
219 L’amor intellectualis di Spinoza
-Spinoza mi sembra un pensatore molto interessante, ma faccio fatica a capirlo. C’è un famoso passo dell’Ethica spinoziana che recita: “L’amore intellettuale della mente verso Dio è parte dell’amore infinito con cui Dio ama se stesso“. Quando il filosofo parla di “amore intellettuale” non riesco a capire esattamente cosa intende, anche perché il suo freddo razionalismo mal si accorda con l’idea di un sentimento come l’amore…
-La filosofia di Spinoza è un’ardua sfida per il pensiero. Il passo che hai citato è un esempio della sua complessità. Possiamo comunque provare a renderlo più semplice, sperando di non tradirne il senso.
-Sì, sono molto interessato.
-Partiamo dal principio spinoziano fondamentale: Dio esiste ed è l’unica realtà esistente. Deus sive natura, Dio e la Natura sono un’unica cosa, un Tutto indivisibile. Tralasciamo per ora la dimostrazione di questo concetto cardine.
-Una forma di monismo e di panteismo, quindi…
-Sì, tutto ciò che esiste è un’unica realtà che lui chiama Sostanza, cioè il puro essere, autosufficiente, esistente in sé e per sé. È l’Assoluto che si manifesta come infinita realtà, eterna e immutabile.
-Insomma, è il tradizionale concetto di Dio come Creatore del mondo, la suprema Realtà onnipotente, onnisciente, onnipresente, eccetera…
-No, è proprio questo il punto. È qui che Spinoza rompe nettamente con la tradizione. Per questo è stato perseguitato e ha rischiato più volte la morte. Le autorità religiose ebraiche e cristiane non tolleravano una visione razionalistica come la sua che concepisce Dio come puro oggetto di ragione.
-Sì, so che la sua Ethica parte dall’esistenza di Dio con un procedimento geometrico simile a quello di Euclide, fatto di assiomi, teoremi e corollari. Ben poco viene lasciato allo spirito mistico e poetico…
-Appunto per questo capiamo che Spinoza quando parla di “amore intellettuale” verso Dio non intende un legame di tipo sentimentale, una fede piena di calore e di trasporto. Questo è concepibile solamente con un Dio-persona. Ma qui non c’è una concezione dualistica, la visione è rigorosamente monistica e panteistica, quindi non ammette una relazione, un legame tra un io e un tu, fra un io e un Dio.
-Vediamo se ho capito: finché accettiamo una visione dualistica possiamo concepire un Dio-persona con cui ci si può mettere in relazione. Ma se tutto ciò che esiste è un’unica cosa, un’unica realtà, non si può pensare a un rapporto che implica sempre una separazione, tantomeno a un legame di tipo emotivo e fideistico. Allora quell’amore di Dio di cui parla Spinoza che cosa è?
-Se il divino è il solo esistente l’amore non può che essere amore di Dio per sé stesso. L’Uno si ama e il suo è un amore intellettuale, inteso come una conoscenza di sé che è totale pienezza, autocoscienza infinita, puro essere senza limiti che nel suo esistere si autocomprende.
-Però, tornando all’aforisma citato, pensavo che l’espressione “amore intellettuale” si riferisse soprattutto all’uomo, al suo sguardo rivolto all’assoluto…
-In realtà è così, stiamo parlando soprattutto dell’uomo, di noi stessi. Partiamo dal nostro punto di vista di esseri umani, quello che conosciamo, per quanto parziale e limitato. Ma, come dicevamo, noi scopriamo con l’ausilio della ragione che l’uomo non è qualcosa di separato dal tutto, è una sua manifestazione tra le infinite possibili. Dunque, se l’uomo è una parte di Dio, l’amore dell’uomo verso Dio è l’amore di Dio verso se stesso. E questo può darsi solo in forma intellettuale, come amor intellectualis dei, come comprensione di ciò che è, consapevolezza della necessità e della perfezione del tutto, che si raggiunge quando il mondo viene visto sub specie aeternitatis, dalla prospettiva dell’eterna sostanza divina.
