetto libero,
capace di pensare e agire in autonomia.
Un messaggio ancora oggi essenziale
per chi voglia diventare un ricercatore.
Diogene Laerzio ci racconta di Protagora
riportando queste sue icastiche parole:
Riguardo agli dèi, non so né che sono,
né che non sono, né di che natura sono,
opponendosi a ciò molte cose:
l’oscurità dell’argomento
e la brevità della vita umana

2 aprile 2025

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