
217 Il dio di Carneade
-Mi chiamo Basilide. Come Stoico partecipo di una grandiosa visione: tutto ciò che esiste è manifestazione della provvidenza divina, del logos universale che tutto ordina e regge come fuoco e pneuma. Il cosmo è un unico grande essere, che vive, muore e ciclicamente rinasce, sempre uguale a se stesso, secondo una legge di assoluta perfezione e razionalità.
-Io sono un filosofo che si interroga senza pregiudizi, mi chiamo Carneade. La tua visione è affascinante, ma vorrei approfondirne alcuni aspetti.
-Noi stoici abbiamo le nostre risposte pronte, chiedi pure.
-Dicevi che il primo principio ordinatore è un dio di ragione, giusto?
-Certo, come ti dicevo, il cosmo è retto da un logos ordinatore, è somma perfezione in ogni suo aspetto.
-Quindi, se è governato dalla ragione divina, il mondo è comprensibile anche per l’uomo, l’essere dotato di intelletto.
-Sì, è certamente così. Ogni cosa ha la sua ragione d’essere, è perfetta così com’è, esprime una immutabile necessità. E noi lo possiamo comprendere con la nostra ragione, come uomini ci è dato di conoscere le prime cause.
-Sì, ma quando cerco di capire la tua prospettiva mi imbatto in contraddizioni insolubili.
-Quali, ad esempio?
-Cominciamo da qui: tu affermi che il divino esiste e coincide con l’universo, che è un essere vivente. Ma allora, poiché tutto ciò che vive partecipa della sensibilità dobbiamo ammettere che Dio subisce le sensazioni: amaro e dolce, piacere e dolore, ecc. Se Dio è suscettibile di mutamento è un essere corruttibile come lo sono tutti i viventi. Di conseguenza non può essere un principio di immutabile perfezione, non può essere il divino. La conclusione è che Dio non esiste.
-La tua conclusione mi sembra un azzardo, un abile sofisma. Dio è una realtà innegabile, la ragione stessa ce lo dice.
-Non ricorro a sofismi, il mio è un argomentare che si fonda sulla pura ragione. Piuttosto è la tua posizione che è criticabile perché dogmatica, non fondata su una dimostrazione, esposta al principio di non contraddizione.
-I principi primi sono di per sé evidenti, non hanno bisogno di dimostrazione alcuna.
-Ma se non reggono all’esame della ragione mostrano tutta la loro inconsistenza.
Aggiungo un altro problema: secondo la dottrina che tu abbracci, esistente è solo ciò che è corporeo.
-Certo, l’universo-Dio è una realtà concreta, vivente, non una fantasia. È tutto quello che ti sta di fronte agli occhi, è il reale vero e innegabile.
-Allora anche questa affermazione si espone alla critica. Possiamo concordare sul fatto che Dio non può essere incorporeo, poiché in questo caso sarebbe un niente, non potrebbe agire, provvedere e fare nulla.
-Sì, su questo sono d’accordo sicuramente.
-Va bene, adesso proviamo ad esaminare l’altra soluzione: Dio è corporeo. E allora ci sono due possibilità: è un essere semplice o composto. Se è composto è un insieme di parti che possono sempre disunirsi disgregando la totalità. Se è semplice è uno dei quattro elementi, terra, acqua, fuoco o aria, ma, essendo ogni elemento particolare e limitato, Dio non può essere completo e perfetto. In entrambi i casi sembra impossibile pensare il divino come logos e provvidenza universale. E dunque dobbiamo ribadire la stessa conclusione: Dio non esiste.
-Non posso accettare queste sciocchezze! Mi sembrano elucubrazioni bizzarre di un filosofo che corre con la fantasia a briglie sciolte.
-Aggiungo al resto ancora una domanda: pensi che l’uomo è speciale perché dotato di ragione? E che questo è un dono elargito da Dio?
-Non ho dubbi, lo dicono poeti e filosofi e anche la gente comune. E almeno questo penso me lo concederai. Ma dimmi dove vuoi arrivare…
-A questo ragionamento: se la ragione è per gli uomini un dono divino, come mai gli uomini sono capaci di orribili delitti? Il mondo e la storia sono pieni di tremende ingiustizie e perversioni compiute con la lucida ragione. Pensa alla Medea della tragedia. Pensa alle orrende azioni che gli uomini compiono ogni giorno, in ogni dove. Dio non è colpevole di questo?