-Affascinante, mi chiedo però quale ruolo rimane davvero all’uomo in questa totalità infinita…
-Va detto che la visione di Spinoza è un superamento della concezione finalistica e antropocentrica del mondo. Dio non fa le cose per l’uomo, è una pura sostanza immobile che non ha altri fini oltre sé stessa, perché come la Natura non manca di nulla, è la perfezione e l’ordine geometrico dell’universo. Quando questo viene compreso si realizza il compito dell’uomo per la sua vita. In un certo senso si diventa come Dio che osserva se stesso in una delle sue infinite manifestazioni e si ama. È un’esperienza che non si può tradurre in parole perché non c’è linguaggio capace di rappresentarla nella sua realtà.
-Però mi chiedo… quale libertà rimane all’uomo nella perfezione geometrica dell’universo dove sembra tutto già ordinato e prestabilito? Se l’unica volontà è quella di Dio, cosa rimane in potere dell’uomo?
-La risposta è proprio nel concetto di amor intellectualis dei e nella visione sub specie aeternitatis. Quando l’uomo arriva alla comprensione geometrica dell’unica Realtà raggiunge la stessa pienezza del divino, vive in totale pace e appagamento. Il suo amore per il Tutto non è l’eros platonico che innalza a una dimensione sovrasensibile. L’esistenza è tutta qui, ora, completa, eterna, perfetta e infinita. Non c’è bisogno di andare altrove, basta il riconoscimento immediato che si dà nello sguardo che tutto abbraccia e comprende: il punto di vista della sostanza eterna che dà la consapevolezza della matematica perfezione del Tutto.
-Dunque l’uomo non ha un vero libero arbitrio, non può agire in base alla sua personale volontà…
-Sarebbe come se una cellula del nostro corpo decidesse di agire da sola in base alla propria scelta individuale. Quando questo succede sappiamo che grossi guai possono derivare all’organismo. La vera libertà è la possibilità di vedere ogni singolo fenomeno nella prospettiva dell’eternità, sguardo che assegna ad ogni cosa il suo significato nel mondo.
-La visione filosofica di Spinoza è davvero molto profonda. Ma si può fare ricadere anche nella nostra vita quotidiana? Non è troppo alta per essere concreta e utile nella vita di tutti i giorni?
-Spinoza risponderebbe così: se ampliamo la nostra visione delle cose, se guardiamo dall’alto con distacco ciò che accade, possiamo vedere meglio la perfezione di ogni momento di vita. In un orizzonte più vasto ogni particolare va al suo posto, il concatenamento di cause è visto con chiarezza. Come nella natura, tutto è correlato e ha un suo senso e ruolo. Anche le cose spiacevoli e dolorose possono trovare la loro ragione. Questo modo di affrontare il mondo dà la quiete interiore, libera dall’idea di torto e ingiustizia. Non c’è un Dio-persona che decide, premia, castiga, interviene, comanda, ecc. Questa è proprio la vecchia visione incentrata sull’uomo e sul rapporto uomo-Dio che Spinoza vuole superare.
-Dobbiamo quindi accettare che noi non siamo il centro dell’universo…
-In una realtà senza limiti dove esistono infiniti fenomeni ogni cosa è centro e periferia a un tempo. Nessun ente è particolarmente privilegiato, non ci sono gerarchie, tutto avviene come deve essere, secondo una assoluta, inesorabile necessità.
-Se non sbaglio Spinoza dice che ciascuno di noi è come un’onda dell’oceano che appare per un attimo e poi scompare, un fenomeno mutevole e momentaneo.
-Sì, però ricordiamo che l’onda non è separata dall’oceano, è l’oceano stesso in una delle sue tante espressioni. Questo ci rappacifica con l’esistenza, è la risposta che cerchiamo. Tutto quello che accade è semplicemente quello che deve essere. Ordine geometrico poi non significa assenza di errori o dolore o fallimenti, perché anche quelli fanno parte della grande Perfezione…
-Mi è difficile accettare questa visione quando penso alle ingiustizie e ai mali che travagliano il mondo. Vorrei poter fare qualcosa con la mia libera volontà…
-Capisco, Spinoza chiede molto, non è facile accettare un razionalismo così radicale. Però prova comunque ad ascoltarlo, fai tuo il suo messaggio, poniti per un attimo dal punto di vista dell’eterno, guarda il mondo sub specie aeternitatis. Forse anche tu comincerai a vedere la perfezione ovunque. E allora sboccerà l’amor intellectualis dei e la tua mente si illuminerà…
30 marzo 2025