-No, cosa dici, mi sembra un’assurdità bella e buona! Gli uomini sono liberi di usare l’intelletto e di fare il bene o il male. Cosa c’entra il divino con gli errori umani?
-Ma dimmi allora, perché il dio perfetto non ha donato agli uomini una ragione capace di tenerli lontano dall’errore, dalle efferatezze, dall’infamia? Non era meglio non l’avesse data del tutto?
-Gli uomini hanno avuto in dono la ragione, devono solo saperla usare bene. Sono loro i soli responsabili di quello che fanno.
-No, se proviamo a ragionare senza pregiudizi: Dio doveva dare a tutti gli umani la capacità di discernere il bene e il male, invece sembra aver elargito quel dono a pochi, la maggioranza degli uomini continua a usare la ragione in modo indegno e vizioso, con effetti rovinosi. In questo senso la divinità è colpevole di aver concesso la ragione a chi sapeva ne avrebbe fatto cattivo uso. A meno che non pensiamo che Dio fosse inconsapevole di quello che poi sarebbe stato. Accetteresti mai un dio del genere?
-Quindi, alla fine del tuo discorso, Carneade, pensi di aver dimostrato che la divinità non esiste? È questo che davvero pensi?
-Niente affatto, forse non hai colto il punto. Dio può esistere, non sono per nulla contro questa possibilità. Oggetto della mia critica è il modo dogmatico in cui il divino viene affermato. Le prove addotte mi sembrano inconsistenti e prive di senso, non reggono all’esame della ragione. È la ragione stessa a pretendere che ogni dimostrazione sia non contraddittoria e convincente. E comunque, se la divinità esiste, probabilmente non è affatto quello che crediamo e ci raffiguriamo.
-Non è giusto interrogarsi sul primo principio? Non dobbiamo usare l’intelletto per capire le prime cause del mondo? È un così grande errore affermare che Dio esiste e siamo convinti che sia un essere perfetto?
-Tutto è lecito, noi uomini siamo fatti così, non possiamo non interrogarci sulle cause del mondo. Ma quando pronunciamo verità assolute che sono solo credenze dogmatiche finiamo per tradire proprio quel principio di razionalità che consideriamo pilastro della conoscenza. E infine, forse dobbiamo accettare che non è in nostro potere svelare del tutto il mistero di Dio, perché il nostro intelletto, lo dice l’esperienza, è fallibile e limitato…
-(dopo una lunga pausa) Devo dire che, dopo questo dialogo, mi sento un po’ scosso e confuso…
-Non è mia intenzione mettere in crisi le tue certezze, Basilide. Io stesso sono pieno di dubbi. Molte volte mi sono rifugiato in credenze che ritenevo la verità definitiva e incontrovertibile. Mi sentivo rassicurato, ogni cosa sembrava andare al suo posto, tutto era spiegato e giustificato. Poi è stata la realtà concreta a disilludermi, allora ho ricominciato e approfondito la mia ricerca. Ora sono fatto così: quello che mi appare contraddittorio o infondato lo metto da parte, ho imparato ad esercitare una sana epochè.
-Credo che dovrò ripensare a fondo le mie certezze, è giusto riportarle alla luce della ragione evitando pregiudizi e facili scorciatoie. Non so sinceramente quale sarà il risultato, magari confermerò di nuovo la mia visione del mondo. Però mi sembra giusto mantenere un atteggiamento di apertura e di ascolto. Per questo lo farò…
-Sì, perché sei una persona seria e onesta, sei un vero ricercatore. Però ora non fare di me un altro maestro di sapienza, perché non lo sono, se hai avuto questa impressione ti prego di abbandonarla. Anch’io rimango un semplice ricercatore, un amante della filosofia. Cerchiamo tutti nella ragione la luce della chiarezza. Non possiamo fermarci e rintanarci nel bozzolo di credenze definitive. Lo spirito del vero filosofo è essere sempre in cammino.
20 marzo 2025